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XY

Di

Editore: Mondolibri su licenza Fandango

3.2
(1727)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 396 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Olandese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
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  • 3

    Come neve al sole...

    Mettiamola così: il vero problema è l'aspettativa che si crea e alla fine va delusa. Le premesse ci sono tutte, perché venga un bel giallo (per dirla all'italiana). Buone anche le trovate letterarie, su tutte il presentare parallelamente le storie dei due protagonisti, fino a spingerli all'incont ...continua

    Mettiamola così: il vero problema è l'aspettativa che si crea e alla fine va delusa. Le premesse ci sono tutte, perché venga un bel giallo (per dirla all'italiana). Buone anche le trovate letterarie, su tutte il presentare parallelamente le storie dei due protagonisti, fino a spingerli all'incontro, all'intersezione delle due figure, alla prosecuzione in una storia unica. Un richiamino a De Andrè, che mi scalda sempre il cuore... E il microcosmo del paesello di montagna ben descritto, per quanto non troppo particolareggiato. Però, a conclusione del tutto, si resta con un pugno di mosche. O, per restare in ambiente montano, con una palata di neve sciolta al sole...

    ha scritto il 

  • 3

    Una sega mentale infinita.

    Scusate se uso l'espressione 'sega mentale' ma di fatto lo è. Una suspence infinita, scorrevolissimo per carità, ma può rivelarsi una vera perdita di tempo. Praticamente non succede un cazzo. Veronesi hai fatto un flop gigantesco!

    ha scritto il 

  • 2

    Non so se il fatto che Veronesi sappia scrivere sia un'attenuante o un'aggravante per questo libro.
    Ci sono all’inizio delle pagine davvero piacevoli da leggere, una scrittura solida e scorrevole che nei momenti migliori ricorda – con le dovute proporzioni – i romanzieri americani, una trama ben ...continua

    Non so se il fatto che Veronesi sappia scrivere sia un'attenuante o un'aggravante per questo libro. Ci sono all’inizio delle pagine davvero piacevoli da leggere, una scrittura solida e scorrevole che nei momenti migliori ricorda – con le dovute proporzioni – i romanzieri americani, una trama ben orchestrata, una bella introspezione psicologica. Niente a che vedere con l'inutile ampollosità e i giudizi autoriali di baricchiana memoria. Però. Però Veronesi ha il vizio di allungare il brodo con degli aneddoti da “Strano ma vero” della Settimana enigmistica, fini a se stessi e probabilmente (anzi ne sono sicuro, uno lo avevo individuato in Caos calmo) ripresi da leggende metropolitane e storielle da web: molto svilente e fastidioso. Però Veronesi poi comincia a sfruttare un po' troppo il fatto che la sua protagonista sia una psicoanalista, e invece di “mostrare” gli eventi, le azioni, i comportamenti e lasciare che siano essi a far intuire i caratteri e le psicologie che ci sono dietro, li “spiega” al lettore: svilente e fastidioso. Però infine, Veronesi cade nell’italico vorrei ma non posso, tradisce tutte le premesse, si accartoccia in un tentativo di metafora che lascia il tempo che trova e vuol dare ad intendere che erano queste le intenzioni fin dall’inizio. Baricco e Scarpa – come dire il peggio della produzione letteraria italiana degli ultimi anni – spuntano fuori nella risoluzione degli snodi narrativi attraverso la religione (che è un po’ come finire un racconto con: è stato tutto un sogno, e per poco Veronesi non ci propinava pure quello) e anche la scrittura ne risente sensibilmente: si arrampica sulle parole con la stessa fatica con cui tenta di chiudere in modo convincente la storia, si appesantisce nell’eccesso dei puntini sospensivi, tocco personale a indicare le pause del discorso che alla lunga diventa tedioso, perde di misura ed equilibrio. L’ultimo capitolo, col manieristico flusso di coscienza della protagonista, trova il lettore stanco e deluso.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando il thriller è solo un pretesto

    Questo libro è la dimostrazione che se sai gestire i personaggi, le trame, le ambientazioni, se hai senso della misura ed evidentemente vai d'accordo con la nostra lingua tanto bella quanto severa di dove vada o meno a finire una storia si può fare a meno.
    Alcune pagine di questo libro sono grand ...continua

    Questo libro è la dimostrazione che se sai gestire i personaggi, le trame, le ambientazioni, se hai senso della misura ed evidentemente vai d'accordo con la nostra lingua tanto bella quanto severa di dove vada o meno a finire una storia si può fare a meno. Alcune pagine di questo libro sono grandiose: la descrizione del momento in cui i testimoni vedono l'albero ghiacciato e scarlatto ad esempio è perfetta, grandiosa, ha il respiro e la solennità giusta e non te le fa pesare. L'evento principale, quello che dovrebbe farti smaniare per capire cosa è successo, a chi e come diventa un dettaglio trascurabile. Perchè il resto basta, bastano i dialoghi, il campione di umanità decisamente insolito che possiamo osservare, le loro storie, le loro piccole miserie, i loro stratagemmi per andare avanti. E non importa se alla fine non c'è un colpevole, con tanto di prove, dimostrazioni, deduzioni e menti sagaci che colgono gli indizi, se la proposta finale è talmente assurda per le nostre menti scientifiche che fa quasi ridere se non facesse anche rabbrividire. In questo libro c'è tutta la difficoltà di ricordare a chi legge che i misteri che incontriamo in fondo non rendono la vita più complessa e intrigante di quanto già non sia e che nella maggior parte dei casi le risposte che cerchiamo non ci sono o non ci soddisferanno mai; e ora, dirlo è un conto, parlarne pure, ma trasformarlo in una storia non è da tutti. Chapeau.

    ha scritto il 

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