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XY

Di

Editore: Mondolibri su licenza Fandango

3.2
(1731)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 396 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Olandese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
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  • 4

    Non so. e' un libro strano, belli i personaggi e l'ambientazione, la scrittura è scorrevole e molto evocativa. Quello che conta in questo libro non sono tanto gli eventi e le loro spiegazioni quanto gli effetti che questi hanno su chi li vive.


    Come dire che la vita non è ciò che ti accade ...continua

    Non so. e' un libro strano, belli i personaggi e l'ambientazione, la scrittura è scorrevole e molto evocativa. Quello che conta in questo libro non sono tanto gli eventi e le loro spiegazioni quanto gli effetti che questi hanno su chi li vive.

    Come dire che la vita non è ciò che ti accade ma come reagisci dvanti a ciò che ti accade.

    4 stelline per il coraggio.

    ha scritto il 

  • 2

    E quindi?

    L'inizio promette bene, un po' giallo, un po' romanzo di formazione, ma poi dalla' meta' in poi non e' altro che una serie di pensieri assolutamente triti e ritriti e di frasi fatte. Nulla di nuovo se non una presuntuosa profondità' su tematiche psicologiche e di fede, che in realtà' a mio parere ...continua

    L'inizio promette bene, un po' giallo, un po' romanzo di formazione, ma poi dalla' meta' in poi non e' altro che una serie di pensieri assolutamente triti e ritriti e di frasi fatte. Nulla di nuovo se non una presuntuosa profondità' su tematiche psicologiche e di fede, che in realtà' a mio parere e' solo polvere per nascondere una mancanza assoluta di trama.

    ha scritto il 

  • 3

    Come neve al sole...

    Mettiamola così: il vero problema è l'aspettativa che si crea e alla fine va delusa. Le premesse ci sono tutte, perché venga un bel giallo (per dirla all'italiana). Buone anche le trovate letterarie, su tutte il presentare parallelamente le storie dei due protagonisti, fino a spingerli all'incont ...continua

    Mettiamola così: il vero problema è l'aspettativa che si crea e alla fine va delusa. Le premesse ci sono tutte, perché venga un bel giallo (per dirla all'italiana). Buone anche le trovate letterarie, su tutte il presentare parallelamente le storie dei due protagonisti, fino a spingerli all'incontro, all'intersezione delle due figure, alla prosecuzione in una storia unica. Un richiamino a De Andrè, che mi scalda sempre il cuore... E il microcosmo del paesello di montagna ben descritto, per quanto non troppo particolareggiato. Però, a conclusione del tutto, si resta con un pugno di mosche. O, per restare in ambiente montano, con una palata di neve sciolta al sole...

    ha scritto il 

  • 3

    Una sega mentale infinita.

    Scusate se uso l'espressione 'sega mentale' ma di fatto lo è. Una suspence infinita, scorrevolissimo per carità, ma può rivelarsi una vera perdita di tempo. Praticamente non succede un cazzo. Veronesi hai fatto un flop gigantesco!

    ha scritto il 

  • 2

    Non so se il fatto che Veronesi sappia scrivere sia un'attenuante o un'aggravante per questo libro.
    Ci sono all’inizio delle pagine davvero piacevoli da leggere, una scrittura solida e scorrevole che nei momenti migliori ricorda – con le dovute proporzioni – i romanzieri americani, una tram ...continua

    Non so se il fatto che Veronesi sappia scrivere sia un'attenuante o un'aggravante per questo libro.
    Ci sono all’inizio delle pagine davvero piacevoli da leggere, una scrittura solida e scorrevole che nei momenti migliori ricorda – con le dovute proporzioni – i romanzieri americani, una trama ben orchestrata, una bella introspezione psicologica. Niente a che vedere con l'inutile ampollosità e i giudizi autoriali di baricchiana memoria.
    Però.
    Però Veronesi ha il vizio di allungare il brodo con degli aneddoti da “Strano ma vero” della Settimana enigmistica, fini a se stessi e probabilmente (anzi ne sono sicuro, uno lo avevo individuato in Caos calmo) ripresi da leggende metropolitane e storielle da web: molto svilente e fastidioso.
    Però Veronesi poi comincia a sfruttare un po' troppo il fatto che la sua protagonista sia una psicoanalista, e invece di “mostrare” gli eventi, le azioni, i comportamenti e lasciare che siano essi a far intuire i caratteri e le psicologie che ci sono dietro, li “spiega” al lettore: svilente e fastidioso.
    Però infine, Veronesi cade nell’italico vorrei ma non posso, tradisce tutte le premesse, si accartoccia in un tentativo di metafora che lascia il tempo che trova e vuol dare ad intendere che erano queste le intenzioni fin dall’inizio. Baricco e Scarpa – come dire il peggio della produzione letteraria italiana degli ultimi anni – spuntano fuori nella risoluzione degli snodi narrativi attraverso la religione (che è un po’ come finire un racconto con: è stato tutto un sogno, e per poco Veronesi non ci propinava pure quello) e anche la scrittura ne risente sensibilmente: si arrampica sulle parole con la stessa fatica con cui tenta di chiudere in modo convincente la storia, si appesantisce nell’eccesso dei puntini sospensivi, tocco personale a indicare le pause del discorso che alla lunga diventa tedioso, perde di misura ed equilibrio. L’ultimo capitolo, col manieristico flusso di coscienza della protagonista, trova il lettore stanco e deluso.

    ha scritto il 

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