Yo confieso

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Publisher: Destino

4.3
(268)

Language: Español | Number of Pages: 1000 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Catalan , German , Italian , French

Isbn-10: 8423345084 | Isbn-13: 9788423345083 | Publish date:  | Edition 1

Translator: Rosa Alapont

Also available as: Hardcover , Others

Category: Fiction & Literature , History , Philosophy

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Book Description
Si la tienda de antigüedades de la familia es todo un universo para el niño Adrià, el despacho del padre es el centro de ese universo y su tesoro más preciado un magnífico violín Storioni, en cuyo estuche aún se aprecia la sombra de un crimen cometido muchos años atrás. La infancia y la adolescencia de Adrià, llena de preguntas sin respuesta, de juegos solitarios y de falta de calor, está dedicada al estudio de la historia y de las lenguas, tal como quiere el padre, y a la práctica del violín, siguiendo los deseos de la madre. Pero un accidente acabará con la vida del padre, sumiendo a Adrià en un estado de culpabilidad y llenando su mundo de secretos y turbios misterios que tardará muchos años en despejar.

Una novela ambiciosa, monumental y maravillosa que nos habla del poder, el dolor y la penitencia, el mal y la redención, la venganza, el amor, la culpa y la posibilidad del perdón, y que de la mano de una escritura brillante y a través de una imponente historia recorre los momentos estelares de la historia occidental.
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  • 4

    Libro ambizioso che si interroga sul male la sua essenza e la possibilità di espiazione. La vita di Adrià Ardevol figlio del collezionista Felix della sua amicizie e amori e parallelamente vita del su ...continue

    Libro ambizioso che si interroga sul male la sua essenza e la possibilità di espiazione. La vita di Adrià Ardevol figlio del collezionista Felix della sua amicizie e amori e parallelamente vita del suo violino. La storia Jachiam Mureda che trova il legno piantato 200 anni prima da Fra Miguel che si era opposto agli ordine dell' inquisitore. Il violino che passa per l'orrore di Auschwitz per finire ancora una volta nelle mani di u n vero musicista. Un libro forse con troppi rimandi che meriterebbe essere riletto per capirli tutti. Un libro a cui la tesi che a certi mali non vi può essere rimedio, che il male ha percorso la storia e che tutt'ora ne siamo soggetti. Malgrado le quasi ottocento pagine si legge bene, che malgrado i continui improvvisi ritorni al passato si legge bene.

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  • 0

    Non ce la posso fare

    l'ho iniziato, ma non resisto. Non fa per me. Inizia un discorso, a metà lo molla e cambiano i soggetti e la storia. Inizia in prima persona e poi continua in terza. Non mi va di fare fatica. Mi ero c ...continue

    l'ho iniziato, ma non resisto. Non fa per me. Inizia un discorso, a metà lo molla e cambiano i soggetti e la storia. Inizia in prima persona e poi continua in terza. Non mi va di fare fatica. Mi ero convinto ad un certo punto di avere un epub fallato. Mi sa che di fallato c'è l'autore. O forse sono io che non riesco proprio a comprendere questo stile di scrittura.
    Adieu

    said on 

  • 3

    Tre stelle e mezzo

    Probabilmente meriterebbe di più, lo capisco anche dai commenti entusiastici letti qui e altrove. Ma le tre stelle e mezzo sintetizzano il mio personale gradimento, mettendo insieme sia le parti che s ...continue

    Probabilmente meriterebbe di più, lo capisco anche dai commenti entusiastici letti qui e altrove. Ma le tre stelle e mezzo sintetizzano il mio personale gradimento, mettendo insieme sia le parti che sono scivolate via sia quelle in cui ho pensato di lasciar perdere.
    Il difetto principale, sempre a mio modo di vedere, è l’ambizione smisurata dell’autore. Per raccontare questa storia, una storia ricca, bella e interessante, non c’era alcun bisogno di inventarsi uno stile narrativo che tale non è, perché è un miscuglio di tutti i registri narrativi, passato e presente, prima e terza persona, voce narrante che cambia, punto di vista che si sposta in corso d’opera, piani temporali che si intersecano senza nessuna ragione evidente.
    Dove ho veramente pensato di lasciare è nei punti in cui le date di nascita e le vicende di nazisti e inquisitori si incrociano, così che l’oberfuhrer è nato nel 1320 e il monaco catalano all’inizio del 900. Qui, secondo me, si evidenzia tutto il bisogno di strafare dell’autore. Che volesse reinventare il flusso di coscienza, scrivere una specie di Ulisse del terzo millennio? Forse.
    Ho tenuto duro e ho continuato, in maniera più scorrevole, e anche più gradevole. Ma non ho mai avuto l’impressione di star leggendo un capolavoro della storia della letteratura, contrariamente a quanto i commenti mi avessero fatto presumere. Probabile che mi sbagli, sarà la stessa storia della letteratura a smentirmi.
    Comunque un libro per lettori esperti, visto quanto è facile perdersi.

    said on 

  • 5

    uno di quei libri che una volta finito vorresti aver scritto tu. Un capolavoro di stile, un modo di narrare unico che tiene avvinghiati dalla pagina numero 1 alla pagina 767 e non è per niente facile. ...continue

    uno di quei libri che una volta finito vorresti aver scritto tu. Un capolavoro di stile, un modo di narrare unico che tiene avvinghiati dalla pagina numero 1 alla pagina 767 e non è per niente facile. Cabra mi ha preso per mano e mi ha condotto da Adrià Ardevo e dal suo amico di sempre Bernat. Il violino Vial, con il suo suono, mi ha accompagnato nella Storia, attraverso i secoli, mostrandomi l'umanità e i suoi difetti. E poi Sara, la donna che Adrià ama e amerà per sempre, un amore difficile da vivere quanto da descrivere. Consigliatissimo per ottimi lettori, perché "entrare" nella narrazione non è semplice, ma una volta a bordo, si desidera non scendere più.

    said on 

  • 5

    Mi son trovata a dover partire per Barcellona da un giorno all'altro e ho chiesto consiglio ad un'amica su un libro lì ambientato da portarmi dietro nel Kindle. Non mi son presa la briga di controllar ...continue

    Mi son trovata a dover partire per Barcellona da un giorno all'altro e ho chiesto consiglio ad un'amica su un libro lì ambientato da portarmi dietro nel Kindle. Non mi son presa la briga di controllare quante pagine avesse e certo non mi aspettavo un tomo di quelle dimensioni.... e men che mai mi aspettavo che alla fine l'avrei trovato persino troppo breve! Ecco, Barcellona non m'è proprio piaciuta, del resto non mi trovo mai bene nei Paesi mediterranei, ma ricorderò per sempre quel viaggio come l'occasione che mi ha fatto conoscere Jaume Cabrè!
    Erano anni che un libro non mi colpiva e coinvolgeva tanto, è stato un amore e un delirio insieme e terminarlo è stato come un piccolo straziante lutto. Ho amato e odiato ogni personaggio, mi son persa in mille storie e in mille luoghi lontani e vicinissimi insieme, in una catena interminabile di colpe e azioni ripetute all'infinito. E quanto ho voluto bene a quel dolcissimo dannatissimo erudito calvo e al suo amico violinista, a Carson e Aquila Nera, e quanto ho sofferto per Sara... !
    Lo stile di questo autore è qualcosa di sublime, complesso senza mai risultare difficile da leggere o pesante, profondo, intriso di cultura, struggente eppur leggero... non avevo mai letto nulla del genere e ne son rimasta incantata.
    Ora, mentre dono e presto copie del libro a chiunque mi capiti sotto tiro, cerco di elaborare il lutto e mi preparo a leggere qualcos'altro di questo autore, anche se ho visto con autentico sgomento che non è stato tradotto molto in italiano per il momento. Mi toccherà imparare lo spagnolo?

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  • 5

    Il senso che mi ha dato questo libro è di affanno. Non riuscivo a star dietro al narratore che parlava della sua vita, ci metteva dei sogni e tratti di racconti di personaggi inventati di sana pianta. ...continue

    Il senso che mi ha dato questo libro è di affanno. Non riuscivo a star dietro al narratore che parlava della sua vita, ci metteva dei sogni e tratti di racconti di personaggi inventati di sana pianta. Ma era il narratore che parlava alla sua amata, doveva spiegare la sua vita prima che i ricordi si perdessero. Mi sono persa ogni tanto non sapevo chi era che parlava o dove eravamo nel racconto... ma il fil rouge del violino ha rimesso tutto a posto. Una scrittura mirabile che non fa inciampare il racconto con l'uso dalla prima alla terza persona, dal io narrante che si trasforma in un frate o ci porta in un campo di concentramento. Tutto si dipana e meraviglia. Mai letto un libro simile.
    "Perchè una volta vissuto il dramma sei stata capace di disegnarlo, forse non sapevi che questo è impossibile da sopportare. Guarda Celan. Guarda Primo Levi. Disegnare, come scrivere è rivivere"

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  • 3

    Romanzo corposo e ambizioso. Non del tutto riuscito però. Trovo in particolare piuttosto fastidioso che i salti temporali non siano evidenziati nemmeno da un salto di riga, e anche il continuo passagg ...continue

    Romanzo corposo e ambizioso. Non del tutto riuscito però. Trovo in particolare piuttosto fastidioso che i salti temporali non siano evidenziati nemmeno da un salto di riga, e anche il continuo passaggio dalla prima alla terza persona singolare per indicare il protagonista/voce narrante, e dalla seconda alla terza per i suoi interlocutori. Non mi pare abbia senso, né che soddisfi ad alcuna vera necessità narrativa. E' solo fastidioso.
    La storia ruota attorno a un prezioso violino e alle vicissitudini legate alla sua acquisizione da parte del padre del protagonista. C'è poi il nazista che sequestrò il violino dal precedente proprietario ebreo in tempo di guerra, e un monaco medievale la cui esatta funzione nell'economia del racconto non ho del tutto capito. La narrazione salta avanti e indietro, il che dà un certo movimento ma crea anche confusione, anche perché non si capisce il "salto" che dopo qualche riga.
    Insomma, libro dalle ambizioni forse al di sopra dell'autore (e dell'editor!).

    said on 

  • 5

    Confiteor

    'Io confesso' è un fulgido esempio di elasticità narrativa.
    E' un lunghissimo racconto dal corpo reso flessuoso dai soffici e perfettamente congeniati passaggi dalla prima alla terza persona e ritorno ...continue

    'Io confesso' è un fulgido esempio di elasticità narrativa.
    E' un lunghissimo racconto dal corpo reso flessuoso dai soffici e perfettamente congeniati passaggi dalla prima alla terza persona e ritorno, in cui le vicende su più piani temporali si intrecciano, si fondono e si alternano a volte a dissolvenza incrociata, a volte in modo secco e repentino, ma senza togliere nulla in termini di fluidità e coerenza.
    Adrià è un ragazzino sveglio, furbo e intelligente; istintivamente e simpaticamente profondo, che si arabatta come può per far tornare i conti che sta già facendo con l'esistenza, preso fra le strette maglie di un'inflessibile educazione paterna e una madre anaffettiva e trasformista. Poi Adrià cresce... Lettura spettacolare!

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  • 4

    Ci ho riflettuto molto prima di scrivere questo commento. Innegabilmente, ho letto questo romanzo-fiume con enorme piacere, ed è stato un ottimo compagno durante un lungo mese di permanenza solitaria ...continue

    Ci ho riflettuto molto prima di scrivere questo commento. Innegabilmente, ho letto questo romanzo-fiume con enorme piacere, ed è stato un ottimo compagno durante un lungo mese di permanenza solitaria in Cina. Sul finale però mi ha un po' deluso, mi ha dato la sensazione di non essere riuscito del tutto a tirare le fila dell'enorme quantità di carne messa sul fuoco nelle 700 e passa pagine di narrazione. Davvero un peccato.

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  • 2

    tanto tempo fa c'erano i poeti alessandrini che, tutti compiaciuti, scrivevano poesie a forma di uovo o di zampogna, schiavi del manierismo e del virtuosismo fine a sé stesso. oggi abbiamo cabré che, ...continue

    tanto tempo fa c'erano i poeti alessandrini che, tutti compiaciuti, scrivevano poesie a forma di uovo o di zampogna, schiavi del manierismo e del virtuosismo fine a sé stesso. oggi abbiamo cabré che, altrettanto compiaciuto, ci rifila oltre 700 pagine nelle quali si intersecano dodicimila piani narrativi in perenne oscillare fra prima e terza persona. bravo, per carità. ma in questo coacervo di erudizione d'accatto dove spesso si sfiora il ridicolo ("in aramaico mi trovo più a mio agio con l'alfabeto siriaco", ma per piacere!!!), dove si viaggia in un attimo dalla val di fiemme a birkenau, non ci ho trovato neanche un briciolo di anima. e allora aridateme simmia da rodi.

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