Yoshe Kalb e le tentazioni

Di

Editore: Carte Scoperte (Carte riscoperte)

3.8
(280)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 352 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8876390081 | Isbn-13: 9788876390081 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Bruno Fonzi

Disponibile anche come: eBook , Copertina morbida e spillati

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Il protagonista di questo romanzo è Yoshe Kalb, un ebreo errante, il cui destino è rappresentato dal viaggio. La storia si svolge attorno alla vita di questo giovane ricco e colto, tentato dal misticismo dei testi sacri e dalla passione per una donna attraente. L'irraggiungibile equilibrio e l'impossibilità della scelta portano Yoshe alla fuga, a dividersi tra le famiglie più ricche e quelle più povere, a vivere nel lusso della corte e a chiedere l'elemosina coperto di stracci, a conoscere tutto e a non conoscere nulla... L'unica salvezza è il travestimento, non per affermare nuove identità, ma piuttosto per sottrarsi alle antiche e a un mondo che richiede continue certezze.
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  • 4

    Quando scrisse questo libro Singer stava facendo i conti con la sua identità culturale e persino, linguistica. Non voleva più scrivere in yiddish, era da tempo uno scettico in materia di fede, aveva s ...continua

    Quando scrisse questo libro Singer stava facendo i conti con la sua identità culturale e persino, linguistica. Non voleva più scrivere in yiddish, era da tempo uno scettico in materia di fede, aveva subito la grande delusione della rivoluzione bolscevica, sentiva vacillare la sua fiducia nei valori illuministici.

    Recuperò energia e creatività tornando a immergere le mani nella profondità fangosa in cui si trovavano le sue radici. E così raccontò cosa può accadere all'uomo che ha le sue pulsioni, i suoi sentimenti, le sue debolezze e che però nutre anche l'ambizione della fedeltà rigorosa alla sua tradizione, ai suoi valori non solo religiosi, ma anche di coerenza e di onestà; a tutto quello insomma che continua a sentire come il nucleo fondante della sua dignità di uomo.
    Per farlo scrisse la storia vera di Yoshe Kalb, un uomo realmente esistito, che ebbe due vite e che fu diviso tra il più illecito degli amori e la fede; e che fu dilaniato, messo in fuga e reso impotente a qualsiasi reazione da tutt'e due. Alla domanda "chi sei?", può rispondere in onestà soltanto "non lo so". E la sua comunità per darsi a sua volta una risposta può ricorrere solo alla più folle delle superstizioni. Perché al centro del suo dramma c'è il dramma modernissimo di tutti gli uomini del novecento: quello della identità perduta, con l'angoscia da catastrofe e anche la folle ebrezza della fuga nella libertà senza regole e senza vincoli che produce. Con tutta la carica destabilizzante che innesca nella società.

    Una storia quella di Yoshe Kalb che infatti spaccò la comunità di cui faceva parte, mostrandone tutte le debolezze, tutta l'ottusità e tutta l'impotenza di fronte alla realtà. Leggendo capisci che quella comunità non aveva nessuna possibilità di opporre resistenza alla storia, che stava incubando i totalitarismi prima e la società liquida poi. Finirà infatti per essere travolta ed annientata per sempre (impressiona per esempio, che dopo il crollo del comunismo nemmeno una cellula vitale di quel corpo sociale sia sopravvissuta ed abbia iniziato a riprodursi, nell'Europa orientale). Leggendo, quegli uomini con i cernecchi e quelle donne con il capo coperto li vedi proprio, incamminarsi a testa bassa e senza opporre resistenza verso i forni crematori o verso le tristi periferie americane.

    Romanzo dunque prezioso per capire la realtà dell'ebraismo ashkenazita e quello della corrente chassidica, la più mistica e culturalmente suggestiva. Così tanto feconda anche, dal punto di vista letterario.
    La componente di interesse di fascino più importante del libro è proprio quella, legata alla descrizione, insieme impressionista e senza sconti, ironica e poetica, dolente e distante, che Singer fa di quel mondo. Con un atteggiamento, un umore di fondo alimentato dal suo lucido e impietoso scetticismo culturale e da un mai reciso cordone ombelicale intriso di sentimenti.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    La storia raccontata da Singer in questo libro, pur apparentemente paradossale è, in realtà, ispirata ad un fatto reale. La vicenda è ambientata tra Galizia e Polonia, una terra al confine tra gli imp ...continua

    La storia raccontata da Singer in questo libro, pur apparentemente paradossale è, in realtà, ispirata ad un fatto reale. La vicenda è ambientata tra Galizia e Polonia, una terra al confine tra gli imperi austro-ungarico e russo che vedeva una forte presenza ebraica ed è stata teatro di feroci pogrom. La popolazione ebrea di questi territori viveva prevalentemente in poveri villaggi, era poco istruita e di grande religiosità. La loro religiosità, però, era intrisa di superstizione, che a volte sfiorava il fanatismo, grettezza e di estrema attenzione agli aspetti formali ed al rispetto delle tradizioni. Un mondo ben diverso, per esempio, da quello della ricca borghesia ebraica e dei circoli culturali di Vienna o Berlino.

    Il protagonista della storia è il giovane Nahum, rampollo di una importante famiglia rabbinica russa. Strappato giovanissimo alla sua famiglia per un matrimonio combinato con la figlia di un influente rabbino galiziano e precipitato in un mondo a lui sconosciuto, con in più addosso la pressione di tutta la comunità che gli chiede di esercitare i doveri di un bravo marito e capofamiglia, il giovane si ritrae in un isolamento ostinato e rifugge da ogni contatto con vicini e familiari, compreso la stessa moglie. Nei mesi successivi, però, incontra la matrigna, anche essa costretta giovanissima ad un matrimonio combinato ed anch’essa a disagio con la corte che lo circonda. I due giovani non potrebbero essere più diversi, lui introverso e timoroso, lei estroversa e sfacciata, ma istintivamente sentono di avere un’affinità. Passano mesi tormentati tra il richiamo della passione e il timore del peccato che li porterà quasi alla follia. Alla fine i due capitoleranno e poi affronteranno un duro percorso di espiazione. In particolare, Nahun, tormentato dal senso di colpa, fuggirà dalla corte del suocero e andrà errando di villaggio in villaggio, vivendo ai margini della società e chiuso in un ostinato silenzio, rifuggendo da ogni contatto con uomini e donne. Nei suoi vagabondaggi sarà maltrattato e deriso dai suoi stessi correligionari che gli affibbieranno il nomignolo beffardo di Yoshe Kalb (Yoshe il tonto). Le vicende porteranno Yoshe al centro di una paradossale contesa che agiterà tutto il mondo ebraico e coinvolgerà anche i tribunali imperiali. Lui, però, rifiuterà sempre di difendersi e di raccontare la sua storia, conscio di dover pagare per il suo peccato originario.

    Singer è bravissimo nel descrivere il mondo delle corti chassidiche galiziane ed il peso opprimente che la religione aveva sugli uomini e, soprattutto, sulle donne. Del resto, è un mondo che lui conosceva bene perché proveniva da una famiglia rabbinica chassidica ed aveva personalmente sperimentato quel peso. Personalmente, però, trovo questa ambientazione troppo opprimente e lo preferisco nei grandi romanzi (la famiglia Karnowski, I fratelli Askhenazi) ambientati in realtà più urbane.

    ha scritto il 

  • 4

    Singer non si smentisce mai

    Yoshe Kalb è un libro di attesa.
    La giovane Serele attende di sposare l’adolescente Nahum. Suo padre, il Rabbi di Nyesheve, Melech attende che questo matrimonio si celebri per convolare per la quarta ...continua

    Yoshe Kalb è un libro di attesa.
    La giovane Serele attende di sposare l’adolescente Nahum. Suo padre, il Rabbi di Nyesheve, Melech attende che questo matrimonio si celebri per convolare per la quarta volta a nozze con una vergine, la giovane Malka, figlia che a sua volta attende invano una madre che l’ha abbandonata. Malka attende qualcuno che la salvi dalla corte del rabbino, da quello sgretolarsi di tutto attorno a sé. Nahum attende che la vita gli scivoli addosso e lo fa nel momento stesso i cui i suoi occhi incontrano quelli di Malka, l’indemoniata. I personaggi sono descritti magistralmente, nella migliore tradizione Singer, grotteschi per certi versi, attaccati alle loro tradizioni che diventano legge, si sviluppano nella nostra mente al di là delle pagine che scorrono. Gli occhi di fuoco di Malka diventano quelli di Nahum, neri come il carbone in cui ci sono scritte tutte le strade che ha percorso.
    Nahum è infelice. Vive per espiare un peccato, che ha portato morte e che continua a portare catastrofi, è questa la sua unica missione. E’ un romanzo? E’ una favola? Un uomo che sparisce, che cambia pelle, che poi ritorna, senza trovare se stesso. La profonda fede lo rende inquieto. Quello che agli occhi degli altri può sembrare un deficit mentale per lui è certezza che spiazza, destabilizza e porta il lettore a riflettere.
    - Chi sei?
    - Non lo so, l’uomo non sa nulla di se stesso.
    - Da dove vieni?
    - Dal mondo.
    Tutto il libro tende all’ultima pagina, anche il lettore attende.
    Ma è l’ebraismo il vero protagonista, fra riti, Qabbalah, Torah e Talmud che ci proietta in una dimensione affascinante e dotta.

    ha scritto il 

  • 3

    Amo la letteratura di viaggio perché amo le atmosfere, il colore. Così questo vezzo me lo concedo anche nella narrativa. La promessa in Yoshe kalb non è disattesa: le coordinate culturali della storia ...continua

    Amo la letteratura di viaggio perché amo le atmosfere, il colore. Così questo vezzo me lo concedo anche nella narrativa. La promessa in Yoshe kalb non è disattesa: le coordinate culturali della storia sono precise, e le vicende occorse in una comunità ebraica hassidica nella Galizia del diciannovesimo secolo, restituiscono una ambientazione dal carattere peculiare, che vuole dire unico, irriproducibile (viva la letteratura regionale, la letteratura locale e a chilometri zero! Abbasso la letteratura globalizzata e sradicata! Nessun interesse per il giapponese che titola il romanzo col nome della canzone inglese).
    Di contro i personaggi sembrano essere più maschere che caratteri. Soddisfano poco a quella richiesta di plasticità che li renda reali, ovvero sim-patici; difficile sentire con loro. Ma forse l'artificio è voluto, e la scelta, in una narrazione in cui il rimando biblico è sempre dietro l'angolo, mette capo all'intenzione di costruire una lunga elaborata parabola piuttosto che un romanzo.

    ha scritto il 

  • 5

    Singer, la leggenda del pazzo di Dio (Pietro Citati)

    ...era la sua sorte. Il destino di chi ama Dio e parla con lui non può essere che la fuga, l'esilio, la preghiera silenziosa e ininterrotta (P.Citati)
    L'ho interpretato come una critica al mondo ebrai ...continua

    ...era la sua sorte. Il destino di chi ama Dio e parla con lui non può essere che la fuga, l'esilio, la preghiera silenziosa e ininterrotta (P.Citati)
    L'ho interpretato come una critica al mondo ebraico del 18. sec. e a pensarci bene al mondo ebraico in generale. Si descrive la vita religiosa seguita in modo ortodosso e chi non la segue viene escluso dalla comunità, ma allo stesso tempo descrive la carnalità, l'ossessione per il denaro e il potere della comunità ebraica.
    Chi è Yoshe Kalb? un tonto, il pazzo di Dio di Citati? Un povero diavolo che s'immerge nelle preghiere invece di vivere, l'ho definisco io.
    Un bel romanzo con tanti spunti e molta ironia.

    ha scritto il 

  • 3

    Interessante e a suo modo "didattico" nel descrivere la corte politico-religiosa delle comunità ebraiche. Mi ha colpito soprattutto il modo di raccontare una comunità che la tragedia dell'Olocausto co ...continua

    Interessante e a suo modo "didattico" nel descrivere la corte politico-religiosa delle comunità ebraiche. Mi ha colpito soprattutto il modo di raccontare una comunità che la tragedia dell'Olocausto co ha tramandato in un maniera che oggi risulta quasi stereotipata nella gravità dei suoi accadimenti, mentre Singer ne riesce a mettere in evidenza colori umani ed esistenziali che danno un'immagine più sfaccettata e probabilmente più vera di ciò che significa(va) essere ebrei nel diciannovesimo secolo

    ha scritto il 

  • 4

    Un testo che comunica sofferenza. Non si capisce mai, sino in fondo, se Nahum sia un illuminato o un buono a nulla, neppure i personaggi del romanzo riescono a definirlo. L'autore riesce a mantenersi ...continua

    Un testo che comunica sofferenza. Non si capisce mai, sino in fondo, se Nahum sia un illuminato o un buono a nulla, neppure i personaggi del romanzo riescono a definirlo. L'autore riesce a mantenersi in equilibrio fra descrizione e movimento con una maestria eccezionale dimostrandosi di una sensibilità freschissima. Una storia empatica e violenta, che muove considerazioni sulla natura dell'eroismo e della follia. Consigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    "Chi sei?" - "Non lo so...nessun uomo sa chi è!"

    Mi è difficile esprimere un'opinione su questo libro.
    Emotivamente, mi ha angosciato.
    In primis, la cultura ebraica chassidica che viene rappresentata: chiusa mentalmente, maschilista, superstiziosa, ...continua

    Mi è difficile esprimere un'opinione su questo libro.
    Emotivamente, mi ha angosciato.
    In primis, la cultura ebraica chassidica che viene rappresentata: chiusa mentalmente, maschilista, superstiziosa, rozza, così ipocrita da voler sempre sottostare alla Legge salvo poi ordire intrighi per il raggiungimento dei propri scopi, con tradizioni assurde quali rasare il capo delle donne il giorno del matrimonio o farle vestire di grigio se il marito le abbandona (come se la colpa fosse solo ed esclusivamente della donna).
    A darmi angoscia è anche il protagonista, o quello che dovrebbe esserlo, Yoshe Kalb (Yoshe, il tonto): non risponde mai quando viene interpellato, rifugge da ogni situazione di responsabilità, si lascia scivolare addosso ogni evento con rassegnazione. Lui, semplicemente, non sa. Non sa chi sia, sostiene; non sa cosa ci faccia al mondo. Quelle poche volte che agisce, lo fa complicando ancora di più la sua situazione.
    Singer, sarcasticamente e in maniera raffinatissima, descrive quel mondo composto da rabbini, figli di rabbini, generi di rabbini, mogli di rabbini, vagabondi, santi, scriba, custodi di sinagoghe...
    Lo fa mettendone in mostra gli usi, le tradizioni ma anche le infinite contraddizioni.
    Si serve di descrizioni mirabili sui paesaggi e sul clima, che fa coincidere con i risvolti della trama. L'inverno coincide con il matrimonio forzato della figlia del rabbino con Yoshe o con il suo allontanamento dalla corte del rabbino, la primavera coincide con il suo ritorno.
    Consigliato? Sì, ma solo se consapevoli della ristrettezza mentale che Singer vi mostrerà.

    P.S. Menzione speciale per Malka, la quarta moglie del rabbino: l'unica a non sottomettersi al volere delle Leggi e delle tradizioni. Proprio per questo, verrà considerata ribelle e strana. In realtà, è l'unico personaggio positivo del libro. (less)

    ha scritto il 

  • 5

    Viaggio in un mondo perduto

    Nominando la Galizia, oggi, il pensiero corre automaticamente alla Spagna. In realtà, la Galizia era anche una regione della Mitteleuropa, la maggiore entro i confini dell'Impero Austro-Ungarico, la p ...continua

    Nominando la Galizia, oggi, il pensiero corre automaticamente alla Spagna. In realtà, la Galizia era anche una regione della Mitteleuropa, la maggiore entro i confini dell'Impero Austro-Ungarico, la più popolata e con una numerosissima minoranza ebraica. Oggi quel mondo non esiste più, spazzato via dalla barbarie nazista durante gli anni della II Guerra Mondiale. Possiamo riviverlo, tuttavia, attraverso le pagine di libri straordinari, come questo I. J. Singer, in cui ci viene offerto un vivido affresco delle comunità hassidiche che fiorivano in quei pressi, dei loro usi, costumi, modi di pensare e storie di vita. Il tutto con un superbo stile narrativo. Bellissimo!

    ha scritto il 

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