Yoshe Kalb e le tentazioni

Di

Editore: Carte Scoperte (Carte riscoperte)

3.8
(273)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 352 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8876390081 | Isbn-13: 9788876390081 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Bruno Fonzi

Disponibile anche come: eBook , Copertina morbida e spillati

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Il protagonista di questo romanzo è Yoshe Kalb, un ebreo errante, il cui destino è rappresentato dal viaggio. La storia si svolge attorno alla vita di questo giovane ricco e colto, tentato dal misticismo dei testi sacri e dalla passione per una donna attraente. L'irraggiungibile equilibrio e l'impossibilità della scelta portano Yoshe alla fuga, a dividersi tra le famiglie più ricche e quelle più povere, a vivere nel lusso della corte e a chiedere l'elemosina coperto di stracci, a conoscere tutto e a non conoscere nulla... L'unica salvezza è il travestimento, non per affermare nuove identità, ma piuttosto per sottrarsi alle antiche e a un mondo che richiede continue certezze.
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  • 3

    Amo la letteratura di viaggio perché amo le atmosfere, il colore. Così questo vezzo me lo concedo anche nella narrativa. La promessa in Yoshe kalb non è disattesa: le coordinate culturali della storia ...continua

    Amo la letteratura di viaggio perché amo le atmosfere, il colore. Così questo vezzo me lo concedo anche nella narrativa. La promessa in Yoshe kalb non è disattesa: le coordinate culturali della storia sono precise, e le vicende occorse in una comunità ebraica hassidica nella Galizia del diciannovesimo secolo, restituiscono una ambientazione dal carattere peculiare, che vuole dire unico, irriproducibile (viva la letteratura regionale, la letteratura locale e a chilometri zero! Abbasso la letteratura globalizzata e sradicata! Nessun interesse per il giapponese che titola il romanzo col nome della canzone inglese).
    Di contro i personaggi sembrano essere più maschere che caratteri. Soddisfano poco a quella richiesta di plasticità che li renda reali, ovvero sim-patici; difficile sentire con loro. Ma forse l'artificio è voluto, e la scelta, in una narrazione in cui il rimando biblico è sempre dietro l'angolo, mette capo all'intenzione di costruire una lunga elaborata parabola piuttosto che un romanzo.

    ha scritto il 

  • 5

    Singer, la leggenda del pazzo di Dio (Pietro Citati)

    ...era la sua sorte. Il destino di chi ama Dio e parla con lui non può essere che la fuga, l'esilio, la preghiera silenziosa e ininterrotta (P.Citati)
    L'ho interpretato come una critica al mondo ebrai ...continua

    ...era la sua sorte. Il destino di chi ama Dio e parla con lui non può essere che la fuga, l'esilio, la preghiera silenziosa e ininterrotta (P.Citati)
    L'ho interpretato come una critica al mondo ebraico del 18. sec. e a pensarci bene al mondo ebraico in generale. Si descrive la vita religiosa seguita in modo ortodosso e chi non la segue viene escluso dalla comunità, ma allo stesso tempo descrive la carnalità, l'ossessione per il denaro e il potere della comunità ebraica.
    Chi è Yoshe Kalb? un tonto, il pazzo di Dio di Citati? Un povero diavolo che s'immerge nelle preghiere invece di vivere, l'ho definisco io.
    Un bel romanzo con tanti spunti e molta ironia.

    ha scritto il 

  • 3

    Interessante e a suo modo "didattico" nel descrivere la corte politico-religiosa delle comunità ebraiche. Mi ha colpito soprattutto il modo di raccontare una comunità che la tragedia dell'Olocausto co ...continua

    Interessante e a suo modo "didattico" nel descrivere la corte politico-religiosa delle comunità ebraiche. Mi ha colpito soprattutto il modo di raccontare una comunità che la tragedia dell'Olocausto co ha tramandato in un maniera che oggi risulta quasi stereotipata nella gravità dei suoi accadimenti, mentre Singer ne riesce a mettere in evidenza colori umani ed esistenziali che danno un'immagine più sfaccettata e probabilmente più vera di ciò che significa(va) essere ebrei nel diciannovesimo secolo

    ha scritto il 

  • 4

    Un testo che comunica sofferenza. Non si capisce mai, sino in fondo, se Nahum sia un illuminato o un buono a nulla, neppure i personaggi del romanzo riescono a definirlo. L'autore riesce a mantenersi ...continua

    Un testo che comunica sofferenza. Non si capisce mai, sino in fondo, se Nahum sia un illuminato o un buono a nulla, neppure i personaggi del romanzo riescono a definirlo. L'autore riesce a mantenersi in equilibrio fra descrizione e movimento con una maestria eccezionale dimostrandosi di una sensibilità freschissima. Una storia empatica e violenta, che muove considerazioni sulla natura dell'eroismo e della follia. Consigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    "Chi sei?" - "Non lo so...nessun uomo sa chi è!"

    Mi è difficile esprimere un'opinione su questo libro.
    Emotivamente, mi ha angosciato.
    In primis, la cultura ebraica chassidica che viene rappresentata: chiusa mentalmente, maschilista, superstiziosa, ...continua

    Mi è difficile esprimere un'opinione su questo libro.
    Emotivamente, mi ha angosciato.
    In primis, la cultura ebraica chassidica che viene rappresentata: chiusa mentalmente, maschilista, superstiziosa, rozza, così ipocrita da voler sempre sottostare alla Legge salvo poi ordire intrighi per il raggiungimento dei propri scopi, con tradizioni assurde quali rasare il capo delle donne il giorno del matrimonio o farle vestire di grigio se il marito le abbandona (come se la colpa fosse solo ed esclusivamente della donna).
    A darmi angoscia è anche il protagonista, o quello che dovrebbe esserlo, Yoshe Kalb (Yoshe, il tonto): non risponde mai quando viene interpellato, rifugge da ogni situazione di responsabilità, si lascia scivolare addosso ogni evento con rassegnazione. Lui, semplicemente, non sa. Non sa chi sia, sostiene; non sa cosa ci faccia al mondo. Quelle poche volte che agisce, lo fa complicando ancora di più la sua situazione.
    Singer, sarcasticamente e in maniera raffinatissima, descrive quel mondo composto da rabbini, figli di rabbini, generi di rabbini, mogli di rabbini, vagabondi, santi, scriba, custodi di sinagoghe...
    Lo fa mettendone in mostra gli usi, le tradizioni ma anche le infinite contraddizioni.
    Si serve di descrizioni mirabili sui paesaggi e sul clima, che fa coincidere con i risvolti della trama. L'inverno coincide con il matrimonio forzato della figlia del rabbino con Yoshe o con il suo allontanamento dalla corte del rabbino, la primavera coincide con il suo ritorno.
    Consigliato? Sì, ma solo se consapevoli della ristrettezza mentale che Singer vi mostrerà.

    P.S. Menzione speciale per Malka, la quarta moglie del rabbino: l'unica a non sottomettersi al volere delle Leggi e delle tradizioni. Proprio per questo, verrà considerata ribelle e strana. In realtà, è l'unico personaggio positivo del libro. (less)

    ha scritto il 

  • 5

    Viaggio in un mondo perduto

    Nominando la Galizia, oggi, il pensiero corre automaticamente alla Spagna. In realtà, la Galizia era anche una regione della Mitteleuropa, la maggiore entro i confini dell'Impero Austro-Ungarico, la p ...continua

    Nominando la Galizia, oggi, il pensiero corre automaticamente alla Spagna. In realtà, la Galizia era anche una regione della Mitteleuropa, la maggiore entro i confini dell'Impero Austro-Ungarico, la più popolata e con una numerosissima minoranza ebraica. Oggi quel mondo non esiste più, spazzato via dalla barbarie nazista durante gli anni della II Guerra Mondiale. Possiamo riviverlo, tuttavia, attraverso le pagine di libri straordinari, come questo I. J. Singer, in cui ci viene offerto un vivido affresco delle comunità hassidiche che fiorivano in quei pressi, dei loro usi, costumi, modi di pensare e storie di vita. Il tutto con un superbo stile narrativo. Bellissimo!

    ha scritto il 

  • 3

    Usi e costumi chassidici, il vero protagonista

    Questo racconto, a tratti lento, solo a tratti mi ha presa. Per cui, lo dico sin da ora, dopo la saga dei Karnowsky, empaticamente, non possono essere che tre stellette scarse.
    La "fotografia", le des ...continua

    Questo racconto, a tratti lento, solo a tratti mi ha presa. Per cui, lo dico sin da ora, dopo la saga dei Karnowsky, empaticamente, non possono essere che tre stellette scarse.
    La "fotografia", le descrizioni di contorno, ne fanno lo strumento - un coltello di satira molto affilata - per trasporre tradizioni ed usanze chassidiche. Una società "medievale", con usi, costumi, credenze, contraddizioni raccontati in modo sarcastico, a tratti fumettistico. Ed in questo ricorda Sender Prager, dove trovo però che la satira si spinga più sul personaggio che sul contesto.
    In un racconto spezzato in due parti, la storia del protagonista rimane sempre la stessa, ovvero quella di un uomo travolto dagli eventi, immerso nella propria tragedia personale: sapere scegliere solo la fuga.
    Chi e', esattamente, Yoshe? Quale storia sta in realtà rappresentando Singer? Quella di "un morto che vaga nel caos del mondo", quella di ciascuno di noi, oppure la storia di una campagnola ed illetterata comunità ebraica, ricca di credenze e contraddizioni, che, a dispetto del titolo, e' la vera protagonista?

    ha scritto il 

  • 4

    4 stelle razionalmente, 3 emotivamente

    “Yoshe Kalb” è uno spaccato della società chassidica galiziana del XIX secolo, che tuttavia offre non solo una preziosa testimonianza storica, ma anche rilevanti spunti di riflessione nel presente: le ...continua

    “Yoshe Kalb” è uno spaccato della società chassidica galiziana del XIX secolo, che tuttavia offre non solo una preziosa testimonianza storica, ma anche rilevanti spunti di riflessione nel presente: le ipocrisie, le contraddizioni e i limiti di quella società richiamano inevitabilmente il tema quanto mai attuale delle deviazioni (quando non aberrazioni) che derivano dall’umana lettura delle religioni e dei loro testi sacri.

    La scrittura di Singer, poi, è godibilissima nella sua varietà di toni, che spaziano dalla verve satirica, a tratti comica, che caratterizza soprattutto la prima parte, ai toni più drammatici che, specie nella seconda parte, rievocano la tensione narrativa della Passione di Cristo.

    Razionalmente 4 stelle dunque.
    Sul piano emotivo, però, mi fermo a 3, perché mi è mancato quel turbamento che mi lasciano gli scrittori ebrei di Israele e che – suppongo stupidamente – mi aspettavo di ritrovare anche qui.

    ha scritto il 

  • 4

    Ogni libro del fratello Singer senza Nobel è un viaggio nella cultura yiddish, un mondo che non c'è più, famiglie, uomini, donne in perenne viaggio nella sofferenza. Storie lunghe una vita. Ogni libro ...continua

    Ogni libro del fratello Singer senza Nobel è un viaggio nella cultura yiddish, un mondo che non c'è più, famiglie, uomini, donne in perenne viaggio nella sofferenza. Storie lunghe una vita. Ogni libro del fratello Singer senza Nobel mi fa pensare che quel premio l'avrebbe meritato anche lui.

    ha scritto il 

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