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Yoshe Kalb e le tentazioni

Di

Editore: Carte Scoperte (Carte riscoperte)

3.9
(146)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 352 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8876390081 | Isbn-13: 9788876390081 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Bruno Fonzi

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
Il protagonista di questo romanzo è Yoshe Kalb, un ebreo errante, il cui destino è rappresentato dal viaggio. La storia si svolge attorno alla vita di questo giovane ricco e colto, tentato dal misticismo dei testi sacri e dalla passione per una donna attraente. L'irraggiungibile equilibrio e l'impossibilità della scelta portano Yoshe alla fuga, a dividersi tra le famiglie più ricche e quelle più povere, a vivere nel lusso della corte e a chiedere l'elemosina coperto di stracci, a conoscere tutto e a non conoscere nulla... L'unica salvezza è il travestimento, non per affermare nuove identità, ma piuttosto per sottrarsi alle antiche e a un mondo che richiede continue certezze.
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  • 4

    Un libro piacevole ed emozionante che introduce il lettore alla vita ebraica dell'ottocento attraverso la storia di un giovane uomo Nahum innamorato più della Legge che delle persone, inadatto alla qu ...continua

    Un libro piacevole ed emozionante che introduce il lettore alla vita ebraica dell'ottocento attraverso la storia di un giovane uomo Nahum innamorato più della Legge che delle persone, inadatto alla quotidianità che impone il suo ruolo, sfuggevole e incomprensibile.
    Scritto in modo coinvolgente, passando da un tono appassionato a quello più ironico, sempre con lo sguardo e la penna attenti e rispettosi.

    La recensione la trovate nel mio blog
    https://amacadieuterpe.wordpress.com/2015/05/24/yoshe-kalb-di-israel-j-singer/

    ha scritto il 

  • 5

    “ < Non lo so> “

    Straordinario affresco in chiave ironica , se non addirittura comica in più di un momento , di un mondo come quello degli ebrei chassidici galiziani , che vi appaiono proprio come l'immaginario collet ...continua

    Straordinario affresco in chiave ironica , se non addirittura comica in più di un momento , di un mondo come quello degli ebrei chassidici galiziani , che vi appaiono proprio come l'immaginario collettivo tende ad etichettare gli ebrei , descritto attraverso le sue tradizioni , i suoi usi , ma soprattutto nella sua osservanza totale ed assoluta di un concetto di fede che trova ben pochi riscontri nella cultura occidentale.
    Il romanzo , che si sviluppa in tre parti , vede nella prima ambientata presso l'importante corte di Nyesheve il rabbino due volte vedovo Rabbi Melech affrettare le nozze di Serele , la sua figlia più piccola, per poter celebrare successivamente anche le sue con una giovanissima terza moglie che si rivelerà decisamente indocile e diversa da quella che lui si sarebbe aspettato .
    Nella seconda , presso Bialogura nella Polonia russa , si manifesta per la prima volta la figura di Yoshe Kalb , “il tonto” che non parla , non reagisce mai neppure se provocato o picchiato , che recita continuamente i salmi , e che proprio per il suo modo di vivere solitario e sfuggente finirà per essere accusato di un gravissimo peccato .
    Ma è nella terza parte , quella che riporta la scena nuovamente a Nyesheve per un grandioso finale (la descrizione della folla , dei grandi saggi accorsi per il processo , e lo svolgimento del processo stesso varrebbe da sola a consigliarne la lettura) che si ritrova il senso del romanzo .
    Ed è inutile dire che in ognuna delle tre parti il centro dell'attenzione è proprio occupato dal personaggio di Nahum, colto studioso del Talmud e conoscitore della Kabalah , marito legittimo di Serele, peccatore e fedifrago , ossia di Yoshe Kalb,instancabile vagabondo , che viaggio coperto di luridi stracci , che si nutre di pane secco , alla continua ricerca di un luogo in cui stare e nel quale affermare la propria identità .
    Una figura emblematica dalla doppia personalità che viene ad assumere un'evidente valenza simbolica sulle diverse anime dell'ebraismo .
    Ho molto apprezzato questo mio secondo romanzo di Israel J. Singer al cui stile ed alla cui facondia , spesso ricca di garbata ironia , va tutta la mia ammirazione.

    ha scritto il 

  • 5

    L'astuzia di essere tonti

    Questo è il secondo libro che leggo di I.J. Singer e non mi ha delusa.
    Lo trovo davvero un grande scrittore. Ci catapulta in mondi e tradizioni lontane dalla nostra vita quotidiana, rendendoci infiltr ...continua

    Questo è il secondo libro che leggo di I.J. Singer e non mi ha delusa.
    Lo trovo davvero un grande scrittore. Ci catapulta in mondi e tradizioni lontane dalla nostra vita quotidiana, rendendoci infiltrati tra una folla di studiosi, religiosi, astuti commercianti e contabili, donne rassegnate al proprio destino, rabbini dediti al controllo del proprio potere. Fiumi di persone che si spostano da una regione all'altra, chi ricchi e chi poveri.
    E se un uomo non può decidere nulla del proprio destino, ma solo annuire e sposare chi non ama, amare chi non può, cadere nel peccato e sentirsi colpevole per tutta la vita, forse davvero non può fare altro che rinchiudersi nel silenzio della preghiera e fingere che tutto il mondo attorno non si curi di lui. E fuggire. Proprio questo desiderio di sparire da tutti porterà Nahum, o Yoshe, a smuovere migliaia di persone e di coscienze? Si può vivere davvero fuori dal mondo? Chi è il tonto? Chi è troppo sensibile, per sopportare tanta responsabilità?

    ha scritto il 

  • 4

    Peccati e tentazioni

    Le vicende raccontate nel romanzo sono ispirate a fatti realmente accaduti nei primi del novecento nelle comunità ebraiche chassidiche, residenti in quella regione polacca chiamata Galizia.

    Il Rabbi M ...continua

    Le vicende raccontate nel romanzo sono ispirate a fatti realmente accaduti nei primi del novecento nelle comunità ebraiche chassidiche, residenti in quella regione polacca chiamata Galizia.

    Il Rabbi Melech, ormai anziano, vuole sposare una adolescente dopo essere restato vedovo per la terza volta. Visto però che non può farlo prima di avere maritato la figlia più giovane, ne organizza rapidamente le nozze con Nahum, un giovane fragile quattordicenne, e procede quindi a sposare la bellicosa Malka.
    I due matrimoni come si può facilmente immaginare sono ovviamente destinati a fallire. Nahum, che vive nel suo mondo di digiuni rituali e il cui unico interesse è lo studio delle Sacre Scritture, non è attratto dalla moglie, dolce e semplice, ma rozza. Malka, bellissima ma per nulla remissiva, non si sottomette ai desideri del vecchio rabbino; magnifica la scena della loro prima notte di nozze. Ma accade di peggio: il colpo di fulmine tra Malka e Nahum.

    Nahum decide di scomparire dal villaggio, per farne ritorno solo dopo una quindicina d’anni. Ma al suo ritorno qualcuno lo accusa di non essere Nahum, bensì Yoshe il tonto, che in un altro villaggio ha sposato la figlia ritardata dello scaccino della sinagoga.
    I Rabbini più autorevoli si riuniscono per giudicare il caso, complicato dall’atteggiamento di Nahum/Yoshe che risponde “non so” a ogni domanda. Alla fine il più rispettato dei Rabbini proclama:

    “Sei Nahum e sei Yoshe; sei un dotto e sei un ignorante; compari d'un tratto nelle città, e scompari all'improvviso... Ti unisci con le donne, fuggi da esse e poi ritorni. Tu non sai quello che fai; non v'è alcun gusto né nella tua vita né nelle tue azioni, perché non sei nulla tu stesso, perché, ascoltami bene!, tu sei un morto errante nel caos del mondo”.

    E Nahum scappa di nuovo, si allontana per la terza volta, forse in cerca di Dio, in fuga da tutti.

    Più che la trama, che a tratti mi ha un po’ innervosito per il carattere mite ed inconcludente del protagonista Nahum, mi hanno incuriosito le descrizioni dei rituali ebraici chassidici e l’integralismo connesso con queste pratiche, che sembrano assurde ed eccessive. L’ossessione per il peccato, il mistero che sta dietro alla Legge, le abitudini nel vestire, la maniacale attenzione alla cura dei cernecchi, i vincoli di tutti i tipi, i distinguo dottrinali, l’obbligo di rasare a zero il capo delle spose, l’esasperato rispetto di ogni minimo dettaglio all’apparenza inessenziale della Legge sono descritti in modo così puntuale da far pensare che si voglia metterne in risalto le esagerazioni. Sembra che Singer ci voglia dire che ogni religione interpretata in modo troppo rigoroso impedisce all’individuo di pensare e rischia di generare e giustificare la violenza. Violenza che infatti nel libro si scatena con il tentativo di linciaggio di Nahum/Yoshe e della giovane moglie ritardata da parte dei fedeli inferociti.

    Molto interessanti sono anche le figure femminili, che colpiscono per varie ragioni. Innanzitutto per la loro totale sottomissione, per le umiliazioni continue cui sono sottoposte perché private della libertà di scelta e di giudizio. Emblematico il fatto che quando il marito abbandona il tetto coniugale la donna si deve coprire di grigio e acquisisce lo status di donna abbandonata, con chiara accezione negativa. Le donne che non si adeguano sono considerate bizzarre e strampalate, come Malka, che si rifiuta ad esempio di farsi rasare i capelli il giorno delle nozze.

    Quando sono arrivato alla fine, il romanzo mi è sembrato sospeso, non finito, oltre che pesantuccio in alcune sue parti; mi sono chiesto il significato di questo strano e fragile personaggio, Nahum, che parla poco, che non risponde alle domande, che passa l suo tempo a leggere i Salmi senza interagire con nessun altro essere umano. Forse Singer voleva dirci che la perdita di identità religiosa può portare alla perdita di identità in assoluto. In altre parole, può, un ebreo osservante, fare parte del mondo non ebraico senza perdere la sua identità?

    Avevo assegnato d'impulso tre stelle, sull'onda del finale un po' oscuro. Ma ripercorrendo il contenuto e scrivendo il commento devo dire che il romanzo ha molti lati positivi e spunti interessanti, magari poco evidenti ma assolutamente degni di nota. Rialzo quindi il giudizio a 4 stellette.

    Una parte mi è sembrata decisamente curiosa:

    “Cieco è colui che , se ha incespicato ed è caduto, crede che non vi sia più speranza… E benché i suoi peccati siano d’un rosso scarlatto, con il pentimento possono diventare bianchi come la neve…
    Sciocco è colui che pensa che con i digiuni e le privazioni potrà avvicinarsi all’unità… Sciocchi! Non sanno che il pensiero dell’uomo è mille volte più forte del peccato stesso; e la meditazione sul peccato che non viene commesso è più malvagia del peccato stesso; perché il peccato è in sé cosa fuggevole, mentre il pensiero è eterno. Poiché quando l’uomo ha ceduto alla cattiva inclinazione, e si è saziato, allora il peccato non è più in lui, poiché se ne è liberato…”

    Come dire: meglio peccar e pentirsi, piuttosto che autolimitarsi ma peccare poi con la mente tormentandosi per quello che non si è fatto. Punto di vista interessante…

    ha scritto il 

  • 4

    Variopinto

    Libro variopinto, interi villaggi che si spostano per celebrare un matrimonio o assistere ad un processo, portandosi dietro tutte le loro tarabaccole, le credenze, le superstizioni, il mondo intero ch ...continua

    Libro variopinto, interi villaggi che si spostano per celebrare un matrimonio o assistere ad un processo, portandosi dietro tutte le loro tarabaccole, le credenze, le superstizioni, il mondo intero che forma un popolo.
    E il povero Yoshe il tonto? Prega e, appena può, scappa.

    ha scritto il 

  • 4

    Un po' di humor sull'ebraismo....

    Yoshe Kalb, il protagonista, è al centro di passioni proibite. Timido quindicenne in Galizia (zona tra Polonia e Ucraina), è costretto a sposare la pia (e insignificante) figlia di un potente rabbino. ...continua

    Yoshe Kalb, il protagonista, è al centro di passioni proibite. Timido quindicenne in Galizia (zona tra Polonia e Ucraina), è costretto a sposare la pia (e insignificante) figlia di un potente rabbino. Poi però scopre la giovanissima (quarta) moglie del suocero. E, quindi, scompare. Vagabonda per i cimiteri in cerca dei tuoi simili; e di notte sguscia furtivamente attraverso i campi; e dovunque va si porta appresso disastri ed epidemie; si unisce con donne, fugge da esse, e poi ritorna. Già, ritorna dopo molto tempo: o meglio, torna un uomo che dice di essere lui.
    Tra disastri epidemie e humor sull'ebraismo galiziano di inizio novecento, vale la pena di leggerlo.

    ha scritto il 

  • 5

    Chi è il barbuto vagabondo approdato nella piccola città di Bialogura? Si tratta di Nahum, esangue ragazzetto talmudista fuggito quindici anni prima da Nyesheve? O si tratta di Yoshe, mezzo deficiente ...continua

    Chi è il barbuto vagabondo approdato nella piccola città di Bialogura? Si tratta di Nahum, esangue ragazzetto talmudista fuggito quindici anni prima da Nyesheve? O si tratta di Yoshe, mezzo deficiente e mezzo cantore di salmi, aiuto scaccino al cimitero? Saranno settanta rabbini, per scongiurare il violento scontro tra le due comunità ebraiche, a dover riunirsi e decidere della sua identità, senza ottenere dall'uomo la minima collaborazione.

    Dopo I Fratelli Ashkenazi e La Famiglia Karnowski, Adelphi restituisce alle stampe Yoshe Kalb, il primo, in ordine cronologico, dei tre romanzi di Israel Singer finora tradotti in italiano.
    Scritto nel 1932, Yoshe Kalb racconta ancora una volta la rumorosa vita delle corti ebraiche hassidiche della Galizia polacca e russa; ne aspira gli odori di tabacco, cucina, lenzuola e cuoio; ne assapora i gusti, i rumori, il chiacchiericcio, e le interminabili discussioni sull'applicazione dei regolamenti religiosi nella vita quotidiana.
    Singer ammira il caos scomposto delle comunità yiddish, irride e partecipa delle loro assurde (e perciò mai realizzate) pretese di ordine.
    Al centro della fune della vita ebraica, tesa tra religione e istinto, Yoshe, l'unico incapace di passare una mano di morale sull'istinto sessuale, condannato a peccare e a cercare Dio, eternamente costretto all'ossimoro, come il suo autore, di lì a poco fuggito negli Stati Uniti. In Polonia, si sa, con un nome come il suo, a quei tempi c'era poco da stare sereni.

    ha scritto il 

  • 4

    Io sono colui che mi si crede

    Come altrove è stato detto e discettato in recensioni di gran lunga migliori di questa, il tema centrale del romanzo è la perdita dell'identità , che tanto luogo trova nella cultura ebraica e nella s ...continua

    Come altrove è stato detto e discettato in recensioni di gran lunga migliori di questa, il tema centrale del romanzo è la perdita dell'identità , che tanto luogo trova nella cultura ebraica e nella sua letteratura di ogni lingua e paese. Qui, tuttavia, il fenomeno non è subito ma volontario: il giovane Nahum, già di per sé portato verso gli studi religiosi, l'ascesi e il misticismo più che per il matrimonio,divorato dal senso di colpa per aver conosciuto l'amore ardente di desiderio per la giovane e indomita Malka, quarta moglie adolescente del Rabbi Melech di Nyescheve -suo suocero, se ne va per il mondo, logoro e scalzo, con una sacca in cui sono contenuti solo i Rotoli dei Salmi ed una pietra per Zavorra. Quando, al villaggio di Bialogura, dove giunge mendico e con lo spirito rivolto solo alla recitazione dei Salmi, lo insultano chiamandolo, appunto, Kalb , L'idiota , egli non si oppone. Subisce. Lascia che il tribunale rabbinico pensi quello che vuole di lui. Non conferma né smentisce la propria identità, né di essere giaciuto, lui già sposato, con la demente Zevyah, la figlia dello scaccino della sinagoga.Li fanno sposare ,e Yoshe/Nahum abbandona la seconda moglie (incinta) come aveva abbandonato la prima.
    Dopo quindici anni, ritorna a Nyescheve, dalla prima moglie. Viene riconosciuto e riammesso nel seno della comunità,e la sua condotta ascetica fa gridare a lui come ad un santo.Viene riconosciuto erede designato di Rabbi Melech, ma solo per fuggire di nuovo, di notte, di nascosto, senza una parola.
    Il personaggio di Yoshe non ispira simpatia; la sua evidente distanza dalle cose del mondo non lo giustifica per gli orrori di cui si rende, sia pure involontariamente colpevole, né per la sua assoluta mancanza di pietà per il dolore che infligge, per il dolore che vede.
    In compenso, attorno a lui ecco lo straordinario affresco della corte rabbinica, gli usi religiosi, le consuetudini cerimoniali, i dolci e l'acquavite, l'entusiasmo della comunità per i matrimoni (quello di Nahum e Serele, e poi, specularmente, quello di Yoshe con Zevyah), ma anche l'ignoranza e la terribile superstizione, che in occasione dell'epidemia che colpisce i bambini a Bialogura (la morte dei primogeniti, la strage degli innocenti; verosimilmente, difterite)portano i rabbini a tormentarsi per scoprire quale dei comandamenti di Dio sia stato infranto (frange rituali tagliate male? Non abbastanza distanziate? Candele non accese per Shabbat?) fino ad individuare Zevyah e Yoshe come capri espiatori (secondo una legge dei gruppi umani immutabile dall'antichità).
    Le pagine a cui ho subito pensato sono state, naturalmente, quelle della colonna infame e del processo agli untori(e "processo"è una parola chiave anche in Yoshe Kalb ),contro la cui irrazionalità si era già espresso Pietro Verri. Ma così è.
    La cattiva coscienza degli uomini li porta ad individuare in ogni calamità un Dio in collera contro di loro.
    Vanitas vanitatum.

    https://costellazioniletterarie.wordpress.com/2014/11/24/gli-idioti-di-dio-yoshe-kalb-e-il-principe-myskin/

    ha scritto il 

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