Yves Saint Laurent

L'Amour Fou

Di

Editore: Feltrinelli (Real Cinema)

3.8
(16)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 94 | Formato: Cofanetto

Isbn-10: 8807740672 | Isbn-13: 9788807740671 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Alessandro Bignami

Genere: Arte, Architettura & Fotografia

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Descrizione del libro
A due anni dalla morte di Yves Saint Laurent, il regista-fotografo Pierre Thoretton ricostruisce la vita e l'arte di una stella dell'haute couture del Novecento, un maestro che sapeva caricare le sue creazioni di una vitalità dirompente nonostante una vita privata segnata dalla malinconia e dai morsi della depressione. "Yves Saint Laurent, l'amour fou" è un viaggio struggente attraverso le dimore e gli oggetti di una vita, una storia d'amore lunga cinquant'anni in cui si svela una personalità complessa e fragile, che ha segnato un'epoca come forse nessuno nel suo campo ha saputo fare. Ma è anche una riflessione sulla fama, il lusso, la solitudine. Pierre Bergé, che gli è vissuto una vita accanto, nella gioia e nel dolore, e ha visto Yves Saint Laurent costruire mondi, forme e l'immagine stessa di una donna nuova, ne contempla, rimasto solo, la dissoluzione e la dispersione.
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  • 4

    Se Coco Chanel ha liberato la donna, Yves Saint Laurent le ha dato il potere". Il regista-fotografo Pierre Thoretton fa rivivere l'arte del maestro dell'haute couture che sapeva caricare le sue creazi ...continua

    Se Coco Chanel ha liberato la donna, Yves Saint Laurent le ha dato il potere". Il regista-fotografo Pierre Thoretton fa rivivere l'arte del maestro dell'haute couture che sapeva caricare le sue creazioni di una vitalità dirompente, anche se, nella vita privata, una velata malinconia scandiva le ore trascorse nelle proprie dimore da sogno. Il film è un viaggio dai toni lunari e umbratili, in cui si svela una personalità complessa e fragile, che segnerà il contemporaneo come un grande pittore o architetto. Ma è anche una riflessione sulla fama, il lusso, la solitudine. Berger, che gli è vissuto una vita accanto e ha visto Y.S.L. costruire mondi, forme e stupende residenze, ne contempla, dopo la sua morte, la dissoluzione e la dispersione. Come un eroe viscontiano.

    «Com’è era giovane e bello il mattino di Parigi quando ci siamo incontrati! Affrontavi la tua prima battaglia. Quel giorno hai conquistato la gloria e, da allora, non ti ho più lasciato. Come avrei potuto immaginare che cinquant’anni dopo ci saremmo ritrovati qui, uno di fronte all’altro, e che mi sarei rivolto a te per un ultimo addio?
    E’ l’ultima volta che ti parlo, l’ultima volta che posso farlo. Presto, le tue ceneri raggiungeranno la sepoltura che ti aspetta nei giardini di Marrakech.
    Mi rivolgo a te, a te che non mi senti, che non mi rispondi. Tutti quelli che sono qui mi sentono, tu solo non puoi.
    Come non ricordare? Ricordo quel primo incontro e quelli che sono seguiti. Ricordo il giorno in cui abbiamo deciso – ma si decide in casi come questi? – che le nostre strade si sarebbero unite per formarne una sola. Ricordo di averti detto, mentre eri nel tuo letto d’ospedale al Val-de-Grâce, che non eri più a capo della casa di alta moda per cui lavoravi e ricordo la tua reazione: “Allora”, mi hai risposto, “ne fonderemo una insieme e tu la dirigerai”. Ricordo la ricerca affannosa dei soldi, gli ostacoli che sorgevano dappertutto, ma per te avrei affrontato rischi anche maggiori. Ricordo la prima collezione col tuo nome, in rue Spontini, e le tue lacrime alla fine, che rivelavano mesi di dubbi, di ricerche, di angoscia. Ancora una volta, la gloria ti aveva sfiorato con le sue ali. Poi gli anni si sono susseguiti uno dopo l’altro e con loro le collezioni. Come sono passati in fretta, questi anni, e quanto le tue collezioni hanno segnato un’epoca. Fra tutti i grandi sarti, sei stato il solo ad aver aperto il libro della tua vita, a cominciarlo dal capitolo 1, a scriverlo, e a mettervi la parola “Fine”. Avevi capito che l’epoca che si annunciava non avrebbe richiesto né rigore né disciplina e, dopo un’ultima sfilata a Centre Pompidou che resterà negli annali della moda, hai abbandonato per sempre il lavoro che avevi tanto servito e tanto amato.
    Non ti sei mai ripreso da quella separazione. Per te creare abiti era una passione ma, come a volte succede in alcune coppie, il divorzio era inevitabile. Cosa che non impedisce di continuare ad amare e a soffrire. Voglio dirti, io che sono stato il testimone più vicino, che, fra tutte le tue qualità, ho ammirato soprattutto l’onestà, il rigore e la disciplina. Qualche volta avresti potuto seguire il flusso della moda, ma non ci hai mai pensato, fedele allo stile che è stato il tuo. Hai avuto ragione, perché quello è lo stile che si ritrova dappertutto. Forse non sulla passerelle della moda, ma per le strade di tutto il mondo. La complicità con le donne, che tu rivendicavi con forza e di cui eri più orgoglioso, non è mai venuta meno. Insieme a Chanel – perché se un nome, e uno solo deve essere citato oggi, è proprio il suo – Chanel, che ti aveva designato come suo successore, saresti stato il sarto più importante del Ventesimo secolo. Lei della prima metà, tu della seconda.
    Sulla lastra di marmo che ti aspetta, sotto al tuo nome, ho voluto che si incidesse “sarto francese”. Sarto, lo sei stato, un grandissimo sarto! Hai costruito un’opera di cui si parlerà a lungo. Francese, perché non potevi essere nient’altro. Francese, come un verso di una poesia di Ronsard, un’aiuola di Le Nȏtre, una pagina di Ravel, un quadro di Matisse.
    Pascal, che non lo apprezzava, rimprovera a Montaigne di preferire la propria opera a ogni altra cosa. Ma è Montaigne ad avere ragione. E’ la tua opera che ti ha permesso di vivere, di sopportare l’angoscia che hai provato fin dalla più giovane età. L’artista è tale che non trova salvezza e ragioni di speranza se non quella nella creazione.
    Come si fa non citare Proust nel tuo caso? Appartenevi infatti “ad una famiglia splendida e miserevole che è il sale della Terra. Tutto ciò che abbiamo di grande ci viene dai nervosi: sono loro e non altri, che hanno fondato le religioni e creato capolavori. Mai il mondo saprà quanto deve loro; e soprattutto quanto essi hanno sofferto per produrlo”.
    Ecco cosa volevo dirti, Yves. Ora dobbiamo lasciarci e io non so come farlo. Perché non ti lascerò mai – ci siamo mai lasciati? – anche se so che non guarderemo più il sole tramontare dietro i giardini dell’Agdal, che non condivideremo più l’emozione di fronte a un quadro o a un oggetto d’arte. Sì, tutto questo lo so, ma so anche che non dimenticherò mai ciò che ti devo e che un giorno ti raggiungerò sotto le palme marocchine. Da ultimo, Yves, voglio dirti la mia ammirazione, il mondo profondo rispetto e il mio amore».

    ha scritto il 

  • 4

    L'amore è il dardo

    Il libro, a parte una piccola splendida anticipazione dell'epistolario di Pierre Bergé che sarà pubblicato da Archinto il prossimo anno con il titolo Lettere a Yves, è al solito un collage abbastanza ...continua

    Il libro, a parte una piccola splendida anticipazione dell'epistolario di Pierre Bergé che sarà pubblicato da Archinto il prossimo anno con il titolo Lettere a Yves, è al solito un collage abbastanza banale di materiale vario già pubblicato altrove. È una costante di questi volumetti della collana Real cinema che li rende fastidiosi e, di fatto, abbastanza inutili.
    Però il film di Pierre Thoretton è davvero bello ed emozionante. Una storia d'amore straordinaria, nella quale peraltro di fou ci ho trovato ben poco: un grande amore di due grandi uomini.

    ha scritto il 

  • 4

    Il documentario di Pierre Thoretton (al quale ha collaborato, fra gli altri, anche un personaggio che dovrebbe essere familiare ai lettori di Têtu, Thomas Doustaly) è un magnifico ritratto umano di Yv ...continua

    Il documentario di Pierre Thoretton (al quale ha collaborato, fra gli altri, anche un personaggio che dovrebbe essere familiare ai lettori di Têtu, Thomas Doustaly) è un magnifico ritratto umano di Yves Saint Laurent basato sui ricordi di Pierre Bergé (e di loro antichi amici e collaboratori) e sulle affettuose inquadrature delle loro case della vita (per usare una definizione di Mario Praz) affollate di opere d'arte raccolte con amorosa pazienza dalla coppia. L'asta delle collezioni di Rue de Babylone, voluta dallo stesso Bergé (i proventi erano destinati a Sidaction per finanziare la ricerca e le cure per l'AIDS) forma un po' il centro del documentario; le lunghe inquadrature d'interni ombrosi e solinghi, abitati da centinaia di pezzi artistici silenziosi, sembrano evocare il silenzio schivo e malinconico del grande stilista.
    Non è molto messa in evidenza l'importanza rivoluzionaria di Yves Saint Laurent nella storia della moda, ed è giusto così: quest'omaggio sussurrato e lieve non vuol essere un saggio sulla haute couture.
    Il libro che accompagna il video contiene prose di vario valore: tra queste, brillano in particolare quelle dello stesso Pierre Bergé, e quelle tratte da un bel libro di Quirino Conti sulla moda, uscito qualche anno fa, Mai il mondo saprà, che curiosamente ho letto qua e là, ma mai in modo sistematico da cima a fondo.
    Forse non siamo di fronte ad un capolavoro, e certamente la parte "libresca" del cofanetto non è al livello del video, il che m'impedisce di dar cinque stelline all'insieme: vorrei assegnargliene quattro e mezza, ma non si può. Ne do quattro, ma mi sembrano poco...

    ha scritto il