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Zàtopek corre

Di

Editore: Poldi libri

3.5
(2)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 132 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8890227494 | Isbn-13: 9788890227493 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Prefazione: Stefano Baldini

Genere: Sports, Outdoors & Adventure

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Descrizione del libro
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  • 0

    Introduzione

    Sul treno da Hulín a Staré Mĕsto accanto al finestrino c’era un ragazzino con il naso schiacciato sul vetro.
    «Mami, Zátopek!» esclamò di colpo indicando con il dito la figura di un corridore che balenava lì vicino.
    «Come fai a sapere che è Zátopek?»
    «Be’, filava,» spiegò il ragazzo nella parlata ...continua

    Sul treno da Hulín a Staré Mĕsto accanto al finestrino c’era un ragazzino con il naso schiacciato sul vetro. «Mami, Zátopek!» esclamò di colpo indicando con il dito la figura di un corridore che balenava lì vicino. «Come fai a sapere che è Zátopek?» «Be’, filava,» spiegò il ragazzo nella parlata della Moravia del sud; la mamma gli spiegò che se qualcuno “fila” non dev’essere per forza Zátopek, perché anche altre persone corrono. Quel tappetto però non voleva abbandonare le proprie convinzioni continuando a sostenere che tra tutti chi sapeva “filare” di più era Zátopek. Ero seduto proprio lì di fronte e fui contento che in uniforme non mi riconoscessero. Solamente mi stupii del ragionamento di quel ragazzo. È vero che correvo assai volentieri e moltissimo. Quasi sempre. Andando e tornando dal lavoro, allo stadio, a far compere e anche solo per divertimento. Anche per le scale correvo con entusiasmo. Più volentieri correvo in riva al mare. A volte sopra di me c’erano pini finlandesi, altre volte aranci algerini od olivi greci, viti bulgare, papaie indiane, manghi brasiliani e più di una volta palme cubane. Ma anche quando intorno c’erano solo spoglie scogliere, come ad esempio sul Mar Rosso, era comunque molto bello. La maggior parte dei chilometri però l’ho percorsa a casa, nei nostri boschi. A volte anche 50 km in un sol giorno. E quando la sera prendevo sonno, non vedevo l’ora di uscire di nuovo la mattina. Il mio diario d’allenamento era pieno di cifre che sommavo ogni mese. A volte facevano anche 1000 km e in un anno otto volte tanto. In vent’anni di carriera farebbe di certo un paio di volte il giro del mondo. Vedendo delle auto con su lo slogan “100.000 km senza incidenti” mi son detto: Anch’io sono riuscito a percorrerli e senza mai andare a sbattere. Andavo talmente pazzo della corsa che non ho mai tralasciato gli allenamenti neppure nelle condizioni peggiori. Come per esempio durante la guerra, quando c’era il divieto di uscire di casa dopo l’imbrunire, trovai una stanza vuota nell’internato e lì saltellavo sul posto per un’ora intera. In maniera simile mi allenavo più tardi al militare, quando avevo il servizio di guardia e non potevo abbandonare la mia postazione. Chiaro che per gli altri ero spesso oggetto di divertimento. Ridevano quando magari sollevavo le ginocchia per mezz’ora, mi chiedevano se fossi normale e cercavano di convincermi che ciò non aveva senso. Ma non ci riuscirono. Davo tutte le mie forze all’atletica e l’atletica mi ripagava dieci volte tanto gli sforzi investiti sotto forma di successi, gioia, amicizia con gli altri atleti e tutti quei magnifici momenti che altrimenti non avrei mai vissuto. Proprio per questo ancora oggi mi dico che la mia attività sportiva non fu un errore e con riconoscenza ripenso a tutti gli istanti che ho vissuto in pista o in palestra fin dall’infanzia.

    ha scritto il 

  • 3

    Sicuramente un libro per "veri credenti", molto specialistico. Zatopek ripercorre in prima persona la sua carriera agonistica, iniziata a cavallo della seconda guerra mondiale...
    La parte più interessante è però l'ultima, in cui racconta i suoi allenamenti, quando arrivava a fare 100 volte (!!!) ...continua

    Sicuramente un libro per "veri credenti", molto specialistico. Zatopek ripercorre in prima persona la sua carriera agonistica, iniziata a cavallo della seconda guerra mondiale... La parte più interessante è però l'ultima, in cui racconta i suoi allenamenti, quando arrivava a fare 100 volte (!!!) i 400. Un racconto interessante per le sue riflessioni sul modo di allenarsi, su come "limava" i carichi di lavoro, anche rispetto a quelli dei suoi contemporanei.

    ha scritto il