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Zazie nel metró

Di ,,

Editore: Einaudi (ET Scrittori, 188)

3.9
(2170)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 188 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Finlandese , Spagnolo , Tedesco , Chi tradizionale , Olandese , Turco

Isbn-10: 8806173405 | Isbn-13: 9788806173401 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Franco Fortini , Giacomo Magrini

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Humor , Teens

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Descrizione del libro
Zazie, una ragazzina ribelle e insolente, arriva nella Parigi degli anni '50 dalla provincia. Il suo sogno è vedere il metró; ma se uno sciopero glielo impedisce, nessuno può trattenerla dal salire su quella giostra vorticosa che per lei diviene Parigi. Fugge disinvolta dall'olezzo dello zio, ballerino travestito, per incontrare, grazie alla sua vitalità straripante, una galleria eterogenea di personaggi: un conducente di taxi, diabolici flic, la dolce Marceline, una vedova consolabile, un calzolaio malinconico e un querulo pappagallo.
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  • 4

    Chiacchieri, chiacchieri, e non sai far altro!

    Zazie nel metrò è un libro dove i personaggi ti stanno fottutamente antipatici e dove succedono cose sconvolgenti che non stanno né in cielo né in terra, diciamocelo. Questa Zazie è antipatica, ...continua

    Zazie nel metrò è un libro dove i personaggi ti stanno fottutamente antipatici e dove succedono cose sconvolgenti che non stanno né in cielo né in terra, diciamocelo. Questa Zazie è antipatica, saccente e rompe le scatole. L'avrei uccisa! Lo stile è altrettanto irritante. Ma è così difficile scrivere frasi che contengano subordinate e pensieri interessanti che possano svilupparsi per almeno 4 o 5 righe? E poi questi dialoghi botta e risposta, mamma mia che nervi. E il pappagallo, con il suo "Chiacchieri, chiacchieri, e non sai far altro!". Va bene una volta. Va bene anche la seconda, ma poi non fa più ridere. E la storia dell'ormosessuale. Stessa cosa. Una volta, due, tre, poi basta Zazie, statte zitta e non rompere. Oppure, spiegatele una volta per tutte cosa vuol dire ormosessuale e bom! Insomma, un libro insolito e surreale. Irritante a volte, ma allo stesso tempo geniale, geniale, geniale! Il mio secondo appuntamento con questo autore ha confermato le impressioni che avevo avuto: insolito e geniale! Consigliato, per una lettura alternativa!

    4/5

    L'essere o il nulla, ecco il problema. Salire, scendere, andare, venire; tanto fa l'uomo che alla fine sparisce. Un tàssi lo reca, un metró lo porta via, la torre non ci bada, e il Pànteon neppure. Parigi è solo un sogno, Gabriel è solo un'ombra (incantevole), Zazie il sogno d'un'ombra (o di un incubo) e tutta questa storia il sogno di un sogno, l'ombra di un'ombra, poco piú di un delirio scritto a macchina da un romanziere idiota (oh! mi scusi). Laggiú, oltre, un po' oltre, Place de la République, si accatastano le tombe dei parigini che furono, che salirono e scesero scale, andarono e vennero per le vie e tanto fecero che alla fine sparirono. Un forcipe li introdusse, un carro funebre li porta via e la torre si arrugginisce e il Pànteon si screpola piú presto di quanto le ossa dei morti fin troppo presenti non si dissolvano nell'humus della città tutto impregnato di affanni. Ma sono vivo, io, e qui s'arresta la mia scienza perché del tassimane sparito nel suo trespolo a tassametro o di mia nipote sospesa a trecento metri nell'atmosfera o della mia sposa, la dolce Marceline, rimasta presso il focolare domestico, in questo preciso momento io non so, e qui non so, se non questo, endecasillabicamente: eccoli quasi morti perché assenti. Ma che veggo oltre le crespute cucuzze della brava gente che mi circonda? (capitolo ottavo)

    Allora? Perchè vuoi fare la maestra? Per rompere le palle alle bambine - rispose Zazie. - Quelle che avranno la mia età tra dieci anni, tra vent'anni, tra cinquant'anni, tra cento anni, tra mille anni. Aver sempre da rompere le balle a qualcuno. (capitolo secondo)

    ha scritto il 

  • 5

    -Allora, perché vuoi far la maestra? -Per romper le balle alle bambine,- rispose Zazie,- Quelle che avranno la mia età fra dieci anni, tra vent'anni, tra cinquant'anni, fra cento anni, fra mille ...continua

    -Allora, perché vuoi far la maestra? -Per romper le balle alle bambine,- rispose Zazie,- Quelle che avranno la mia età fra dieci anni, tra vent'anni, tra cinquant'anni, fra cento anni, fra mille anni. Aver sempre da romper le balle a qualcuno.

    ha scritto il 

  • 3

    Tra le due e le tre stelle!

    Non so se sono più confusa io o il libro che ho appena chiuso. Le poche pagine possono essere ingannevoli, perché non è un libro di facile lettura, anzi…. E’ una storia bizzarra, raccontata ...continua

    Non so se sono più confusa io o il libro che ho appena chiuso. Le poche pagine possono essere ingannevoli, perché non è un libro di facile lettura, anzi…. E’ una storia bizzarra, raccontata con giochi di parole e dialoghi che possono sembrare strampalati, come Zazie, che non ha peli sulla lingua, che la si ama o la si odia. Onestamente non so se mi è piaciuto, ancora devo metabolizzarlo. Forse abbinare uno stile così particolare, anzi surreale a una storia fatta quasi tutta di dialoghi non aiuta o semplicemente è un genere che non mi è congeniale o forse non ci ho capito un c. come direbbe Zazie!

    Per un poco medito così sulla fragilità delle cose umane e sui progetti dei topi che non si realizzano più di quelli degli antropoidi, poi si dette a invidiare - solo per pochi istanti, non esageriamo- la sorte di quei diseredati, diseredati forse ma liberati dal peso delle servitù sociali e delle convenzioni mondane.

    - Allora ti sei divertita? - Così. - L'hai visto, il metrò? - No. - E allora, che cosa hai fatto? - Sono invecchiata.

    ha scritto il 

  • 3

    "Sei ormosessuale, sì o no?"

    Zazie è una bambina che arriva dalla provincia francese con la mamma per essere affidata allo zio Gabriel. Il chiodo fisso di Zazie è quello di prendere il metró ma, caso vuole, proprio nei giorni ...continua

    Zazie è una bambina che arriva dalla provincia francese con la mamma per essere affidata allo zio Gabriel. Il chiodo fisso di Zazie è quello di prendere il metró ma, caso vuole, proprio nei giorni della sua permanenza è stato indetto uno sciopero della linea metropolitana. La piccola Zazie ci rimane male, finendo per mantenere un carattere scontroso e fastidioso per tutta la durata dell'opera. Tuttavia, questo infausto evento non preclude alla piccola la possibilità di avventurarsi nella Parigi di De Gaulle e dell'energia atomica, spesso anche da sola. In un momento di estrema sonnolenza si sveglia per andare in bagno, ma dal bagno finisce a una serie di avventure per la capitale francese.

    Il romanzo è un romanzo strano. Queneau si attiene a strutture di tipo classico (come l'azione temporale svolta in breve tempo, o il setting unitario in una città che quasi diviene una personaggio di second'ordine), e tuttavia lo stile e la lingua sono quelli che colpiscono: una grande capacità comica (io ho riso tantissimo) e un grande talento riassuntivo attraverso neologismi o l'uso del cosiddetto "argot", gergo sociale.

    Zazie è una ragazzina troppo matura e troppo intelligente per la sua età. Le sue rocambolesche avventure sfociano in sottili critiche sociali, le cui curiosità rimangono senza risposta, quasi, come la frequente domanda allo zio, che di professione è una drag queen in un locale gay, "allora zio, sei ormosessuale o no?". Zazie ha subito abusi sessuali, eppure non sembra, il che porta a considerare il romanzo, secondo il mio modesto parere, tutto un susseguirsi di eventi onirici che, guarda caso, ripresentano tratti ed eventi subiti già in precedenza dalla bambina (violenza domestica, pedofilia, sangue).

    Non l'ho trovato un romanzo di grande portata, vero, ma nemmeno un romanzo evitabile. Sotto la superficie comica (che, ripeto, mi ha suscitato la risata in più punti), si nasconde la minaccia, o la fortuna, del cambiamento sociale che va a confondersi con i problemi sociali. Zazie cresce in una sola giornata perché si perde nella Parigi dalle tinte indefinibili agli occhi di chi guarda. Alla fine Queneau opera un exploit narrativo che finisce per confermare la tesi dell'onirismo e aggiungere nuove considerazioni in merito a tutta la vicenda. Insomma, consigliabile come opera ma non per forza!

    ha scritto il 

  • 5

    Vi è mai capitato di voler leggere un libro non monolitico, non prolisso, non storico, non classico, non romantico, non tetro, non thriller, non moralistico, non epico? E, invece, volere ...continua

    Vi è mai capitato di voler leggere un libro non monolitico, non prolisso, non storico, non classico, non romantico, non tetro, non thriller, non moralistico, non epico? E, invece, volere fortissimamente leggere un libro lineare, toponomasticamente circoscritto, pieno di verve retorica e di neologismi originali che sono licenze di un prosatore onnisciente?

    È questo Queneau l’appagamento della pretenziosa richiesta. “Zazie nel metrò” è un libro semplice e divertente, condito di un velo di malinconia insufflato ai suoi personaggi, abbinati - sembrerebbe - per caso ma armoniosamente, a creare un atout romanzesco riuscito, memorabile.

    Zazie è la ragazzina irruenta che viene dalla provincia a esplorare la città di Parigi. Grazie a lei viaggiamo nella narrazione con la stessa foga di conoscere, sperimentare, dubitare, rimpiangere la stasi del metrò parigino, sonnecchiante a causa di uno sciopero. Zazie vuole perdersi, arrischiare percorsi che non conosce, sedersi sulle panchine vicino ai clochard, disquisire con vedove che si innamorano di sconosciuti travestiti da sbirri, sorprendersi degli angoli parigini imbottigliati nel traffico, serenamente riflettere e rammaricarsi solo di non poter prendere il metrò.

    Durante la lettura, un po’ ho voluto mettere i panni “zazistici”, compartecipare all'irruenza della protagonista.

    Ho amato tutto l’impianto scrittorio di Queneau, difficile da spiegare se non leggendo uno dei suoi estratti, quello di seguito figurante tra i miei preferiti:

    “Trouscaillon e la vedova Mouaque avevano già fatto un bel po’ di strada lentamente, l’uno accanto all’altra, ma sempre dritto davanti a sé e per di più in silenzio, quando s’accorsero di star camminando l’uno accanto all’altra lentamente ma sempre dritto e davanti a sé e per di più in silenzio. Allora si guardarono e sorrisero: i cuori avevano parlato. Rimasero a fissarsi, chiedendosi che cosa avrebbero potuto dirsi e in quale lingua esprimerlo. Allora la vedova propose di commemorare issoffatto quell’incontro vuotando un drink e di penetrare a tal fine nella sala del Café del Velocipede, boulevard Sebastopol, dove taluni mercatini già si umettavano il tubo digestivo prima di scarrozzarsi via i loro legumi. Un tavolo di marmo avrebbe offerto la sua panca vellutata; ed essi avrebbero bagnato le labbra nei loro quartini aspettando che la cameriera di livide carni s’allontanasse per lasciar finalmente schiudere le parole d’amore attraverso i borborigmi della birra. Nell’ora in cui si bevono i sughi di frutta di forti colori e i liquori forti di pallidi colori, sarebbero rimasti essi fermi sulla detta panca vellutata, scambiandosi, nel turbamento delle loro mani allacciate, vocaboli prolifici di comportamenti sessuati in un prossimo avvenire.”

    Sono in fervida attesa di altre esperienze queneauiane.

    ha scritto il 

  • 2

    Lettura che non mi ha convinto, da rivedere

    Mi dispiace ma non mi è piaciuto. La storia è deliziosa e amabile, ma la narrazione, il linguaggio e lo stile di scrittura non mi piacciono. Vista la forte presenza dei dialoghi forse con la ...continua

    Mi dispiace ma non mi è piaciuto. La storia è deliziosa e amabile, ma la narrazione, il linguaggio e lo stile di scrittura non mi piacciono. Vista la forte presenza dei dialoghi forse con la traduzione in italiano si è perso qualcosa, o forse è solo un linguaggio che a me non piace. Non nascondo che mi sarebbe piaciuto leggerlo nel '59 quando uscì in Francia sicuramente l'impatto del libro sulla classica letteratura del tempo è stato elevato, ribelle ... un po' come la piccola Zazie. Forse lo rileggerò fra qualche anno rivedendo la mia opinione

    ha scritto il 

  • 3

    Attualmente non sono in vena di comprendere i blucinz. Rimando a neuroni migliori.

    Abbandonato giugno 2012. Ci riprovo!

    Ci sono tutti gli ingredienti che mi piacciono in un libro: ci sono giochi di ...continua

    Attualmente non sono in vena di comprendere i blucinz. Rimando a neuroni migliori.

    Abbandonato giugno 2012. Ci riprovo!

    Ci sono tutti gli ingredienti che mi piacciono in un libro: ci sono giochi di parole, ironia, lievità...eppure, eppure qualcosa non mi torna. Faccio un esempio che non c'entra nulla, ma credo spieghi la mia sensazione. Io adoro le castagne. Potrei morire mangiandole e non mi fermerei... Ok? Bene, tutti i derivati della castagna li odio. Aborro la farina di castagne, i dolci che ci si fanno, perfino i marron glacé. Giusto giusto potrei scavare nella panna del Mont Blanc, ma più per far venire il nervoso a Moretti che altro. Mi spiace perché è uno di quei libri con cui ti sembra di deludere qualcuno se non ti è piaciuto...eppure è così...ritenterò con il film di Malle. Ma per me Zazie resterà il mio Mont Blanc...e nel frattempo invecchieremo insieme senza il metrò.

    http://m.youtube.com/watch?v=KkZWKSjdASk&desktop_uri=%2Fwatch%3Fv%3DKkZWKSjdASk

    ha scritto il 

  • 5

    Romanzo divertente, caratterizzato dal ritmo incalzante e dai giochi lingustici che immagino letti in lingua originale rendano molto di più. Zazie racchiude il lato curioso e instancabile di ognuno ...continua

    Romanzo divertente, caratterizzato dal ritmo incalzante e dai giochi lingustici che immagino letti in lingua originale rendano molto di più. Zazie racchiude il lato curioso e instancabile di ognuno di noi! Molto divertente anche la trasposizione cinematografica.

    ha scritto il 

  • 1

    "Chiacchieri chiacchieri, non sai fare altro!", ripete il pappagallo circa una volta ogni due pagine. Basta questo a rendere il non-senso di un romanzo che, secondo il suo stesso autore (e meno male ...continua

    "Chiacchieri chiacchieri, non sai fare altro!", ripete il pappagallo circa una volta ogni due pagine. Basta questo a rendere il non-senso di un romanzo che, secondo il suo stesso autore (e meno male che lo ammette) è "un delirio scritto a macchina da un romanziere idiota". Appunto. Piuttosto che leggerlo avrei potuto occupare il temo pulendo gli interstizi tra le mattonelle.

    ha scritto il 

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