Zebio Còtal

illustrato da Gino Covili

Di

Editore: COVILIARTE

4.2
(38)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 247 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: A000205723 | Data di pubblicazione: 

Prefazione: Pier Paolo Pasolini , Giorgio Bàrberi Squarotti ; Postfazione: Werther Romani , Fabio Marri

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Arte, Architettura & Fotografia , Bambini , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
GUIDO CAVANI, poeta e narratore modenese (nato nel 1897, morto nel 1967), pubblicò nel 1958, a proprie spese, in soli 200 esemplari, presso un piccolo editore modenese (Ferraguti), un romanzo intitolato - dal nome del protagonista - Zebio Còtal, oggi unanimamente ritenuto il suo capolavoro. Nel 1961 l'opera fu ripubblicata da Feltrinelli, con una affettuosa prefazione di P.P.Pasolini (mantenuta anche in questa edizione). Ambientato sulle colline del Frignano, fra Serramazzoni e Pavullo, il romanzo racconta le vicende di una povera famiglia contadina, le cui sofferenze sono aggravate dalla brutalità di Zebio, il "padre-padrone".

Quasi per caso, nel 1973, il grande pittore pavullese GINO COVILLI (1918-2005) lesse il romanzo: lo sentì così vicino al suo mondo e alla sua sensibilità artistica che volle "reinterpretarlo" in immagini: disegnò e dipinse un ciclo di 32 opere di grande freschezza e intelligenza interpretativa, rimaste inedite e mai esposte fino ad oggi.

La COVILIARTE ha deciso di pubblicare in uno stesso volume sia il romanzo di Cavani (riportato alla sua lezione più autentica), sia le tavole di Covili. Il tutto arricchito da un ampio saggio introduttivo di uno dei nostri maggiori e più noti italianisti, Giorgio Bàrberi Squarotti, scritto appositamente per questa edizione, e dai saggi dei due curatori, entrambi docenti del Dipartimento di Italianistica dell'Università di Bologna: il modenese Fabio Marri, sicuramente uno dei maggiori conoscitori dell'opera cavaniana, e il bolognese-pavullese Werther Romani, amico di Covili e appassionato ammiratore della sua opera.

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  • 5

    Capolavoro

    Il mio vicino di casa mi ha regalato una copia del libro "Zebio Còtal di Guido Cavani. È la terza edizione Feltrinelli, quella del dicembre 1961.
    Le pagine sono spesse, ingiallite, alcuni caratteri so ...continua

    Il mio vicino di casa mi ha regalato una copia del libro "Zebio Còtal di Guido Cavani. È la terza edizione Feltrinelli, quella del dicembre 1961.
    Le pagine sono spesse, ingiallite, alcuni caratteri sono lievemente cancellati; l'odore che emana la carta è molto forte, polveroso, sa di antichità. È un contorno che si sposa meravigliosamente con la storia di miseria e sentimenti che questo libro racconta. Alla faccia degli eBook. Alla faccia di tutti gli eBook reader del mondo.

    Questo libro racconta della terra in cui vivo: delle colline del Frignano, della sua gente, dei suoi cieli, delle sue costruzioni di sasso, della sua vegetazione. È quindi facile immaginare fin da subito il coinvolgimento che ho avuto. Ma c'è di più, sopra queste pagine c'è una storia densa di tristezza descritta con sincera e ammirevole poesia. Una vera e propria potenza letteraria che preme sul petto e toglie il respiro.
    Conoscevo Cavani di fama, ma mai avevo avuto l'occasione di leggere questo suo breve ma immenso romanzo, e ora che ho vissuto l'esperienza mi sento di consigliarlo vivamente a tutti; che siate di queste terre o no poco importa, quello di Cavani è un linguaggio semplice, evocativo, crudo, efficace e pieno di coscienza.

    ha scritto il 

  • 5

    Storia di miseria e violenza ataviche,ambientata in un appennino modenese brullo e lugubre.Potente come una tragedia greca,efficace come un riassunto di antropologia nostrana.Non può deludervi. ...continua

    Storia di miseria e violenza ataviche,ambientata in un appennino modenese brullo e lugubre.Potente come una tragedia greca,efficace come un riassunto di antropologia nostrana.Non può deludervi.

    ha scritto il 

  • 5

    Storia nerissima (non nel senso che è noir, nel senso che è cupa) di poveracci che campano alla meno peggio su un Appennino fatto di paesi assurdi e minuscoli, di quelli che quando ci passi (se mai ci ...continua

    Storia nerissima (non nel senso che è noir, nel senso che è cupa) di poveracci che campano alla meno peggio su un Appennino fatto di paesi assurdi e minuscoli, di quelli che quando ci passi (se mai ci passi) ti chiedi come sarà mai possibile che qualcuno ci sia venuto a vivere. L'autore è stato per me una scoperta: gran dialoghista, sa creare personaggi a tutto sbalzo che restano impressi in mente, e verso il finale si concede addirittura una situazione pirandelliana (il dialogo tra Zebio e il figlio Zuello, dove il figlio non riconosce il padre, o fa finta, e il lettore non sa mai se Zuello "c'è" o "ci fa"). Le ultimissime pagine, invece, potrebbe averle scritte uno tipo Erskine Caldwell o John O'Hara (ed è un gran complimento, per come la vedo io). Prefazione di un Pasolini che come al solito è tutto concentrato sulla poetica e le forme linguistiche rurali, e si dimentica di drammaturgia e personaggi, che qui mi paiono invece di assoluto rilievo.

    ha scritto il 

  • 4

    Tim: Come prima cosa bisogna chiedersi se ODB sia il nomignolo di Oreste Del Buono o di Ol’ Dirty Bastard.
    Fede: Ahah, sì. È incredibile. E non è una comodità nostra l’abbreviazione. Molte delle sue c ...continua

    Tim: Come prima cosa bisogna chiedersi se ODB sia il nomignolo di Oreste Del Buono o di Ol’ Dirty Bastard.
    Fede: Ahah, sì. È incredibile. E non è una comodità nostra l’abbreviazione. Molte delle sue cose Del Buono le firmava ODB.

    Tim: Chissà se sapeva chi era Ol’ Dirty. Qualcuno glielo avrà fatto notare.
    Fede: La roba buffa è che quando è uscito “Enter The Wu” e ho incontrato Ol’ Dirty, per me ODB era Del Buono. Pensa che teneva una rubrica sulla Stampa, che essendo io di Torino era l’unico quotidiano che girava in casa. La rubrica si chiamava “Specchio dei tempi”. È praticamente su quella che ho imparato a leggere.

    Tim: Io non sapevo nemmeno che ODB fosse un narratore. lo conoscevo esclusivamente come direttore di Linus. Però il libro è bello, gran bello. Pieno di virgole.
    Fede: Un milione di virgole. Amo le virgole. Oggi poi che tutti scrivono tipo, “Piove. Fa freddo. Piove.”

    Tim: Viva le virgole.
    Fede: La prima cosa che mi piace è che sono cinque racconti ma alla fine è anche un piccolo romanzo se vuoi. I personaggi sono quelli, presi in momenti diversi.

    Tim: Sì, e poi la progressione dei capitoli continua da racconto a racconto. Tipo il primo racconto è 6 capitoli, ma il primo capitolo del secondo racconto è il capitolo 7. Però poi le date alla fine dei racconti sono al contrario: ha scritto l’ultimo nel ’58, tipo, e il primo nel ’63.
    Fede: Chissà se se li è tenuti lì e li ha scritti al contrario e poi ha nominato i capitoli uno per uno dopo averli scritti tutti. Mi pare di capire che c’è molto di autobiografico. Mi piace anche la struggenza di fondo con cui il protagonista si racconta. Se leggi due cose su ODB capisci un po’ perché. Non amava il suo lavoro letterario. Non si considerava uno scrittore.

    Tim: Che merda quella roba. Super italiana. Che se uno scrive di tv o di calcio o di fumetti, non può scrivere romanzi “seri”.
    Fede: Sembra sempre un po’ che faccia dire al suo personaggio, “Perché sono in questo libro?”

    Tim: Invece Zebio Còtal è tutta un’altra storia.
    Fede: So solo che piaceva da matti a Pasolini. Contadini, giusto?

    Tim: Contadini modenesi. Cavani se l’è autoprodotto in 500 esemplari, e uno di quei 500 è finito in mano a Pasolini. Un altro a Bassani, che l’ha selezionato per la sua collana di narrativa italiana per Feltrinelli. Sembra un po’ Figlio di Dio di Cormac McCarthy ma con l’Appenino al posto dell’Appalachia e con molta meno violenza estrema.
    Fede: Un Figlio di Dio centroitaliano. Bella questa collana comunque. Alla presentazione Davico Bonino ne era entusiasta. È figa questa cosa del grande vecchio e dei giovani editori che si uniscono per il bene supremo dei libri in aperta polemica col Grande Fratello che controlla l’editoria italiana. È un romanzo di suo. Poi Davico Bonino fa mega ridere. Diceva che l’unica cosa che non lo convinceva è che lui è juventino e Coppola e Formenton milanisti.

    Tim: Ahah. Vedi? Gli intellettuali devono parlare di calcio, di tv, di tutto.
    Fede: Sì. Per tornare a Del Buono—lui ad esempio ha fatto TUTTO: i fumetti, i giornali, i libri, l’editor, il critico televisivo. Aveva una rubrica su Panorama mi pare in cui faceva critica pubblicitaria.

    Tim: Era un grande. Ci fanno l’Antimeridiano. Invece il libro della massaia non l’ho letto. Tu?
    Fede: Io neanche.

    Tim: Beh, parla di massaie.

    TIM & FEDE

    ha scritto il 

  • 4

    A un euro, uno si dice "proviamo" e spesso si viene ricompensati da belle scoperte. E poi la prefazione di Pasolini lo arricchisce e lo rende una piccola rarità. La crudezza del mondo contadino rende ...continua

    A un euro, uno si dice "proviamo" e spesso si viene ricompensati da belle scoperte. E poi la prefazione di Pasolini lo arricchisce e lo rende una piccola rarità. La crudezza del mondo contadino rende difficile riconoscervi le nostre radici, eppure sono lì e neppure tanto distanti da noi. Dura, da digerire.

    ha scritto il