Zefira

Di

Editore: Rubbettino

3.8
(21)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 193 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8849824572 | Isbn-13: 9788849824575 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

Ti piace Zefira?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Zefira. Calabria ionica. L'atmosfera spessa da eterna domenica pomeriggio viene squarciata da un crimine clamoroso. Gli avvenimenti incalzano senza tregua. Il male esplode improvviso, incontenibile, sgorga dalle profondità dei secoli a spazzare via la speranza.Niente è come sembra, nulla è scontato.Politici, magistrati, poliziotti, mafiosi, uomini di chiesa e delle istituzioni popolano un verminaio inestricabile. Luca Rustici, poliziotto milanese giunto in città a mettere ordine, rincorre la verità vagando fra accadimenti lontani, eventi del secondo conflitto mondiale, cronache recenti, pastori, nobili, soldati nazisti, mitologia e realtà. E' una corsa a perdifiato, forse senza traguardo, dove comunque la vita è sempre in agguato. Più della morte.
Ordina per
  • 0

    Non mi piace il messaggio che questo autore ribadisce nei suoi romanzi.
    Le canaglie sono solo canaglie; mafiosi e ndranghetisti non sono “culturalmente” giustificati.Ho chiuso a metà lettura, con fast ...continua

    Non mi piace il messaggio che questo autore ribadisce nei suoi romanzi.
    Le canaglie sono solo canaglie; mafiosi e ndranghetisti non sono “culturalmente” giustificati.Ho chiuso a metà lettura, con fastidio.

    ha scritto il 

  • 4

    “Per un milanese la sintesi era l'essenza della vita, ma a Zefira anche la verità più banale veniva data in modo mediato”.

    Le prime righe:
    “Appoggiò la biro sul foglio e si interruppe: la porta dell'u ...continua

    “Per un milanese la sintesi era l'essenza della vita, ma a Zefira anche la verità più banale veniva data in modo mediato”.

    Le prime righe:
    “Appoggiò la biro sul foglio e si interruppe: la porta dell'ufficio si era spalancata. Un uomo era fermo sulla soglia con il volto celato da un passamontagna. Sembrava indeciso, impacciato.Passarono lunghi secondi. Poi l'uomo si risolse.Tirò fuori una pistola e inizò a sparare. La camicia celeste divenne vermiglia, il sangue inzuppò i pantaloni e quello continuava a sparare. Due, tre colpi gli arrivarono al viso da adolescente, devastandolo.Carmine Orsini, sindaco di Zefira, cessò di respirare: il sangue era arrivato fino al pavimento”.

    Benvenuti a Zefira, un paesino in terra di Calabria che non c'è ma che è più reale di molte rappresentazioni di questa terra anche da parte del giornalismo di informazione.
    Un paese all'apparenza tranquillo, che vive su un equilibrio basato sulle leggi non scritte che si tramandano di generazione in generazione e dove il potere reale non è delegato allo stato e ai suoi rappresentanti.
    Come il commissariato Luca Rustici, milanese e trasferito a Zefira dopo la separazione dalla moglie:
    “Il commissario Luca Rustici sedeva nel suo ufficio a pochi passi dal Tribunale. L'ispettore Giovanbattista Manti gli aveva servito un caffè nerissimo prelevato dal distributore automatico; seguiva il secondo della mattinata, sorseggiato al banco del caffpè Venezia e accompagnato da una morbida brioche.Luca Rustivi aveva assunto il comando di quell'avamposto dello Stato da appena nove mesi; vi era giunto dalla sua città, Milano”.

    Il primo impatto con questa terra e con le sue singolarità e la “stanza dei segreti”:
    «Questa è la stanza dei segreti. Se riterrà il suo contenuto contrario alla legge ne faccia immediata denuncia. Il passare del tempo farà di lei il responsabile esclusivo dei documenti in archivio. Per qualsiasi chiarimento parli sempre e solo con l'ispettore Manti, è l'unica persona della quale deve fidarsi».

    Una stanza dentro il commissariato che il suo predecessore ha riempito con tutte le segnalazioni anonime, relativamente ai notabili del paese, i loro affari segreti, le relazioni adulterine ….
    “I veleni contenuti in quella stanza erano talmente ammorbanti da distruggere la bontà dei fatti documentati. Tutto era talmente incredibile da poter essere considerato calunnia allo stato puro. Ma come tutti i brutti vizi anche la calunnia crea dipendenza. E Rustici si era assuefatto a quella tossicità”.

    La tranquillità a Zefira è sconvolta da un omicidio eccellente: il sindaco Carmine Orsini, ucciso a colpi di pistola nel suo ufficio da un killer che si è dileguato poi su una vecchia vespa: un omicidio di ndrangheta, legato a delle pratiche edilizie che il sindaco aveva sulla sua scrivania?
    Una soluzione che convince poco Rustici e anche il suo vice, l'ispettore Manti, cresciuto in quella terra, di cui conosce i segreti, i meccanismi per decifrare i messaggi. Cresciuto assieme al sindaco Orsini, figlio di un notabile di partito che è stato capace di raccogliere fondi pubblici per il benessere del suo paese.
    Cresciuto assieme ai boss delle cosche rivali dei Corsello e Alitta.
    Assieme alla sorella del sindaco, Caterina Orsini.
    Un mondo dove non solo è difficile per lo Stato applicare la giustizia, ma è perfino difficile distinguere bene e male, buoni dai cattivi.
    Un mondo dove dietro un'apparenza di rispettabilità si nascondono i segreti che raccontano le carte lette nella stanza dei segreti: il sindaco e i suoi interessi nella sanità e nell'agricoltura, il capitano dei carabinieri e la sua ambizione di carriera, il procuratore generale che amministra la giustizia cercando la soluzione più scontata. E anche l'imprenditore edile che si accaparra tutti i lavori pubblici del comune (e sono tanti). E il segretario del vescovo ...
    “Era un mondo strano quello che li circondava, il bene e il male si confondevano e si mischiavano in modo indecifrabile ai forestieri”.

    L'ispettore Manti si rivela per Rustici più di un valido collega: diventa per lui un amico, un confidente, un “Virgilio” capace di spiegargli quali sono le leggi non scritte di quella terra
    “Il figlio di un poliziotto stava dalla parte del bene in virtù della sua condizione di nascita.
    Il discendente di un malandrino invece per affermare di essere onesto aveva l 'onere della prova in ordine alla propria moralità, ed era condannato tutta la vita a fare professione di bene”.

    Regole che discendono dai tempi, dove esiste un potere ufficiale e un potere, ben più concreto anche se amministrato in modo nascosto, da quei notabili di prima, i cui segreti Rustici impara a conoscere:
    “Questa società, chiamata appunto società degli uomini, nel senso degli uomini migliori che la rappresentavano, aveva il compito di conservare il potere nelle mani degli autoctoni. Chiunque abbia fatto conquista di questa terra e abbia creduto, e crede, di esserne padrone si è sempre sbagliato e si sbaglia tuttora.[..].. tutti questi concetti si incastonavano con la descrizione del mondo di Zefira contenuta nella stanza dei segreti, e disegnavano in testa al commissario la realtà che lo circondava”.

    Come funziona la giustizia in questa terra? Come viene amministrata la legge?
    “Io e te, commissario, rappresentiamo manette, tasse e regole decise lontano da Zefira, uno Stato che è cambiato innumerevoli volte nei secoli passati. Scorsello e la sua razza mostrano la stessa faccia da sempre, le stesse regole immodificate.La popolazione è geneticamente assuefatta a loro. Se vuole, lui può rendere giustizia in ventiquattr'ore; noi siamo obbligati a sanare i torti ma raramente ci riusciamo, quantomeno in tempi rapidi. Scorsello ammazza tanta gente, ma altra ne salva.Noi crediamo nello Stato che serviamo, siamo convinti delle banalità delle regole condivise, ma non possiamo pretendere eroismo dalle persone che vivono un quotidiano difficile, cosparso di pericoli. [..] Se un onesto cittadino di Zefira e scopro di essere rappresentato da Allegra, Orsini, Malarico che di notte vanno a convegno con Scorsello. E allora lo sconforto di prende e abbassi la testa. Chiudi gli occhi e e per le feste porti l'agnello ai signori o ai malandrini. È facile essere bravi cittadini a Milano, Venezia o Torino e pontificare su questa terra”.

    Gli insegnamenti di Manti, i racconti di un vecchio pastore, la storia di un capitano delle SS che ha scontato le sue colpe su quei monti, le mezze frasi di un mafioso latitante .. tutto porterà il commissario ad un passo dalla verità, ben diversa e complessa della soluzione di comodo portata avanti da carabinieri e procura.
    E lo metterà di fronte ad una scelta: cambiare le cose e affrontare i rischi o adeguarsi a questa realtà? Dove i cattivi hanno la faccia da buoni?

    Dalla presentazione del libro, di Luigi Franco, direttore editoriale della casa editrice:
    «Zefira racconta i vizi di un mondo che trascende la criminalità in senso classico e scova i peccati in ambiti non consueti dice Criaco. L'ambientazione è quella di una città immaginaria che potrebbe stare sullo Jonio o sul Tirreno, ma anche in riva allo Stretto. Al centro di tutto, i peccati del sistema di potere locale. Un vizio non soltanto calabrese, piuttosto un dramma nazionale. L'ltalia, dal punto di vista unitario, è una nazione giovane, che inglobando una serie di identità locali ha dovuto farvi i conti. La nuova entità statale si è ritrovata in grembo poteri consolidati. Nessuno ha voluto rinunciare alle posizioni acquisite. L'esigenza di continuare a contare ha portato il potere locale a falsare la realtà, mostrandone sempre una comoda alla sopravvivenza. Nel caso della Calabria, si è aggiunto il dramma di un potere nostrano avvezzo a conservarsi con ogni mezzo e quindi anche col sistema criminale di matrice mafiosa. Un mix micidiale, di difficile contrasto».
    E Zefira racconta appunto della commistione criminale fra borghesia e ndrangheta, attraverso una trama lineare, di avvincente lettura. «È una storia semplice, un giallo classico con la solita ammazzatina, l'indagine e il colpevole» aggiunge lo scrittore. Ma, entrando nella testa di un commissario milanese sceso a Zefira per debellare la mafia, si scopriranno le facce multiformi del male. Si sovvertiranno i ruoli e si finirà per arrancare disperati alla ricerca dei buoni. Ne esistono ancora? Quali sono le colpe dei singoli e quali i vizi di una collettività intera che, quando non è responsabile direttamente, è complice muta, serva ignava? Zefira è di un'attualità che fa paura. A distanza di sei anni lo riscriverei uguale. E quello che più temo è che sarà così tra altri sei, e che il ciclo rischi di essere infinito se si prosegue con la pratica consolatoria di chiedere qualche toppa alla magistratura e non ci si adopera per una presa di coscienza collettiva. Ecco, più che trovarli i buoni forse dovremmo provare a diventarlo tutti davvero. Ma tutti e non i soliti diavoli ai quali si attribuisce tutto il male del mondo solo per sentirsi buoni senza esserlo».

    ha scritto il 

  • 4

    Gioacchino Criaco scrive davvero bene. Sicuramente ha letto e amato i romanzi del grandissimo Leonardo Sciascia tanto da proseguirne il filone, ambientando le storie in Calabria, terra che conosce e c ...continua

    Gioacchino Criaco scrive davvero bene. Sicuramente ha letto e amato i romanzi del grandissimo Leonardo Sciascia tanto da proseguirne il filone, ambientando le storie in Calabria, terra che conosce e che studia con passione.
    http://www.piegodilibri.it/recensioni/zefira-gioacchino-criaco/

    ha scritto il 

  • 1

    ANIME NERE

    L’ho letto perché cercavo ‘Anime nere’ e invece ho trovato Zefira.
    Volevo leggere ‘Anime nere’ perché voglio vedere il film che ne è stato tratto, perché ho letto buone interviste a Munzi, e allo stes ...continua

    L’ho letto perché cercavo ‘Anime nere’ e invece ho trovato Zefira.
    Volevo leggere ‘Anime nere’ perché voglio vedere il film che ne è stato tratto, perché ho letto buone interviste a Munzi, e allo stesso Criaco.
    Volevo ‘Anime nere’ e invece ho trovato Zefira e adesso probabilmente ‘Anime nere’ non lo cercherò più.

    Tutti dicono che Criaco garantisce un’ottima conoscenza dell’oggetto del suo racconto, a cominciare dalla terra e dalle sue dinamiche, Calabria e ‘ndrangheta.
    Invece, è proprio questa la prima lacuna: la storia non ha elementi ‘interni’, non sembra frutto di particolare investigazione e documentazione, non si nota punto di vista ‘privilegiato’ – anzi la criminalità e la sua organizzazione sono mitizzate come nelle fole e il mafioso è dipinto come animato da un senso superiore della giustizia.
    E per quanto riguarda la Calabria, la sua presenza è per metà una cartolina (gli odori, i sapori, il calore umano, ossignur) e per metà il solito mito trito ritrito (la Magna Grecia, mapercarità, ancora!).

    Ma se su Gomorra la serie, se Ciro Di Marzio, Gennaro "Genny" Savastano, o donna Imma, si fossero chiamati Giambattista Miani, Dante Orsini o Mattia Selani li avrei presi altrettanto sul serio?
    Perché qui perfino nomi e cognomi suonano fasulli, importati, pur dovendo invece risultare indigeni.

    La sensazione è quella di una favoletta, campata in aria, e raccontata male.
    Molto male: forse la complessità non è indispensabile ogni volta, ma secondo me invece aiuta sempre – di certo non è un’offesa, qualcosa di respingente, di inutile, qualcosa da evitare come Gioacchino Criaco sembra pensare.
    E’ fondamentale riuscire ad andare oltre una superficie piatta: sopra e sotto va bene uguale, pur che si vada oltre la bidimensionalità, l’appiattimento.

    Poi, a volte, come in queste pagine, anche la seconda dimensione sembra un ottomilametri più irraggiungibile che mai…

    ha scritto il 

  • 3

    la calabria irrisolta

    questo libro è stato scritto da chi conosce la calabria, con i suoi pregi e i suoi difetti, molto bene. Non stupisce che un racconto così sentito possa concludersi amaramente, tuttavia dal narratore c ...continua

    questo libro è stato scritto da chi conosce la calabria, con i suoi pregi e i suoi difetti, molto bene. Non stupisce che un racconto così sentito possa concludersi amaramente, tuttavia dal narratore ci si sarebbe aspettato un suggerimento, qualcosa che dal racconto riuscisse ad emergere per dare un barlume di speranza.

    ha scritto il 

  • 4

    L'aria della domenica pomeriggio

    C'è una definizione per me interessante nel romanzo 'Zefira' di Gioacchino Criaco. Si parla della Calabria come di una terra dove c'è sempre un'atmosfera da domenica pomeriggio. Ho vissuto dieci anni ...continua

    C'è una definizione per me interessante nel romanzo 'Zefira' di Gioacchino Criaco. Si parla della Calabria come di una terra dove c'è sempre un'atmosfera da domenica pomeriggio. Ho vissuto dieci anni in questa terra e devo dire che è una delle migliori definizioni che ho trovato. Quell'aria particolare, quieta, che si assapora solamente nelle domeniche pomeriggio, è diffusa anche nei giorni feriali nella terra di Pitagora, Gioacchino da Fiore, Rino Gattuso.
    Gioacchinio Criaco vive ad Africo, nel cuore dell'Aspromonte, e racconta una Calabria reale al di là delle indagini sociologiche e dei luoghi comuni. E' stato definito, da certa stampa nostrana, un 'anti-Saviano' nel senso che porta nel suo sangue le cose che denuncia. Un fratello più giovane di dieci anni è in galera perchè invischiato in fatti di n'drangheta ("il bene e il male andavano a braccetto...", p. 56).
    'Zefira' scorre non sempre agevolmente tra presente e passato e nell'intreccio di amicizia di due gentiluomini, con delle chicche che spiegano, con una certa immediatezza, mentalità ("lì il non far niente aveva un senso e un motivo", p. 58), istintività, potenzialità e carenze della gente di questa terra (" ci sono ragazze da queste parti alle quali la mente funziona in un modo che non ti aspetti", p. 48).
    Sembra che la Calabria, sia terra solamente accogliente. Essa in realtà manifesta un certo tasso di violenza. Dà il benvenuto nei primi tempi, come nessun altro, ma poi ti può vomitare, come si fa con le cose indigeste. L'aria calma della domenica pomeriggio è in realtà gravida di sofferenza.

    "Stai accanto a persone che sono bombe,
    magari non scoppieranno mai,
    saranno gentili e disponibili per decenni.
    Poi tocchi il tasto sbagliato, si girano e ti sparano in faccia".
    Gioacchino Criaco, 'Zefira'

    Da: http://pasqualecastrilli.blogspot.com/

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    L'anima di Zefira

    Più che di quello che vi è scritto, parlare di un romanzo significa parlare della sua anima. Quest'anima è una forza prorompente che si cela dietro ogni sua parola, come un belva in agguato che aspett ...continua

    Più che di quello che vi è scritto, parlare di un romanzo significa parlare della sua anima. Quest'anima è una forza prorompente che si cela dietro ogni sua parola, come un belva in agguato che aspetta il momento propizio per saltare addosso alla preda. In Zefira l'anima ha il dolciastro odore del sangue, della secca e costante attesa della morte, dell'infinito inganno stagnante della vita...quest'anima porta scalfita sulla propria aurea l'infame sigillo della 'ndrangheta. Nome evocativo, sporco e misterioso. E' un'anima sfuggente quella di cui è intriso questo secondo romanzo di Criaco,non la si afferra, ma la si respira ad ogni passaggio...in ogni pagina del libro si avverte una presenza opprimente, degli occhi fissi sull'indefinito sogno del potere.
    Non è un romanzo aggressivo, come lo era invece Anime nere , Criaco tratteggia con ricercata sicurezza i volti del più oscuro segreto della sua terra scrivendo un romanzo meno intenso del primo, ma creando con la potenza delle parole uno scrigno inviolabile dove si nascondono false verità sempre sul punto di esplodere. L'autore scopre una delicatezza profonda della quale la rudezza di Anime nere era evidentemente ignara, nonostante essa sia stata inevitabilmente generata proprio da quell'esperienza.
    Criaco racconta l'ordinario evolversi delle indagini sull'omicidio del sindaco di Zefira, l'amato e rispettato figlio del conte Orsini, proprietario di quasi tutte le terre che circondano l'immaginaria città calabrese che è cuore e scenario della narrazione.Luca Rustici, insoddisfatto commissario milanese, segue le indagini con malcelato distacco...giungendo alla conclusiva e totale comunione con Zefira e i suoi misteri.L'appiattimento finale nel ritmo di Zefira è fin da subito evidente, si manifesta come naturale dispiegamento della ricerca personale del protagonista. Guida di questo viaggo nelle viscere tenebrose della città è l'ispettore Tito Manti, figura ambigua e misteriosa che getta Rustici in un mondo stupefacente, fatto di millenarie tradizioni e intrighi inaspettati.
    Il romanzo mi è piaciuto, è stata una lettura densa e travolgente. Eppure vi sono elementi che hanno ammorbidito il mio entusiasmo, come lo scialbo e stereotipato rapporto tra Rustici e l'impiegata Rita e la finale accettazione dello stato di case da parte del commissario.
    Personaggio singolare e degno di interesse per la sua attraente personalità è il boss Totò Scorsello, capo di una delle più potenti famiglie mafiose di Zefira. Altrettanto affascinante è la storia di Kike, l'ufficiale tedesco del quale Rustici ritrova il diario.

    "E allora lo sconforto ti prende e abbassi la testa. Chiudi gli occhi e per le feste porti l'agnello ai signori e ai malandrini. E' facile essere bravi cittadini a Milano, Venezia o Torino, e pontificare su questa terra".

    ha scritto il