Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Zefira

Di

Editore: Rubbettino

3.7
(17)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 193 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8849824572 | Isbn-13: 9788849824575 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

Ti piace Zefira?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Zefira. Calabria ionica. L'atmosfera spessa da eterna domenica pomeriggio viene squarciata da un crimine clamoroso. Gli avvenimenti incalzano senza tregua. Il male esplode improvviso, incontenibile, sgorga dalle profondità dei secoli a spazzare via la speranza.
Niente è come sembra, nulla è scontato.
Politici, magistrati, poliziotti, mafiosi, uomini di chiesa e delle istituzioni popolano un verminaio inestricabile. Luca Rustici, poliziotto milanese giunto in città a mettere ordine, rincorre la verità vagando fra accadimenti lontani, eventi del secondo conflitto mondiale, cronache recenti, pastori, nobili, soldati nazisti, mitologia e realtà. E' una corsa a perdifiato, forse senza traguardo, dove comunque la vita è sempre in agguato. Più della morte.
Ordina per
  • 1

    ANIME NERE

    L’ho letto perché cercavo ‘Anime nere’ e invece ho trovato Zefira. Volevo leggere ‘Anime nere’ perché voglio vedere il film che ne è stato tratto, perché ho letto buone interviste a ...continua

    L’ho letto perché cercavo ‘Anime nere’ e invece ho trovato Zefira. Volevo leggere ‘Anime nere’ perché voglio vedere il film che ne è stato tratto, perché ho letto buone interviste a Munzi, e allo stesso Criaco. Volevo ‘Anime nere’ e invece ho trovato Zefira e adesso probabilmente ‘Anime nere’ non lo cercherò più.

    Tutti dicono che Criaco garantisce un’ottima conoscenza dell’oggetto del suo racconto, a cominciare dalla terra e dalle sue dinamiche, Calabria e ‘ndrangheta. Invece, è proprio questa la prima lacuna: la storia non ha elementi ‘interni’, non sembra frutto di particolare investigazione e documentazione, non si nota punto di vista ‘privilegiato’ – anzi la criminalità e la sua organizzazione sono mitizzate come nelle fole e il mafioso è dipinto come animato da un senso superiore della giustizia. E per quanto riguarda la Calabria, la sua presenza è per metà una cartolina (gli odori, i sapori, il calore umano, ossignur) e per metà il solito mito trito ritrito (la Magna Grecia, mapercarità, ancora!).

    Ma se su Gomorra la serie, se Ciro Di Marzio, Gennaro "Genny" Savastano, o donna Imma, si fossero chiamati Giambattista Miani, Dante Orsini o Mattia Selani li avrei presi altrettanto sul serio? Perché qui perfino nomi e cognomi suonano fasulli, importati, pur dovendo invece risultare indigeni.

    La sensazione è quella di una favoletta, campata in aria, e raccontata male. Molto male: forse la complessità non è indispensabile ogni volta, ma secondo me invece aiuta sempre – di certo non è un’offesa, qualcosa di respingente, di inutile, qualcosa da evitare come Gioacchino Criaco sembra pensare. E’ fondamentale riuscire ad andare oltre una superficie piatta: sopra e sotto va bene uguale, pur che si vada oltre la bidimensionalità, l’appiattimento.

    Poi, a volte, come in queste pagine, anche la seconda dimensione sembra un ottomilametri più irraggiungibile che mai…

    ha scritto il 

  • 3

    la calabria irrisolta

    questo libro è stato scritto da chi conosce la calabria, con i suoi pregi e i suoi difetti, molto bene. Non stupisce che un racconto così sentito possa concludersi amaramente, tuttavia dal ...continua

    questo libro è stato scritto da chi conosce la calabria, con i suoi pregi e i suoi difetti, molto bene. Non stupisce che un racconto così sentito possa concludersi amaramente, tuttavia dal narratore ci si sarebbe aspettato un suggerimento, qualcosa che dal racconto riuscisse ad emergere per dare un barlume di speranza.

    ha scritto il 

  • 4

    L'aria della domenica pomeriggio

    C'è una definizione per me interessante nel romanzo 'Zefira' di Gioacchino Criaco. Si parla della Calabria come di una terra dove c'è sempre un'atmosfera da domenica pomeriggio. Ho vissuto dieci ...continua

    C'è una definizione per me interessante nel romanzo 'Zefira' di Gioacchino Criaco. Si parla della Calabria come di una terra dove c'è sempre un'atmosfera da domenica pomeriggio. Ho vissuto dieci anni in questa terra e devo dire che è una delle migliori definizioni che ho trovato. Quell'aria particolare, quieta, che si assapora solamente nelle domeniche pomeriggio, è diffusa anche nei giorni feriali nella terra di Pitagora, Gioacchino da Fiore, Rino Gattuso. Gioacchinio Criaco vive ad Africo, nel cuore dell'Aspromonte, e racconta una Calabria reale al di là delle indagini sociologiche e dei luoghi comuni. E' stato definito, da certa stampa nostrana, un 'anti-Saviano' nel senso che porta nel suo sangue le cose che denuncia. Un fratello più giovane di dieci anni è in galera perchè invischiato in fatti di n'drangheta ("il bene e il male andavano a braccetto...", p. 56). 'Zefira' scorre non sempre agevolmente tra presente e passato e nell'intreccio di amicizia di due gentiluomini, con delle chicche che spiegano, con una certa immediatezza, mentalità ("lì il non far niente aveva un senso e un motivo", p. 58), istintività, potenzialità e carenze della gente di questa terra (" ci sono ragazze da queste parti alle quali la mente funziona in un modo che non ti aspetti", p. 48). Sembra che la Calabria, sia terra solamente accogliente. Essa in realtà manifesta un certo tasso di violenza. Dà il benvenuto nei primi tempi, come nessun altro, ma poi ti può vomitare, come si fa con le cose indigeste. L'aria calma della domenica pomeriggio è in realtà gravida di sofferenza.

    "Stai accanto a persone che sono bombe, magari non scoppieranno mai, saranno gentili e disponibili per decenni. Poi tocchi il tasto sbagliato, si girano e ti sparano in faccia". Gioacchino Criaco, 'Zefira'

    Da: http://pasqualecastrilli.blogspot.com/

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    L'anima di Zefira

    Più che di quello che vi è scritto, parlare di un romanzo significa parlare della sua anima. Quest'anima è una forza prorompente che si cela dietro ogni sua parola, come un belva in agguato che ...continua

    Più che di quello che vi è scritto, parlare di un romanzo significa parlare della sua anima. Quest'anima è una forza prorompente che si cela dietro ogni sua parola, come un belva in agguato che aspetta il momento propizio per saltare addosso alla preda. In Zefira l'anima ha il dolciastro odore del sangue, della secca e costante attesa della morte, dell'infinito inganno stagnante della vita...quest'anima porta scalfita sulla propria aurea l'infame sigillo della 'ndrangheta. Nome evocativo, sporco e misterioso. E' un'anima sfuggente quella di cui è intriso questo secondo romanzo di Criaco,non la si afferra, ma la si respira ad ogni passaggio...in ogni pagina del libro si avverte una presenza opprimente, degli occhi fissi sull'indefinito sogno del potere. Non è un romanzo aggressivo, come lo era invece Anime nere , Criaco tratteggia con ricercata sicurezza i volti del più oscuro segreto della sua terra scrivendo un romanzo meno intenso del primo, ma creando con la potenza delle parole uno scrigno inviolabile dove si nascondono false verità sempre sul punto di esplodere. L'autore scopre una delicatezza profonda della quale la rudezza di Anime nere era evidentemente ignara, nonostante essa sia stata inevitabilmente generata proprio da quell'esperienza. Criaco racconta l'ordinario evolversi delle indagini sull'omicidio del sindaco di Zefira, l'amato e rispettato figlio del conte Orsini, proprietario di quasi tutte le terre che circondano l'immaginaria città calabrese che è cuore e scenario della narrazione.Luca Rustici, insoddisfatto commissario milanese, segue le indagini con malcelato distacco...giungendo alla conclusiva e totale comunione con Zefira e i suoi misteri.L'appiattimento finale nel ritmo di Zefira è fin da subito evidente, si manifesta come naturale dispiegamento della ricerca personale del protagonista. Guida di questo viaggo nelle viscere tenebrose della città è l'ispettore Tito Manti, figura ambigua e misteriosa che getta Rustici in un mondo stupefacente, fatto di millenarie tradizioni e intrighi inaspettati. Il romanzo mi è piaciuto, è stata una lettura densa e travolgente. Eppure vi sono elementi che hanno ammorbidito il mio entusiasmo, come lo scialbo e stereotipato rapporto tra Rustici e l'impiegata Rita e la finale accettazione dello stato di case da parte del commissario. Personaggio singolare e degno di interesse per la sua attraente personalità è il boss Totò Scorsello, capo di una delle più potenti famiglie mafiose di Zefira. Altrettanto affascinante è la storia di Kike, l'ufficiale tedesco del quale Rustici ritrova il diario.

    "E allora lo sconforto ti prende e abbassi la testa. Chiudi gli occhi e per le feste porti l'agnello ai signori e ai malandrini. E' facile essere bravi cittadini a Milano, Venezia o Torino, e pontificare su questa terra".

    ha scritto il