Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Zero History

Di

Editore: Fanucci (Chrono)

3.7
(80)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 560 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8834719417 | Isbn-13: 9788834719411 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Daniele Brolli

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

Ti piace Zero History?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Hollis Henry, ex cantante rock diventata giornalista, ha accettato con molta riluttanza di lavorare nuovamente al soldo di Hubertus Bigend, magnate del marketing globale, per scoprire l’identità segreta del progettista di un marchio di abbigliamento che Bigend spera di arruolare per la fabbricazione delle uniformi dell’esercito statunitense. Il traduttore ed esperto di crittologia Milgrim, ossessionato dai dettagli, è totalmente nelle mani di Bigend, soprattutto da quando il magnate lo ha salvato dalla dipendenza pagandogli una costosa cura in una clinica svizzera. Garreth, invece, ha una passione per gli sport estremi. Di recente è saltato dall’edificio più alto del mondo, aprendo il paracadute solo all’ultimo momento, e per dimostrarlo ha un femore tutto nuovo fatto con un materiale sperimentale. Garreth ha gli amici giusti per i favori di cui un uomo come Bigend potrebbe avere bisogno, in particolare quando le cose vanno improvvisamente storte. Cosa potrebbe succedere, ad esempio, se un contratto per le uniformi siglato dal dipartimento della Difesa diventasse il viatico per un traffico d’armi, e se anche Bigend si ritrovasse a essere manipolato e alla deriva in un mondo pericoloso e pieno di insidie? Un thriller raffinato e intelligente in grado di mantenere il lettore inchiodato alla pagina fin dal principio, in un’atmosfera che unisce futuro e modernità.
Ordina per
  • 3

    Dei tre libri componenti l'ultima (in ordine cronologico) trilogia di Gibson (gli altri sono L'accademia dei sogni (Pattern recognition) e Guerreros (Spook Country) questo è quello il cui ritmo narrativo è migliore, veloce e senza perdite di tono; permangono i problemi delle altre opere di questa ...continua

    Dei tre libri componenti l'ultima (in ordine cronologico) trilogia di Gibson (gli altri sono L'accademia dei sogni (Pattern recognition) e Guerreros (Spook Country) questo è quello il cui ritmo narrativo è migliore, veloce e senza perdite di tono; permangono i problemi delle altre opere di questa fase autoriale: tanti particolarismi ma poche idee, uno sguardo ampio ma superficiale alle nuove tecnologie ed alle mode ed un intreccio piuttosto blando e poco articolato, restano buoni i personaggi prncipali e la loro caratterizzazione, scarsa invece quella degli antagonisti. Gibson non ha mai brillato per essere uno scrittore abile nell'intreccio ma il passaggio da cyberpunk a speculative fiction ha segnato il passo nella capacità delle sue opere di intrattenre il lettore, questo Zero History è qualitativamente migliore rispetto alle due opere precedenti ma non abbastanza da superarle in modo significativo. Soddisfatto a metà, sono curioso di vedere come sarà la prossima opera recentemente annunciata.

    ha scritto il 

  • 4

    non so cosa pensare.
    probabilmente questo è il libro migliore della terza trilogia di gibson, ha una trama efficace, svariate ottime riflessioni che dimostrano come l'autore abbia ancora uno sguardo lucido sulla realtà che ci circonda e una manciata di personaggi simpatici.
    però qualcosa non torn ...continua

    non so cosa pensare. probabilmente questo è il libro migliore della terza trilogia di gibson, ha una trama efficace, svariate ottime riflessioni che dimostrano come l'autore abbia ancora uno sguardo lucido sulla realtà che ci circonda e una manciata di personaggi simpatici. però qualcosa non torna, c'è qualcosa nella vicenda in se che sembra involuto (quando invece probabilmente l'intenzione era di sembrare sempre e comunque verosimile)e il finale "cinematografico" (quel capitolo finale da james bond, o meglio da blockbuster d'azione) mi ha lasciato un pessimo sapore...

    ha scritto il 

  • 3

    Cambiamento

    E' la prima volta che mi trovo a dover dire 'così così' dopo aver letto un libro di Gibson.
    Lo snodo della trama è lo stesso di sempre, e a me va benissimo così, però in questa trilogia qualcosa si è perso. Questo Bigend non mi ha convinto, ecco. Credo comunque che 'L'accademia dei sogni', il pri ...continua

    E' la prima volta che mi trovo a dover dire 'così così' dopo aver letto un libro di Gibson. Lo snodo della trama è lo stesso di sempre, e a me va benissimo così, però in questa trilogia qualcosa si è perso. Questo Bigend non mi ha convinto, ecco. Credo comunque che 'L'accademia dei sogni', il primo dei tre, sia il migliore. Spero che la prossima trilogia, se ce ne sarà una, torni in zone più fantascientifiche.

    ha scritto il 

  • 4

    William Gibson prosegue nella sua analisi della società prossima ventura, riprendendo il percorso, i concetti e (tra le altre cose) i personaggi di Luce Virtuale e Guerreros. E a quanto pare concludendo la cosiddetta trilogia di Bigend.
    Gibson riesce come di consueto a essere semplice e criptico ...continua

    William Gibson prosegue nella sua analisi della società prossima ventura, riprendendo il percorso, i concetti e (tra le altre cose) i personaggi di Luce Virtuale e Guerreros. E a quanto pare concludendo la cosiddetta trilogia di Bigend. Gibson riesce come di consueto a essere semplice e criptico allo stesso tempo. Descrive un futuro vicino, ma visto da dietro le quinte, dove i brand che governano mode e tendenze prendono vita, tra marketing virale e ghost branding portati all'estremo.

    Ritornano Hollys Henry, Garreth, Milgrim e soprattutto l'inquietante Hubertus Bigend con la sua giacca di un improbabile blu, la sua aria da deus ex machina, i suoi (tanti) soldi e la sua (tanta) curiosità. Un'altra caccia pericolosa, stavolta sulle tracce di un marchio fantasma, capi di abbigliamento di culto che nessuno sa da dove vengano e che non si possono acquistare nei normali negozi, eppure incredibilmente popolari. E ovviamente la caccia sarà più difficile e pericolosa del previsto a causa di qualche dipendente della Blue Ant che ha tradito il boss.

    I temi trattati sono sempre interessanti e leggermente oltre l'attualità, familiari e futuristici allo stesso tempo. E in questo Gibson è una garanzia. Certo, tutto sommato questo Zero History per certi versi è veramente molto simile al precedente Guerreros, ma vale comunque la pena, anche se non si sono letti i libri precedenti.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Il solito Gibson piuttosto criptico, forse piu' del solito, ma e' anche per questo che lo leggiamo.



    In breve la trama.
    Bigend induce la riluttante Hollis, che e' stata quasi rovinata dalla crisi finanziaria, a occuparsi della ricerca dello stilista di un fantomatico brand, il cui stile po ...continua

    Il solito Gibson piuttosto criptico, forse piu' del solito, ma e' anche per questo che lo leggiamo.

    In breve la trama. Bigend induce la riluttante Hollis, che e' stata quasi rovinata dalla crisi finanziaria, a occuparsi della ricerca dello stilista di un fantomatico brand, il cui stile potrebbe essere decisivo per aggiudicarsi una commessa per l'abbigliamento dell'esercito americano. Senza rivelare troppo, si puo' dire che il risultato della ricerca e' un colpo di scena sensazionale.

    D'altra parte tutta questa vicenda e' niente piu' che un diversivo che si rivela quasi catastrofico per il core business di Bigend, che riguarda ben altro che la moda o lo stile come sembrava in tutta la trilogia.

    In gioco c'e' niente di meno che una tecnologia che permette di prevedere con 17 minuti di anticipo il flusso degli ordini dei mercati, che fara' trascendere Bigend e la Blue Ant in un'entita' too big to fall.

    Il finale ribalta il senso di tutta la trilogia, da un mondo dominato da brand, moda, artisti concettuali ad un altro dove piu' realisticamente conta il controllo del mercato. O forse per l'autore sono due aspetti della stessa cosa.

    ha scritto il 

  • 3

    So what? Well, I learnt something about cool-hunting and secret brand, and also the existence of the piblokto (or arctic hysteria); the action around London and Paris is so finely described to make me feel there; and the prose is fluid and sharp (though not easy at all). But... which is the clue? ...continua

    So what? Well, I learnt something about cool-hunting and secret brand, and also the existence of the piblokto (or arctic hysteria); the action around London and Paris is so finely described to make me feel there; and the prose is fluid and sharp (though not easy at all). But... which is the clue? A fascinating tale with a non-sense end.

    ha scritto il 

  • 4

    in questa storia gibson riprende alcuni personaggi di "l'accademia dei sogni" e "guerreros" e li mette insieme per formare una nuova trilogia, se pure gli elementi di collegamento con i due libri precedenti sono abbastanza scarsi, e ognuno può essere letto indipendentemente (anche se riuscire a c ...continua

    in questa storia gibson riprende alcuni personaggi di "l'accademia dei sogni" e "guerreros" e li mette insieme per formare una nuova trilogia, se pure gli elementi di collegamento con i due libri precedenti sono abbastanza scarsi, e ognuno può essere letto indipendentemente (anche se riuscire a cogliere dettagli impliciti dà più soddisfazione). la trama segue a capitoli alterni hollis henry e milgrim, due personaggi di "guerreros", entrambi assoldati dal boss della blue ant per investigare sull'origine di un nuovo brand "segreto" di abbigliamento. la ricerca però sembra coinvolgere interessi molto maggiori, e presto i personaggi si trovano coinvolti in un ammutinamento interno alla blue ant manovrato da poteri superiori.

    come i due libri precedenti, è da chiarire che non si tratta di fantascienza. lo si può definire "techno-thriller" forse, ma si svolge nel nostro mondo, con ipod e videocamere di sorveglianza e twitter, ma nonostante questo sembra che i personaggi si muovano su un piano diverso della realtà, al livello in cui si trovano le "architetture nascoste del mondo". per questo la lettura risulta estremamente affascinante, anche se l'azione fine a sé stssa è piuttosto limitata.

    ha scritto il 

  • 3

    Sono andato a rivedermi cosa avevo scritto per Guerreros, e ho scoperto che potrei fare tranquillamente copia e incolla per questo romanzo, dalla prima all'ultima lettera...
    Anche questa volta Gibson mi ha "saziato" con la sua scrittura priva di contenuti, quasi fine a se stessa, molto pia ...continua

    Sono andato a rivedermi cosa avevo scritto per Guerreros, e ho scoperto che potrei fare tranquillamente copia e incolla per questo romanzo, dalla prima all'ultima lettera... Anche questa volta Gibson mi ha "saziato" con la sua scrittura priva di contenuti, quasi fine a se stessa, molto piacevole e appagante ma con una trama oscura, appannata, difficile da seguire. Gradirei qualcosa di meno aulico e più concreto, grazie.

    ha scritto il 

  • 0

    Inizio la recensione sottolineando che Zero History è il terzo libro di un ciclo. Ci tengo a precisarlo perché la Fanucci ha inspiegabilmente deciso di non farlo. Gibson riprende molti dei personaggi introdotti nel precedente romanzo (Guerreros) e li rende protagonisti di una nuova trama autoconc ...continua

    Inizio la recensione sottolineando che Zero History è il terzo libro di un ciclo. Ci tengo a precisarlo perché la Fanucci ha inspiegabilmente deciso di non farlo. Gibson riprende molti dei personaggi introdotti nel precedente romanzo (Guerreros) e li rende protagonisti di una nuova trama autoconclusiva. Nonostante questo, la costruzione dell’intreccio e soprattutto l’utilizzo dei personaggi è influenzato dai precedenti capitoli del ciclo. Il lettore andrebbe avvisato di questo e in copertina dovrebbe essere scritto a chiare lettere che Zero History è il terzo volume del Ciclo di Bigend. Così non è. Il riferimento ai precedenti romanzi è relegato al risvolto posteriore, nell’ultima riga delle note biografiche dedicate a Gibson. Il lettore si merita chiarezza.

    Ora parliamo del romanzo. Zero History è un opera a dir poco particolare. Gibson ha abbandonato le atmosfere cyberpunk che hanno caratterizzato la sua bibliografia per dedicarsi a un mondo del tutto simile al nostro che si differenzia dalla realtà per un solo aspetto: il marketing è stato spinto agli estremi tanto da diventare un campo di battaglia di una guerra combattuta all’ultimo brand. Spionaggio industriale, approcci filosofici alle tecniche di mercato, fidelizzazione e tradimenti. Un’ambientazione affascinante che è stata usata per sviluppare una trama tutt’altro che semplice.

    In Zero History non c’è nulla di semplice... continua su: http://www.diariodipensieripersi.com/2012/07/recensione-zero-history-di-william.html

    ha scritto il 

  • 4

    Alla ricerca delle architetture nascoste del tempo

    Anche se si inserisce nel cosiddetto Ciclo di Bigend, a mio parere questo romanzo può essere tranquillamente letto come opera autonoma. Ambientato nel futuro prossimo (cioè appena qualche anno più avanti rispetto al nostro decennio), riprende uno dei temi più cari di Gibson, ovvero la rappresenta ...continua

    Anche se si inserisce nel cosiddetto Ciclo di Bigend, a mio parere questo romanzo può essere tranquillamente letto come opera autonoma. Ambientato nel futuro prossimo (cioè appena qualche anno più avanti rispetto al nostro decennio), riprende uno dei temi più cari di Gibson, ovvero la rappresentazione di una realtà straniata/straniante, dove la tecnologia che anche noi possediamo (in primis, l’i-phone, che tutti i personaggi possiedono ed usano in modo continuo ed ossessivo, o la dipendenza da Twitter, o ancora l’onnipresenza delle telecamere e dei rilevatori GPS) si è fatta padrona e predomina, finendo per ammorbare e annichilire i rapporti sociali, i gusti della collettività, lo sviluppo dell’economia, persino il singolo sentimento, un tempo prerogativa dell’essere umano.

    Rispetto ad altre opere precedenti (come Neuromante o Luce Virtuale ), direi che qui Gibson si è fatto un po’ prendere la mano dalla sua analisi socio-tecnologica e dal desiderio di preconizzare e portare all’estremo le tendenze del nostro tempo, a discapito della trama generale (tanto che, come thriller distopico, risulta invero assai deboluccio, sia in termini di suspense, sia per un finale buonista che non è assolutamente alla sua altezza). Hollis Henry, ex-cantante che ha perso gran parte dei propri risparmi nella crisi dei mercati finanziari, e Milgrim, crittologo e reduce da una clinica dove lo hanno disintossicato e resettato (per cui non ricorda più nulla dei suoi ultimi dieci anni di vita), vengono assoldati dal miliardario belga Hubertus Bigen (uno dei personaggi più inquietanti e più riusciti di Gibson: “uno troppo ricco, uno che flirtava pericolosamente con le architetture nascoste del mondo”), per aiutarlo nel recupero e nella conquista di un marchio “nascosto”, ovvero di una moda capace di condizionare e modificare i gusti della società, senza che la società neppure se ne accorga. In questa missione i due verranno aiutati da Heidi, un’altra ex-rockstar, da Garreth, l’ex-ragazzo di Holly, artista che si esprime attraverso performance di base-jumping (ovvero lanciandosi dai grattacieli più altri del mondo, travestito da scoiattolo), nonché da una girandola di personaggi più che improbabili (tra tutti Fiona, la ragazza-corriere che riprende un altro tema caro a Gibson, e già apparso in Luce Virtuale).

    Tra “Coolhunter” (i segugi dei nostri gusti collettivi) e “Ghostbrander” (i ricercatori che scovano i marchi inattivi, che sono però talmente parte del nostro passato da essere capaci di avere ancora una visibilità iconica o una narratività vitale), i nostri dovranno vedersela con il mondo della pubblicità e della moda, dove nulla viene lasciato al caso.

    E qui viene fuori l’aspetto migliore di Gibson, la sua acutezza nell’analizzare criticamente gli aspetti più oscuri delle strategie di mercato (ad esempio, nel lancio di un nuovo marchio, basato non più sulla visibilità estrema, ma piuttosto sulla segretezza estrema, tramite la diffusione “limited editon” di pochi capi, in luoghi esclusivi, e per un target di clienti a sua volta rigidamente selezionato).

    Lo stile visionario e confuso di Gibson, all’inizio può risultare lievemente urticante, ma poi ti avvolge, ti conquista. Certe descrizioni minuziose dei materiali, dei suoni, degli odori, scomposti in uno straordinario elogio del particolare (come l’arredamento di una singola stanza d’albergo, le suppellettili conservate in una teca, la forma e i colori delle cromature dei sanitari di un bagno, o ancora i graffi sul casco di un motocilista che sfreccia nel traffico di Londra, o ancora l’architettura degli edifici: “un caseggiato del XVIII secolo, la cui facciata ricordava l’espressione di qualcuno sul punto di addormentarsi in metropolitana”) mi hanno lasciato estasiata, a volte ricordandomi certe descrizioni puntigliose dei vasi di fiori di proustiana memoria.

    Una sorta di Proust del XXI secolo, dunque? In realtà, questo paragone non è poi così azzardato, ed anche Gibson deve esserne consapevole, perché non si lascia sfuggire l’occasione per mettere in bocca a Milgrim proprio una citazione divertita sulla “petite madeleine” inzuppata nel thè…

    ha scritto il