Zero K

By

Publisher: Scribner

3.2
(226)

Language: English | Number of Pages: 274 | Format: eBook | In other languages: (other languages) Italian , Spanish

Isbn-10: 1501135406 | Isbn-13: 9781501135408 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Paperback

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
The wisest, richest, funniest, and most moving novel in years from Don DeLillo, one of the great American novelists of our time—an ode to language, at the heart of our humanity, a meditation on death, and an embrace of life.

Jeffrey Lockhart’s father, Ross, is a billionaire in his sixties, with a younger wife, Artis Martineau, whose health is failing. Ross is the primary investor in a remote and secret compound where death is exquisitely controlled and bodies are preserved until a future time when biomedical advances and new technologies can return them to a life of transcendent promise. Jeff joins Ross and Artis at the compound to say “an uncertain farewell” to her as she surrenders her body.

“We are born without choosing to be. Should we have to die in the same manner? Isn’t it a human glory to refuse to accept a certain fate?”

These are the questions that haunt the novel and its memorable characters, and it is Ross Lockhart, most particularly, who feels a deep need to enter another dimension and awake to a new world. For his son, this is indefensible. Jeff, the book’s narrator, is committed to living, to experiencing “the mingled astonishments of our time, here, on earth.”

Don DeLillo’s seductive, spectacularly observed and brilliant new novel weighs the darkness of the world—terrorism, floods, fires, famine, plague—against the beauty and humanity of everyday life; love, awe, “the intimate touch of earth and sun.”

Zero K is glorious.

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  • 1

    Raramente credo di aver letto un libro più brutto e con più pretese: vorrebbe essere qualcosa di epico ed è invece soltanto noioso e poco comprensibile insieme. La 'trovata' della crioconservazione i ...continue

    Raramente credo di aver letto un libro più brutto e con più pretese: vorrebbe essere qualcosa di epico ed è invece soltanto noioso e poco comprensibile insieme. La 'trovata' della crioconservazione in funzione di una post post postmoderna immortalità non ha niente di originale: Kazakistan, Ucraina possono essere anche di moda ma qui fanno cilecca. I due riferimenti a Heidegger e a Sant'Agostino sono due perle nere (nel senso de "La Barcaccia"). Chiusa l'ultima pagina sono passato, con un respiro di sollievo, a Walter Scott

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  • 0

    Non credo di averlo del tutto compreso.

    Ma le poche righe per Emma, sparse qua e là, le ho amate: "...il suo letto, le nostre lenzuola azzurre. Era tutto quello di cui avevo bisogno per vivere di giorno in giorno e ho provato a pensare a qu ...continue

    Ma le poche righe per Emma, sparse qua e là, le ho amate: "...il suo letto, le nostre lenzuola azzurre. Era tutto quello di cui avevo bisogno per vivere di giorno in giorno e ho provato a pensare a quei giorni e quelle notti come la silenziosa controrichiesta, la nostra, alla diffusa credenza che il futuro, quello di tutti, sarebbe stato peggiore del passato."

    C'è altro da dire, non giudizi ma riflessioni, eppure, come ho già notato in passato, Delillo necessita di singolari tempi di metabolizzazione. Quindi rimando a tempi più maturi, se verranno.

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  • 2

    celebrale

    Affascinato dalla fama di Delillo, anche se non avevo mai letto nulla, mi faccio irretire da alcune recensioni e giudizio lusinghieri. Ma quando le aspettative sono alte anche le delusioni di seguito ...continue

    Affascinato dalla fama di Delillo, anche se non avevo mai letto nulla, mi faccio irretire da alcune recensioni e giudizio lusinghieri. Ma quando le aspettative sono alte anche le delusioni di seguito lo sono. Premesso che il libro è sicuramente scritto da un autore di una cultura vastissima rimane quasi più un'opera filosofica piuttosto che un'opera letteraria: piena di riflessioni, di citazioni più o meno velati, di rimandi di analisi introspettive sui rapporti personali e sulle problematiche del nuovo millennio, in particolare l'argomento di fondo è sempre quello: la vita, o meglio come superare la morte attraverso il congelamento del proprio corpo. Se l'argomento si presta ad una narrazione romanzesca lo sviluppo invece è quanto mai complicato, astruso con passaggi estremi, a volte è necessario rileggere i periodi per poter dare un senso alla narrazione, alcune pezzi sembrano appicicaticci altri onirici, sembra continuo il passaggio dal sogno alla realtà e viceversa... Insomma, complicato magari stimolante ma complicato, anche troppo. Questo è uno di quei libri che magari può prendere la mente ma non prenderà mai il cuore.

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  • 3

    Amo molto DeLillo, la sua scrittura e anche gli argomenti che tratta. Eppure leggendo questo suo ultimo libro ho rivisto le stesse ambientazioni , la stessa atmosfera di" La Stella di Reitner" o il pi ...continue

    Amo molto DeLillo, la sua scrittura e anche gli argomenti che tratta. Eppure leggendo questo suo ultimo libro ho rivisto le stesse ambientazioni , la stessa atmosfera di" La Stella di Reitner" o il più recente "Punto Omega" : un accattivante tema (fanta)scientifico utilizzando un buon linguaggio con supporto quasi epistemologico ma che pare fine a se stesso. Manca secondo me di mordente narrativo.

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  • 3

    Comincio così il mio omaggio a “quelli che il Nobel dovevano darglielo a loro anziché a Bob Dylan” e ne approfitto per colmare anche delle grosse lacune personali. Per una volta, però, rovescio il mio ...continue

    Comincio così il mio omaggio a “quelli che il Nobel dovevano darglielo a loro anziché a Bob Dylan” e ne approfitto per colmare anche delle grosse lacune personali. Per una volta, però, rovescio il mio integralismo cronologico e parto dall’ultimo arrivato, inteso come libro, bello ammiccante sugli scaffali intorno a novembre. Solo che da questa via d’ingresso non si capisce bene perché il Nobel DeLillo dovrebbe meritarlo. Intendiamoci. Volume spaccato abbastanza nettamente in due. La prima parte è fantascienza pura, ovvero, rubandogli le parole, “scienza inondata da una irreferenabile fantasia”. C’è un posto, da qualche parte in mezzo alle steppe asiatiche, “ai margini estremi del plausibile”, in cui si ibernano i corpi per risvegliarli quando la morte sarà scientificamente sconfitta. C’è un posto e intorno a questo posto c’è una struttura, un culto, una realtà quasi parallela simile a un tumulo scagliato nel futuro grazie al generoso contributo di ricchi finanziatori che vagheggiano di possedere in questo modo anche “la fine del mondo”. In uno scenario volutamente ovattato e claustrofobico esperti di vari settori inventano nuove lingue, coniano concetti “transrazionali” e così facendo ricapitolano temi diffusi nella riflessione contemporanea, dai non-luoghi alla biopolitica al post-umanismo, con strizzatine d’occhio ad Heidegger e Cartesio (e un pezzo di bravura in cui ci si sforza di immaginare come passerebbe il suo tempo una res cogitans). La questione di fondo la riassumerei così: l’uomo è definito dalla sua mortalità oppure è quella specie che sa sempre trascendere se stessa e che in virtù di questa sua facoltà saprà superare anche la morte, magari risuscitandosi sotto forma di ibrido tecnorganico? C’è un clima di sospensione, molta simbologia, alcuni motivi che ritornano puntualmente come se si trattasse di una sinfonia (magari elettronica, alla Battiato anni ’70, quando rielaborava Huxley), l’ossessione di dare un significato a una realtà che sembra scivolare fra le mani, evanescente, liminale, sempre al confine di una soglia oltre la quale sta l’indicibile. La scienza qui parla il linguaggio della religione e la religione quello della scienza: le piramidi dei faraoni e le celle frigorifero son fatti della stessa pasta. Tanta carne al fuoco, insomma, anche molto stimolante (e mi dico: arrivarci, a ottant’anni, mantenendo il gusto di ragionare su queste cose restando abbastanza sul pezzo). Poi, però, a mio avviso, la seconda parte non chiude il cerchio. Non perché le domande restino aperte, dal momento che un libro può essere riuscito anche se non risponde agli interrogativi che solleva (anzi, spesso lì sta il bello). Ma perchè cambia parzialmente scenario, immette nuovi personaggi, ti dà quasi l’impressione di uno di quei giochi di magia in cui il prestigiatore ti induce a vedere quel che fa con una mano mentre ti inganna con l’altra. Solo che il trucco o non riesce oppure non l’ho capito io. Poi è scritto bene, certo, anche se con un po’ di maniera e con tante, troppe, scoperte autocitazioni che anche uno che non ha mai letto DeLillo, come me, inevitabilmente riesce a cogliere. Ma son rimasto un po’ come quando mi trovo di fronte (da profano, lo ammetto) a un’opera d’arte contemporanea. Suggestivo sì, però...

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  • 5

    CAPOLAVORO

    Quanti ottantenni lucidi e impavidi conoscete? Diceva De Quincey a proposito della vecchiaia: "a meno che non vi si oppongano con gran forza ogni forza di elementi contrastanti, essa corrompe e inari ...continue

    Quanti ottantenni lucidi e impavidi conoscete? Diceva De Quincey a proposito della vecchiaia: "a meno che non vi si oppongano con gran forza ogni forza di elementi contrastanti, essa corrompe e inaridisce miseramente le amabili virtù del cuore umano."
    Questo riguarda tutti gli anziani che conosco, ma non De Lillo. Leggo alcune recensioni qui su anobii, e mi sembra che alcuni aspirino a facili pacche sulle spalle denigrando con arguzia l'ultimo lavoro del più grande scrittore vivente. Io trovo che Zero K sia un capolavoro, in bilico tra fatalismo, ironia e grottesco, che parla della morte come se fosse argomento che non tocca da vicino anche e, soprattutto, l’autore. La vecchiaia è un limite oggettivo che De Lillo dimostra di non subire; persino Tolstoj era inciampato nella sonata a Kreuzer. Invece il vecchio Don, se ne sbatte degli anni, e affronta con lucidità un tema che normalmente genera confusione in gente molto più giovane. Romanzo esistenziale scritto senza usare neanche una metafora: qualcuno trova che questo generi una sensazione di freddezza. Beh la morte non è un posto caldo e rassicurante.

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  • 3

    Il tempo e lo spazio, le attese e la vita.
    Un romanzo breve, chirurgico e allo stesso tempo filosofico.
    Non sempre a fuoco (magari più un mio limite), ma comunque interessante e molto stimolante, sopr ...continue

    Il tempo e lo spazio, le attese e la vita.
    Un romanzo breve, chirurgico e allo stesso tempo filosofico.
    Non sempre a fuoco (magari più un mio limite), ma comunque interessante e molto stimolante, soprattutto per come è in grado di creare una piccola capsula di dubbi e domande, ipotesi e decisioni.

    Cit. https://twitter.com/subliminalpop/status/837587825990250496

    said on 

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