Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Zeroville

Di

Editore: Bompiani

4.3
(50)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 414 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8845260461 | Isbn-13: 9788845260469 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Simona Vinci

Genere: Musica

Ti piace Zeroville?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
"Cinefilo allo spasimo, Erickson, eppure, allo stesso tempo, un passo oltre, e altrove: nei territori del sogno. Forse, a una prima lettura, "Zeroville" potrebbe sembrare un romanzo su Hollywood, carico com'è di citazioni e rimandi ellittici da iniziati, un romanzo per cinefili, uno di quei libri che escludono appunto tutti quelli che iniziati non lo sono neanche un pò. Ma sarebbe fermarsi al primo livello, perché "Zeroville" non è un romanzo su Hollywood - o almeno, non solo, perché certo è anche questo - è un romanzo come ha dichiarato il suo stesso autore in un'intervista, che parla piuttosto di come il Cinema, i film, siano diventati parte integrante del sistema nervoso contemporaneo. [...] Il cinema ha cambiato le nostre percezioni, il nostro modo di interpretare la realtà, suadente e persuasivo ci ha accompagnati nel corso del tempo in territori al tempo stesso affascinanti e mostruosi, rassicuranti e terrificanti. E' parte integrante del nostro immaginario, così come lo sono i sogni che facciamo la notte, e che si mescolano alle esperienze reali: questo è il tessuto della nostra vita, la trama fitta in cui arte e vita si intrecciano senza che sia più possibile districare un filo dall'altro." (Dalla Postfazione di Simona Vinci).
Ordina per
  • 2

    due stelle e mezza, perchè fino alla prima metà aveva comunque suscitato il mio interesse grazie a un intarsio di citazioni cinematografiche (soprattutto relative a Hollywood e alle sue stelle), poi mi è sembrato diventare un qualcosa fine a se stesso, tra l'altro scritto anche peggio, fino alle ...continua

    due stelle e mezza, perchè fino alla prima metà aveva comunque suscitato il mio interesse grazie a un intarsio di citazioni cinematografiche (soprattutto relative a Hollywood e alle sue stelle), poi mi è sembrato diventare un qualcosa fine a se stesso, tra l'altro scritto anche peggio, fino alle ultime 50 pagine che concludono un romanzo che alla fine mi ha comunicato il nulla o quasi.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho sempre letto ottime recensioni di questo libro e , complice la lettura di un articolo monografico sull' autore , ho deciso di calarmi nel mondo di Steve Erickson. Sulle prime non mi è sembrato un granchè, qualcosa di gia letto, lo stile classico di tanta letteraratura avant pop americana .Pian ...continua

    Ho sempre letto ottime recensioni di questo libro e , complice la lettura di un articolo monografico sull' autore , ho deciso di calarmi nel mondo di Steve Erickson. Sulle prime non mi è sembrato un granchè, qualcosa di gia letto, lo stile classico di tanta letteraratura avant pop americana .Piano piano la lettura si è fatta interessante e in men che non si dica sono arrivato alla fine. Di cosa parla questo libro ? la risposta potrebbe essere semplice : narra la storia di uno strambo personaggio, drogato di cinema , alle prese con il mondo holliwoodiano .Cosi come il sogno ,elemento del quale è intriso , questo è solo l'aspetto manifesto del racconto. Esiste anche un aspetto nascosto, più profondo e significativo , non sempre immediatamente chiaro ma presente in modo deciso. Nella postfazione a cura del traduttore viene indagato quest'ultimo aspetto ma devo dire che l'analisi fatta non mi convince del tutto....c'è qualcosa d'altro. Sono convinto che verrà un momento nel quale, quando meno me lo aspetto, si rivelerà il senso di ciò che ho letto e mi farà esclamare : " ecco di cosa parlava"...aspetto tranquillo quell'attimo....comunque un bel libro.

    ha scritto il 

  • 0

    Semplicemente...affascinante.
    Una lettura che ogni amante del cinema, deve fare.
    E' stato un piacere...
    Ma...Bunuel a Cannes dormì veramente per terra in segno rivoluzionario, o solo perchè stava scomodo nel letto? :)

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    In un consesso di bibliofili compulsivi un libro imperniato su un protagonista cinefilo compulsivo dovrebbe ottenere sicuro apprezzamento…


    Vikar arriva ad Hollywood già marcato da un doppio tatuaggio sul cranio rasato, raffigurante i profili di Elizabeth Taylor da una parte e di Montgomery ...continua

    In un consesso di bibliofili compulsivi un libro imperniato su un protagonista cinefilo compulsivo dovrebbe ottenere sicuro apprezzamento…

    Vikar arriva ad Hollywood già marcato da un doppio tatuaggio sul cranio rasato, raffigurante i profili di Elizabeth Taylor da una parte e di Montgomery Clift dall’altra, in una scena d’amore di “Un posto al sole”.

    Sfortunatamente arriva proprio il giorno in cui viene compiuto il massacro di Bel Air ad opera della famiglia Manson (siamo quindi nel 1969), con cui Vikar viene addirittura sospettato di complicità e questa è solo la prima delle infinite coincidenze che si susseguiranno lungo tutto l’arco del racconto.

    Egli si ambienta comunque piuttosto rapidamente nell’arca hollywoodiana collezionando numerosi incontri con personaggi, alcuni ripresi dalla realtà cinematografica del periodo, altri inventati, altri ancora un po’ a mezza via fra realtà e fiction, ma che danno vita comunque a un carosello di rimandi particolarmente vivace.

    Tutti parlano in continuazione di argomenti connessi con il cinema (sesso, gossip, casting, dollari) ed anche coloro che non sono professionalmente coinvolti (l’ineffabile ladro cinefilo, il guerrigliero antifranchista ovviamente cinefilo) sono affetti dalla stessa forma maniacale di cui il principale vettore è Vikar, una specie di Forrest Gump, un “fou savant” che molti fischiano ma molti altri applaudono lungo un percorso che lo porterà ad un premio speciale a Cannes e ad un’imprevedibile nomination all’Oscar!

    Anche lo stile del libro è impostato su questa falsariga: 453 frammenti equivalenti ad altrettante scene da ricucire da parte di un abile direttore del montaggio (non a caso la categoria che frutta a Vikar la nomination…) in un ipotetico film che esattamente a metà viene “resettato a zero” e nel finale (aperto ad ogni interpretazione…) in un crescente delirio vedrà il protagonista imbattersi letteralmente nei suoi fantasmi e nel suo destino.

    ha scritto il 

  • 3

    Premetto che non è il mio genere.
    Le pagine dedicate veramente al cinema sono bellissime... ma su questo sono di parte: adoro Montgomery Clift. Nessuno, per me, è come lui.
    Altrove, invece, ho riscontrato toni eccessivi che mi sono piaciuti molto meno.
    Un buon inizio e una belliss ...continua

    Premetto che non è il mio genere.
    Le pagine dedicate veramente al cinema sono bellissime... ma su questo sono di parte: adoro Montgomery Clift. Nessuno, per me, è come lui.
    Altrove, invece, ho riscontrato toni eccessivi che mi sono piaciuti molto meno.
    Un buon inizio e una bellissima fine. In mezzo, troppa carne al fuoco. Non saprei dare un giudizio netto!

    ha scritto il 

  • 5

    IL Cinema

    Questo romanzo è IL Cinema.
    E IL Cinema non è solo nell'occhio di chi guarda.
    IL Cinema siamo noi anche quando non siamo, è un sistema sinaptico - chimico e biologico.
    IL Cinema è montaggio ed eterno ritorno.
    "Il cinema è in tutti i tempi, ma le persone non sono in nessun ...continua

    Questo romanzo è IL Cinema.
    E IL Cinema non è solo nell'occhio di chi guarda.
    IL Cinema siamo noi anche quando non siamo, è un sistema sinaptico - chimico e biologico.
    IL Cinema è montaggio ed eterno ritorno.
    "Il cinema è in tutti i tempi, ma le persone non sono in nessun tempo".
    Il Cinema insomma è tante cose, e molte sono in Vikar, l'indimenticabile protagonista di questo capolavoro che, non so come, riesce a esplorare gli abissi profondi di ciò che probabilmente è IL Cinema.

    ha scritto il 

  • 5

    Leggere Zeroville è come scorrere fra le dita una preziosa pellicola, osservando a contrasto ogni singolo fotogramma. È la rivelazione apparsa per caso sullo schermo bianco di un cinema notturno sulla Hollywood Boulevard. È la vischiosa e spasmodica ricerca di un'immagine sopita.
    Facile aff ...continua

    Leggere Zeroville è come scorrere fra le dita una preziosa pellicola, osservando a contrasto ogni singolo fotogramma. È la rivelazione apparsa per caso sullo schermo bianco di un cinema notturno sulla Hollywood Boulevard. È la vischiosa e spasmodica ricerca di un'immagine sopita.
    Facile affezionarsi a Vikar, arrivato dalla provincia a Los Angeles con i volti di Montgomery Clift e Liz Tayolor tatuati sul cranio, per affrontare il suo viaggio onirico per immagini. Attenzione però, in realtà il romanzo di Steve Erickson è molto più che una riflessione sull'appeal nero dell'industria del cinema, sa infatti farsi bellezza e orrore, “primo piano” e “campo lungo”. La stessa struttura del romanzo dà al lettore la sensazione di una lunga seduta in sala di montaggio, dove frame by frame riveliamo la costruzione temporale della storia, narrata da Erickson, neanche a dirlo, in terza persona («Il cinema c'era già prima di Dio. Il tempo è circolare come una pizza di pellicola»).
    Osservare il cineautistico Vikar venire a contatto con i luoghi che per tanto, troppo tempo, ha sognato di attraversare è un'esperienza totale e avvolgente. La prosa di Erickson è scientemente avant-pop e delizia in ogni dettaglio, in ogni particolare il lettore, presto rapito da un turbinio di citazioni (dalle liste dei film visti da Vikar durante il suo soggiorno a Los Angeles alla collezione di pizze che il nostro ha raccolto negli anni), più o meno palesi riferimenti biblici legati alla cultura cattolicissima del padre violento e simbologie legate alla migliore tradizione surrealista. Un loop raffinato e originale dal quale davvero non si vorrebbe mai uscire.
    Al fianco di Vikar si muove tutta una fauna cinefila e sdrucita di surfisti e cineasti (tra i quali il lettore più attento e colto saprà riconoscere volti più o meno noti del panorama cinematografico americano ed europeo) come l'amico Vichingo che lo trascinerà in Spagna a montare una sorta di Sceicco Bianco in salsa iberica, Dotty Langer, probabilmente l'ultima erede del mainstream “artigiano” di Hollywood e ovviamente Soledad, silfide di celluloide e autentico spirito panico avvinghiato al sesso di Vikar. Nessuno di essi saprà però catturare l'attenzione di Vikar quanto Zazi, la piccola punk figlia di Soledad. Proprio lei impersonerà l'unica e sola chiave di volta della storia, accompagnando Vikar sul viale del tramonto, verso un finale immaginifico e sofferto, costruito sulla spasmodica ricerca di singoli e ancestrali fotogrammi nascosti in tutti i film mai prodotti («Dio odia il cinema perchè il Cinema è la prova di quel che Lui ha fatto»).
    Arrivare alla ricostruzione finale significherà per Vikar prendere coscienza della potenza del tutto onirica del cinema, varcare la soglia del surreale per approdare infine in una camera d'albergo insieme allo spettro del venerato Montgomery Clift, giusto qualche istante prima che la parola fine appaia malinconica sullo schermo.

    ha scritto il 

  • 3

    amando in questo modo il cinema- non potevo perdermi questo romanzo. mi sono divertita immensamente a seguire le avventure del vicario a los angeles- e a riconoscere la miriade di citazioni contenute nel libro. mi ha lasciato piuttosto indifferente l'aspetto *onirico* che diventa predominante da ...continua

    amando in questo modo il cinema- non potevo perdermi questo romanzo. mi sono divertita immensamente a seguire le avventure del vicario a los angeles- e a riconoscere la miriade di citazioni contenute nel libro. mi ha lasciato piuttosto indifferente l'aspetto *onirico* che diventa predominante da un certo punto- e anzi, mi è sembrato a tratti fastidioso.

    ha scritto il 

  • 5

    Vikar o il Vicario. Isacco. Ha la testa rasata e tatuata. Porta con se' Monty e Liz. Parla poco ma finisce nei posti sbagliati, confonde la gente. Finisce a LA per respirare Hollywood ma a LA ascoltano musica brutta e succedono fatti orribili in grandi ville a bambini che non sono nemmeno ancora ...continua

    Vikar o il Vicario. Isacco. Ha la testa rasata e tatuata. Porta con se' Monty e Liz. Parla poco ma finisce nei posti sbagliati, confonde la gente. Finisce a LA per respirare Hollywood ma a LA ascoltano musica brutta e succedono fatti orribili in grandi ville a bambini che non sono nemmeno ancora nati. Siamo alla fine degli anni '60. Charles Manson sta nella sua casa nella Death Valley mentre la Famiglia punisce chi non può difendersi. Siamo alla fine degli anni '60 e la gente non sa più distinguere James Dean da Montgomery Clift.

    Vikar vive ora, vive qui e sempre, vive il tempo circolare dei film. La continuità? 'Fanculo la continuità. Lui può essere eterno, come una storia mai raccontata, come un film che è sempre esistito, prima che lo si girasse.

    Vikar ride, guardando l'Esorcista. Lui non ha mai capito le commedie.

    Questo libro scorre, forse più veloce per chi ama il cinema e chi ama le infinite discussioni di chi vive per un'ossessione. Scorre scandito da sogni e capitoli brevissimi. Non c'è solo il cinema in questo libro ma una strana commistione di idee, religione, segni del destino. E un'indagine coinvolgente che porterà ad un epilogo imprevisto.

    "Il cinema è in tutti i tempi, ma le persone non sono in nessun tempo."

    "Dio ama solo la purezza, e ogni cosa viene purificata col sangue, purificata con le fiamme, purificata con un colpo d'arma da fuoco."

    ....

    I see a car smashed at night
    Cut the applause and dim the light
    Monty's face is broken on a wheel
    Is he alive? Can he still feel?

    The Clash

    ---------------------------------------

    http://houseofbooks.iobloggo.com/archive.php?eid=9

    http://librimetropolitani.wordpress.com/2008/09/18/zeroville/

    ha scritto il