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Zingari di merda

Di ,

Editore: Effigie

3.8
(96)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 93 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8889416734 | Isbn-13: 9788889416730 | Data di pubblicazione: 

Genere: Social Science , Travel

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Descrizione del libro
Nel suo linguaggio irruente e abnorme, come abnorme è la realtà che descrive, Antonio Moresco trascina i suoi lettori fin dentro una delle contraddizioni più acute di questo secolo. Il racconto procede in un dialogo ininterrotto con i compagni di viaggio, l’occhio fisso sui marciapiedi della civiltà, dove gli zingari, uomini e donne che non stanno mai fermi, sono la nostra parte più miserabile e irriducibile: sono noi eppure sono anche assolutamente altro. Sono un enigma. Nella loro presenza c’è qualcosa di inspiegabile e sfuggente, di infinitamente arcaico eppure futuribile. È lì che ci porta il viaggio di Moresco, sulla soglia del silenzio e della morte. Dove arrivano anche le fotografie di Giovanni Giovannetti, che chiudono il libro.
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  • 5

    Questo libro è un viaggio, fatto a bordo di una vecchia Bmw da Antonio Moresco e Giovanni Giovannetti, da cui ne scaturisce un vero e proprio diario sviluppato su due piani, narrativo e visivo, fortemente intrecciati fra loro. Accompagnati da Dumitru, uno zingaro di merda (così si prendono affett ...continua

    Questo libro è un viaggio, fatto a bordo di una vecchia Bmw da Antonio Moresco e Giovanni Giovannetti, da cui ne scaturisce un vero e proprio diario sviluppato su due piani, narrativo e visivo, fortemente intrecciati fra loro. Accompagnati da Dumitru, uno zingaro di merda (così si prendono affettuosamente in giro i Rom, chiamandosi con il nostro insulto). Un viaggio in Romania mosso da una semplice e logica domanda: capire perché. Perché tutta questa gente viene da noi accettando di vivere nelle condizioni più misere? Perché sta nei campi, in mezzo ai topi? In baracche? Il racconto risulta quindi tagliente, preciso, duro e commovente, mentre gli incontri sono terribili e bellissimi. E forse ci invita a guardare al di là del nostro naso...

    ha scritto il 

  • 4

    Reportage fra i rom di Romania. Il ritratto che ne esce non è certo edificante ma è la realtà. Moresco cerca di non giudicare anche se non si restare certo indifferenti leggendo le pagine di questo libro. http://trecugggine.wordpress.com/2012/11/12/zingari-di-merda-antonio-moresco/

    ha scritto il 

  • 4

    "gli invasori che non combattono"

    un viaggio verso la Romania compiuto da due gagè ( Antonio Moresco e Giovanni Giovannetti)e Dimitru, uno degli zingari sgomberati dalla Snia.
    un viaggio piuttosto faticoso, pieno di imprevisti, deviazioni, incontri piuttosto pericolosi, alla scoperta dei Rom, in uno dei luoghi di partenza di qu ...continua

    un viaggio verso la Romania compiuto da due gagè ( Antonio Moresco e Giovanni Giovannetti)e Dimitru, uno degli zingari sgomberati dalla Snia. un viaggio piuttosto faticoso, pieno di imprevisti, deviazioni, incontri piuttosto pericolosi, alla scoperta dei Rom, in uno dei luoghi di partenza di questo popolo che vive ai margini delle nostre città. un'inchiesta che è un tentativo di demolire l'immagine di un blocco monolitico di questo popolo composto invece da classi sociali, con relative abitazioni (dalla pagoda manierista alle baracche e case sotterranee...), con professioni diverse, con una giustizia propria e abitudini millenarie. non viene tralasciato la parte più orribile, accenni ad episodi pedofili, il furto, la vendita di spose bambini, l'accattonaggio, i rapporti gerarchici e familiari che ci sono estranei.

    Moresco non rende esotici i Rom, non ne tratteggia un affresco da buon selvaggio, eppure cerca di capire questa massa di persone perennemente in movimento che non si integra nel nostro tessuto sociale ed urbanistico, che non si piega alla normalità diffusa ed accettata. uomini, donne, bambini che la società non riesca a comprendere e quindi ad accogliere. il nostro mondo che decide di selezionare all'entrara, "di non subire l'onda dei miserabili che si dirigono verso le zone più ricche"

    "accettano di vivere come nessun altro riuscirebbe a vivere però vanno avanti, con la loro irresistibile potenza riproduttiva gettata geneticamente allo sbaraglio, con la loro irriducibile e misteriosa identità. l'esistenza di un simile popolo non si spiega solo con i messanismi economici. ci sono strutture precedenti che non si sciolgono dentro l'acido totalizzante dell'economia e dell'infuenza ambientale..."

    per chi fatica a "digerire" questo popolo che non ha mai avuto uno stato, un esercito, mai dichiarato guerra a nessun atro popolo eppure in guerra contro l'intero mondo che li circonda.

    ha scritto il 

  • 3

    Viaggio di 2 italiani e 1 zingaro verso la Romania. Obiettivo: un reportage e ritrovare gli zingari dell’area ex Snia a Pavia, rimandati indietro dalle autorità e dai cittadini.


    Come in India ci sono i paria, gli intoccabili, in Europa ci sono gli zingari. Ma in India sono una classe rico ...continua

    Viaggio di 2 italiani e 1 zingaro verso la Romania. Obiettivo: un reportage e ritrovare gli zingari dell’area ex Snia a Pavia, rimandati indietro dalle autorità e dai cittadini.

    Come in India ci sono i paria, gli intoccabili, in Europa ci sono gli zingari. Ma in India sono una classe riconosciuta, inserita, anche se al livello più basso, nella società. Questi sono transnazionali e sovra nazionali. Nessuno li vuole, a volte neppure loro stessi. Sono secoli che vivono in mezzo a noi eppure sempre ai margini. Non si comprendono e non vogliono farsi comprendere. Non esiste una tradizione scritta né usanze che vadano al di là di quelle orali, da cui siamo esclusi. E’ un popolo nomade o seminomade che si trascina nei secoli, senza mutare, in una società in continua mutazione, sempre omologante. Sono quasi alieni in una società che ha ancora paura del buio e che ha bruciato tante streghe da sentirne la mancanza. La precarietà, che per loro è normale e, nel lavoro, ben accetta, per noi è stressante.

    Moresco non fa sconti nel tratteggiare luci ed ombre di un popolo, ci mostra anche i lati più sgradevoli (come se ne avessimo bisogno). Mi piacerebbe un reportage su di noi, senza sconti anch’esso.

    “”compravendita di mogli minorenni, talvolta con asta pubblica, racket per la prostituzione e lo spaccio, estorsione ed esazione di illeciti diritti di passaggio o affitto di cosa altrui, prostituzione minorile, induzione e sfruttamento della prostituzione, faide, rapimento ai fini di induzione alla prostituzione, usura e strozzinaggio al fine di riduzione in schiavitù, delazione, accattonaggio spesso minorile, (gli zingari serbi sono più cattivi degli altri) assoluta assenza di solidarietà non appena raggiunto un relativo benessere, gusti così pessimi da far apparire un neorusso arbiter elegantiarum, fine gourmet ed esteta sublime, associazione a delinquere per il contrabbando, aggressione, rissa, grassazione e rapina a mano armata, furto, falso ideologico, attacco sociale su base razzista, riciclaggio, omicidio, tentato omicidio, lesioni gravissime, commercio di esseri umani, talvolta di figli minori con pedofili, violenza privata...”””

    Citazione di un attento e ironico anobiano. Togliendo, per ora, l’accattonaggio minorile, direi che è un elenco estremamente preciso della nostra cronaca nera o politica. Ovviamente anche degli zingari, vista la pressione della miseria.

    E’ un argomento su cui non ho mai saputo che dire. L’omologazione? Mi auguro che, con il passare della generazioni, sia possibile, ma non credo. La forza della storia millenaria è forte. L’accettazione? E come? E’ un popolo imprendibile e ingestibile, anche al suo interno, figuriamoci dall’esterno. Non credo però che la soluzione sia quella proposta dai civili pavesi, cioè di gasarli. Né quella dei giovani rampolli delle nostre famiglie, cioè di bruciarli tutti.

    E siamo nel falso ideologico per omissione (tanto per citarne uno) quando sui media viene data la massima pubblicità ai reati in cui zingari e romeni sono i colpevoli, facendo scomparire la notizia quando i colpevoli sono di casa nostra. Ricordo che perfino a Novi, Erika e Omar accusarono due extracomunitari. Tanto. Falso ideologico sono le testimonianze dei poliziotti della Diaz di Genova. E potrei riempire pagine e pagine di connazionali implicati in tutti i reati di cui sopra (tranne per ora l’accattonaggio, ma solo perché non mi sovviene).

    La nostra società è talmente pregna di insicurezza e di paure, ora più che mai, che, prescindendo da tutti i tipi di immigrati, tutti agiscono da parafulmine. Forse se fossimo sicuri e sereni, potremmo provare a dare loro abitazioni decenti, scuola, e lavoro, anche umile. Forse se non avessimo paura anche di noi stessi, del nostro futuro, potremmo scoprire che, col tempo, anche gli zingari si integrano.

    Il testo non da risposte, né propone soluzioni. Fotografa, con le parole (oltre che con le immagini), una situazione. Del tutto inutile, perché chi si è anche vagamente interessato (film, documentari), queste cose le conosce e chi li vorrebbe tutti morti, non lo leggerà mai. Forse è dedicato agli indecisi.

    ha scritto il 

  • 5

    Se un reportage dai toni a tratti drammatici può essere bellissimo, questo lo è certamente.
    Il titolo è esemplificativo. Si parla di zingari ed Antonio Moresco vuole andarli a vedere nella loro terra seguendo un viaggio di ritorno che alcuni di essi hanno fatto a seguito dello sgombro dell'area i ...continua

    Se un reportage dai toni a tratti drammatici può essere bellissimo, questo lo è certamente. Il titolo è esemplificativo. Si parla di zingari ed Antonio Moresco vuole andarli a vedere nella loro terra seguendo un viaggio di ritorno che alcuni di essi hanno fatto a seguito dello sgombro dell'area industriale ex SNIA di Pavia, spinti da una furia razzista che un governo comunale di sinistra non ha saputo contenere, e che fa nascere il dubbio anzi, che in qualche modo lo abbia favorito. Il tutto inizia quindi a Pavia nell'agosto del 2007 e Moresco va in Romania nell'inverno dello stesso anno, per cercare di capire, forse da dove nasce questo irriducibile spirito nomade che da secoli porta queste popolazioni a muoversi e a scorrere dentro un'Europa a tratti distratta a tratti aggressiva, ai limiti della povertà o dell'indigenza, o alle vette della ricchezza. Già perchè nel viaggio di Moresco si scopre che esistono zingari/rom/sinti ricchi, molto ricchi che si sono arricchiti sempre ai limiti della legalità, a volte trapassandola sfruttando le pieghe delle guerre che in zona balcanica si sono succedute e del contrabbando che sempre accompagna regimi e povertà. All'altro estremo c'è una frazione della popolazione che vive al limite della vita in tane, poichè di casenon si può nemmeno parlare, ricavate sotto terra. Nel mezzo c'è una popolazione complessa, organizzata in caste dalla costituzione antica, dove, come lo stesso Moresco ravvisa, anarchia e fascismo si toccano e si mescolano, abbracciandosi a volte in maniera mortale. Emerge quello che normalmente si dovrebbe pensare di un popolo anche quando non se ne capiscono cultura e tradizione: ovvero una struttura complessa, dove nulla è bianco o nero, dove ci sono tutte le sfumature, per le quali è possibile vivere con estrema dignità la povertà più assoluta o abbandonarsi per essa alla bestialità più totale, con perdita di qualsiasi valore di riferimento. Il reportage di Maresco non arriva a comprendere, ma forse non poteva, come da secoli questo popolo migri e viva a prescindere da ciò che gli capita intorno, ma ci pone degli elementi di riflessione sul modello di sviluppo attuale con tutte le sue conseguenza anche su queste popolazioni, e sul futuro in generale delle popolazioni e delle loro migrazioni all'interno dell'Europa stessa. Ci sollecita riflessioni su noi stessi e sul nostro atteggiamento a volte assolutistico nei confronti di queste persone, che troppo frequentemente archiaviamo con una semplice etichetta di "incivili". Le domande sorgono ancora più urgenti quando si arriva alle stupende, se così possono essere definite immagini a volte crude, fotografie di Giovannetti che chiudono il libro e che sono un reportage nel reportage. Un reportage come solo la fotografia può fare. Le imamgini ci mostrano uomini, donne, bambini, vecchi esattamente come noi, che vivono però sull'orlo di un abbisso sul quale, forse, anche noi spingiamo perchè restino.

    ha scritto il 

  • 4

    Colpisce come una scarica di pugni sulla faccia, per le due ore che dura la lettura. E dire che buona parte di quel tragitto l'ho fatto quarant'anni fa in cinquecento. C'era il comunismo e c'erano anche gli zingari, mobili e stanziali. Povertà e pace. Adesso questa cosa qui, vecchia e nuova. Graz ...continua

    Colpisce come una scarica di pugni sulla faccia, per le due ore che dura la lettura. E dire che buona parte di quel tragitto l'ho fatto quarant'anni fa in cinquecento. C'era il comunismo e c'erano anche gli zingari, mobili e stanziali. Povertà e pace. Adesso questa cosa qui, vecchia e nuova. Grazie comunque, Moresco, accidenti!

    ha scritto il 

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