Zingari di merda

Di

Editore: Effigie

3.7
(117)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 93 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8889416734 | Isbn-13: 9788889416730 | Data di pubblicazione: 

Fotografo: Giovanni Giovannetti

Genere: Scienze Sociali , Viaggi

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Descrizione del libro
Nel suo linguaggio irruente e abnorme, come abnorme è la realtà che descrive, Antonio Moresco trascina i suoi lettori fin dentro una delle contraddizioni più acute di questo secolo. Il racconto procede in un dialogo ininterrotto con i compagni di viaggio, l’occhio fisso sui marciapiedi della civiltà, dove gli zingari, uomini e donne che non stanno mai fermi, sono la nostra parte più miserabile e irriducibile: sono noi eppure sono anche assolutamente altro. Sono un enigma. Nella loro presenza c’è qualcosa di inspiegabile e sfuggente, di infinitamente arcaico eppure futuribile. È lì che ci porta il viaggio di Moresco, sulla soglia del silenzio e della morte. Dove arrivano anche le fotografie di Giovanni Giovannetti, che chiudono il libro.
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  • 3

    Gli zingari di merda non me li sono andati a cercare; non sono stata guidata da spirito civile, da solidarietà, da ideologia sinistrorsa – tutte cose che mi appartengono e che non abiuro – per avere a ...continua

    Gli zingari di merda non me li sono andati a cercare; non sono stata guidata da spirito civile, da solidarietà, da ideologia sinistrorsa – tutte cose che mi appartengono e che non abiuro – per avere a che fare a lungo con loro. Erano loro a cercare me che, da parte mia, volevo fortissimamente essere il più professionale possibile, con tutto l’ambaradan di regole che detta professione, in una struttura pubblica , necessita.
    A cominciare dal rispetto dei turni dietro la porta dell’ambulatorio, dell’accettazione delle prescrizioni senza ingerenze del paziente, del bon ton e soprattutto dell’ osservanza della distanza fisica con l’eccezione del momento dell’imposizione delle mani e del fonendoscopio sui loro corpi.

    Non c’entrava il razzismo in questo mio incaponimento: era, ottusamente, il sincero convincimento di trattarli alla pari degli altri e non come subumani non in grado di capire. Gli svenimenti delle donne per fregare gli altri pazienti ed entrare per prime, il loro pretendere prescrizioni abnormi e spesso inappropriate, l’ imporre il loro volere mi facevano andare in bestia.
    Poi, per farla breve, le cose cambiarono e cambiarono quando io entrai in empatia con loro. Come potevo pretendere che questi cristi si fidassero di chi per secoli li aveva condannati a una vita “ sottoterra” e che per sopravvivere dovevano mentire? La menzogna è la loro carta sanitaria. Non fu buonismo ma principio di realtà se volevo fare coscienziosamente il mio mestiere.

    Ho seguito per anni la famiglia Rusiti, trentotto persone di cui ventidue regolari. Gli altri si spacciavano per irregolari o lo erano veramente: non l’ho mai saputo. Alcuni veramente malati altri bisognosi di solidarietà, senza pretendere mai la verità. (Moresco non pretende la verità mai da Dimitru, il suo Virgilio nel viaggio asu uno scassatissimo macchinone che attraversa i paesi balcanici coperti di neve. Lui va, viene, li pianta, s’inventa di tutto. Loro non chiedono).
    Una solidarietà verso i loro bisogni veri o inventati ma non per questo meno necessari. Uno, musulmano, diceva di fare il sagrestano in una chiesa di Ballarò. Diceva diavere sei figli. Diceva di essersi sposato con una cristiana. Diceva…

    Un giorno cominciarono a parlare di andare a Parigi. Mi chiedevo e chiedevo loro cosa ci andassero a fare. Lasciavano quel minimo che avevano e di cui si vantavano: case fatiscenti e abbandonate al mercato della Vucciria e di cui fino a quel momento andavano orgogliosi , come uno status symbol che li distingueva dagli altri Rom accampati tra i topi. Non so se fosse vero. Mai come con i Rom, la menzogna appena pronunciata si fa verità.

    I preparativi durarono mesi. Sembrava che partissero sempre il giorno dopo e venivano a fare riserve di antidiabetici, antipertensivi e ipolipemizzanti che consumavano a tonnellate, vista la loro alimentazione grassa. Per qualche mese scomparvero e poi alla spicciolata tornarono delusi: non era vero niente dell’eldorado di cui avevano sentito parlare.
    Non raccontarono niente: solo espressioni sprezzanti delle labbra.

    Seudija – quella con cui avevo litigato di brutto all’inizio e che andava orgogliosa della cura del suo corpo, pulitissimo - partì per ultima e ritornò per prima. Il marito aveva smesso di curarsi e tornò con il colesterolo alle stelle.

    Erano invece rimaste due cugine: Manuela, bellissima Carmen destinata a perdere il suo splendore, e sua cugina Melijca, sei bambini a vent’anni e incinta del settimo ( manco a parlarne di anticoncezionali: il marito non lo permetteva).
    Mi chiese una volta se poteva venire a servizio da me. Le dissi chiaramente che di lei mi sarei potuta fidare ma tra me e un suo connazionale ladro d’appartamenti lei avrebbe scelto lui. Non me la sentivo.

    Quando incontro qualche zingara al semaforo o all’ingresso del supermercato abbasso gli occhi. Mi vergogno a dare loro l’elemosina. Poi penso che quello è lavoro: se non portano niente al campo gli uomini sono capaci di ammazzarle di botte.
    E’ così che Manuela perse uno dei suoi bellissimi incisivi di cui andava fiera. Poi, chi gliel’aveva rotto, gliene regalò uno d’oro.

    ha scritto il 

  • 2

    Dai Moresco, riscrivilo!

    Un mondo interessante quello degli zingari di merda, e l'inizio era persino promettente. Una scrittura agile, piacevole. Una curiosità bella viva a seguire il viaggio verso la Romania con lo scopo di ...continua

    Un mondo interessante quello degli zingari di merda, e l'inizio era persino promettente. Una scrittura agile, piacevole. Una curiosità bella viva a seguire il viaggio verso la Romania con lo scopo di compiere una sorta di indagine/reportage su questa strana gente che da millenni migra e rimigra da un paese ad un altro. Sempre uguale a se stessa.
    Ma Moresco a metà strada – del libro e del viaggio – si perde in una tirata pseudo saggistica che rimane superficiale e al contempo ripetitiva, e finisce con una fretta del diavolo.
    Molto curioso la comunità di zingari che vive sotto terra in un luogo vicino al confine con l’Ungheria. Una di quelle cose che si crede possano esistere solo nelle favole cattive.
    La Romania, desolata fredda povera da angoscia pura, come la descrive la Muller.
    Peccato, c’erano delle potenzialità.

    ha scritto il 

  • 3

    Come l’olio nell’acqua

    "Gli zingari sono gli invasori che non combattono. Per questo non perderanno.
    Non perderanno più di quanto non perderemo alla fine tutti quanti." (p.46)

    ha scritto il 

  • 2

    Una cronaca affidabile, ma non mi è servita a molto.

    Ho letto questo previssimo racconto di viaggio con lo scopo di capire qualcosa di più su questo popolo che è probabilmente il più vituperato che esista. Non ha nemmeno il diritto di proclamarsi vittim ...continua

    Ho letto questo previssimo racconto di viaggio con lo scopo di capire qualcosa di più su questo popolo che è probabilmente il più vituperato che esista. Non ha nemmeno il diritto di proclamarsi vittima del nazismo pur essendolo sicuramente stato, che la pietà viene riservata a tutti gli altri ma non a loro.
    Sotto questo aspetto il brevissimo libretto non mi è servito a quasi nulla: descrive solo dettagliatamente un viaggio, ma è un viaggio di cronaca, non di scoperta.
    Che vivano male già lo sapevo, che sono frutto di come siamo noi tanto di quanto loro sono loro stessi, pure, tra giudizi trancianti e altrettanto trancianti mitizzazioni di popolo libero per eccellenza. Certo qui si vede, e bene, che la libertà (se si può definire tale) ha un prezzo.
    Apprezzo l'obiettività del racconto. Meno il pistolotto che l'autore ficca in mezzo.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro è un viaggio, fatto a bordo di una vecchia Bmw da Antonio Moresco e Giovanni Giovannetti, da cui ne scaturisce un vero e proprio diario sviluppato su due piani, narrativo e visivo, fortem ...continua

    Questo libro è un viaggio, fatto a bordo di una vecchia Bmw da Antonio Moresco e Giovanni Giovannetti, da cui ne scaturisce un vero e proprio diario sviluppato su due piani, narrativo e visivo, fortemente intrecciati fra loro. Accompagnati da Dumitru, uno zingaro di merda (così si prendono affettuosamente in giro i Rom, chiamandosi con il nostro insulto). Un viaggio in Romania mosso da una semplice e logica domanda: capire perché. Perché tutta questa gente viene da noi accettando di vivere nelle condizioni più misere? Perché sta nei campi, in mezzo ai topi? In baracche? Il racconto risulta quindi tagliente, preciso, duro e commovente, mentre gli incontri sono terribili e bellissimi. E forse ci invita a guardare al di là del nostro naso...

    ha scritto il 

  • 4

    Reportage fra i rom di Romania. Il ritratto che ne esce non è certo edificante ma è la realtà. Moresco cerca di non giudicare anche se non si restare certo indifferenti leggendo le pagine di questo li ...continua

    Reportage fra i rom di Romania. Il ritratto che ne esce non è certo edificante ma è la realtà. Moresco cerca di non giudicare anche se non si restare certo indifferenti leggendo le pagine di questo libro.
    http://trecugggine.wordpress.com/2012/11/12/zingari-di-merda-antonio-moresco/

    ha scritto il 

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