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Zorro

Un eremita sul marciapiede

Di

Editore: Mondadori

3.5
(1758)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 66 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804535164 | Isbn-13: 9788804535164 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Social Science

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Descrizione del libro
"I barboni sono randagi scappati dalle nostre case, odorano dei nostri armadi,puzzano di ciò che non hanno, ma anche di tutto ciò che ci manca. Perché forseci manca quell'andare silenzioso totalmente libero, quel deambulare perplesso,magari losco, eppure così naturale, così necessario, quel fottersene del tempometeorologico e di quello irreversibile dell'orologio. Chi di noi non hasentito il desiderio di accasciarsi per strada, come marionetta, gambe larghesull'asfalto, testa reclinata sul guanciale di un muro? E lasciare al fiume ilsuo grande, impegnativo corso. Venirne fuori, venirne in pace. Tacitobrandello di carne umana sul selciato dell'umanità."
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  • 4

    In queste poche pagine Zorro, in prima persona, ci racconta la sua vita, saltando dai giorni d’oggi al suo passato e viceversa. Ci parla sia della sua infanzia, sia del periodo precedente la vita da senzatetto.
    Non si vergogna di quello che è diventato, vive la sua condizione con dignità e rispet ...continua

    In queste poche pagine Zorro, in prima persona, ci racconta la sua vita, saltando dai giorni d’oggi al suo passato e viceversa. Ci parla sia della sua infanzia, sia del periodo precedente la vita da senzatetto. Non si vergogna di quello che è diventato, vive la sua condizione con dignità e rispetto di sé.

    Questa lettura mi ha fatto venire alla mente una frase di Caparezza: “…ho molto da dire, perché ho così poco da fare…”; la vita da clochard ha dato a quest’uomo la possibilità di guardare il mondo e le persone che lo abitano, da una posizione sì marginale, ma allo stesso tempo libera dagli eccessi imposti dalla società. Zorro ha avuto la capacità di prendere in mano il suo tempo senza perdersi nella vita frenetica di tutti i giorni, alla quale noi siamo abituati.

    Una lettura molto interessante, un punto di vista diverso.

    ha scritto il 

  • 0

    "Zorro mi ha aiutato a stanare un timore che da qualche parte appartiene a tutti. Perché dentro di ognuno di noi, inconfessata, incapucciata, c'è questa estrema possibilità: perdere improvvisamente i fili, le zavorre che ci tengono ancorati al mondo regolare."


    "I barboni sono randagi scapp ...continua

    "Zorro mi ha aiutato a stanare un timore che da qualche parte appartiene a tutti. Perché dentro di ognuno di noi, inconfessata, incapucciata, c'è questa estrema possibilità: perdere improvvisamente i fili, le zavorre che ci tengono ancorati al mondo regolare."

    "I barboni sono randagi scappati dalle nostre case, odorano dei nostri armadi, puzzano di ciò che non hanno, ma anche di tutto ciò che ci manca. Perché forse ci manca quell'andare silenzioso totalmente libero, quel deambulare perplesso, magari losco, eppure così naturale, così necessario, quel fregarsene del tempo meteorologico e di quello irreversibile dell'orologio: Chi di noi non ha sentito il desiderio di accasciarsi per strada, come marionetta, gambe larghe sull'asfalto, testa reclinata sul guanciale di un muro? E lasciare al fiume il suo grande impegnativo corso. Venirne fuori, venirne in pace"

    ha scritto il 

  • 4

    Zorro
    La forza di una sceneggiatura e' la recitazione.
    La forza di questo monologo e' nella scrittura. Leggere questa pagine da' già l'immagine della scena e il suono della voce.
    L'alternanza dei tempi e' esatta e netta. I momenti di serenità pacati, quelli di disperazione concitati. Vorrei, do ...continua

    Zorro La forza di una sceneggiatura e' la recitazione. La forza di questo monologo e' nella scrittura. Leggere questa pagine da' già l'immagine della scena e il suono della voce. L'alternanza dei tempi e' esatta e netta. I momenti di serenità pacati, quelli di disperazione concitati. Vorrei, dopo averti letto, Zorro, ascoltarti a teatro con la consapevezza di incontrarti ogni giorno per strada e leggere nei tuoi occhi il tuo passato e vivere il mio presente come il tuo senza Fuochi di artificio.

    ha scritto il 

  • 4

    Breve ma intenso monologo teatrale con protagonista un barbone che, tra un ricordo, un'imprecazione e una risata, ci racconta di sè.


    Un'emozione in più: a questo pezzo è possibile dare una voce e un volto ben precisi, quelli di Sergio Castellitto, per il quale questo monologo è stato pensa ...continua

    Breve ma intenso monologo teatrale con protagonista un barbone che, tra un ricordo, un'imprecazione e una risata, ci racconta di sè.

    Un'emozione in più: a questo pezzo è possibile dare una voce e un volto ben precisi, quelli di Sergio Castellitto, per il quale questo monologo è stato pensato. Sicuramente lui saprebbe interpretarlo molto meglio di come l'ho immaginato io nella mia mente, ma tant'è, è stato molto bello lo stesso.

    ha scritto il 

  • 2

    Volatile e scialbo.

    Cos'è Zorro? E' un monologo teatrale privo di forza. La sua capacità evocativa, sia di immagini, sia di visioni, è scarsa se non inesistente. La pecca sta nella voce, che in un monologo è tutto. Immaginatevi di imprimere l'orma del vostro piede sul bagnasciuga, ecco al vostro cervello basterà lo ...continua

    Cos'è Zorro? E' un monologo teatrale privo di forza. La sua capacità evocativa, sia di immagini, sia di visioni, è scarsa se non inesistente. La pecca sta nella voce, che in un monologo è tutto. Immaginatevi di imprimere l'orma del vostro piede sul bagnasciuga, ecco al vostro cervello basterà lo stesso tempo che a un onda per cancellare la lieve impressione che queste pagine hanno provocato sui vostri sensi. Una volta chiuso il libro, sarà come non averlo letto.

    ha scritto il 

  • 4

    "Normalità è una parola storta. Parliamo di frequenza e infrequenza, così mi sta meglio...... Io sono un infrequente. Infrequente è bello, è una rarità". Monologo di un uomo che si abbandona a una vita da barbone, ma comunque con una sua dignità. Scelta coraggiosa, o ci vuole più coraggio a resta ...continua

    "Normalità è una parola storta. Parliamo di frequenza e infrequenza, così mi sta meglio...... Io sono un infrequente. Infrequente è bello, è una rarità". Monologo di un uomo che si abbandona a una vita da barbone, ma comunque con una sua dignità. Scelta coraggiosa, o ci vuole più coraggio a restare come sei?

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    ZORRO

    “ Per me la vita è un giorno, uno solo
    Dall’alba al tramonto, e amen”


    Cercando una buona idea per il ritorno sulle scene del marito Sergio Castellito che aveva nostalgia del teatro dopo essersi dedicato al cinema, Margaret Mazzantini scrive nel 2000 questo monologo per lui e a leggerlo, ...continua

    “ Per me la vita è un giorno, uno solo Dall’alba al tramonto, e amen”

    Cercando una buona idea per il ritorno sulle scene del marito Sergio Castellito che aveva nostalgia del teatro dopo essersi dedicato al cinema, Margaret Mazzantini scrive nel 2000 questo monologo per lui e a leggerlo, già immaginiamo il protagonista Zorro con la voce, le espressioni e le movenze di Castellito la cui foto appare sull’immagine di copertina di questa pièce teatrale subito trasformata in libro. Ma chi è Zorro? Zorro è un uomo normale che, per le vicissitudini della vita diventa un barbone, un eremita da marciapiede, non si capisce se per consapevolezza o se per follia, se per scelta o se per casualità. Anch’egli un tempo faceva parte delle persone “ normali” che lui chiama “ cormorani” ma ora ha lasciato il gruppo ed è diventato un “ anatraccio” che vive ai margini della società. Aveva una famiglia, una casa, una bella moglie e nella sua vita anche due cani che entrambi portavano il nome di Zorro: un cane dell’infanzia, un trovatello che un amico gli portò via con l’inganno e uno dell’età adulta, il cane di Mario, benzinaio distratto che viene investito dall’auto del protagonista e finisce in ospedale. Zorro non ha colpa, Mario non guarda mai quando attraversa, tanta gente è disposta a testimoniare in suo favore. Mario e Zorro diventano amici e quest’ultimo si prenderà cura del cane di Mario. Anna, la moglie di Zorro, non lo vuole e minaccia di lasciarlo. Zorro, per paura di perdere l’amata moglie abbandona il cane, ma il suo cuore si spezza anche perché scopre che Anna non lo ama più e che si è invaghita del suo istruttore di fitness. Mario muore e il senso di colpa entra prepotentemente nell’animo del suo nuovo amico. Zorro corre a cercare il cane e da quel momento non farà più ritorno a casa. Tutto questo ci viene raccontato da Zorro stesso, da quest’uomo che non è un eroe ma un vinto, ma è ancora capace di apprezzare una libertà infinita anche se fatta di stenti, di vagabondaggi, di letti di fortuna nei tunnel delle metropolitane o sulle panchine dei parchi, di mense gestite dalle suorine di Madre Teresa, di vestiti dismessi, di lavaggi approssimativi, di elemosine non richieste. Zorro conserva la sua dignità di uomo, Zorro osserva il mondo e conosce vizi e virtù dei “cormorani” che gli passano accanto, che lo temono, che ne hanno ribrezzo. Zorro è capace di guardare in basso ma anche di discorrere con Dio, di salire lassù con lui, fino alle stelle, di vedere insieme a lui l’enorme teatro della vita in cui gli umani si muovono come formiche, abbandonati al libero arbitrio che essi stessi hanno fortemente invocato e voluto. E ogni tanto, un odore, un profumo, un rumore evoca il ricordo di ciò che egli fu e fa talmente male che il parlare diventa incomprensibile, l’urlo di dolore diviene troppo alto e il morso della sua sconfinata solitudine deve essere lenito dall’alcool, rigettato nell’oblio. E la vista di Zorro genera paura, la paura che l’emarginazione abbia un confine troppo labile e che è un attimo trovarsi dall’altra parte, dalla parte degli esclusi, dei rifiutati, degli scartati. E l’angoscia del vivere prende il sopravvento trascinando i “ cormorani” in un percorso obbligato, in un ballo frenetico, in una sarabanda di impegni quotidiani che poco lasciano alla riflessione, alla disponibilità del proprio tempo, a una insperata emancipazione del nucleo intimo dell’uomo. Con stile asciutto, moderno, deciso, la Mazzantini ci propone questo personaggio teatrale arrabbiato, malinconico, libero e risoluto che sarebbe molto bello vedere interpretato sulla scena. Ma il libro come opera a sé stante appare monco, incompiuto, perché la vita di Zorro avrebbe potuto essere arricchita di tanti particolari importanti per capire meglio tutto ciò che lo condusse a prendere questa decisione così tragica fino a convincerlo a vivere totalmente ai margini di una vita regolare anche se non necessariamente la più conveniente, la più giusta, la più interessante nonostante le apparenze.

    ha scritto il 

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