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cecità

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Di

Editore: einaudi

4.4
(10384)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Portoghese , Inglese , Spagnolo , Catalano , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Olandese , Svedese

Isbn-10: A000010157 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , CD audio , eBook

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 5

    La cecità arriva, improvvisa, e non lascia scampo: il "mal bianco" acceca la ragione di un'intera popolazione e fa regredire al livello di bestie, le devastazioni sociali e psicologiche sono imprevedibili, incontenibili.
    Tuttavia, l'occhio compassionevole di Saramago restituisce al lettore un fil ...continua

    La cecità arriva, improvvisa, e non lascia scampo: il "mal bianco" acceca la ragione di un'intera popolazione e fa regredire al livello di bestie, le devastazioni sociali e psicologiche sono imprevedibili, incontenibili. Tuttavia, l'occhio compassionevole di Saramago restituisce al lettore un filo di speranza, e fa commuovere più di una volta. Romanzo magnifico, straordinario, questa volta il premio Nobel si è superato. Uno dei più grandi narratori di sempre, ce ne fossero!

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo.. pura poesia tra le righe di questo libro..
    "Ecco come sono le parole, nascondono molto, si uniscono pian piano fra di loro, sembra non sappiano dove vogliono andare, e all'improvviso, per via di due o tre, o di quattro che all'improvviso escono, parole semplici, un pronome personale, ...continua

    Bellissimo.. pura poesia tra le righe di questo libro.. "Ecco come sono le parole, nascondono molto, si uniscono pian piano fra di loro, sembra non sappiano dove vogliono andare, e all'improvviso, per via di due o tre, o di quattro che all'improvviso escono, parole semplici, un pronome personale, un avverbio, un verbo, un aggettivo, ecco lì che ci ritroviamo la commozione che sale irresistibilmente alla superficie della pelle e degli occhi, che incrina la compostezza dei sentimenti, a volte sono i nervi a non riuscire a reggere, sopportano molto, sopportano tutto, come se indossassero un'armatura, si dice, La moglie del medico ha i nervi d'acciaio e poi, in definitiva, la moglie del medico si scioglie in lacrime per via di un pronome personale, di un avverbio, di un verbo, di un aggettivo, mere categorie grammaticali, mere designazioni, come del pari lo sono le restanti due donne, le altre, pronomi indefiniti, anch'essi piangenti, che abbracciano quella della frase completa, tre grazie nude sotto la pioggia. "

    ha scritto il 

  • 5

    Ci troviamo di fronte ad uno dei libri più straordinari che siano mai stati scritti: un romanzo al limite col distopico. Fin dalle prime righe cattura l'attenzione del lettore e non gli permette una sola pagina di tregua. L'effetto incalzante della lettura è dato certamente dallo stile, per alcun ...continua

    Ci troviamo di fronte ad uno dei libri più straordinari che siano mai stati scritti: un romanzo al limite col distopico. Fin dalle prime righe cattura l'attenzione del lettore e non gli permette una sola pagina di tregua. L'effetto incalzante della lettura è dato certamente dallo stile, per alcuni non facile, ma che io trovo perfetto per questo romanzo (non per altri dello stesso autore). Se qualcuno pensa che sia Saramago a non saper scrivere allora è meglio che si concentri sugli Harmony, senza pretendere più di quello che ci si possa intellettualmente permettere da se stessi. In questo romanzo nulla ha un nome: i ciechi non hanno bisogno di nomi. Ci si orienta più per voci e sensazioni. La razionalità e la memoria fanno parte di un mondo che non esiste più, che non può essere conservato neppure dall'unica persona ancora vedente.

    ha scritto il 

  • 4

    La paura ci ha accecato,
    la paura ci manterrà ciechi.


    In questo libro niente ha un nome. Niente ha un'identità vera e propria. Sono tutti semplicemente definiti dalla loro professione o da una loro particolare caratteristica. Abbiamo il medico e la moglie del medico. Il primo ciec ...continua

    La paura ci ha accecato, la paura ci manterrà ciechi.

    In questo libro niente ha un nome. Niente ha un'identità vera e propria. Sono tutti semplicemente definiti dalla loro professione o da una loro particolare caratteristica. Abbiamo il medico e la moglie del medico. Il primo cieco e la moglie del primo cieco. E così via. L'unica costante di tutto il racconto è la cecità. Una cecità effettiva e una cecità metaforica che da scaturisce inevitabilmente dalla prima. Josè Saramago indaga, attraverso la cecità, quanto la natura umana sia disposta a fare pur di sopravvivere. E lascia gli occhi ad una sola persona per testimoniare che tutto quell'orrore, quell'indifferenza, è davvero esistita. E cambierà inevitabilmente le persone. Quando tutto sembrerà perduto riacquisteranno nuovamente la speranza e allo stesso tempo una nuova consapevolezza. Nessuno sarà più lo stesso, la cecità e i suoi effetti cambieranno ognuno di loro profondamente.

    ha scritto il 

  • 1

    Lento, ripetitivo, noioso, assurdo. Ma come si fà a dare 5 stelle ad un libro del genere??? Non ha senso. Sicuramente non è il mio genere di lettura, ma viste tutte queste stelle e tutti i commenti positivi, ho ceduto per l'ennesima volta ed ho provato a leggere un altro libro... come dire... "di ...continua

    Lento, ripetitivo, noioso, assurdo. Ma come si fà a dare 5 stelle ad un libro del genere??? Non ha senso. Sicuramente non è il mio genere di lettura, ma viste tutte queste stelle e tutti i commenti positivi, ho ceduto per l'ennesima volta ed ho provato a leggere un altro libro... come dire... "di psiche e mistico". NCS. Finito di leggere non mi ha passato alcun concetto e sinceramente delle ultime pagine ne ho saltate parecchie, tanto la storia era sempre la stessa. :(

    ha scritto il 

  • 5

    L'epidemia che mette in ginocchio il genere umano è solo la "scusa" per indagare a fondo l'animo e i comportamenti dei vari protagonisti in una situazione estrema.


    Nonostante la narrazione sia a tratti lenta e i dialoghi resi in maniera un po' così, l'attenzione rimane sempre alta.
    l'ho le ...continua

    L'epidemia che mette in ginocchio il genere umano è solo la "scusa" per indagare a fondo l'animo e i comportamenti dei vari protagonisti in una situazione estrema.

    Nonostante la narrazione sia a tratti lenta e i dialoghi resi in maniera un po' così, l'attenzione rimane sempre alta. l'ho letto in italiano e l'impressione è che sia stato tradotto benissimo

    ha scritto il 

  • 4

    Cecità del corpo e dell'anima

    In un posto imprecisato, in un tempo imprecisato (approssimativamente fra il 1983 – si accenna all’AIDS – e il 1995 – non ci sono cellulari) un uomo diventa improvvisamente cieco mentre è fermo ad un semaforo. No, non vede tutto nero. Vede tutto bianco, come immerso nella nebbia. Va da un oculist ...continua

    In un posto imprecisato, in un tempo imprecisato (approssimativamente fra il 1983 – si accenna all’AIDS – e il 1995 – non ci sono cellulari) un uomo diventa improvvisamente cieco mentre è fermo ad un semaforo. No, non vede tutto nero. Vede tutto bianco, come immerso nella nebbia. Va da un oculista, ma il medico non riesce a fare una diagnosi, tutto sembra in ordine. Il giorno dopo anche il medico diventa cieco come il suo paziente e man mano molte altre persone lo diventeranno. All’inizio si pensa a qualche infezione e allora si mettono in quarantena i primi casi, ma la situazione peggiorerà.

    In questa situazione straordinaria Saramago mette alla prova le relazioni umane e lo spirito di sopravvivenza dei protagonisti e della società. La cecità bene presto non è più solo una malattia degli occhi, ma dell’anima. Anzi, sembra da questa causata:

    "Non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo. Ciechi che, pur vedendo, non vedono."

    (È nel retro di copertina, non anticipo nulla.)

    Le avventure dei ciechi e altri dettagli importanti li lascio alla vostra lettura, così come le speculazioni filosofiche e morali.

    Un accenno sulla prosa, non banale, né facile. Saramago, per renderci ciechi e straniati durante la lettura, non solo non specifica luoghi e date, ma non usa nemmeno nomi propri. Ci sarà il primo cieco, la moglie del primo cieco, l’oculista, eccetera. Nemmeno i cani avranno un nome proprio, né le vie delle strade, nulla. Ecco, questa cosa dei nomi in alcuni punti appare una forzatura, alcuni ciechi li chiedono, ma la risposta è “siamo tutti ciechi, i nomi non servono.” L’effetto di straniamento però è notevole, ma Saramago va oltre: non viene segnalato il discorso diretto dei personaggi. Il discorso diretto è inserito nella frase che descrive la situazione. Vi faccio un esempio:

    "Il cieco si portò le mani agli occhi, le agitò, Niente, è come se stessi in mezzo a una nebbia, è come se fossi caduto in un mare di latte, Ma la cecità non è così, disse l’altro, la cecità dicono che sia nera, Invece no io vedo tutto bianco, Magari aveva ragione quella donna, potrebbero essere i nervi, i nervi sono diabolici, Lo so io che cos’è, è una disgrazia, sì, una disgrazia, Mi dica dove abita, per favore, in quell’istante si sentì l’avviamento del motore."

    Questa è un’unica frase. Forse quattro o cinque persone che parlano fra loro. L’impatto, anche visivo è notevole: sembra di leggere un’enciclopedia, di affrontare un muro di testo. Eppure si capisce, i discorsi, nonostante tutto, si seguono.

    Ultima nota, pardon, consiglio: non sbirciate l’ultima pagina.

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo profondissimo sull'animo umano, un'enorme metafora che dura tutto il racconto, che ci proietta in una realtà improbabile ma quotidiana. La cecità del mondo è in ogni cosa, in ogni gesto. Siamo ciechi che vedono? O siamo persone che pur vedendo... non vedono?

    ha scritto il 

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