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confessioni di un figlio del secolo

Di

Editore: biblioteca moderna mondadori

3.8
(68)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Portoghese , Spagnolo , Polacco

Isbn-10: A000074097 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Rilegato in pelle , Paperback

Genere: Fiction & Literature , Romance

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Descrizione del libro
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  • 3

    "Un gradino in più o in meno è ben poca cosa su quella grande scala marcita che è l'imperfezione umana."

    Sono partita con grandi speranze, e credo che questo non sia stato totalmente un male. Primo e secondo capitolo mi hanno convinta di essere davanti ad un capolavoro, ma purtroppo non e sempre vero che il buongiorno si vede dal mattino, e, proseguendo, il mio entusiasmo, pur non spegnendosi del tu ...continua

    Sono partita con grandi speranze, e credo che questo non sia stato totalmente un male. Primo e secondo capitolo mi hanno convinta di essere davanti ad un capolavoro, ma purtroppo non e sempre vero che il buongiorno si vede dal mattino, e, proseguendo, il mio entusiasmo, pur non spegnendosi del tutto, è molto calato, mentre negli ultimi capitoli è stato maltratto, oltraggiato e poi estinto a secchiate d'acqua. Lo stile di de Musset è fluido ed incredibilmente elegante, leggerlo è una versa delizia per la mente e per gli occhi. Cioè, lo sarebbe stato se questa edizione non fosse piena dalla prima all'ultima pagina di errori di stampa: accenti che mancano, lettere che non c'entrano niente in mezzo alle parole, congiunzioni messe lì per sbaglio, parentesi che si aprono e non si chiudono più. Dalai, io mi fidavo di te! Come hai potuto farmi questo? Tornando al romanzo. De Musset cerca di fare un ritratto di un giovane preso dalla malattia del secolo, la mancanza di certezze, l'eterna indecisione, l'angosciosa ricerca di un'identità da trovare in un presente conteso tra il passato e l'avvenire, un avvenire che i giovani non riescono a vedere altrimenti che "un'amante di marmo, e aspettano che prenda vita, che il sangue colori le sue vene".

    C'è un'altro passo bellissimo che recita così: "Fu come una negazione di tutte le cose del cielo e della terra, che si può chiamare delusione, o se preferite, disperazione, come se l'umanità in letargo fosse stata creduta morta da quegli stessi che le tastavano il polso." In un certo senso, lo trovo molto attuale. A voi le conclusioni.

    C'è invece un'ultima cosa su cui vorrei spendere giusto due paroline, ma facendo bene i conti forse non ho parlato di altro in questa recensione. Mi riferisco al protagonista, il nostro malato incurabile. Ora, io non so se davvero tutti i giovani dell'epoca avessero la sua mentalità, lo trovo molto difficile, ma di protagonisti così petulanti in tutto il mio percorso di lettrice ne ho incontrati davvero pochissimi. Un miscuglio di contraddizioni e contrasti, un nido d'infelicità perenne e incontrastabile. Non è neppure credibile. Ma è lo strumento indispensabile per lo scopo narrativo prefissosi da de Musset, quindi su, è perdonato.

    In definitiva, per certi versi mi aspettavo di meglio, per altri non avrei potuto chiedere di meglio. E' un romanzo che a mio parere andrebbe letto, ma non è da definire immancabile nella libreria di ogni lettore. Credo che sì, lo consiglierei.

    ha scritto il 

  • 4

    E l'universo sparì.

    Ottavio, diciannovenne figlio dell'indolenza dell'Impero, inoccupato dopo le gloriose gesta di Napoleone, si ritrova a passare una una relazione all'altra con donne assuefatte al libertinaggio, alla simulazione del sentimento, al lato carnale e convenzionale della liaison. Tradito da un'amante e ...continua

    Ottavio, diciannovenne figlio dell'indolenza dell'Impero, inoccupato dopo le gloriose gesta di Napoleone, si ritrova a passare una una relazione all'altra con donne assuefatte al libertinaggio, alla simulazione del sentimento, al lato carnale e convenzionale della liaison. Tradito da un'amante e dall'amico, approda all'amore per Brigitte tra la tensione lirica del sentimento, purissimo e vibrante, e la spirale egotica di un giovane inesperto di sé e dell'altrui interiorità. Se da una parte l'intensità del sentire apre squarci emotivamente molto affascinanti, propri della gioventù che presume di saper tutto senza aver provato che poco, dall'altra la malattia del secolo che affligge Ottavio è, secondo Ottavio stesso, l'unica responsabile della vocazione al male che il protagonista stesso ravvisa in sé: questo discioglimento della responsabilità personale è l'elemento che più mi ha lasciato perplesso, perché, se è vero che nessuno può sentirsi svincolato dal proprio tempo, altrettanto reale è la scelta tra le opzioni possibili. L'energia di Ottavio, ispirata agli amori clandestini, direttamente generata dalla relazione di de Musset con George Sand, mi ha ricordato la passione dell'Ortis, la medesima cecità orgogliosa ed egotica tipica dei giovani che si ritengono titani e che dimenticano di avere i piedi d'argilla. Romanzo notevolissimo, à mon avis troppo sottovalutato. P.s.: trovare quest'edizione Garzanti è stata un'impresa.

    This opera is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia License

    ha scritto il 

  • 4

    "Il mio cuore soffriva in modo che c'era quasi costantemente in me un uomo che rideva e un altro che piangeva".

    Non posso che unirmi a chi ha citato questa frase bellissima...
    "I dolori passeggeri bestemmiano e accusano il cielo; i grandi dolori non accusano nè bestemmiano. Ascoltano."


    Non me lo aspettavo così bello e attuale... un insegnamento su cosa è e cosa non è l'amore, su come a causa dell'a ...continua

    Non posso che unirmi a chi ha citato questa frase bellissima... "I dolori passeggeri bestemmiano e accusano il cielo; i grandi dolori non accusano nè bestemmiano. Ascoltano."

    Non me lo aspettavo così bello e attuale... un insegnamento su cosa è e cosa non è l'amore, su come a causa dell'amore ci si può dannare e si può condannare una persona e su come l'Amore può redimere e insegnare davvero qualcosa di speciale per la propria anima. Consigliato!

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro imperfetto

    Su questo romanzo faccio un'eccezione e mi sparo 5 stelle anche se obiettivamente non le meriterebbe. A volte è stucchevole, datato, strutturalmente non all'altezza di grandi autori della sua epoca..però è talmente vivo, passionale, sincero, romantico, - nel senso bello del termine - , che non ho ...continua

    Su questo romanzo faccio un'eccezione e mi sparo 5 stelle anche se obiettivamente non le meriterebbe. A volte è stucchevole, datato, strutturalmente non all'altezza di grandi autori della sua epoca..però è talmente vivo, passionale, sincero, romantico, - nel senso bello del termine - , che non ho resistito e ho calato le braghe..Ogni tanto tutti abbiamo un debole per qualche libro minore per ragioni solo nostre e di nessun altro. E' questa per me una di quelle volte.

    ha scritto il 

  • 5

    "I dolori passeggeri bestemmiano e accusano il cielo; i grandi dolori non accusano nè bestemmiano. Ascoltano"

    Leggendo questo romanzo francese, non potevo fare a meno di pensare: come può un romanzo composto nell'epoca post-napoleonica essere scritto in uno stile così accattivante e contemporaneo ai giorni nostri? Come può catturare in un modo così forte e trasmettere attraverso la penna dell'autore pens ...continua

    Leggendo questo romanzo francese, non potevo fare a meno di pensare: come può un romanzo composto nell'epoca post-napoleonica essere scritto in uno stile così accattivante e contemporaneo ai giorni nostri? Come può catturare in un modo così forte e trasmettere attraverso la penna dell'autore pensieri così profondi e veritieri? Mi duole pensare che è un libro introvabile, così poco valutato ai giorni nostri, nonostante sia un libro intriso di valori, valori pronti a cogliere il lettore in un vorticare di emozioni senza fine. Anche quando lo si è terminato, l'impronta che lascia dentro il lettore è talmente profonda che lo spinge a gettare irresistibilmente uno sguardo verso lo scaffale dove lo si ripone. Sempre. Incondizionatamente.

    La perfezione non esiste, capirla è il trionfo dell'intelligenza umana, desiderarla per possederla è la più pericolosa delle follie.

    ha scritto il 

  • 5

    Quando la vita reale si trasforma in arte

    Alfred De Musset e George Sand : una delle storie d'amore più belle e tormentate che la storia e la letteratura ci hanno tramandato.


    Due cuori, due illustri rappresentanti di un periodo tragico e appassionato, due spiriti incompatibili, ma destinati ad unirsi solo per un breve istante in u ...continua

    Alfred De Musset e George Sand : una delle storie d'amore più belle e tormentate che la storia e la letteratura ci hanno tramandato.

    Due cuori, due illustri rappresentanti di un periodo tragico e appassionato, due spiriti incompatibili, ma destinati ad unirsi solo per un breve istante in un amore sublime e crudele al tempo stesso, infiammando per anni le discussioni nei salotti mondani di Parigi. Due figli del secolo, il loro fu un periodo convulso e amaro. La loro generazione vagava per le strade senza più ideali, vuoti come ombre di tempi andati, accesi ma subito dopo delusi da grandi promesse e uomini decaduti. Essi erano, tuttavia, dei folli romantici: si erano esaltati con gli eroici modelli d’oltremanica e avevano accolto ben volentieri quello spirito d’inquieta rivolta che da anni serpeggiava nei quattro angoli d’Europa.

    Lui, Alfred de Musset, triste poeta dalle spettrali visioni, biondo angelo dagli occhi di ghiaccio ma dal cuore ardente. Fin dalla tenera età accesi contrasti ne dilaniavano l’anima, attraversata da un duplice brivido. Da una parte stava quieto il fanciullo-poeta (chiamato Celio in un’opera teatrale), allegro e elegante, teneramente sensibile alle gioie dalla vita e dell’amore. Nell’angolo opposto però, sovente si risvegliava in Alfred un oscuro demone (al quale il poeta diede il nome di Octave) che ne consumava anima e corpo con cruenti eccessi di violenza e crudeltà, portando con sé il terribile spettro della follia a tormentare le notti del giovane. Il “dandy” di Francia, autore di raffinatissime poesie e drammi teatrali, combatteva ogni giorno una dura battaglia per annientare il suo mostro personale; battaglia che, purtroppo, finirà per consumare tutte le sue energie e condurlo verso il baratro.

    Lei, George Sand(1804-1876), nome d’arte dietro il quale si celava Aurore Dupin, fu una brillante e prolifica romanziera, fuggita a gambe levate da un soffocante e monotono matrimonio per approdare nei più intriganti salotti letterari della capitale. Donna libera e indipendente, ma d'indole buona, ella amava collezionare avventure galanti con giovani artisti che poi diventavano protagonisti dei suoi romanzi.

    Il loro, un incontro combinato, una cena galeotta, due sguardi che s’incontrano e s’infiammano. Una bruciante passione, un amore lirico li legò nei primi mesi d’idillio, non senza l’ombra di Octave ad insinuare oscuri presagi in alcuni fugaci momenti. Essi decisero di partire per visitare la romantica Venezia, ma il rigido inverno italiano costrinse ambedue gli amanti, prima George poi Alfred, a giacere a letto malati. La malattia di George risvegliò, però, il segreto demone di Alfred, il tedio s’impossessò di lui rendendolo crudele e insofferente. Il dramma si consumò fino a raggiungere il parossismo quando fu il turno del poeta: un atroce sospetto, un biglietto strappato, una tazza da tè dalla quale bevvero in due, e la follia si scatenò feroce in quella camera d’albergo. Infine la terribile scoperta: George aveva un amante mentre Alfred delirava di febbre.Violente scenate e spaventosi eccessi avvelenarono il loro amore, consumato in un susseguirsi di oscene liti, disperati inseguimenti per la città e liriche riconciliazioni. Amaramente autoconvinto della propria funesta colpa, Alfred s’immolò sull’altare della stoica rinuncia, lasciando i due nuovi amanti al loro destino e tornando da solo in Francia. I due s’illusero d’aver tramutato quel fatale sentimento in lirica e sincera amicizia, ma la passione li vinse ancora,ancora, e ancora in un delirio che li sospinse fino al pensiero di suicidio e investì di clamore tutta la capitale letteraria. Ma sull’orlo del precipizio, furono entrambi abbastanza saggi da evitare il tragico epilogo.

    Così si era consumata una delle storie d'amore più belle che la storia ci ha tramandato...uscirono entrambi sconfitti e sanguinanti, senza mai di fatto riprendersi del tutto, come dimostrano le esperienze successive, sempre ineguagliabili al loro amore vissuto senza vie di mezzo e mezzo misure,secondo gli ideali romantici.

    "Le confessioni di un figlio del secolo" altro non è che la trasposizione letteraria di questa stupenda e tormentata storia d'amore che segnò l'intera vita dello scrittore e di George.

    <<Il mondo saprà la mia storia: io la scriverò>>, disse Alfred a George. Dopo un anno di dolore, egli decise di scrivere e pubblicare il romanzo, personale resoconto della vicenda.

    Ma nel romanzo non c'è solo l'amore tra Alfred e George (Octavie e Brigitte nel testo)..c'è anche la descrizioni di un'epoca,delle sue inquetudini,dei suoi mali,del distastro sociale e di quel senso di vuoto che ne conseguiva e divorava gli animi più sensibili. Come rispondere al vuoto? chiudendosi in se stessi, distraedosi con piaceri facili e fugaci o ,come nel caso di Alfred e Goerge, immergendosi nell'arte e in un amore viscerale e passionale,viverlo fino in fondo senza mezze misure,nella gioia e nel dolore, facendolo diventare soffio di vita e morte al tempo stesso.

    Il romanzo,però, ha anche il valore della confessione : Alfred interpella con coraggio e amarezza la propria coscienza e non esita ad ammettere pubblicamente tutte le sue colpe di fronte all’amante, che egli innalza a eroina e a vittima, come del resto anch’egli era, dei mali della sua epoca.

    "Le confessioni di un figlio del secolo" si pone ,dunque, come una testimonianza di un'epoca,con le sue vane speranze e dolorose conseguenze, e il ricordo immortale di un’amore che fu al contempo sublime e ardente, dolce e crudele,disperato e senza fine.

    ha scritto il