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fiesta

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3.9
(3700)

Language:Español | Number of Pages: | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) English , French , German , Italian , Swedish , Portuguese , Danish

Isbn-10: A000169118 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Paperback , Others

Category: Biography , Fiction & Literature , Travel

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Book Description
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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Buona la prima Hem!

    Mi sono avvicinata a questo autore con una certa diffidenza, ammetto di aver scelto questo libro all'inizio più per la brevità che per altro. Poi è successa una cosa strana: questo libro è lontano anni luce dai miei "canoni di lettura", non ha una trama avvincente e i personaggi non lasciano il ...continue

    Mi sono avvicinata a questo autore con una certa diffidenza, ammetto di aver scelto questo libro all'inizio più per la brevità che per altro. Poi è successa una cosa strana: questo libro è lontano anni luce dai miei "canoni di lettura", non ha una trama avvincente e i personaggi non lasciano il segno per personalità incisive (in positivo e in negativo) e mentre lo leggevo mi dicevo "Non dovrebbe piacerti" eppure mi piaceva, mi piaceva tanto, sin dall'inizio il buon Ernst mi ha catturata con le atmosfere fumose dei caffé parigini, con il tormento di Jake che è costretto a vedere la donna che ama (Brett) passare da un uomo all'altro e, quel che è peggio per lui, è che lei lo ricambia, anzi forse è l'unico uomo per cui lei sente qualcosa che va oltre l'attrazione fisica (con gli altri è sesso e basta) e paradossalmente i due non potranno mai portare a compimento a causa di una ferita di guerra di lui.
    Il succo del libro è proprio questo secondo me: la rincorsa spasmodica verso qualcosa che non potremo mai avere e forse il tentativo continuo di fuggire dalla noia, il non fermarsi mai per evitare di riflettere sul vuoto dell'esistenza, allora prendono una sbronza dopo l'altra, passano da un locale all'altro e alla fine si ritrovano in Spagna a Pamplona nel bel mezzo della Fiesta per eccellenza, San Firmin, un'orgia di caos, colori, fuochi artificiali, alcol, corride, sangue e morte (per i poveri tori). Il problema è che alla fine la Fiesta finisce sempre e ci si ritrova sempre soli con se stessi e tutti i fantasmi ritornano a tormentarli.
    Le descrizioni dei paesaggi e dei personaggi sono brevi, nette e senza fronzoli ma ugualmente bellissime, la parte del viaggio in autobus da Biarriz a Pamplona con i compagni di viaggio spagnoli che bevono tutti dallo stesso otre è qualcosa di poetico, così pure la descrizione del paesaggio in cui Jake e Bill vanno a pescare le trote. Persino la parte della corrida, che era quella che temevo di più perché provo un fastidio tremendo per quel genere di spettacolo mi ha, sì, disgustata ma in mezzo al disgusto c'era una sorta di "attrazione" che mi ha impedito di schifarla del tutto.
    Insomma il mio primo incontro con Ernst è stato senza dubbio positivo, il nostro rapporto proseguirà sicuramente in futuro.

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  • 3

    Bello, per carità, scritto molto bene, e la descrizione del toreare nell'arena di Pamplona è realmente vivida, sanguinaria, si sente l'aficion dell'autore. Il perchè di solo 3 stelle (che, per me che son rimasto alla vecchia scala, significa così così)?
    Perchè l'autore, anche se brav ...continue

    Bello, per carità, scritto molto bene, e la descrizione del toreare nell'arena di Pamplona è realmente vivida, sanguinaria, si sente l'aficion dell'autore. Il perchè di solo 3 stelle (che, per me che son rimasto alla vecchia scala, significa così così)?
    Perchè l'autore, anche se bravo a scrivere, quei posti non li ha vissuti, non li ha capiti veramente. Ha sempre l'aria dell'americano spocchioso, che può permettersi di condurre una vita dissipata nell'Europa devastata dalla Grande Guerra solo grazie ai dollari americani. E non dimentichiamoci che lui, come dice all'inizio, di dollari sul conto prima della partenza per Pamplona ne aveva ben 2400.
    Ben altro modo di vivere rispetto a Miller, lui sì emigrato sul serio (e non turista a lungo termine), costretto a mendicare agli amici qualche franco ogni giorno, con il conto in banca (ma ce l'aveva un conto in banca?) perennemente in rosso, ma che Parigi l'ha vissuta sul serio, sputando sangue insieme a lei, prostituendosi insieme a lei (Opus Pistorum non è forse stato scritto per sbarcare il lunario? E i Mezzotints?), bevendo insieme a lei.

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  • 0

    Ernest Hemingway, Fiesta

    Pubblicato nel 1926, è il primo romanzo dello scrittore americano. Vi si narrano le vicende stravaganti e a volte drammatiche di un gruppo di amici durante un viaggio da Parigi e Pamplona (città nella quale vogliono assistere alla tradizionale corsa dei tori e alla Fiesta di San Firmin).
    Pu ...continue

    Pubblicato nel 1926, è il primo romanzo dello scrittore americano. Vi si narrano le vicende stravaganti e a volte drammatiche di un gruppo di amici durante un viaggio da Parigi e Pamplona (città nella quale vogliono assistere alla tradizionale corsa dei tori e alla Fiesta di San Firmin).
    Pur non essendo il miglior Hemingway, lo scrittore fa trapelare in questo romanzo quelle che saranno le tematiche poi sviluppate in altre opere mature: l'amore, l'avventura, la morte, il rapporto uomo-natura

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  • 2

    Povero: l'aggettivo che più gli si confà. Povero di avvenimenti degni di essere ricordati, povero di personaggi forti, povero di desideri. Non riesce a penetrare nella profondità.
    Mi è venuto naturale paragonarlo ai libri di Fitzgerald: mentre questi, sebbene rappresentino persone di ceto s ...continue

    Povero: l'aggettivo che più gli si confà. Povero di avvenimenti degni di essere ricordati, povero di personaggi forti, povero di desideri. Non riesce a penetrare nella profondità.
    Mi è venuto naturale paragonarlo ai libri di Fitzgerald: mentre questi, sebbene rappresentino persone di ceto sociale elevato e il loro declino, ci mettono profondamente in contatto con la loro psicologia e i loro pensieri, Fiesta non arriva mai nell'intimo, resta sempre in superficie, e parlando degli anni '20 non si tratta di una superficie estremamente nobile.

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  • 5

    Il viaggio dentro di sé

    Un capolavoro di stile, narrazione e delineamento psicologico. Hemingway, già nel suo primo romanzo, si distingue per il maestro che era, riuscendo a tratteggiare un'intera generazione, persa tra i fumi dell'alcool, la gioia di vivere e l'incapacità di amare. Il viaggio compiuto dai protagonisti ...continue

    Un capolavoro di stile, narrazione e delineamento psicologico. Hemingway, già nel suo primo romanzo, si distingue per il maestro che era, riuscendo a tratteggiare un'intera generazione, persa tra i fumi dell'alcool, la gioia di vivere e l'incapacità di amare. Il viaggio compiuto dai protagonisti in Spagna, a Pamplona, per assistere alla "Fiesta" e alla corrida, è un viaggio alla scoperta di sé, un tuffo in una realtà parallela, specchio della vita reale. Come i tori, che muoiono e uccidono a seconda delle circostanze, così la vita premia o danneggia gli uomini e le donne a seconda degli atteggiamenti. Bellissimo.

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  • 5

    Un incubo meraviglioso

    Parigi è la città di incontri piacevoli e irritanti, inseguiti ed evitati. È un luogo dove i personaggi cozzano tra di loro rivelando colpe e desideri, difetti e ambizioni abbandonate. Quando la ripetitività di cene e balli, ubriacature e incompiute attrazioni sembra aver esaurito la propria forz ...continue

    Parigi è la città di incontri piacevoli e irritanti, inseguiti ed evitati. È un luogo dove i personaggi cozzano tra di loro rivelando colpe e desideri, difetti e ambizioni abbandonate. Quando la ripetitività di cene e balli, ubriacature e incompiute attrazioni sembra aver esaurito la propria forza, ecco che allora Pamplona diventa lo scenario di un “incubo meraviglioso”, di un continuo alternarsi di tori e spettatori, matadores e camerieri. Ma la vera “Fiesta” non è nell’arena e neppure ai tavoli dei bar, poiché non potrebbe forse esserci alcun posto dove decidere di restare e fermarsi, quando costruire qualcosa sembra impossibile e perdersi è ciò da cui si vorrebbe sfuggire ma che poi si finisce irrimediabilmente per scegliere. E se in Francia è più facile vivere, perché per piacere alla gente basta solo spendere un po’ più di soldi, ben venga tornare, seppur soltanto per vivere quello che non potrebbe mai realizzarsi.

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  • 4

    " La fiesta era cominciata sul serio. Sarebbe durata notte e giorno per sette giorni, e con essa i balli, il bere e il rumore. Le cose che accaddero sarebbero potute accadere solo in una fiesta. Tutto finiva con l'apparire irreale, e pareva che nulla avrebbe potuto avere conseguenze."

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  • 0

    La fiesta esplose a mezzogiorno di domenica 6 Luglio. Non c’è molto alto da descrivere di ciò che avvenne. Era tutto il giorno che arrivava gente dalla campagna, ma si mimetizzavano nella città e non li notavi. Sotto il sole cocente, la piazza era tranquilla come in qualsiasi altro giorno. I cont ...continue

    La fiesta esplose a mezzogiorno di domenica 6 Luglio. Non c’è molto alto da descrivere di ciò che avvenne. Era tutto il giorno che arrivava gente dalla campagna, ma si mimetizzavano nella città e non li notavi. Sotto il sole cocente, la piazza era tranquilla come in qualsiasi altro giorno. I contadini erano nelle osterie fuori mano, a bere e a prepararsi alla fiesta. Erano arrivati da poco dalle piane e dalle colline e avevano bisogno di compiere a poco a poco I loro spostamenti di valori. Non potevano cominciare pagando I prezzi dei caffè. Trovavano di che spendere bene I propri soldi nelle osterie. I soldi avevano ancora un valore preciso, in ore di lavoro e staia di grano venduto. Col procedere delle fiesta, non avrebbe più avuto importanza quanto pagavano né dove compravano.

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  • 4

    Freschi e vissuti. Trascinati da un perenne istante di angoscia e ribellione, ecco come gli emblematici personaggi di Hemingway e la loro giovane espressività si fanno strada nel nostro immaginario attraverso uno scompigliato scenario letterario. Una sorpresa per l'epoca, ma non del tutto inaudit ...continue

    Freschi e vissuti. Trascinati da un perenne istante di angoscia e ribellione, ecco come gli emblematici personaggi di Hemingway e la loro giovane espressività si fanno strada nel nostro immaginario attraverso uno scompigliato scenario letterario. Una sorpresa per l'epoca, ma non del tutto inaudita, in quanto ricordiamo che l'età del jazz è sempre stata per sua natura avvezza a deprecabili azioni al confine della moralità: Fiesta è quindi una dignitosa scossa al dilagante perbenismo ormai così démodé nella società borghese. Impetuosi, schietti, invidiosi, demoralizzati, un momento nostalgici e il momento dopo speranzosi, ora sì che Jake, Brett, Cohn, Bill, Mike e tutti gli altri possono uscire allo scoperto, nelle loro virili e femminee mancanze, quando ancora il male di vivere non esisteva e bisognava inventarselo. Il contesto è più lunatico del previsto e certamente in contrasto con la statica e inamovibile scrittura secca e asciutta di Hemingway. Si ha ormai l'impressione che non sia più particolarmente necessario uno scrittore, perché alla narrazione stessa si sostituisce la fattualità contingente della situazione vissuta, rendendosi fattore unico e indispensabile per un'ottemperata trasposizione del reale. Il convoglio selettivo di più elementi tangibili rendono del tutto superflui tentativi di dialettica o diagnosi, che vengono pertanto opportunamente e sapientemente elusi. Ma attenti a non confondere l'indispensabile nella tecnica con l'essenziale nel contenuto. A Hemingway riconosciamo il merito e il talento di aver saputo tradurre in brevi e concisi dialoghi la complessa incapacità di sapersi adattare alla vita dei pochi giovani protagonisti di Fiesta. Un conflitto interiore e non solo, alla portata della società e dell'ambiente in cui sono inseriti; i ragazzi si muovono, accompagnati da vino e assenzio, da una sbronza all'altra, da una città ad un'altra più lontana, da un amore a quello successivo, si lasciano trascinare, trasportare, dalla corrente, dalla vita, dalla fiesta. Sgombrata la narrazione da qualunque sterile fronzolo, si procede con rapidità e concretezza alla pura esposizione di fatti, con uno stile impeccabile e un calibratissimo rigore sintattico. Niente da ribattere, il modo più stravagante di fare poesia l'ha scovato Hemingway.

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