Il labirinto delle passioni perdute

Voto medio di 51
| 11 contributi totali di cui 11 recensioni , 0 citazioni , 0 immagini , 0 note , 0 video
Ha scritto il 28/11/15
"Insomma, com'eri messo? Male, malissimo? Al mondo c'era chi stava peggio di te, ovvio. Guerre, carestie. C'era sempre qualcuno che stava peggio. Non significava granché. Ti sentivi in bilico sul ciglio e questo era quanto.
Forse avresti dovuto i
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Ha scritto il 19/05/12
Uno dei romanzi più brutti, vacui, inutili che mi sia mai capitato di leggere.
Ha scritto il 17/04/11
sa gusto di negroni questo libro, lascia in bocca un sapore amaro ma dopotutto gradevole.
si legge rapido anche se ogni tanto le frasi si fanno lunghe; è una lingua un po' anni novanta, che suona fuori tempo al giorno d'oggi, come quei film dopp
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Ha scritto il 14/11/09
la mia recensione per "Il momento"
Romolo Bulgaro, Il labirinto delle passioni perdute
Piervincenzo Di Terlizzi

All’interno del ciclo d’incontri sulle città, nell’ambito di Pordenonelegge.it, ho avuto modo di presentare la conversazione su Padova tra due scrittori le

All’interno del ciclo d’incontri sulle città, nell’ambito di Pordenonelegge.it, ho avuto modo di presentare la conversazione su Padova tra due scrittori legati al capoluogo veneto: Romolo Bulgaro –che a Padova è nato, vive e fa l’avvocato- e Marco Franzoso (veneziano, ma di studi patavini). Città dura, controversa, paradossale, Padova, certo interessante da raccontare, addirittura, proprio per le ragioni che la rendono ispida, cruciale e decisiva, e certo i due scrittori hanno dato prova, parlandone, che una comunità ha bisogno, sì –e come il pane- di bravi politici, ma altrettanto di bravi narratori. Soprattutto quando i narratori decidono di affrontare i paradossi dei luoghi nei quali vivono –come Bulgaro e Franzoso, che, con altri tredici, firmeranno una raccolta di racconti (in uscita a novembre) sul tema dei sentimenti nel nostro aggrovigliato Nordest.

Romolo Bulgaro, proprio nei giorni di Pordenonelegge.it, ha pubblicato Il labirinto delle passioni perdute (Rizzoli, euro 18, pagine 361), riportando il suo sguardo su un altro tema a lui caro, quello dei turbamenti individuali e collettivi dei circa-quarantenni d’oggi (la generazione di Bulgaro, che è del 1962, ed anche del vostro scrivano).
Comincia, nel bel mezzo di un pomeriggio da liceali, con l’apparizione della francesina Eliane, la storia di Enrico, Marco e Carlo, che –appunto- con la nuova arrivata sono i protagonisti della vicenda. Comincia in un pomeriggio da liceali dell’alta borghesia milanese, in un momento della vita nel quale tutte le possibilità sono ancora intatte e disponibili; seguendo la narrazione con gli occhi di Eliane, vediamo nascere e crescere la sua relazione con Enrico, apparentemente il più defilato dei tre, in realtà il vero, inconsapevole motore di molte scelte degli amici, per il suo stato sociale -manifestamente superiore –di figlio di magnate dell’industria.
Rapide, nervose pagine segnano il compendio di una vita: fidanzamento, matrimonio, agiatezza, un piano inclinato che s’infrange con la crisi del colosso siderurgico della famiglia di Enrico, crisi fatta di acrobatici tentativi di salvataggio e culminata nell’arresto di Enrico stesso e del padre, il quale infine muore, poco dopo essere scarcerato. Nel totale sovvertimento della propria esistenza, Eliane immagina un gesto di riscatto: decide di organizzare, in Toscana, una festa, nella villa di cui ancora –non si sa per quanto- può disporre.

È qui che la narrazione di Bulgaro abbandona il punto di vista di Eliane, quello della testimone marginale, e stupita (e proprio in quanto tale disincantata di fronte ad ogni luogo comune), di un disastro economico di quelli che hanno attraversato l’Italia di questi ultimi anni, per allargarsi progressivamente a comprendere le vicende degli amici di Enrico, Marco e Carlo, e, per cerchi concentrici più estesi, quelle di un’intera generazione di più-o-meno-quarantenni in ansia da crisi congiunturale dell’economia ed in carriera. La scrittura stessa distende le sue volute, e dalla attonita registrazione degli eventi che contraddistingue l’esperienza di Eliane, si passa ad un movimento più sinuoso, vasto, fitto di rispondenze interne tra persone e situazioni, risonanze che non lasciano al sicuro nessuno. L’evento, la bancarotta di Enrico, sembra causare attorno a sé, senza trovar posa, uno smottamento di certezze ed equilibri esistenziali, tutti –certezze ed equilibri- certificati nella loro incomparabile fragilità.
L’irrequieto Carlo, trasformatosi da irredimibile seduttore in stimato dirigente farmaceutico con moglie inappuntabile e figli, a furia di sfogare la sua voglia di rischio col parapendio s’imbatte in un infortunio che spezza, più che arti, il suo matrimonio. Marco, il più intuitivo dei tre amici, si separa, dopo una vita di litigi e recriminazioni, dalla moglie, per cercare un equilibrio perduto in relazioni sempre più complicate –trovandosi alfine afasico di fronte all’apparire di quella che potrebbe essere una relazione stabile.
Ed intorno, schiere di (non più tanto) giovani professionisti nervosi, di eversori della propria ed altrui solitudine e disperazione con i poveri mezzi di discoteche e locali, una sorta di girotondo vorticoso di incrinature e fallimenti che precipita, com’è giusto che sia, nella festa nella villa di Toscana. Durante la festa vanno a picco tutti i residui d’incertezze: relazioni tenute insieme a fatica si spezzano, parole rimandate vengono definitivamente perse; durante la festa, però, solide verità riemergono, ancorché inservibili, come la rivelazione del rapporto che lega Eliane a Marco fin dal loro primo incontro.

Finita la festa, i quattro protagonisti si trovano soli come non mai, consci di essere insieme per l’ultima volta, prima di essere trascinati altrove, e per l’ultima volta ricostituiscono la parte migliore della loro esistenza, quella priva d’incrinature, fondata semplicemente sul piacere della compagnia, dello stare insieme, fin dagli antichi pomeriggi liceali. Poi, c’è solo lo spazio per lo smarrimento, o per il compromesso: i titanici eroi, come il nonno di Enrico, sono irrimediabilmente lontani, persi nell’inarrivabile esemplarità delle loro gesta.
A vegliare su questi stravolti, teneri adulti di oggi, resta l’inquieto ed insonne Andrea, il figlio di Marco, il visitatore dei tempi del sonno: forse il conoscitore di qualcosa il cui senso si affida al futuro. ...Continua

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Ha scritto il 06/04/09
la vita di un gruppo di giovani ricchi milanesi- e lo sfacelo improvviso (materiale e morale) da cui nessuno sembra in grado di salvarsi. il desiderio di ricrearsi un'esistenza partendo dalle rovine di sé e di quel che si era senza mai riuscirci del ...Continua

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