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l'arte del romanzo

Di

Editore: adelphi

3.9
(383)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 228 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: A000113468 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri

Genere: Non-fiction

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Descrizione del libro
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  • 2

    Delusione

    Kundera come romanziere è giustamente da nobel. Il Kundera che invece cerca di spiegare la sua "filosofia letteraria" mi lascia parecchio perplesso.

    ha scritto il 

  • 4

    "La mia risposta è insieme ridicola e sincera: io non tengo a niente tranne che alla denigrata eredità di Cervantes."

    Kundera è uno dei miei miti ormai, nonostante le arie da saputello di prima categoria, capace di mettere in mezzo Kafka (in continuazione!), Broch, Gombrowicz, Diderot e Flaubert, pur di spiegare le sue complesse teorie relative alla genesi, ma soprattutto al fine ultimo del "romanzo europeo". ...continua

    Kundera è uno dei miei miti ormai, nonostante le arie da saputello di prima categoria, capace di mettere in mezzo Kafka (in continuazione!), Broch, Gombrowicz, Diderot e Flaubert, pur di spiegare le sue complesse teorie relative alla genesi, ma soprattutto al fine ultimo del "romanzo europeo".

    In questo saggio, che raccoglie sette testi diversi, rigorosamente autorizzati e controllati dall'autore - che ha il terrore che qualcuno riporti in maniera errata le sue parole, falsificando il suo pensiero, Kundera spiega l'evoluzione del romanzo nel corso del tempo, nonostante l'universalità di certe sue caratteristiche imprescindibili.

    Ovviamente non si parla soltanto dei romanzi altrui, ma anche dell'opera del nostro, che ci illustra il perché di molte sue scelte stilistiche e ci rende partecipi dell'importanza della musica nei suoi testi, gettando così una luce nuova su tutta la sua opera: una conoscenza che ci permette di godere dei suoi romanzi con maggiore consapevolezza, come se conoscessimo già il paesaggio che ci aspetta.

    Inutile dirvi che leggere questo saggio mi ha spinto alla lettura de "La vita altrove" e, subito dopo, del "Valzer degli addii".

    Sono fermamente convinta che nella vita - o almeno nella mia! - ci vorrebbe un narratore come Kundera, per sciogliere tutti i dubbi che mi attanagliano e rendere tutto liscio e razionale, tutto studiato e comprensibile come i movimenti di una sonata. La voce di Kundera potrebbe sviscerare i pensieri nascosti dietro ogni mia azione apparentemente priva di secondi fini e ricondurmi alla verità, come solo lui sa fare.

    "Mi diverte pensare che l'arte del romanzo sia venuta al mondo come eco della risata di Dio."

    ha scritto il 

  • 5

    Si vous aimez les romans, lisez-le.

    Je ne sais pas comment commenter ce livre auturement. Et j'ai bien aimé l'attention de Kundéra à ses traductions, à la traduction en général.

    ha scritto il 

  • 5

    “La sola ragione d'essere d'un romanzo è scoprire quello che solo un romanzo può scoprire. Il romanzo che non scopre una ragione dell'esistenza fino ad allora ignota è immorale. La conoscenza è la sola morale del romanzo.”
    Così scriveva Hermann Broch.
    Controfirma, espande e por ...continua

    “La sola ragione d'essere d'un romanzo è scoprire quello che solo un romanzo può scoprire. Il romanzo che non scopre una ragione dell'esistenza fino ad allora ignota è immorale. La conoscenza è la sola morale del romanzo.”
    Così scriveva Hermann Broch.
    Controfirma, espande e porta alle estreme conseguenze Milan Kundera, in un polittico composto da sette scritti indipendenti intitolato “L'arte del romanzo”.
    L'autore ceco si interroga sull'anima di questo genere letterario, ne mette a nudo l'essenza, senza tuttavia costringerlo dietro anguste sbarre teoretiche, bensì esaltandone il percorso, le conquiste e le potenzialità ancora inespresse.

    Una passeggiata che inizia una manciata di secoli fa, in coincidenza con un altro grande evento epocale: la nascita dei "Tempi Moderni".
    Dio, la cui autorità per oltre un millennio aveva garantito l'esistenza di Verità Universali, immutabili, inattaccabili, è tragicamente messo in dubbio. Uno dopo l'altro i punti di riferimento vengono meno, i valori crollano, e l'uomo rimane solo. Solo davanti ad un mondo minaccioso, sconosciuto ed ostile.
    “La conoscenza è potere.” scrisse Bacone nelle sue Meditazioni.
    La realtà come un problema da risolvere, la risposta europea.
    Scienza e filosofia come difesa.
    Eppure la Ragione, di cui si servono per condurre le loro indagini, è limitata, non abbraccia ogni cosa. L'Uomo, il suo dilemma esistenziale; le sfuggono.
    Un vuoto colmato dal “Don Chisciotte” di Cervantes e da tutta la ricca e variegata tradizione che lo seguirà.

    “La grande forma della prosa in cui l'autore, attraverso degli io sperimentali (i personaggi), esamina fino in fondo alcuni grandi temi dell'esistenza”. Così definisce il romanzo Kundera, e con la pazienza d'un padre ci porta a conoscere le grandi opere che vantano il merito d'aver allargato gli orizzonti dell'arte romanzesca. Dall'azione-autoritratto del “Decameron” (Boccaccio) alla frattura di "Jacques le Fataliste" (Diderot), dall'uomo calato nella Storia di Balzac alla prigionia casalinga di Emma in "Madame Bovary" (Flaubert), dall'infinito dell'anima di Proust alla trappola burocratica di Kafka.
    E al centro di questo vortice di scoperte rimane sempre l'Uomo, con il suo dilemma, irrisolto ed irrisolvibile, poiché non c'è e non ci sarà mai una soluzione definitiva. Ogni romanzo è un'esplorazione dell'ignoto, la cui unica luce è la “saggezza dell'incertezza”, la “denigrata eredità” di Cervantes. I ragionamenti sono sempre ipotetici, ludici in un certo senso, mai portatori di una verità apodittica, sebbene talvolta alcuni autori siano tentati di vestire i panni degli scrittori, abbandonando le insegne del romanziere. Due categorie che Kundera distingue nettamente, senza risparmiarsi aspre critiche all'opera di George Orwell.

    Agli angeli dell'Apocalisse che annunciano la morte del romanzo l'autore cieco indica l'esperienza del totalitarismo russo: libri continuano ad essere scritti, stampati, letti, eppure nessuna di queste opere porta più in là la “carta dell'esistenza” umana. La censura non lo consente. Hanno tradito la loro stessa vocazione: “romanzi immorali”, come direbbe Broch.
    Si serve inoltre di alcuni autori moderni per dimostrare che questo genere, di cui molti si accingono prematuramente a declamare il necrologio, ha ancora molto da donare: un saggio critico sui “Sonnambuli” di Broch, Robert Musil, Witold Gombrowicz, Carlos Fuentes. Lo sviluppo del saggio romanzesco, il contrappunto, l'arte dell'ellissi, il polistoricismo: solo alcune delle piste ancora da battere.

    “L'arte del romanzo” è tutto questo e molto altro: una chiave di lettura dal valore inestimabile per l'opera omnia di Milan Kundera, una miniera di spunti di lettura e di riflessione, per riconsiderare sotto una nuova luce quanto già letto ed apprezzato durante le nostre solitarie sedute di lettura.
    Che se ne condivida o meno il pensiero, vale sicuramente il tentativo.

    ha scritto il 

  • 4

    Curioso: trovo il tono di Kundera quasi insopportabile, eppure condivido moltissime delle cose che scrive e apprezzo la sua prospettiva, quella cioè di non teorizzare ma di riflettere sulla propria pratica romanzesca. (Chiunque scriva sa quanto la riflessione sulla scrittura sia un processo impre ...continua

    Curioso: trovo il tono di Kundera quasi insopportabile, eppure condivido moltissime delle cose che scrive e apprezzo la sua prospettiva, quella cioè di non teorizzare ma di riflettere sulla propria pratica romanzesca. (Chiunque scriva sa quanto la riflessione sulla scrittura sia un processo imprescindibile dalla stessa scrittura, un sottotesto costante).
    I saggi raccolti nel volume, pur avendo origini e temi diversi, ruotano tutti attorno alla forma del romanzo e alla sua essenza, intessendo così un dialogo molto coerente, si parli di Cervantes o dei romanzi di Kundera stesso (che io non ho letto). Di che si parla? Cito qui la sua definizione: "ROMANZO. La grande forma della prosa in cui l'autore, attraverso degli io sperimentali (i personaggi), esamina fino in fondo alcuni grandi temi dell'esistenza". Altrove: "Il romanzo non indaga la realtà, ma l'esistenza. E l'esistenza non è ciò che è avvenuto, l'esistenza è il campo delle possibilità umane, di tutto quello che l'uomo può divenire, di tutto quello di cui è capace". In questo senso il romanzo è una continua scoperta, mentre non è e non può essere il contenitore di un'idea, di una verità apodittica: "Nel territorio del romanzo, non si fanno affermazioni: è il territorio del gioco e delle ipotesi. La meditazione romanzesca è quindi, per essenza, interrogativa, ipotetica".
    Se la forma romanzo deve essere in grado di accogliere l'esistenza, essa dovrà essere necessariamente complessa, articolata, plurale. La polifonia - categoria tratta dalla musica - diventa una chiave fondamentale della visione estetica di Kundera sia come pluralità di voci, sia come coesistenza di generi diversi. L'arte del romanziere è allora quella di costruire un'architettura coerente e solida in grado di accogliere e tenere insieme come unità indissolubile tutte le chiavi del testo. Ho trovato molto belle le riflessioni relative alla 'composizione' romanzesca poiché sono molto d'accordo sul fatto che la scelta di una forma sia già un passaggio sostanziale nella creazione romanzesca.
    Altri temi presenti nei testi sono più comuni, più noti nell'ambito della riflessione critica sul romanzo europeo: l'ironia, la presenza della storia e così via. Ma del libro mi resta soprattutto questa immagine del romanziere che riflette sul suo lavoro, a cui il lavoro stesso sul romanzo suggerisce nuovi spunti di riflessione e nuovi temi da esplorare. In definitiva, nuove domande a cui cercare nuove risposte in nuovi romanzi.

    ha scritto il 

  • 5

    UN BEL GIORNO DON CHISCIOTTE USCÌ DI CASA E NON FU PIÙ IN GRADO DI RICONOSCERE IL MONDO!

    Qui lo scrittore boemo si interroga attraverso una prosa chiara, sull’arte del romanzo e riesce a trovare parecchi spunti affascinanti.
    L’uomo ha sempre sognato un mondo in cui il bene e il male siano chiaramente evidenti. Su questo bisogno si fondano le religioni e le ideologie.
    Il r ...continua

    Qui lo scrittore boemo si interroga attraverso una prosa chiara, sull’arte del romanzo e riesce a trovare parecchi spunti affascinanti.
    L’uomo ha sempre sognato un mondo in cui il bene e il male siano chiaramente evidenti. Su questo bisogno si fondano le religioni e le ideologie.
    Il romanzo invece, per il grande scrittore boemo deve sapersi aprire all’imprevisto e deve saper accogliere l’incertezza.
    Kundera afferma l’immoralità di un romanzo che non riesca a scoprire una porzione di esistenza fino ad allora ignota. “La conoscenza è la sola morale del romanzo.”
    Dallo smarrimento di Don Chisciotte partì il romanzo, attraverso degli innumerevoli io immaginari alla scoperta del mondo, cercando le incalcolabili verità relative, avendo come sola convinzione la saggezza dell’incertezza.
    Il mondo basato su una sola verità e il mondo incerto e ambiguo del romanzo sono incommensurabili. Ogni romanzo suggerirebbe al lettore che “le cose sono più complicate di quanto tu pensi”
    Kundera distingue fra lo “scrittore” e il “romanziere”. Il romanziere rinuncia al ruolo pubblico, ai riflettori dei media che tendono a far scomparire l’opera dietro l’immagine del suo autore. I romanzieri ascoltano la saggezza del romanzo, una saggezza sovrapersonale e questo spiegherebbe il perché i grandi romanzi siano sempre più intelligenti dei loro autori. La saggezza del romanzo è diversa da quella della filosofia. Lo scrittore cita un proverbio ebraico che dice: “L’uomo pensa, Dio ride.” Il romanzo nasce non dallo spirito teorico ma dall’ironia. “L’arte ispirata dalla risata di Dio non dipende, per sua essenza, dcalle certezze ideologiche, ma anzi le contraddice. Come Penelope, essa disfa, nel corso della notte, la trama che teologi, filosofi, scienziati, hanno tessuto durante il giorno. “

    ha scritto il 

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