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l'arte del romanzo

By Milan Kundera

(68)

| Paperback

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Book Description

27 Reviews

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  • 4 people find this helpful

    "La mia risposta è insieme ridicola e sincera: io non tengo a niente tranne che alla denigrata eredità di Cervantes."

    Kundera è uno dei miei miti ormai, nonostante le arie da saputello di prima categoria, capace di mettere in mezzo Kafka (in continuazione!), Broch, Gombrowicz, Diderot e Flaubert, pur di spiegare le sue complesse teorie relative alla genesi, ma sopra ...(continue)

    Kundera è uno dei miei miti ormai, nonostante le arie da saputello di prima categoria, capace di mettere in mezzo Kafka (in continuazione!), Broch, Gombrowicz, Diderot e Flaubert, pur di spiegare le sue complesse teorie relative alla genesi, ma soprattutto al fine ultimo del "romanzo europeo".

    In questo saggio, che raccoglie sette testi diversi, rigorosamente autorizzati e controllati dall'autore - che ha il terrore che qualcuno riporti in maniera errata le sue parole, falsificando il suo pensiero, Kundera spiega l'evoluzione del romanzo nel corso del tempo, nonostante l'universalità di certe sue caratteristiche imprescindibili.

    Ovviamente non si parla soltanto dei romanzi altrui, ma anche dell'opera del nostro, che ci illustra il perché di molte sue scelte stilistiche e ci rende partecipi dell'importanza della musica nei suoi testi, gettando così una luce nuova su tutta la sua opera: una conoscenza che ci permette di godere dei suoi romanzi con maggiore consapevolezza, come se conoscessimo già il paesaggio che ci aspetta.

    Inutile dirvi che leggere questo saggio mi ha spinto alla lettura de "La vita altrove" e, subito dopo, del "Valzer degli addii".

    Sono fermamente convinta che nella vita - o almeno nella mia! - ci vorrebbe un narratore come Kundera, per sciogliere tutti i dubbi che mi attanagliano e rendere tutto liscio e razionale, tutto studiato e comprensibile come i movimenti di una sonata. La voce di Kundera potrebbe sviscerare i pensieri nascosti dietro ogni mia azione apparentemente priva di secondi fini e ricondurmi alla verità, come solo lui sa fare.

    "Mi diverte pensare che l'arte del romanzo sia venuta al mondo come eco della risata di Dio."

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    MartinaViola said on Jun 27, 2014 | 5 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Non era quello che cercavo, ma è stato un mio errore. Sicuramente una Bibbia per chi ama i saggi e le dissertazioni. Per me è solo stato lungo, lungo e infinito.

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    Flavio Firmo said on Oct 14, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ricordare sempre che raggiungere una buona conoscenza dei meccanismi della cultura e di quelli della società è impossibile. O, almeno, molto difficile.

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    Marco V. said on Jan 23, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Si vous aimez les romans, lisez-le.

    Je ne sais pas comment commenter ce livre auturement. Et j'ai bien aimé l'attention de Kundéra à ses traductions, à la traduction en général.

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    fran_ces said on Jan 10, 2012 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    “La sola ragione d'essere d'un romanzo è scoprire quello che solo un romanzo può scoprire. Il romanzo che non scopre una ragione dell'esistenza fino ad allora ignota è immorale. La conoscenza è la sola morale del romanzo.”
    Così scriveva Herma ...(continue)

    “La sola ragione d'essere d'un romanzo è scoprire quello che solo un romanzo può scoprire. Il romanzo che non scopre una ragione dell'esistenza fino ad allora ignota è immorale. La conoscenza è la sola morale del romanzo.”
    Così scriveva Hermann Broch.
    Controfirma, espande e porta alle estreme conseguenze Milan Kundera, in un polittico composto da sette scritti indipendenti intitolato “L'arte del romanzo”.
    L'autore ceco si interroga sull'anima di questo genere letterario, ne mette a nudo l'essenza, senza tuttavia costringerlo dietro anguste sbarre teoretiche, bensì esaltandone il percorso, le conquiste e le potenzialità ancora inespresse.

    Una passeggiata che inizia una manciata di secoli fa, in coincidenza con un altro grande evento epocale: la nascita dei "Tempi Moderni".
    Dio, la cui autorità per oltre un millennio aveva garantito l'esistenza di Verità Universali, immutabili, inattaccabili, è tragicamente messo in dubbio. Uno dopo l'altro i punti di riferimento vengono meno, i valori crollano, e l'uomo rimane solo. Solo davanti ad un mondo minaccioso, sconosciuto ed ostile.
    “La conoscenza è potere.” scrisse Bacone nelle sue Meditazioni.
    La realtà come un problema da risolvere, la risposta europea.
    Scienza e filosofia come difesa.
    Eppure la Ragione, di cui si servono per condurre le loro indagini, è limitata, non abbraccia ogni cosa. L'Uomo, il suo dilemma esistenziale; le sfuggono.
    Un vuoto colmato dal “Don Chisciotte” di Cervantes e da tutta la ricca e variegata tradizione che lo seguirà.

    “La grande forma della prosa in cui l'autore, attraverso degli io sperimentali (i personaggi), esamina fino in fondo alcuni grandi temi dell'esistenza”. Così definisce il romanzo Kundera, e con la pazienza d'un padre ci porta a conoscere le grandi opere che vantano il merito d'aver allargato gli orizzonti dell'arte romanzesca. Dall'azione-autoritratto del “Decameron” (Boccaccio) alla frattura di "Jacques le Fataliste" (Diderot), dall'uomo calato nella Storia di Balzac alla prigionia casalinga di Emma in "Madame Bovary" (Flaubert), dall'infinito dell'anima di Proust alla trappola burocratica di Kafka.
    E al centro di questo vortice di scoperte rimane sempre l'Uomo, con il suo dilemma, irrisolto ed irrisolvibile, poiché non c'è e non ci sarà mai una soluzione definitiva. Ogni romanzo è un'esplorazione dell'ignoto, la cui unica luce è la “saggezza dell'incertezza”, la “denigrata eredità” di Cervantes. I ragionamenti sono sempre ipotetici, ludici in un certo senso, mai portatori di una verità apodittica, sebbene talvolta alcuni autori siano tentati di vestire i panni degli scrittori, abbandonando le insegne del romanziere. Due categorie che Kundera distingue nettamente, senza risparmiarsi aspre critiche all'opera di George Orwell.

    Agli angeli dell'Apocalisse che annunciano la morte del romanzo l'autore cieco indica l'esperienza del totalitarismo russo: libri continuano ad essere scritti, stampati, letti, eppure nessuna di queste opere porta più in là la “carta dell'esistenza” umana. La censura non lo consente. Hanno tradito la loro stessa vocazione: “romanzi immorali”, come direbbe Broch.
    Si serve inoltre di alcuni autori moderni per dimostrare che questo genere, di cui molti si accingono prematuramente a declamare il necrologio, ha ancora molto da donare: un saggio critico sui “Sonnambuli” di Broch, Robert Musil, Witold Gombrowicz, Carlos Fuentes. Lo sviluppo del saggio romanzesco, il contrappunto, l'arte dell'ellissi, il polistoricismo: solo alcune delle piste ancora da battere.

    “L'arte del romanzo” è tutto questo e molto altro: una chiave di lettura dal valore inestimabile per l'opera omnia di Milan Kundera, una miniera di spunti di lettura e di riflessione, per riconsiderare sotto una nuova luce quanto già letto ed apprezzato durante le nostre solitarie sedute di lettura.
    Che se ne condivida o meno il pensiero, vale sicuramente il tentativo.

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    Luca said on Sep 27, 2011 | Add your feedback

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