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"Il cerchio imperfetto"

By Sabrina Campolongo

(13)

| Mass Market Paperback | 9788889841433

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Book Description

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    Poche pagine affollate da personaggi inquieti con al centro la protagonista, io narrante, sospesa tra un passato denso di deprivazione affettiva e la ricerca di un difficile equilibrio. La sua sofferenza si sublima nella straordinaria capacità di sve ...(continue)

    Poche pagine affollate da personaggi inquieti con al centro la protagonista, io narrante, sospesa tra un passato denso di deprivazione affettiva e la ricerca di un difficile equilibrio. La sua sofferenza si sublima nella straordinaria capacità di svelare l'intimità e l'essenza di conoscenti e amici, nei quadri in cui li raffigura. Con forme e colori che rivelano l'anima, incuranti dell'apparenza, e della maschera.

    Questa capacità di rappresentare e simbolizzare, fa da ponte tra lei e gli altri e finisce per avvicinarla ad un legame più forte che ne accentua la sofferenza, la paura della perdita ed il disorientamento. Sperimentare questo legame però è un passaggio obbligato del suo percorso di guarigione.

    La densità di personaggi e di eventi drammatici del passato e del presente potrebbe essere materia di un affresco più vasto, ma trova una sua composizione armoniosa e plausibile anche nello spazio chiuso di questo breve romanzo. In questo risultato gioca un ruolo importante lo stile sobrio e coinvolgente che accompagna il lettore a superare il "pudore verso le emozioni spogliate".

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    Fabrizio Lepri said on Nov 4, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    bello, bello, bello.

    Ben scritto, carina la storia... decisamente "al femminile".

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    Danilmac said on Jan 9, 2009 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un cerchio quasi perfetto

    Il cerchio imperfetto, pubblicato nel 2008 da Edizioni Creativa nella collana Declinato al femminile diretta da Francesca Mazzuccato, è il secondo libro di Sabrina Campolongo dopo la raccolta di racconti Balene bianche uscita nel 2007 per Michele Di ...(continue)

    Il cerchio imperfetto, pubblicato nel 2008 da Edizioni Creativa nella collana Declinato al femminile diretta da Francesca Mazzuccato, è il secondo libro di Sabrina Campolongo dopo la raccolta di racconti Balene bianche uscita nel 2007 per Michele Di Salvo Editore.
    A suo tempi feci una recensione di Balene bianche che sono andato a rileggere prima di scrivere questa, per l’umano timore che la mia scarsa memoria potesse indurmi a scrivere insanabili contraddizioni con me stesso. Sono invece rimasto piacevolmente sorpreso nel constatare che quanto avevo visto e avevo auspicato allora si sia compiuto nel romanzo Il cerchio imperfetto.
    Affermavo, allora, che Sabrina Campolongo ha un grandissimo talento, e questo libro lo conferma in modo indubitabile. Mi auguravo, poi, che l’autrice realizzasse un romanzo, dato che nella brevità dei racconti, che, anche da un punto di vista tecnico, obbligano ad arrivare rapidamente al punto, le sue capacità si lasciavano talvolta travolgere dal suo intenso coinvolgimento con la materia trattata. Sabrina Campolongo, spesso, narra di soggetti, perlopiù femminili, con esistenze problematiche o che hanno subito traumi, turbate talvolta da problematiche psichiche o affossate nella miseria e nell’emarginazione. Questa che potrei definire, e non so quanto Sabrina me ne sarà grata, poetica del dolore e del disagio, mi risultava talvolta troppo esibita, se esposta in maniera forzosamente diretta e immediata nelle poche righe di un racconto. Auspicavo, quindi, che l’autrice esponesse queste problematiche in un romanzo, dove avrebbe avuto modo di diluirle e farle emergere in maniera più meditata e mediata.
    Devo dire che sono rimasto davvero stupito di quanto brava sia stata Sabrina Campolongo a realizzare un romanzo in cui delle vicende potenzialmente disturbanti (si parla di una donna afflitta da attacchi di panico che ha un figlio autistico ricoverato in un istituto) si leggono con, oserei dire, notevole piacere (letterario, naturalmente).

    Sempre nella recensione a cui accennavo in precedenza, avevo auspicato che Sabrina Campolongo scrivesse un giallo (già uno, inedito, ne ha scritto, che venne scelto nel 2000 tra i sei finalisti del premio Alberto Tedeschi giallo Mondadori). Il cerchio imperfetto non è certo un giallo ma l’autrice è comunque abilissima lo stesso nel gestire il progressivo svelamento della trama. Anche se, nel complesso, nel romanzo non accadono tanti eventi, in ogni capitolo il lettore viene sorpreso da qualcosa. Questo rende appassionante la lettura ed estremamente scorrevole.

    Ma il punto di forza dell’autrice, a mio avviso, è nell’inestricabile fusione tra il suo stile di scrittura e la sua capacità di cogliere le sfumature dei sentimenti e financo i più impercettibili moti dell’animo dei protagonisti.
    Ho provato a scindere il contenuto delle frasi dalla loro struttura e composizione e, spessissimo, non ci sono riuscito. In altri termini: l’autrice è talmente precisa nel descrivere certi particolari o certe sensazioni che viene da pensare che sarebbe oltremodo difficile narrarle con parole diverse da quelle da lei scelte. E, inoltre, il ritmo delle frasi suggerisce esso stesso le sensazioni che vengono descritte.
    È questa necessità delle parole di Sabrina Campolongo che, unita alla sua affilatissima capacità di analisi psicologica, mi porta ad avere conferma che lei è una ottima scrittrice, che andrà tenuta d’occhio con attenzione perché, potenzialmente, ha un grande futuro davanti.
    E speriamo che, prima o poi, pubblichi anche un giallo.

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    Sergio Calamandrei said on Sep 22, 2008 | Add your feedback

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    Qualcuno sostiene che chi scrive non dovrebbe mai commentare, recensire o comunque ‘parlare’ dei libri altrui. Io non sono d’accordo. Chi scrive in genere legge anche molto (più facilmente moltissimo) e mi sembra limitante, riduttivo non condividere ...(continue)

    Qualcuno sostiene che chi scrive non dovrebbe mai commentare, recensire o comunque ‘parlare’ dei libri altrui. Io non sono d’accordo. Chi scrive in genere legge anche molto (più facilmente moltissimo) e mi sembra limitante, riduttivo non condividere impressioni ed eventuali emozioni. Allo stesso tempo qualcun’altro sostiene che non si dovrebbe mai recensire il romanzo di chi si conosce. Un pò come il chirurgo a cui è vietato operare i familiari. Ni. Penso che leggere sia comunque un atto soggettivo tanto quanto esprimere poi un’opinione. E la ‘bonta’ (come direbbe l’illustrissima Flannery O’Connor che di recente ho letto) la bontà dunque di una recensione dipende il larga misura dalle intenzioni.
    Ebbene.
    Io conosco Sabrina Campolongo, ci siamo sfiorate on line (ormai da quanto? Un anno?) poi ci siamo incontrate a una presentazione. Qualche mail, ogni tanto, confronti e spunti.
    Ma del suo ultimo libro voglio scrivere ugualmente per lasciare una traccia. Che cercherà di essere obbiettiva, che non deve niente a Sabrina quanto a nessun altro. Ne scriverò come se fossimo tutti seduti su un enorme divano morbido, rilassati (magari con un bicchiere di vino in mano) a notte fonda.

    ‘Il cerchio imperfetto’ è un bozzolo.
    L’ho pensato subito, dai primi capitoli. Non starò qui a ingolosirvi con la trama perché non ha senso, trovo che in testi come questo sia necessario entrarci ognuno col proprio ritmo, senza trailer insomma. Perché i personaggi importanti sono tanti e non importa quando si mostrano, quanto dicono o fanno. Li avverti pulsare tra le righe di questo enorme monologo della protagonista, Francesca, che li sente tutti anche se ogni tanto non se ne accorge, si perde, si confonde. Ma non è solo questo. I personaggi sono tutti imperfetti, sono segnati da quel tipo di imperfezione che sin da piccoli ci insegnano a camuffare, correggere, nascondere. Paure, fobie, irresponsabilità, gusti sessuali, incapacità, inaffidabilità, vizi, ossessioni, egoismi.
    E’un bozzolo dicevo, nel senso lato del termine. La scrittura scorre, scivola ma resta a tratti imperfetta, istintiva, dolorosa come le situazioni che racconta, come i personaggi stessi che si cercano e si rifiutano in un cerchio infinito, un giro-giro-tondo pieno di buchi, dove le mani, a volte, scivolano, non si ritrovano.
    La Campolongo le ha tenute dentro, cullate, queste storie, alcune più di altre e si sente nel modo in cui le presenta, in punta di piedi a volte, si percepisce nella scelta delle parole, nell’inquadratura che dovrebbe arrivare dagli occhi della protagonista ma che ogni tanto esula, si alza, si avvicina a un mondo ‘esterno’ che Francesca, da sola, non potrebbe cogliere in pieno, del quale ha una visione parziale. E il lettore la sente, questa parzialità, gli mancano dei ‘pezzi’ da subito, deve aspettare, scorrere le pagine e unire i tasselli. Ogni tanto forse si arrabbierà perché certi dettagli sfuggono, sono solo suoi, di Francesca e delle sue amiche, di questo gruppo di donne eterogenee e complesse. Donne moderne, certo ma mai eccessive. Tutt’altro. Donne che, spogliandosi davanti al lettore, si scoprono fin troppo uguali a tante altre che invece tacciono, si rinnegano o camuffano talune imperfezioni.

    Volevo precisare però, che non c’è in questo romanzo, l’intento di idolatrare la fingura della donna, anzi, piuttosto il contrario. I personaggi maschili ci sono e ne escono un pò ammaccati, quanto meno, ma non va tanto meglio alle donne che si, sono il cuore pulsante della narrazione ma non c’è pietismo o accondiscendenza. Ogni personaggio è quello che è, e così viene presentato, nel bene e nel male.

    C’è molto dolore in questo romanzo. Ovunque eppure si percepisce il sottile filo della speranza, qualcosa che si perde facilmente ma mai del tutto. E’una visione deformata dalla sofferenza, che ogni tanto soccombe (giusto il tempo di frenare, accucciarsi per un pò, abbracciare le ginocchia e chiudere gli occhi nel buio) ma poi risale, c’è sempre qualcosa per cui vale la pena. Magari piccola, un dettaglio, una telefonata, una mail, una persona che si sta aspettando. C’è e tanto basta.
    Sabrina Campolongo ci restituisce una realtà dove i silenzi hanno afferrato un loro spazio, molto più di quanto siamo disposti ad ammettere anche a noi stessi; è come se la solitudine entrasse con violenza nella vita dei personaggi e la invadesse, si imponesse.

    ‘So che non ci sarà un suo messaggio, lo faccio soltanto perché voglio ascoltare ancora una volta il silenzio, vedere ancora una volta il vuoto, cadere un pò più giù, nel buio pozzo nel quale mi torturo.
    Sentirmi ancora un pò più sola, un pò più ignorata, un pò più illusa.’ (pag.143)

    Il resto qui (non rec troppo lunga per anobii):
    http://frammentando.wordpress.com/2008/02/07/campolongo…

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    Barbara Gozzi said on Feb 7, 2008 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (13)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
  • Mass Market Paperback
  • ISBN-10: 8889841435
  • ISBN-13: 9788889841433
  • Publisher: Creativa
  • Publish date: xxxx-xx-xx
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