Ha scritto una recensione a Il fuoco nell'anima 6 anni fa

E' difficile commentare questo romanzo senza precipitare nello spoiler pesante.
Gli elementi migliori del libro sono quelli svincolati dall'aspetto "noir" o "giallo" che ho trovato un po' di maniera e poco coinvolgenti, anche perché, c'è da dire, avevo ancora in bocca il sapore del "Leopardo" letto pochi giorni prima.
Il romanzo parte benissimo con l'impianto di un dramma psicologico con elementi di thriller per nulla banale: i tre piani temporali con un collegamento che si intuisce esserci senza sapere quale è, la presentazione del protagonista con lo squallore angosciante della sua vita e il filo conduttore della tela bianca sono potenti, molto potenti, e mi hanno catturato subito. Perché si è ridotto così? Cosa nasconde? Quale è il rapporto con l'88 e il '98? Mi ricordava un certo King, quello ad es. di Dolores Claiborne.
Questo aspetto, purtroppo, viene quasi subito abbandonato perché è evidente che Possieri intende scrivere un giallo e non un thriller psicologico. Il collegamento fra i tre piani diventa ovvio quasi subito, gli "spiegoni" polizieschi forzati dentro personaggi a cui non si addicono, la natura della desolazione nelle vite dei protagonisti è messa direttamente sul piatto o indovinata con facilità in quanto vista e sentita molte volte in decine di storie e telefilm. In questo modo la tensione cala a metà romanzo e si prosegue un po' come si assiste a una puntata di Colombo in cui si sa chi è l'assassino ma ci si diverte a guardare l'investigatore metterlo in trappola. Solo che in questo caso i protagonisti sono molto meno intriganti del Tenente.
C'è una ripresa del pathos narrativo verso il finale, quando con un colpo di scena (forse un po' troppo imprevisto per non assomigliare a un espediente) l'aspetto di dramma delle emozioni prova a rientrare in gioco, ma non c'è verso, l'autore converge di nuovo sul "noir" e ha, inesplicabilmente, fretta di arrivare al finale che quindi risulta un po' forzato e artificioso. Una cinquantina di pagine aggiuntive avrebbero a mio avviso giovato al romanzo, peraltro abbastanza corto del suo.
In conclusione penso che i due elementi, il thriller psicologico che è la parte migliore, e l'intreccio convenzionale "giallo" abbiano subito una fusione fredda che li ha stretti insieme ma non amalgamati con un risultato non del tutto convincente.


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