Milarepa

By

Publisher: Magnard

3.0
(92)

Language: Français | Number of Pages: 86 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) German , Italian , Spanish

Isbn-10: 221075531X | Isbn-13: 9782210755314 | Publish date: 

Also available as: Others , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , Romance

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Book Description
Simon fait un rêve récurrent : quoique vivant à Paris aujourd'hui, il est rondede Milarepa, un ermite tibétain du me siècle, qui éprouve une haine ...
  • 3

    Monsieur Schmitt… - 06 feb 11

    Preso a Bruxelles durante il Convegno, e letto alla Brasserie “à la morte subite”. Non alle punte più alte del mio ormai amato Schmitt, ma con alcuni spunti interessanti. Se non altro perché è l’inizi ...continue

    Preso a Bruxelles durante il Convegno, e letto alla Brasserie “à la morte subite”. Non alle punte più alte del mio ormai amato Schmitt, ma con alcuni spunti interessanti. Se non altro perché è l’inizio del “Ciclo dell’invisibile”, una serie di romanzi che ha scritto sulle religioni, di cui ho già parlato per Monsieur Ibrahim e per Il bambino di Noè. Ora manca da leggere solo “Oscar et la Dame Rose” per chiudere il ciclo. Dal punto di vista interno, non l’ho trovato coinvolgente come altri, per due ragioni correlate: da un lato è una trasposizione quasi “parola per parola” della vita di Milarepa (certo con delle differenze su cui tornerò) per cui sembra rimandare poca inventiva, dall’altra, tra le religioni monoteiste, il buddhismo è forse quella che riesco meno ad interpretare, che riesco meno a “sentire”, e quindi anche i risvolti (interessanti e colti) che se ne potrebbero trarre, così come gli eventuali insegnamenti, mi rimangono forse troppo esterni. Ma un’invenzione letteraria c’è, questo presente attuale di una possibile reincarnazione non di Milarepa (troppo facile) ma dello zio cattivo che tanto aveva angariato Mila da giovane. E questo ondeggiare tra il presente parigino e le sue realtà ed il passato tibetano sognato – immaginato è forse tra gli elementi di maggior interesse per me. Sono i caffè (o meglio i Bistrot), sono le donne che spariscono, sono gli amici increduli che danno un sostegno all’esile trama, tutta basata sulla realtà di Mila (personaggio reale vissuto intorno all’anno 1000). Certo uno dei temi forti delle successive prove, qui comincia ad essere presente: il problema del rispetto dell’altro. I guai di Mila giovane sono l’assenza del senso del rispetto. La “gloria” di Mila maturo è l’introiezione del rispetto come prassi quotidiana. E dal rispetto al dono di qualcosa di sé all’altro il passo è breve. E Mila dona, dona pace e serenità, soprattutto con il canto che poi sarà uno degli elementi maggiori dell’insegnamento che ce ne viene tramandato. Anche qui, il tutto nasce dal rapporto con il grande attore Bruno Abraham-Kremer (che ricordo interpretò anche Ibrahim a teatro in un lungo monologo apprezzatissimo al festival di Avignone) ed anche qui il corredo didattico è uno dei punti forti. Il testo in sé è, infatti, anche più breve di Ibrahim, ma il corredo interpretativo (pur semplificato per la scuola, ma si ritorna a dire, quanto sia importante avere una scuola che utilizzi siffatti testi) è ben coinvolgente. A noi attenti lettori, porta quanto meno in giro ad interrogarci sull’incipit, sui tempi narrativi, sull’uso della prima persona, sulla presenza/assenza del narratore. Beh già così ce ne sarebbe d’avanzo. Fino a quel finale dove si aspetta di sapere se lo zio cattivo si reincarnerà ancora, e come, e quando. Fino a farci desiderare di sapere il dopo, di tutta una narrazione basata sul filo del desiderio (di vendetta, di riscatto, di purificazione, di diventare discepolo, di… di… di…) e farci arrivare a ragionare che il principio primo del buddhismo è che solo cessando di desiderare si riuscirà ad essere felici. Pensiamoci su…
    “Je ne pense pas, je raconte.” [Io non penso, io racconto.] (19)
    « La différence entre toi et moi, c’est que moi, je vois les illusions » [La differenza tra noi due è che io, le illusioni, le vedo.] (30)
    « Les dictionnaires n’expliquent bien que les mots qu’on connaît déjà » [I dizionari spiegano solo le parole che già conosciamo.] (71)

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