Giogio53
Ha scritto una recensione a Il regno animale 1 anno fa

Ecco ancora una degna segnalazione di Satisfiction (la fanzine che ho spesso citato ultimamente e che, purtroppo, non è più in circolazione), che nel 2011, a firma di Ranieri Polese, inviato culturale del Corriere della Sera, consigliava appunto questo libro di Francesco Bianconi, sottolineandone la frase per lui centrale: “La colpa è di Milano! È colpa di Milano per quasi tutto ciò che accade negli usi, nei costumi e nella cultura italiani degli ultimi trent’anni”. A lungo tuttavia, dopo averlo messo in libreria, mi ha frenato l’immagine di copertina, una foto di Ryan McGinley intitolata COYOTE. Poiché ritengo che anche le copertine facciano parte della confezione-libro, la faccia del ragazzo con il lupo sulle spalle sembrava dirmi di stare attento, che qualcosa non va. Alla fine, i libri si leggono, ed anche questo ha iniziato il suo percorso, con una lettura che mi ha subito coinvolto. Spingendomi ad indagare sull’autore, e scoprendo che si tratta del leader dei Baustelle. Non lo avevo collegato, anche perché penso al complesso e non ai singoli personaggi. E se mi chiedete chi siano i Baustelle, non vi rispondo, ma vi suggerisco di ascoltare “Un romantico a Milano”, e poi ne riparliamo. Poiché non sa fare molto, ma almeno riesce a scrivere (i suoi professori gli affibbiano un ‘Ottime capacità narrative e di sintesi’) Alberto decide di partire dalla natia Abbadia e di tentare la fortuna a Milano. Dove inizia questa sorta di ritratto dell’artista da precario (con buona pace di Dylan Thomas). Dove Alberto tenta tutto, ma non trova altro che un lavoro sottopagato in una fucina di service redazionali (quelle agenzie dove giovani pubblicisti scrivono per tutto e per tutti, senza partecipare con la testa alle parole che tirano fuori), dove scrive in quello stile che viene definito dal suo capo “mondano”, e dove i suoi pezzi (che servono solo per sopravvivere) vedono la luce su giornali dall’improbabile titolo come “Il Nostro Vino”, “Il Nostro Cavallo”. Lì a Milano, inseguendo momenti stranianti, vedendo gente e domandandosi perché, il suo torpore iniziale tende a svanire ed impara a galleggiare nell’eterno reality senza snaturarsi. E sarà proprio questo a permettergli di crescere, superare gli attacchi di panico, le défaillance con le donne (che seppur timido, attrae), conoscere Ilaria. Di vivere alternando la visione del bicchiere mezzo pieno a quella cruda di un futuro da anno zero. Eppure Alberto trascina le sue giornate nel niente, con l’impressione di non avere il minimo sbocco. Intorno a lui si muove un universo di perdenti, inconcludenti, uomini e donne in preda all’abbrutimento più profondo, che vengono dal nulla e camminano verso il nulla, o verso un epilogo tragico. Storie attuali e flashback si intrecciano fra di loro, formando lentamente il mosaico della storia di Alberto, finché nella sua vita non si intravede uno spiraglio. Su tutto incombe la cappa pesante del consumismo e della vita “moderna” nella quale tutto si compra e tutto si può vendere, tutto è corruttibile e la corruzione è solo la logica di ogni giorno. Il gioco si fa divertente quando Alberto, in “missione” al Festival del Cinema di Venezia, incontra il “vero” Francesco Bianconi. Un ‘espediente con il quale Francesco riesce a parlare di sé in modo sempre più diretto. Peccato che da questa intervista cominci la parte peggiore del libro, e ci si avvii verso un finale che mi ha lasciato decisamente freddo, facendo calare non poco il giudizio finale. Perché se divertente la descrizione del party veneziano, l’irruzione di individui irrazionali che sparano a destra e sinistra sembra far parte più di un film di Tarantino. Come di un film, ma questa volta più sul lato Wenders, si svolge l’incomprensibile finale. Tuttavia, così come seguendo le liriche dei testi dei Baustelle (e spesso i capitoli fanno omaggio anche alle loro canzoni), ci si accorge che le riflessioni dei vari personaggi, per quanto pessimistiche siano, sono tuttavia il più delle volte condivisibili, e che molti dei loro pensieri, dubbi, stati d’animo, ci sono appartenuti almeno in parte. Sono d’accordo con Bianconi, quando sembra dirci che bisogna guardare in faccia la realtà, anche se scomoda. Dopo la lettura, consiglio una buona terapia a base del ultimo disco live del complesso.


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