Venivamo tutte per mare

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Publisher: Bollati Boringhieri

3.7
(1213)

Language: Italiano | Number of Pages: 133 | Format: eBook | In other languages: (other languages) English , French , Spanish , Chi traditional

Isbn-10: 8833981118 | Isbn-13: 9788833981116 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
Una scrittura forte, corale, ipnotica racconta la vita delle donne andate in sposa agli immigrati giapponesi in America, uomini sconosciuti, visti solo in fotografia, a partire da quel primo, arduo viaggio collettivo attraverso il Pacifico. La voce collettiva inventata dall'autrice trascina il lettore dentro un vortice di strie fatte di speranza, rimpianto, nostalgia, paura, dolore, incertezza: lo attira nei campi della California, nei bordelli di San Francisco, nelle case dei ricchi, nei tuguri dei poveri, senza mai dargli tregua.
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    Premetto che ho letto questo libro per un gruppo di lettura e per essere del tutto sincera quando è stato proposto e scelto, ho pensato che sarebbe stato di una pesantezza unica e, invece, con mia gra ...continue

    Premetto che ho letto questo libro per un gruppo di lettura e per essere del tutto sincera quando è stato proposto e scelto, ho pensato che sarebbe stato di una pesantezza unica e, invece, con mia grande sorpresa ed immenso piacere, ho scoperto che così non era. L'ho trovato una lettura piacevole nella sua crudezza. Non ci sono fronzoli stilistici, anche perché la brevità non glielo permetterebbe, l'autrice va diretta al punto, raccontando uno squarcio di storia sconosciuto ai più o, quantomeno, passato in secondo o anche terzo piano rispetto molte altre vicende di quel periodo storico, con magistrale bravura. Mi ha colpito molto la scelta di non soffermarsi su una singola persona, ma di inserire molte testimonianze in modo da poter presentare tanti punti di vista diversi per le stesse situazioni che queste donne si trovavano a dover affrontare. Il capitolo sui bambini mi ha colpito particolarmente, più degli altri.
    Poi ci sono gli americani che sono lo stereotipo di tanti e tanti altri popoli in varie parti del mondo ed in varie epoche: diffidenti verso lo straniero, ma che comunque viene sfruttato come manodopera per lavori troppo pesanti o degradanti che non vogliono più fare, indifferenti alle sorti loro riservate da un Governo che decide ed esegue con la complicità della paura verso il diverso, per un momento ci provano anche a rivolgere il loro pensiero a quegli esseri umani che per anni hanno condiviso con loro tanti momenti di quotidianità, ma giusto un attimo prima che il ciclo abbia di nuovo inizio con qualcun altro.
    Sono veramente felice di aver proposto e partecipato a questo gruppo di lettura, altrimenti non mi sarei mai avvicinata a questa lettura, ed avrei perso tanto.

    Piccola riflessione sul titolo originale: "The Buddha in the attic".

    Le cose che si lasciano in soffitta sono quelle che non si vogliono o possono tenere in casa, ma che allo stesso tempo non si ha il cuore di buttare. Si lasciano lì, a prendere polvere, con la promessa di andarli a ritirare fuori di quando in quando per darci un'occhiata ed abbandonarsi ai ricordi, ma probabilmente non si terrà fede a quella promessa silenziosa. Lo trovo molto suggestivo come titolo.

    said on