Ha scritto una recensione a Venivamo tutte per mare 1 anno fa

Questo romanzo trae ispirazione dalle biografie degli immigrati giapponesi che arrivarono in America all'inizio del Novecento, e in particolare l'autrice giapponese ha attinto, al di là delle numerose fonti storiche, al testo "A History of Japanese Immigrants in North America" di Kazuo Ito. Un romanzo particolare intanto per lo stile: tutte le storie narrateci sono in terza persona plurale dalle voci delle donne giapponese che sono partite dalla loro terra di origine, il Giappone appunto, in America promesse spose a bei giovanotti (stando alle foto che le avevano mostrato in patria) per poi ritrovarsi quei giovanotti con 20/30 anni di più. Ma pian piano formano le proprie famiglie, educano i propri figli, provano senza riuscirci ad integrarsi alla mentalità americana, ma quando arrivano le notizie della guerra in Europa e ne mondo le cose cambiano fino al punto che loro, tutti i giapponesi, vengono visti come delle spie e dei potenziali nemici e per questo sono costretti a lasciare tutto, le loro case, i loro orti, le loro cose, la loro vita, il sogno americano si frantuma in mille pezzi.

“Venivamo tutte per mare” narra del viaggio di giovani donne che partono con la speranza nel cuore lasciandosi alle spalle i loro affetti più cari e tutto ciò che hanno per andare incontro a una vita migliore che gli era stata promessa dai loro mariti. Ad attenderle, invece, al porto trovavano solamente la dura realtà, un uomo che non possiede nulla, un lavoro massacrante e pregiudizi razziali. Quello che hanno lasciato vale più di quello che hanno raggiunto, è questa la verità.

Un romanzo che è molto importante, soprattutto per capire quello che hanno vissuto realmente le spose in fotografia giapponesi che andarono in America. Consigliatissimo.


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