Narciso e Boccadoro

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Publisher: Arnoldo Mondadori Editore (Oscar)

4.0
(10631)

Language: Italiano | Number of Pages: 283 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , German , French , Spanish , Finnish , Catalan , Dutch , Greek , Hungarian

Isbn-10: 8804492678 | Isbn-13: 9788804492672 | Publish date: 

Translator: Cristina Baseggio

Also available as: Mass Market Paperback , Others , Boxset , Hardcover

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Book Description
Nel Medioevo leggendario del cattolicesimo monastico si snoda la storia dell'amicizia tra il dotto e ascetico Narciso, destinato a una brillante carriera religiosa al riparo dalle insidie del mondo e della storia, e Boccadoro, l'artista geniale e vagabondo, tentato dall'infinita ricchezza della vita e segretamente innamorato anche della sua caducità. Ripercorrendo una delle epoche storiche che più gli erano congeniali, Hermann Hesse torna a riflettere sul tema, centrale nella sua poetica, del contrasto tra natura e spirito, fra eros e logos, fra arte e ascesi, alla ricerca di una loro possibile integrazione.Narciso e Boccadoro (1930), che è stato uno dei suoi maggiori successi a dispetto delle riserve espresse dalla critica più recente, pone al lettore, in un'accattivante, limpida fusione di favola simbolica e romanzo picaresco, i medesimi, inquietanti interrogativi sulla condizione dell'uomo contemporaneo che le altre opere dello scrittore, in particolare Il lupo della steppa, affrontano nelle norme ardite e dissodanti della modernità.
  • 2

    Due terzi di Nobel - 04 dic 16

    Non sono qui certo per discutere la bravura della scrittura del premio Nobel tedesco, né la sua capacità di riempire le pagine di idee sul mondo, la vita e tutto il resto. Lo sa bene chi ha letto “Sid ...continue

    Non sono qui certo per discutere la bravura della scrittura del premio Nobel tedesco, né la sua capacità di riempire le pagine di idee sul mondo, la vita e tutto il resto. Lo sa bene chi ha letto “Siddhartha”, sicuramente. Però ci sono i due soliti livelli di interpretazione, quella cerebrale e quella personale. Se sulla prima torneremo a lungo, è questa seconda che è rimasta insoddisfatta. Sì la storia, come storia in sé, si legge, scorre, ma non mi ha coinvolto, mi è rimasta lì, come una bella tela su cui posare gli occhi. Una Cappella Brancacci di Firenze piuttosto che la chiesa di Auvers dipinta da Van Gogh. Certo, la capacità stilistica di Hesse è indubbia, che, narrandoci le avventure dei due amici, tanto altro ci fa scorrere sotto gli occhi. Siamo nel Medioevo, dove la nostra storia comincia nel convento di Mariabronn. Narciso è un giovane studioso, stimato per la sua erudizione e saggezza, nonché per la sua profonda fede. Nel convento entra come studente Boccadoro, lì costretto dal padre. I due coetanei, si trovano, si riconoscono opposti ma simili nella ricerca di qualcosa. E nasce un’amicizia per la vita. Boccadoro è tormentato dalla figura della madre, morta prematuramente, e che cercherà per tutta la sua vita. Narciso è pieno di fede e buoni propositi, sa scrutare dentro la gente, e, capendo inutile la vita religiosa per Boccadoro, gli parla di quella che secondo lui è la natura dell’amico: le arti e la creatività. A seguito di un (piacevole) incontro sessuale, Boccadoro decide di andare per il mondo alla ricerca di sé. È piacente, sa parlare, sa farsi ben volere. E soprattutto, sa conquistare le donne. Si ferma in un castello dove seduce Lidia, la figlia del castellano. Scoperto deve fuggire, deve salvarsi la vita errando, rubando ed uccidendo, fino a trovare un maestro nello scultore Nicola, di cui diventa allievo. Presso Nicola, realizza una stupenda statua di San Giovanni con le fattezze di Narciso. Nicola lo vorrebbe genero, ma Boccadoro irrequieto riprende il cammino, giunge in un paese colpito dalla peste, dove si innamora riamato della bella Lena, che presto soccomberà alla pestilenza. Boccadoro riprende allora il cammino, si innamora di Agnese, la donna del governatore. Scoperto è messo a morte, ma per la sua ultima confessione ritrova Narciso, diventato abate del convento di Mariabronn. Narciso intercede per l’amico, gli salva la vita, e lo ospita in convento. Qui ha luogo un secondo lungo confronto tra i due, dove Boccadoro cerca di spiegare l’arte, la creazione, la bellezza terrena all’amico abate, che vive una vita serena, lontano dai turbamenti del mondo. E l’inquietudine non ferma Boccadoro, che di nuovo si mette in cammino, cerca di riprendersi Agnese, ma ora non è più il bel giovane di un tempo. Deve fuggire, cade da cavallo ferendosi mortalmente, ed andando a morire da Narciso. Lì ci sarà l’ultimo confronto dialettico tra i due. Ma ora Boccadoro, fatte tutte le sue esperienze, e ritrovando in sé i segni della madre perduta (madre reale o madre spirituale che sia), muore serenamente, lasciando Narciso a vegliare sulle sue ultime ore, meditando sulle ultime parole dell’amico: “Senza madre non si può amare. Senza madre non si può morire”. Sembra un racconto epico, pieno di azione, ma solo perché lo riduciamo ad un sunto veloce. Tutto, le azioni, le parole, i confronti tra i due, rimandano sempre ad altro. Qui viene quella parte cerebrale, il contesto del testo, il rimando costante sia a Jung (presso cui Hesse fece sessioni di analisi), di cui qualcosa intuisco, sia a Nietzsche, che poco conosco e di cui molto mi sfugge. La metafora che mi suona dentro l’ho capito dopo aver letto il libro, quando ho ripreso a camminare, in tutti i sensi. La ricerca della propria identità attraverso l’azione del camminare, sia in senso materiale verso l’arte e la creazione sia in senso spirituale verso sé stessi. Qualcuno più aduso di me alla filosofia che ne esce fuori parla (e non posso che convenirne) come di un lungo confronto tra l’individualità dell’uomo (punto di partenza di ogni caso, per cui non si può che partire da sé stessi per poter camminare) e l’armonia dell’universo (punto d’arrivo per chi, come Siddhartha, comprende la verità delle cose). E non a caso cito il protagonista dell’altro e più famoso testo di Hesse, che a quello questo rimanda idealmente. Ma se quello mi prese, per la sinteticità e l’immediatezza della scrittura, questo mi lascia esterno ed un poco freddo. Certo, qualcosa gira nella testa, ma la pancia rimane lontana. Senza nessuna farfalla che ne fa vibrare i sensi.
    “Ogni uomo corre senza posa e si trasforma e infine si dissolve, mentre la sua immagine, creata dall’artista, rimane sempre immutabilmente la stessa.” (130)
    “Solo la scissione e il contrasto rendono ricca e fiorente una vita.” (162)
    “Non c’è una felicità che duri a lungo.” (176)
    “Così era stata tutta la sua vita: prendere congedo, fuggire, essere dimenticato, rimanere a mani vuote e col cuore gelato.” (231)
    “Poi si meravigliava a un tratto di trovarsi lì seduto, come un vecchio, a raccontare di viaggi e di vicende del passato, mentre la sua vita doveva cominciare proprio allora.” (238)

    said on