La versione di Barney

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Publisher: Adelphi (Gli Adelphi; 267)

4.3
(9940)

Language: Italiano | Number of Pages: 490 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , German , French , Spanish , Dutch

Isbn-10: 884591982X | Isbn-13: 9788845919824 | Publish date:  | Edition 1

Translator: Matteo Codignola ; Afterword: Michael Panofsky

Also available as: Softcover and Stapled , Mass Market Paperback , Others , Hardcover

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Humor

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Book Description
Approdato a una tarda, linguacciuta, rissosa età, Barney Panofsky impugna la penna per difendersi dall'accusa di omicidio, e da altre calunnie non meno incresciose, diffuse dal suo arcinemico Terry McIver. Così, fra quattro dita di whisky e una boccata di Montecristo, Barney ripercorre la vita allegramente dissipata e profondamente scorretta che dal quartiere ebraico di Montreal lo ha portato nella Parigi dei primi anni Cinquanta e poi di nuovo in Canada, a trasformare le idee rastrellate nella giovinezza in "sitcom" decisamente popolari e altrettanto redditizie.
  • 4

    Un meraviglioso discorso fra sbronzi

    È la nostalgia che proprio non ci molla mai - quella stronza

    Che oggi non è mai ieri (ma lo sappiamo) e quando era ieri, arrotolati nelle coperte di un albergo a fumare Montecristo, ci sembrava il sol ...continue

    È la nostalgia che proprio non ci molla mai - quella stronza

    Che oggi non è mai ieri (ma lo sappiamo) e quando era ieri, arrotolati nelle coperte di un albergo a fumare Montecristo, ci sembrava il sole!
    Ma son chiacchere da bar, tutto questo romanzo è una chiaccherata da bar, ma non sono forse le chiacchere migliori quelle?
    Quelle poetiche e strascicate, alle 3 di notte in una piazza deserta, se non si contano i frantumi della serata... Il Macallan che tracanna ogni due pagine, ti vien da pagarglielo tu!

    M'hanno preso in giro, quelli che dietro il libro hanno scritto "una delle storie più divertenti che ci siano mai state raccontante"!
    Mi fa venire in mente la mia insegnante di istituzioni di drammaturgia, che si prodigava a convincermi che "Aspettando Godot" fosse un'opera comica - soprattutto quando a uno dei due vagabondi gli si calano i calzoni.
    Ma è colpa mia, perchè è la cornice di questo romanzo che ti frega (e che ti frega due volte, perchè l'han messa alla fine).
    Tutta questa sgangherata, esuberante, rancorosa ed entusiasta divagazione è l'intimo umano, quello talmente falso e distorto, da essere ingenuamente sincero
    Ed è molto semplice capirne il senso.
    Barney non cerca di convincerci - per quanto sembri provarci - cerca solamente di dirci "io ho vissuto".

    Come nell'episodio (meraviglioso) in uno dei salotti buoni dove va alla ricerca della sua seconda moglie; guarda, si imbatte in un quadro di Leo Bishinsky, amico dei soggiorni parigini: quel quadro gliel'aveva lasciato dipingere, gliel'aveva lasciato proprio a lui, a Barney... Ma chi gli crede... Al terzo Macallan..
    (aneddoti da bar ndr, i più gustosi)
    E allora lo mette per iscritto, assieme ad una serie di dissipazioni e sbronze e fumo e chiassi e casini - che si vede che al nostro caro Mordecai (Richler, s'intende), che ci sorride a mezzabocca quando si rifiuta d'ammettere il Panofsky come suo alterego, ci piace proprio di dipingersi come un Bukowski canadese.
    E ma se gli americani li perculano i canadesi per una estrema gentilezza e disponibilità, un fondo di verità ci deve essere...

    E allora questo Barney cos'è?
    È un dolce dolce idiota, un po' beone, un romantico spigoloso, un artista mancato, uno che s'innamora.
    Ci piacerebbe tirare ad essere come Bukowski, ma è molto meno miserabile, molto meno pessimista, molto meno scorretto; sicuramente molto meno incazzato.

    Ma alla fine ha vinto Barney...
    Personaggio che mi ha strappato più d'una lacrima (che in quasi mezzo migliaio di pagine, se non capitasse, sarebbe un bel problema). Penso che per capirlo appieno ci sia d'andare davvero un po' oltre il suo "personaggio-macchietta" fatto di eccessi e volgarità ostentata (ma censurata, come lo spassosissimo "cunnilungus" utilizzato in un paio d'occasioni che lo fanno, nonostante tutto, molto più posato di quel che è...) - "sei borghese, arrenditi" direbbero gli Afterhours.

    Sinceramente il mistero della morte di Boogie, intorno al quale gira e rigira tutta la vicenda, a me è passato talmente in secondo piano, da non interessarmi più di tanto; la bellezza sta nell'universo di Barney, nel florilegio di personalità e persone e voci e costumi e stravaganze che gli girano intorno, e nella sua vena poetica che esce (eccome se esce) nei momenti meno opportuni coi mezzi meno opportuni, ma con una dolcezza inenarrabile.
    Meglio fa il vecchio Hymie Mintzbaum.. Scrive SETTE PAROLE in tutto il libro: mi hanno scavato l'anima.

    In definitiva, non abbandonatelo perchè puzza di sbronza stantia e noccioline masticate, non guardatelo storto perchè dopo cento pagine ancora non siete lì bene a capire cosa voglia dire; ha passato una giornataccia, statelo a sentire... fidatevi...

    said on