Venivamo tutte per mare

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Publisher: Bollati Boringhieri (Varianti)

3.7
(1213)

Language: Italiano | Number of Pages: 142 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , French , Spanish , Chi traditional

Isbn-10: 8833922758 | Isbn-13: 9788833922751 | Publish date:  | Edition 1

Translator: Silvia Pareschi

Also available as: eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
"Da anni" ha dichiarato Julie Otsuka, "volevo raccontare la storia delle migliaia di giovani donne giapponesi - le cosiddette "spose in fotografia" che giunsero in America all'inizio del Novecento. Mi ero imbattuta in tantissime storie interessanti durante la mia ricerca e volevo raccontarle tutte. Capii che non mi occorreva una protagonista. Avrei raccontato la storia dal punto di vita di un "noi" corale, di un intero gruppo di giovani spose". Una voce forte, corale e ipnotica racconta dunque la vita straordinaria di queste donne, partite dal Giappone per andare in sposa agli immigrati giapponesi in America, a cominciare da quel primo, arduo viaggio collettivo attraverso l'oceano. È su quella nave affollata che le giovani, ignare e piene di speranza, si scambiano le fotografie dei mariti sconosciuti, immaginano insieme il futuro incerto in una terra straniera. A quei giorni pieni di trepidazione, seguirà l'arrivo a San Francisco, la prima notte di nozze, il lavoro sfibrante, la lotta per imparare una nuova lingua e capire una nuova cultura, l'esperienza del parto e della maternità, il devastante arrivo della guerra, con l'attacco di Pearl Harbour e la decisione di Franklin D. Roosevelt di considerare i cittadini americani di origine giapponese come potenziali nemici. Fin dalle prime righe, la voce collettiva inventata dall'autrice attira il lettore dentro un vortice di storie fatte di speranza, rimpianto, nostalgia, paura, dolore, fatica, orrore, incertezza, senza mai dargli tregua.
  • 3

    Siamo noi tutte le donne del Giappone

    “ Il tetto si è bruciato. Ora posso vedere anche la luna”.
    Comincia con questa epigrafe la cronistoria delle donne giapponesi che a partire dal 1900 lasciano il Giappone, la loro terra, i loro affett ...continue

    “ Il tetto si è bruciato. Ora posso vedere anche la luna”.
    Comincia con questa epigrafe la cronistoria delle donne giapponesi che a partire dal 1900 lasciano il Giappone, la loro terra, i loro affetti per andare in America a sposare i loro connazionali già emigrati. Il libro si esprime in un “noi” narrativo comune che cristallizza mille emozioni diverse ma allo stesso tempo un unico destino. Tante membra ma un unico corpo, si potrebbe dire. Le verdi speranze di tutte durante la traversata, - come sarà mio marito, saremo ricchi?- La disillusione di fronte alla realtà di miserie che devono affrontare sbarcando dalla nave, la vita dura, amara, composta e silenziosa che, nonostante tutto si ritrovano a vivere e infine lo spettro della guerra che li avvolge come una nube silenziosa. Il Giappone rivive nei sogni, nelle usanze che si trascinano addosso anche in una terra così lontana, nei piccoli oggetti portati con sé: un nastro, un pettine, un kimono da sposa. Poi si smette anche di sognare. E di desiderare. Si diventa madri, mogli e si finisce di essere donne. “ Le donne sono deboli, ma le madri sono forti”. I figli si rivoltano, dimenticano la loro lingua, come si conta, come si prega. E la guerra li inghiotte.
    Lo stile è scarno, telegrafico. Ma solo così c’è spazio per tutte le anime, per tutti i desideri, per tutta la sofferenza, per tutte le donne. Delicato, intimo.
    Siamo noi tutte le donne del Giappone, ovunque, oggi e sempre.

    said on