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Settanta acrilico trenta lana
Questo è un libro detestabile. Mai mi era capitato di desiderare così ardentemente di non aver speso soldi in un libro. Preferivo non provare l'esperienza.
I presupposti per sperare in un romanzo rivelazione c'erano tutti: osannato dalla cosiddetta critica per la sua cosiddetta "ferocia" letteraria ... (continue)
Questo è un libro detestabile. Mai mi era capitato di desiderare così ardentemente di non aver speso soldi in un libro. Preferivo non provare l'esperienza.
I presupposti per sperare in un romanzo rivelazione c'erano tutti: osannato dalla cosiddetta critica per la sua cosiddetta "ferocia" letteraria, un linguaggio così innovativo per un'autrice così giovane e stupidaggini varie. Inoltre la trama è accattivante: una cupa ragazza italiana a Leeds, traduttrice, con un complicato rapporto con la madre malata di depressione. Poteva essere interessante.
Invece no. Quello che otteniamo leggendo è:
- una protagonista odiosa, fastidiosamente identificabile in un tentativo autobiografico-ma-non-autobiografico dell'autrice, che si crogiola nell'autocompatimento (ma soprattutto nell'autocompiacimento) di una cosiddetta depressione che, più che descrittiva della patologia reale, non fa provare alcun sentimento, nemmeno la depressione stessa, al lettore.
- personaggi, in generale, superficiali, dove quello che doveva essere un alone di mistero e di disperazione per il crudele mondo moderno si trasforma in un escamotage per evitare di fare lo sforzino di caratterizzarli un po' meglio.
- un linguaggio, cosiddetto "feroce", che di feroce non ha proprio niente. Vuole essere provocatorio? Il continuo vomito descritto minuziosamente, i rimandi al sangue, alla carne viva, dovrebbero forse agitare chissà quali tensioni e repulsioni nel lettore? Francamente, inserire un dettaglio crudo ogni due righe non fa di un romanzo un bel romanzo, e nemmeno un romanzo moderno. Siamo abituati a ben altro.
Quello che, secondo me, oggi può veramente colpire non sono continui rimandi ad immagini crude, autocompiacenti e vuote. Non ci interessano. Quello che è importante è un romanzo scritto in modo intelligente. Ferocemente intelligente.
Qui vedo tutto, compreso uno spreco di denaro. Tranne intelligenza narrativa.
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