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- Il trentesimo anno (800)
- By Ingeborg Bachmann
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- Le onde (1357)
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"non si può trovare una verità più grande di quanto non consenta il proprio fegato ” (pag. 98).
“Sì, noi che siamo pieni di infelicità fino al rigurgito dovremmo guardarci bene intorno, dubitando di ogni cosa vista, fatta e detta, proprio perché abbiamo per essa una parola e non la sua alchimia” ... (continue)
- — Sep 24, 2009 | Add your feedback
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- Un angelo alla mia tavola (414)
- Autobiografia
- By Janet Frame
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"Dalla prima regione di liquida oscurità, nella seconda regione di aria e di luce, ho redatto le seguenti note con il loro misto di fatti e di verità con lo sguardo sempre fisso alla Terza Regione, dove il punto di partenza è il mito."
- — Oct 2, 2009 | Add your feedback
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- Un apprendistato o il libro dei piaceri (73)
- By Clarice Lispector
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- Il cuore è un cacciatore solitario (367)
- By Carson McCullers
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- The Collected Poems of Audre Lorde (5)
- By Audre Lorde
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The Collected Poems of Audre Lorde




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So it is better to speak
remembering
we were never meant to survive - — Sep 24, 2009 | Add your feedback
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- Autobiografia di una rivoluzionaria (235)
- By Angela Davis
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Started on Aug 10, 2009





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- La scoperta del mondo 1967-1973 (20)
- By Clarice Lispector
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La scoperta del mondo 1967-1973
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Se io fossi io
Provate anche voi: se voi foste voi, come sareste, e cosa fareste? Per prima cosa si prova un senso di disagio: la menzogna in cui ci eravamo accomodati si è leggermente spostata dal posto in cui si era accomodata. Tuttavia mi è già capitato di leggere la biografia di persone che ... (continue) - — Sep 30, 2009 | 3 feedbacks
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- Fuoco centrale e altre poesie per il teatro (208)
- By Mariangela Gualtieri
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Fuoco centrale e altre poesie per il teatro
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"Io non so se la bellezza è questa accademia di
centimetri, se la bellezza, la bellezza è questa
decadenza di saltimbanchi,
e non mi spiego perché
mi trovo qui, in questo covo rivoltato
in questa fossa con gli orchi attuali
in questo lato barbarico della specie."da Monologo del non so
- — Dec 11, 2009 | Add your feedback
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- Artemisia (400)
- By Anna Banti
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- La torre di Babele (392)
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- Fun home (558)
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- By Alison Bechdel
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Le onde
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Nella bacinella marrone galleggiano i petali bianchi. Sono le navi di Rhoda, la quale culla, dondola i petali da lato a lato affinché cavalchino le onde. E da sponda a sponda naviga la sua flotta.
Ecco, la lettura di “Le onde” è l’esperienza di un naufragio (scampato). Non ci si può opporre all’an ... (continue)
Nella bacinella marrone galleggiano i petali bianchi. Sono le navi di Rhoda, la quale culla, dondola i petali da lato a lato affinché cavalchino le onde. E da sponda a sponda naviga la sua flotta.
Ecco, la lettura di “Le onde” è l’esperienza di un naufragio (scampato). Non ci si può opporre all’andatura imposta, una spererebbe di potersi ancorare ad ogni frase, prenderne la verità e fissarla per sempre, ma nessuna frase di questo romanzo è un appiglio definitivo. E lo si spera perché ogni frase raggiunge il massimo grado di esattezza – è “saturata” direbbe Virginia – e invece il ciclo incessante, l’avvicendamento, il moto delle onde ti spostano. Non si può impedire il tempo, non si può impedire che il ciclo si compia.
“C’è sempre qualcosa che interrompe il processo nel quale sono eternamente coinvolto di trovare la frase perfetta, che si attagli precisa al momento” dice uno dei personaggi del romanzo, Bernard (pag. 49). Questo “qualcosa” è banalmente, ma esattamente, la vita, questo sostantivo troppo carico, che non dice nulla. Perché la vita (la complessità che si intende per essa) non può - non sa - lasciarsi oggettivare dall’arte, né dalla semantica. Concluderà Bernard, ormai anziano: nell’ultima parte della narrazione: “Qualsiasi frase io estragga dal calderone è solo una sfilza di sei piccoli pesci che si lasciano catturare, mentre milioni di altri saltano e schizzano via dal calderone che bolle, quasi fossero argento vivo, e mi sgusciano fra le dita” (pagg. 188-189).
Eppure si galleggia, si ha la possibilità di tentare una forma o una direzione, Virginia la concede durante la lettura. Concede l’esperienza stessa del tempo “umano” : il punto di contatto/attrito tra due movimenti. Da un lato, il movimento superiore dell’esistente che ci preesiste e governa – un fluire non lineare, il ritmo ciclico dell’eterno ritorno - e, dall’altro lato, il tentativo fragile e provvisorio e vitale di una forma diversa, individuale - lo “sforzo”, un’energia senza ritorno. “Fare a pezzi e rimetterli insieme – questa è la battaglia quotidiana, che si vinca o si perda, questa l’appassionante ricerca”(pag. 199). La battaglia è contro un unico nemico: la morte.
<La trama, la forma, i personaggi>
Sei personaggi si raccontano lungo - e tramite – il passaggio delle loro vite (di volta in volta, intrecciate o disgiunte) attraverso alcune "tappe" obbligate dell’esistenza. L’infanzia, l’adolescenza, la giovinezza, l’età adulta, la mezza età, l’anzianità. Ma non è uno scorrere fluido, ci sono intoppi, salti, difficoltà, assenze e ritorni. Né si tratta di uno scorrere di vite parallele che si sfiorano: i sei personaggi sono amici e la forma, la configurazione della loro relazione, cambia con il mutare dei destini e delle prove “individuali”. I personaggi si raccontano tramite monologhi o soliloqui, introdotti da un “disse” o un “pensò”, nei quali però ricade tutto il mondo delle loro relazioni. Sono l’esito del loro misurarsi a vicenda.
Sei personaggi più uno, se così si la può nominare: una voce narrante “onnisciente” scandisce il tempo nel descrivere l’intero arco di una giornata e divide in nove episodi i soliloqui, tramite brevi prose liriche di disarmante bellezza. E’ la forma che contiene la narrazione. Il battito vitale (che ai personaggi preesiste e persiste), e che consente, indifferente, il volgersi del giorno dall’aurora al tramonto. Indifferente alle forme contingenti destinate a infrangersi e ricomporsi, costantemente. Questa voce è poetica ed al tempo stesso esatta, precisa, reale. Perché non è disincarnata: anche qui la percezione domina, e dunque la visione è una visione umana. Penso che questo accada quando la poesia diventa un modo per dire le cose come sono, non un modo per sottrarsi alla realtà.
Rhoda, Susan, Jinny, Louis, Bernard, Neville non sono solo “voci”: ad essere narrati sono corpi in carne ed ossa, perché è attraverso i loro corpi che essi stanno al mondo, cioè sentono, percepiscono ognuno a suo modo. Si relazionano, spesso non si comprendono, si amano e si odiano, ma si cercano, hanno bisogno l’uno dell’altro per conoscere (e nutrire) la natura del proprio essere. Quella a cui non ci si può sottrarre.
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