Leggere questo libro è stata una strana esperienza: ho riconosciuto con entusiasmo l’Agassi dei primi anni Novanta che a notte fonda seguivo ammirata su canali commerciali non ancora a pagamento e ho conosciuto con cauto interesse l’Agassi del declino e della rinascita che quegli stessi canali a pag
... (continue)
Leggere questo libro è stata una strana esperienza: ho riconosciuto con entusiasmo l’Agassi dei primi anni Novanta che a notte fonda seguivo ammirata su canali commerciali non ancora a pagamento e ho conosciuto con cauto interesse l’Agassi del declino e della rinascita che quegli stessi canali a pagamento, un tabù nella casa avita, mi avevano poi precluso. Il racconto è sicuramente coinvolgente, ispira partecipazione, compassione ma anche disappunto e fastidio per atteggiamenti che risultano talvolta incomprensibili. Moehringer ha saputo portare avanti con ritmo e giusta densità una storia, forse meglio costruita nella prima che nella seconda parte del libro, che a tratti scivola in raffigurazioni stereotipate, su tutte l’affettato happy ending del match tra coniugi nel campetto di quartiere, a cui manca lo spirito vitale e realistico di altri brani del racconto. Per chi ama il tennis e spera sempre, punto su punto, irrazionalmente e irrinunciabilmente, in un happy ending, è consigliatissimo.
Open
Leggere questo libro è stata una strana esperienza: ho riconosciuto con entusiasmo l’Agassi dei primi anni Novanta che a notte fonda seguivo ammirata su canali commerciali non ancora a pagamento e ho conosciuto con cauto interesse l’Agassi del declino e della rinascita che quegli stessi canali a pag ... (continue)
Leggere questo libro è stata una strana esperienza: ho riconosciuto con entusiasmo l’Agassi dei primi anni Novanta che a notte fonda seguivo ammirata su canali commerciali non ancora a pagamento e ho conosciuto con cauto interesse l’Agassi del declino e della rinascita che quegli stessi canali a pagamento, un tabù nella casa avita, mi avevano poi precluso. Il racconto è sicuramente coinvolgente, ispira partecipazione, compassione ma anche disappunto e fastidio per atteggiamenti che risultano talvolta incomprensibili. Moehringer ha saputo portare avanti con ritmo e giusta densità una storia, forse meglio costruita nella prima che nella seconda parte del libro, che a tratti scivola in raffigurazioni stereotipate, su tutte l’affettato happy ending del match tra coniugi nel campetto di quartiere, a cui manca lo spirito vitale e realistico di altri brani del racconto. Per chi ama il tennis e spera sempre, punto su punto, irrazionalmente e irrinunciabilmente, in un happy ending, è consigliatissimo.