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  • Cover of La solitudine dei numeri primi

    La solitudine dei numeri primi

    1 person find this helpful

    ...sicuramente ben scritto.
    Sicuramente un accurata e dettagliata introspezione nell'animo dei personaggi, un'ottima capacità di trasemttere al lettore i loro sentimenti più oscuri, anche se a tratti non troppo facilmente comprensibili.
    Ma troppo oscuro per i miei gusti....poca luce, la do ... (continue)

    ...sicuramente ben scritto.
    Sicuramente un accurata e dettagliata introspezione nell'animo dei personaggi, un'ottima capacità di trasemttere al lettore i loro sentimenti più oscuri, anche se a tratti non troppo facilmente comprensibili.
    Ma troppo oscuro per i miei gusti....poca luce, la dove forse un briciolo di chiarore avrebbe potuto regalarci uno spiraglio di speranza in mezzo a tanto buio.
    Personaggi estremi....forse per questo ho avuto dfficoltà ad immedesimarmi nel sentirli vicini.
    Un po' troppo pesante....ma comunque non disprezzabile. So and so.

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    — Aug 28, 2009 | Add your feedback
  • Cover of Princepe piccerillo (Le petit prince) ('O)

    Princepe piccerillo (Le petit prince) ('O)

    1 person find this helpful

    E' sicuramente più bello e intenso l'originale...ma questa verisone in napoletano rappresenta per me il ricordo di una persona speciale che me lo ha regalato....e poi è anche vero che la lingua napoletana ha un fascino tutto suo, che trasforma ogni parola in poesia....:)

    Il senso rimane invari ... (continue)

    E' sicuramente più bello e intenso l'originale...ma questa verisone in napoletano rappresenta per me il ricordo di una persona speciale che me lo ha regalato....e poi è anche vero che la lingua napoletana ha un fascino tutto suo, che trasforma ogni parola in poesia....:)

    Il senso rimane invariato, la storia è la stessa.
    E quindi anche la magia.

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    — Dec 19, 2008 | Add your feedback
  • Cover of Il sangue della terra

    Il sangue della terra

    8 people find this helpful

    Tra guerra e Destino

    In mare.
    Così comincia il secondo ponderoso volume di Lothar Basler, su una nave abbandonata alla furia dell’oceano, in balia di un Destino che un giorno splende come il sole e il giorno dopo flagella con l’impeto della sua tempesta.
    Tra i tanti nuovi personaggi che si uniranno alla compag ... (continue)

    In mare.
    Così comincia il secondo ponderoso volume di Lothar Basler, su una nave abbandonata alla furia dell’oceano, in balia di un Destino che un giorno splende come il sole e il giorno dopo flagella con l’impeto della sua tempesta.
    Tra i tanti nuovi personaggi che si uniranno alla compagnia, due sono i protagonisti principali di questa storia: la guerra, rossa come il sangue e le fiamme che ne incendiano la copertina, che da anni ormai devasta impietosa le pianure dell’Impero…e il Destino, flebile bagliore di un intenso e oscuro blu, che illumina sporadicamente il buio circostante come la debole epifania di una speranza che continuamente vacilla davanti agli occhi esterefatti di Lothar e dei suoi compagni…che si sopisce per poi riaccendersi improvvisa, ad ogni pagina.
    La tensione sale gradualmente, il climax ascendente si tende fino al limite, lasciandoci poi ancora una volta in bilico su quello che, forse, sarà.
    E non c’è che dire, nel giocare con questo filo l’autore si sta rilevando davvero abile.
    Molto spesso i protagonisti di questa storia si avvicineranno alla loro meta, molto spesso sfioreranno con le dita la fragile trama che il Destino ha intrecciato per loro…salvo poi vederla frantumarsi in mille pezzi davanti ai loro occhi.
    Troppe sono le domande a cui il misterioso Mighal dovrà dare una risposta. Molte altre ancora, invece, resteranno senza.
    Molti sono gli orrori che gli sguardi dei compagni si troveranno a dover osservare da vicino…e non saranno mai peggiori di quelli che verranno.
    La storia si fa pesante, si.
    Ma forse “intensa”, è il termine più adatto.
    Si sveleranno i principali nodi della questione, si consolideranno i legami affettivi e le amicizie.
    Questo forse il lato più intimo ed emozionante del secondo romanzo.
    Sullo sfondo della guerra che devasta e consuma, in contrasto con l’odio e la violenza circostante, sbocceranno come candidi gigli, tra le ombre, i sentimenti dei protagonisti.
    Come sempre sarà in questo lungo viaggio, mai l’ombra vivrà lontana dalla luce, nemmeno dove apparirà più nera. Anzi è proprio li, che la luce brillerà di più.
    Sono tante le avventure che i compagni si troveranno a condividere, imparando così a conoscersi e a comprendersi, spesso tra i sorrisi e altrettanto spesso tra le incomprensioni.
    La maggior parte delle volte, tra le lacrime e la disperazione.
    Ancor più che nel precedente volume, infatti, è in questo secondo capitolo che viene fuori l’animo umano di ognuno di questi “anti eroi”, che condivideranno gomito a gomito eroiche battaglie e spensierati momenti di ilarità, profonde riflessioni e bruschi scontri, attimi di sconforto e disperate battaglie interiori alla ricerca di una speranza che il più delle volte sembrerà scivolare via dai loro sguardi stanchi come lacrime nella pioggia, rigando i loro volti sporchi di terra e sangue.
    Impareranno a farsi forza l’un l’altro, arrivando spesso a rischiare finanche la vita per un’ amicizia e una complicità che sentiranno crescere piano e inspiegabile nei loro cuori.
    Ascolteranno le urla più strazianti, combatteranno i più aberranti incubi delle loro menti, lotteranno contro il dolore dei ricordi e della nostalgia, contro la fame e la sete, il freddo e la peste. La paura e la morte.
    Ma lo faranno insieme, spalla contro spalla, le spade incrociate.
    Ritrovando ogni volta, riflesso nei loro sguardi, un motivo in più per non arrendersi, anche laddove il Destino stesso, muto e beffardo, non sembrerà più essere un valido motivo per andare avanti.

    Stilisticamente parlando, il libro è notevolmente migliore del primo, sia nelle descrizioni che nell’alternarsi di momenti statici e movimentati.
    La tensione è sempre viva, e l’autore sa spegnerla e riaccenderla a dovere, mantenendo sempre alto il ritmo della narrazione.
    Mirabili le frequenti descrizioni di battaglie, realistiche e poeticamente epiche, specchio di una notevole abilità strategica dello scrittore.
    Nulla è lasciato al caso, dalle strategie militari alle descrizioni accurata di armi, equipaggiamenti e stendardi.
    Il realismo è quasi tangibile. Si sente il frastuono del metallo e il crepitio del fuoco, si respira l’odore acre della terra fino a sentire in bocca il sapore ramato del sangue.
    La guerra diviene così protagonista dell’intero romanzo, trasportandoci all’interno della battaglia, come in una vertigine.
    Altrettanto crude e realistiche le descrizioni dello sfacelo che il conflitto si trascina dietro.
    Laddove il frastuono lascia spazio al silenzio sepolcrale della morte e della fame, della disperazione folle e della malattia.
    Un intero capitolo dedicato alla peste, forse il più intenso e commovente, è a mio avviso il più alto e toccante momento dell’intero romanzo, silenzioso omaggio a uno dei capolavori della letteratura italiana, azzarderei.
    Il realismo delle descrizioni, la delicatezza nel tratteggiare un momento di dolore tanto intenso, la poesia mischiata alla crudezza.
    L’intensità di alcune scene si fa a volte tanto forte da disturbare. Ma colpisce al centro preciso delle emozioni, trascinando il lettore nel cuore non solo della storia, ma degli stessi protagonisti.
    Tanto da sentirli parte di noi, tanto da sentirne la mancanza concreta, una volta chiuso il libro.
    Insomma…questo che è stato definito dall’autore stesso un libro di passaggio, un trait d’union tra la Genesi e l’Apocalisse, è a mio avviso il più difficile da catalogare in quanto ad intensità, versatilità ed eccentricità dello stile.
    Ma è anche quello che forse colpisce maggiormente, perché racchiude il cuore ed il significato di questa strana storia, tanto arcana e misteriosa, ma che nasconde tra le sue ombre le piccole o grandi storie comuni che ognuno di noi, forse, porta nel cuore.
    Storie di uomini, costretti da un implacabile Destino a farsi guerrieri, soldati, demoni o eroi…ma comunque che uomini sono, e uomini resteranno, dentro di loro. Con i loro pregi, i loro difetti e soprattutto i loro vizi e le loro debolezze. Le loro emozioni, insomma. Così simili alle nostre.
    Lothar stesso, rivelerà la sua parte più umana, dischiusa tra le rune infuocate della sua arcana lama.
    Lo sguardo impassibile del cupo cacciatore di taglie si ammorbidirà spesso, rilassando per pochi istanti le profonde rughe dietro la falda del largo cappello.
    Tra una chiacchierata sotto le stelle dietro il fumo grigio della sua pipa, tra un boccale di birra e una notte brava…il suo sguardo si scioglierà spesso in un nostalgico sorriso, seppur accennato.
    Ma altrettanto spesso, si contorcerà nel tragico grido della disperazione.
    Osserverà da vicino l’abisso oscuro dell’odio che tenta di divorarlo da dentro, in bilico oltre il ciglio della sua stessa follia.
    Dovrà attingere a tutta la sua energia interiore, per trasformare quella rabbia in lucida forza e chiudere la sua personale partita con il Destino, dalla quale dipende ormai anche la salvezza del mondo in cui vive e ha vissuto, in cui ha pianto, riso, amato e ucciso.
    Tante sono le colpe che macchiano i suoi guanti e la sua spada, che oscurano il suo animo.
    Altrettante le ferite che gli squarciano il cuore, riaprendosi ad ogni risveglio.
    Il suo fardello è pesante, ma ognuno dei suoi compagni sarà pronto a sostenerlo con lui, ancora una volta, accompagnandolo fin dove nemmeno la loro stessa immaginazione sarebbe mai potuta arrivare.
    O almeno fino al punto di non ritorno, li dove, alla fine, saranno solo in due.
    E il Destino stesso allora, non potendo più nulla, si fermerà a guardare.

    “ Fino a che punto può dolere una ferita?
    Tanto, ma mai quanto si arriva a soffrire, a volte, per le ferite subite da qualcuno a cui si tiene.
    Per quelle non c’è neppure la consolazione di sopportarle.
    Sono lacerazioni occulte che nessuna medicina può rimarginare.
    Il tempo, forse.
    Ma in certi casi non basterebbero millenni, e sono molti di meno gli anni che gli dei ci concedono di trascorrere in questo mondo imperfetto.”

    VECCHIO, SE DAVVERO ESISTE UN DESTINO CAPACE DI GUIDARE LA VITA DEGLI UOMINI E IL CORSO DELLA STORIA...ALLORA IO LO MALEDICO.

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    — Nov 25, 2008 | Add your feedback
  • Cover of L'ultimo cavaliere

    L'ultimo cavaliere

    1 person find this helpful

    Che dire...forse la storia è ancora troppo confusa per farne una recensione accurata....pochi schizzi di matita disegnano immagini ambigue, confuse, chiaroscure....
    L'ambientazione c'è, ed è quella giusta.
    Tanto mistero che allude a forti ed intense avventure.
    Un deserto allucinato e ... (continue)

    Che dire...forse la storia è ancora troppo confusa per farne una recensione accurata....pochi schizzi di matita disegnano immagini ambigue, confuse, chiaroscure....
    L'ambientazione c'è, ed è quella giusta.
    Tanto mistero che allude a forti ed intense avventure.
    Un deserto allucinato e una "lunga marcia" verso qualcosa che si distingue molto lentamente all'orizzonte....ma le cose che si svelano piano, aumentano il loro fascino si sa.
    La Torre Nera si staglia sfumata all'orizzonte, l'aria allucinata del deserto ne confonde i contorni.
    Non è facile capire cosa sia sogno, incubo....o forse realtà.
    ma la Torre Nera è li, e la sua presenza si percepisce prepotentemente.
    Non si può non andare avanti...il viaggio è appena iniziato.
    Ed è un ottimo inizio.

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    — Oct 30, 2008 | Add your feedback

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