[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

Reviews

Cover of Figli di tenebra

Figli di tenebra

2 people find this helpful

Il fondo.

Il fondo.
Dopo le iniziali difficoltà del cammino, dopo l’incredulità con la quale la strana compagnia si è inoltrata negli orrori striscianti della realtà circostante, il terzo volume della saga di Marco Davide schiude le porte alla più surreale delle situazioni fino ad ora incontrate.
I contorni d ... (continue)

Il fondo.
Dopo le iniziali difficoltà del cammino, dopo l’incredulità con la quale la strana compagnia si è inoltrata negli orrori striscianti della realtà circostante, il terzo volume della saga di Marco Davide schiude le porte alla più surreale delle situazioni fino ad ora incontrate.
I contorni del reale, che già iniziavano a distorcersi nei volumi precedenti, tendono ora a disgregarsi completamente trascinando via anche l’ultimo barlume di razionalità dalla mente degli stupefatti protagonisti, eroi troppo fragili e soprattutto troppo umani di fronte a ciò che di umano non reca più nemmeno la parvenza.
Una catabasi senza fine, una repentina discesa agli inferi che toglie il respiro, dove questi eroi troppo poco soprannaturali si troveranno a scontrarsi con le loro più recondite paure, dove ne la forza fisica ne tantomeno l’astuzia potranno più nulla di fronte all’assurdo che li attende.
Lo scontro perde infatti gran parte dei connotati fisici che avevano caratterizzato il secondo volume, gli orrori reali della guerra, la disperazione della fame e della malattia, nulla sembreranno di fronte a ostacoli che non hanno più nulla di terreno.
Esseri demoniaci che hanno beffato finanche la morte, anime dannate che popolano un regno violentato dal male, suoni sinistri, lamenti, oscure maledizioni…sono solo alcuni degli ostacoli che il famigerato Kurt Darheim, ormai rinato sotto le malefiche spoglie del Re Demonio, sventaglierà contro i coraggiosi componenti della compagnia.
Ma anche il coraggio comincerà a vacillare, sotto gli impietosi colpi della follia.
Cosa rimane, dunque, la dove ne la forza ne l’abilità possono più nulla?
Quale potere superiore può rimettere in piedi questi uomini prostrati sotto il peso della più cupa disperazione?
E’ il Destino a tenerli ancora uniti, a mandarli ancora avanti? E’ l’amicizia che li ha resi ormai ognuno parte essenziale e complementare dell’altro? E’ la responsabilità delle sorti di troppe vite, che pesa così tremenda sui loro cuori?
E’ l’odio, o l’amore?
O sono forse entrambi, due lati di una stessa medaglia, due colori in uno stesso cuore.
Lothar Basler, il Figlio del Potere prescelto dal Destino, porterà fin dentro l’inferno, sul fondo della sua personale catabasi, il suo cuore di luce e ombra.
Porterà con se l’amore intenso per ciò che gli hanno strappato tra le dita, la malinconia nera dei risvegli strazianti del suo passato, l’affetto per i migliori uomini che il Destino avesse mai potuto mettergli accanto.
Porterà il ricordo di chi si è perso lungo la via della sua inarrestabile discesa, la rabbia per la frustrazione di ogni momento in cui nulla ha potuto, il sapore dolciastro e amaro di momenti talmente belli da non potere più essere nemmeno ricordati.
Porterà il profumo dei gigli e l’odore straziante della terra bagnata di pioggia e sangue.
Porterà ricordi, e rancori.
Amore e odio.
E soprattutto, porterà sulle spalle le sorti di un mondo che rischia di non vedere più la luce, ne sentire il profumo dei fiori.
Sa che non può permetterlo, ne per lui ne per chi fino a qui ha seguito ciecamente i suoi passi, e troppo spesso protetto le sue spalle. Ne per colei che porta gelosamente nel cuore, fiore di giglio bianco tra le ombre che lo oscurano ogni istante di più.
Sono molte le persone che lo accompagneranno giù all’inferno, tra i fantasmi del passato e le certezze del presente.
Lo scontro con Kurt si rivelerà un lungo cammino fatto di ricordi e rivelazioni, una battaglia all’ultimo sangue in bilico tra passato e presente, tra la magia del Potere e quella più reale del cuore, complementari ed essenziali per arrivare fino in fondo.

Che dire…lo stile dell’autore è nettamente migliorato rispetto ai comunque gradevoli primi due volumi, specchio di una crescita interiore che non è solo di chi viaggia, ma soprattutto di chi racconta.
E forse è questo che fa lo spessore di una storia, quando leggendo ci accorgiamo che chi ce la sta narrando ha viaggiato con i protagonisti, non ne è stato sterile burattinaio. La maturità dello stile, la maturità di chi scrive, è la stessa dei personaggi che stanno arrivando alla fine del loro cammino, con un bagaglio di emozioni che sono anche le nostre, e che soprattutto sono state, un tempo, di chi le ha raccontate.
Questa empatia tra scrittore, protagonisti e lettori è credo la magia più grande della scrittura, quel “quid” che separa un prodotto commerciale, seppur buono, da un’opera d’arte.
Perlomeno a mio avviso.
E infine, ancora una volta, e forse ancora più che nei volumi precedenti, l’autore stupisce con una straordinaria capacità di equilibrio tra fantastico e realtà. Persino qui, nella più surreale delle ambientazioni, è forte e pregnante la sensazione di umanità dei protagonisti.
Quasi per antitesi, è forse qui che essa raggiunge l’apice, che il realismo del contesto si dissolve concentrandosi invece nell’animo di personaggi che mai sono stati tanto umani e fragili, che mai forse avrebbero potuto esserlo come ora.
Impauriti, disperati, veri…non è difficile sentirsi parte di loro, piangere con loro, ridere e tremare come loro.
E purtroppo, sentirne la mancanza come fossero stati tra noi, alla fine del cammino.

Is this helpful?

— Dec 9, 2009 | Add your feedback
Cover of La solitudine dei numeri primi

La solitudine dei numeri primi

1 person find this helpful

...sicuramente ben scritto.
Sicuramente un accurata e dettagliata introspezione nell'animo dei personaggi, un'ottima capacità di trasemttere al lettore i loro sentimenti più oscuri, anche se a tratti non troppo facilmente comprensibili.
Ma troppo oscuro per i miei gusti....poca luce, la do ... (continue)

...sicuramente ben scritto.
Sicuramente un accurata e dettagliata introspezione nell'animo dei personaggi, un'ottima capacità di trasemttere al lettore i loro sentimenti più oscuri, anche se a tratti non troppo facilmente comprensibili.
Ma troppo oscuro per i miei gusti....poca luce, la dove forse un briciolo di chiarore avrebbe potuto regalarci uno spiraglio di speranza in mezzo a tanto buio.
Personaggi estremi....forse per questo ho avuto dfficoltà ad immedesimarmi nel sentirli vicini.
Un po' troppo pesante....ma comunque non disprezzabile. So and so.

Is this helpful?

— Aug 28, 2009 | Add your feedback
Cover of Jack Frusciante è uscito dal gruppo

Jack Frusciante è uscito dal gruppo

1 person find this helpful

I miei 16 anni sono tutti in queste pagine.
Poche righe scritte di getto (come solo Brizzi sa fare) con la sincerità e la spontaneità tipiche dell'adolescenza.
Non manca nulla...l'amicizia, l'amore, il sesso, la droga....e soprattutto, ovviamente, il rock n' roll, ma quello vero.
Nien ... (continue)

I miei 16 anni sono tutti in queste pagine.
Poche righe scritte di getto (come solo Brizzi sa fare) con la sincerità e la spontaneità tipiche dell'adolescenza.
Non manca nulla...l'amicizia, l'amore, il sesso, la droga....e soprattutto, ovviamente, il rock n' roll, ma quello vero.
Niente a che vedere con i vari Moccia et simili.....ovviamente erano altri tempi, vero....ma forse era solo un altro modo di vivere, che fortunatamente non tutti hanno perso oggigiorno.
Insomma, ma quali feste superfighette, bellimbusti tenebrosi già con la moto, macchine firmate, ragazzine sui tacchi a spillo stratruccate e viziate che scappano in moto col primo coglione che le tratta male....è vero che questa è la realtà di oggi, purtroppo.
Ma è anche vero che ci sono persone per le quali bastano davvero ancora un po' di buon rock e una birretta, un giro in bici o al massimo sul vespino, un maglioncino verde e un paio di jeans....per sentirsi davvero tre metri sopra il cielo.

Is this helpful?

— Dec 30, 2008 | Add your feedback
Cover of Princepe piccerillo (Le petit prince) ('O)

Princepe piccerillo (Le petit prince) ('O)

1 person find this helpful

E' sicuramente più bello e intenso l'originale...ma questa verisone in napoletano rappresenta per me il ricordo di una persona speciale che me lo ha regalato....e poi è anche vero che la lingua napoletana ha un fascino tutto suo, che trasforma ogni parola in poesia....:)

Il senso rimane invari ... (continue)

E' sicuramente più bello e intenso l'originale...ma questa verisone in napoletano rappresenta per me il ricordo di una persona speciale che me lo ha regalato....e poi è anche vero che la lingua napoletana ha un fascino tutto suo, che trasforma ogni parola in poesia....:)

Il senso rimane invariato, la storia è la stessa.
E quindi anche la magia.

Is this helpful?

— Dec 19, 2008 | Add your feedback
Cover of Il sangue della terra

Il sangue della terra

8 people find this helpful

Tra guerra e Destino

In mare.
Così comincia il secondo ponderoso volume di Lothar Basler, su una nave abbandonata alla furia dell’oceano, in balia di un Destino che un giorno splende come il sole e il giorno dopo flagella con l’impeto della sua tempesta.
Tra i tanti nuovi personaggi che si uniranno alla compag ... (continue)

In mare.
Così comincia il secondo ponderoso volume di Lothar Basler, su una nave abbandonata alla furia dell’oceano, in balia di un Destino che un giorno splende come il sole e il giorno dopo flagella con l’impeto della sua tempesta.
Tra i tanti nuovi personaggi che si uniranno alla compagnia, due sono i protagonisti principali di questa storia: la guerra, rossa come il sangue e le fiamme che ne incendiano la copertina, che da anni ormai devasta impietosa le pianure dell’Impero…e il Destino, flebile bagliore di un intenso e oscuro blu, che illumina sporadicamente il buio circostante come la debole epifania di una speranza che continuamente vacilla davanti agli occhi esterefatti di Lothar e dei suoi compagni…che si sopisce per poi riaccendersi improvvisa, ad ogni pagina.
La tensione sale gradualmente, il climax ascendente si tende fino al limite, lasciandoci poi ancora una volta in bilico su quello che, forse, sarà.
E non c’è che dire, nel giocare con questo filo l’autore si sta rilevando davvero abile.
Molto spesso i protagonisti di questa storia si avvicineranno alla loro meta, molto spesso sfioreranno con le dita la fragile trama che il Destino ha intrecciato per loro…salvo poi vederla frantumarsi in mille pezzi davanti ai loro occhi.
Troppe sono le domande a cui il misterioso Mighal dovrà dare una risposta. Molte altre ancora, invece, resteranno senza.
Molti sono gli orrori che gli sguardi dei compagni si troveranno a dover osservare da vicino…e non saranno mai peggiori di quelli che verranno.
La storia si fa pesante, si.
Ma forse “intensa”, è il termine più adatto.
Si sveleranno i principali nodi della questione, si consolideranno i legami affettivi e le amicizie.
Questo forse il lato più intimo ed emozionante del secondo romanzo.
Sullo sfondo della guerra che devasta e consuma, in contrasto con l’odio e la violenza circostante, sbocceranno come candidi gigli, tra le ombre, i sentimenti dei protagonisti.
Come sempre sarà in questo lungo viaggio, mai l’ombra vivrà lontana dalla luce, nemmeno dove apparirà più nera. Anzi è proprio li, che la luce brillerà di più.
Sono tante le avventure che i compagni si troveranno a condividere, imparando così a conoscersi e a comprendersi, spesso tra i sorrisi e altrettanto spesso tra le incomprensioni.
La maggior parte delle volte, tra le lacrime e la disperazione.
Ancor più che nel precedente volume, infatti, è in questo secondo capitolo che viene fuori l’animo umano di ognuno di questi “anti eroi”, che condivideranno gomito a gomito eroiche battaglie e spensierati momenti di ilarità, profonde riflessioni e bruschi scontri, attimi di sconforto e disperate battaglie interiori alla ricerca di una speranza che il più delle volte sembrerà scivolare via dai loro sguardi stanchi come lacrime nella pioggia, rigando i loro volti sporchi di terra e sangue.
Impareranno a farsi forza l’un l’altro, arrivando spesso a rischiare finanche la vita per un’ amicizia e una complicità che sentiranno crescere piano e inspiegabile nei loro cuori.
Ascolteranno le urla più strazianti, combatteranno i più aberranti incubi delle loro menti, lotteranno contro il dolore dei ricordi e della nostalgia, contro la fame e la sete, il freddo e la peste. La paura e la morte.
Ma lo faranno insieme, spalla contro spalla, le spade incrociate.
Ritrovando ogni volta, riflesso nei loro sguardi, un motivo in più per non arrendersi, anche laddove il Destino stesso, muto e beffardo, non sembrerà più essere un valido motivo per andare avanti.

Stilisticamente parlando, il libro è notevolmente migliore del primo, sia nelle descrizioni che nell’alternarsi di momenti statici e movimentati.
La tensione è sempre viva, e l’autore sa spegnerla e riaccenderla a dovere, mantenendo sempre alto il ritmo della narrazione.
Mirabili le frequenti descrizioni di battaglie, realistiche e poeticamente epiche, specchio di una notevole abilità strategica dello scrittore.
Nulla è lasciato al caso, dalle strategie militari alle descrizioni accurata di armi, equipaggiamenti e stendardi.
Il realismo è quasi tangibile. Si sente il frastuono del metallo e il crepitio del fuoco, si respira l’odore acre della terra fino a sentire in bocca il sapore ramato del sangue.
La guerra diviene così protagonista dell’intero romanzo, trasportandoci all’interno della battaglia, come in una vertigine.
Altrettanto crude e realistiche le descrizioni dello sfacelo che il conflitto si trascina dietro.
Laddove il frastuono lascia spazio al silenzio sepolcrale della morte e della fame, della disperazione folle e della malattia.
Un intero capitolo dedicato alla peste, forse il più intenso e commovente, è a mio avviso il più alto e toccante momento dell’intero romanzo, silenzioso omaggio a uno dei capolavori della letteratura italiana, azzarderei.
Il realismo delle descrizioni, la delicatezza nel tratteggiare un momento di dolore tanto intenso, la poesia mischiata alla crudezza.
L’intensità di alcune scene si fa a volte tanto forte da disturbare. Ma colpisce al centro preciso delle emozioni, trascinando il lettore nel cuore non solo della storia, ma degli stessi protagonisti.
Tanto da sentirli parte di noi, tanto da sentirne la mancanza concreta, una volta chiuso il libro.
Insomma…questo che è stato definito dall’autore stesso un libro di passaggio, un trait d’union tra la Genesi e l’Apocalisse, è a mio avviso il più difficile da catalogare in quanto ad intensità, versatilità ed eccentricità dello stile.
Ma è anche quello che forse colpisce maggiormente, perché racchiude il cuore ed il significato di questa strana storia, tanto arcana e misteriosa, ma che nasconde tra le sue ombre le piccole o grandi storie comuni che ognuno di noi, forse, porta nel cuore.
Storie di uomini, costretti da un implacabile Destino a farsi guerrieri, soldati, demoni o eroi…ma comunque che uomini sono, e uomini resteranno, dentro di loro. Con i loro pregi, i loro difetti e soprattutto i loro vizi e le loro debolezze. Le loro emozioni, insomma. Così simili alle nostre.
Lothar stesso, rivelerà la sua parte più umana, dischiusa tra le rune infuocate della sua arcana lama.
Lo sguardo impassibile del cupo cacciatore di taglie si ammorbidirà spesso, rilassando per pochi istanti le profonde rughe dietro la falda del largo cappello.
Tra una chiacchierata sotto le stelle dietro il fumo grigio della sua pipa, tra un boccale di birra e una notte brava…il suo sguardo si scioglierà spesso in un nostalgico sorriso, seppur accennato.
Ma altrettanto spesso, si contorcerà nel tragico grido della disperazione.
Osserverà da vicino l’abisso oscuro dell’odio che tenta di divorarlo da dentro, in bilico oltre il ciglio della sua stessa follia.
Dovrà attingere a tutta la sua energia interiore, per trasformare quella rabbia in lucida forza e chiudere la sua personale partita con il Destino, dalla quale dipende ormai anche la salvezza del mondo in cui vive e ha vissuto, in cui ha pianto, riso, amato e ucciso.
Tante sono le colpe che macchiano i suoi guanti e la sua spada, che oscurano il suo animo.
Altrettante le ferite che gli squarciano il cuore, riaprendosi ad ogni risveglio.
Il suo fardello è pesante, ma ognuno dei suoi compagni sarà pronto a sostenerlo con lui, ancora una volta, accompagnandolo fin dove nemmeno la loro stessa immaginazione sarebbe mai potuta arrivare.
O almeno fino al punto di non ritorno, li dove, alla fine, saranno solo in due.
E il Destino stesso allora, non potendo più nulla, si fermerà a guardare.

“ Fino a che punto può dolere una ferita?
Tanto, ma mai quanto si arriva a soffrire, a volte, per le ferite subite da qualcuno a cui si tiene.
Per quelle non c’è neppure la consolazione di sopportarle.
Sono lacerazioni occulte che nessuna medicina può rimarginare.
Il tempo, forse.
Ma in certi casi non basterebbero millenni, e sono molti di meno gli anni che gli dei ci concedono di trascorrere in questo mondo imperfetto.”

VECCHIO, SE DAVVERO ESISTE UN DESTINO CAPACE DI GUIDARE LA VITA DEGLI UOMINI E IL CORSO DELLA STORIA...ALLORA IO LO MALEDICO.

Is this helpful?

— Nov 25, 2008 | Add your feedback

1 2 3 4 5 6 7 8 9

Added to Shelf Added to Wish List

Inline Translation Mode

Left click to navigate, right click to translate.

inline translation guide

or close

Inline translation is not ready for this page yet.

Inline translation mode.

Share this page with your friends.