Sono affezionatissima a questo libro e non solo perchè mi è stato regalato da una persona speciale...il dialetto napoletano è da sempre nel mio cuore per tanti motivi, ma soprattutto per la sua musicalità.... Che dire di Totò, lui è semplicemente un mito. La sua irresistibile comicità sa t
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Sono affezionatissima a questo libro e non solo perchè mi è stato regalato da una persona speciale...il dialetto napoletano è da sempre nel mio cuore per tanti motivi, ma soprattutto per la sua musicalità.... Che dire di Totò, lui è semplicemente un mito. La sua irresistibile comicità sa trasformarsi come nulla in una delicatezza senza pari...un libro che dipnge con pochi tratti l'amore vero, dolce e passionale,sfumato di parole in punta di piedi, sussurrate con l'irresistibile calore di Napoli. Una Napoli così magica e lontana da quella che purtroppo vediamo oggigiorno in tv.
Uno spettacolo per gli occhi, prima ancora che per la mente. I disegni sono quadri, tavole dense grondanti colore (con la predominanza, ovviamente, del rosso) ed emozioni. Le inquadrature sono quasi filmiche, anche per questo si sono adattate perfettamente alla trasposizione cinematografic
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Uno spettacolo per gli occhi, prima ancora che per la mente. I disegni sono quadri, tavole dense grondanti colore (con la predominanza, ovviamente, del rosso) ed emozioni. Le inquadrature sono quasi filmiche, anche per questo si sono adattate perfettamente alla trasposizione cinematografica. Pochi hanno saputo cogliere il legame tra l'impostazione fumettistica riportata nell'omonimo film (a mio avviso spettacolare tanto quanto il fumetto, e questa è cosa rara),travisandone l'effetto e di conseguenza non comprendendolo a fondo. Per quanto riguarda le tematiche, un tripudio di gloria e un inno allo splendore di un tempo andato ormai perduto, nel quale onore, valore e coraggio erano ancora i pilastri fondamentali su cui reggeva l'umanità. Eroico e passionale, bello come solo le cose antiche e per questo "esotiche" sanno esserlo ormai.
Elsa Morante è una meravigliosa scrittrice che, come Calvino, riesce ad equilibrare uno stile semplice ed evocativo allo stesso tempo, in alcune parti estremamente lirico e commovente. Forse qui a pagare pegno è la storia eccessivamente triste e pesante, intrisa di pessimismo e dove su ogni pa
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Elsa Morante è una meravigliosa scrittrice che, come Calvino, riesce ad equilibrare uno stile semplice ed evocativo allo stesso tempo, in alcune parti estremamente lirico e commovente. Forse qui a pagare pegno è la storia eccessivamente triste e pesante, intrisa di pessimismo e dove su ogni pagina aleggia una macabra sensazione di sfacelo e morte. Più che nella commozione delicata (tipica della scrittrice), spesso si scade nella pura pietà (nei confronti di un protagonista che ispira una profonda sofferenza nel lettore, forse a volte addirittura eccessiva). Bisogna però tener sempre presente il contesto e l'epoca nel quale ogni opera viene sviluppata, e se ci soffermiamo a pensare che in fondo questo misterioso e cupo romanzo è l'ultimo respiro, labile soffio di vita dell'autrice, costretta gli ultimi anni all'immobilità da un'opprimente malattia....ci rendiamo conto di quanto questa favola "nera" sia comunque evocativa metafora di un reale malessere. In breve, è il racconto di un quarantenne omnosessuale, frustrato e ossessionato dal ricordo della mamma(suo unico grande amore) morta quand'egli era bambino in circostanze misteriose e ambigue. Ma è soprattutto la straziante storia di una vita privata del suo senso più grande ed essenziale : l'amore, in ogni sua sfumatura. Una sorta di "Isola di Arturo" dai toni cupi e dove l'idilliaca realtà appare confusa e distorta. Un viaggio all'indietro in un passato che non è più raggiungibile...una vana ed estenuante "ricerca del tempo perduto", dove il tempo perduto si diverte a nascondersi e confondersi,fino a non farsi più trovare. Forse in fin dei conti l'opera ha le sue ragioni di essere, seppure ho faticato un pochino a starle dietro in un momento in cui avrei preferito leggere qualcosa di più positivo. Grande stile comunque.
Beckett è una delle figure più affascinanti tra i drammaturghi contemporanei. Un mito per me, che gli ho addirittura dedicato la mia tesi universitaria. Nessuno come lui ha saputo descrivere la tragica vicenda esistenziale del nulla, di un mondo (quello dell'imminente dopoguerra e del disa
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Beckett è una delle figure più affascinanti tra i drammaturghi contemporanei. Un mito per me, che gli ho addirittura dedicato la mia tesi universitaria. Nessuno come lui ha saputo descrivere la tragica vicenda esistenziale del nulla, di un mondo (quello dell'imminente dopoguerra e del disastro post nucleare) talmente devastato dai suoi stessi orrori da essere ridotto al nulla. Un mondo che sconta i suoi errori con la più atroce delle pene...essere costretto a ripetersi senza fine, circondato dal silenzioso deserto di ciò che rimane. La storia è tragica nella sua semplicità: due barboni (ciò che rimane dell'uomo), persi negli abiti troppo grandi di un lontano e malinconico Charlot, passano l'intero dramma seduti all'ombra di un albero spoglio domandandosi se e quando Godot arriverà. Chi sia Godot non lo sanno con certezza ne loro ne l'autore stesso (come ha sempre sottolineato). L'unica cosa che si sa, è che egli non arriverà. Nel primo atto come nel secondo, che si ripete identico al primo salvo qualche nuovo personaggio "di passaggio". Godot non verrà insomma, ne oggi ne domani. Ma questo non ha molta importanza, il senso della vita è solo nell'attesa. La speranza continua, seppure noi spettatori, consapevoli ella farsa, ne ridiamo sotto i baffi....ma è un sorriso amaro,grottesco...il sorriso di chi ha la vaga sensazione di riconoscersi in uno specchio.
Inquietante quanto affascinante, già il film mi lasciò questa impressione...ma devo ammettere che, come sempre accade, il libro la supera di gran lunga. Una favola dark, a tratti realmente orrorifica, che mi ha spesso lasciata interdetta sull'età più adatta a leggerla. Il dissidio è, lascia addosso
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Inquietante quanto affascinante, già il film mi lasciò questa impressione...ma devo ammettere che, come sempre accade, il libro la supera di gran lunga. Una favola dark, a tratti realmente orrorifica, che mi ha spesso lasciata interdetta sull'età più adatta a leggerla. Il dissidio è, lascia addosso un' inquietudine non indifferente per me adulta, figuriamoci per un ragazzino...ma allo stesso tempo ci insegna, seppur con un sadico sorrisetto velato, a superare le nostre paure proprio affrontandole a muso duro, con il coraggio e spesso l'ingenuità e l'incoscienza che forse i bambini possiedono di più rispetto a noi adulti, alle volte. Paradossale ma vero... La protagonista lo afferma chiaramente, ad un certo punto della storia : lei (l'essenza malvagia dell'altra madre orrenda copia dell'originale) non può nulla di reale contro di me, non può creare...può solo "distorcere" e "modificare". Già, proprio quello che le paure fanno con noi, adulti o bambini. Quello che più mi ha colpito di questo romanzo, è infatti la citazione iniziale,che anche se di un altro autore è comunque la chiara metafora di tutto il libro:
" Le fiabe dicono più che la verità. E non solo perchè raccontano che i draghi esistono, ma perchè affermano che si possono sconfiggere."
'A Livella e Poesie d'amore
Sono affezionatissima a questo libro e non solo perchè mi è stato regalato da una persona speciale...il dialetto napoletano è da sempre nel mio cuore per tanti motivi, ma soprattutto per la sua musicalità....continue)
Che dire di Totò, lui è semplicemente un mito.
La sua irresistibile comicità sa t ... (
Sono affezionatissima a questo libro e non solo perchè mi è stato regalato da una persona speciale...il dialetto napoletano è da sempre nel mio cuore per tanti motivi, ma soprattutto per la sua musicalità....
Che dire di Totò, lui è semplicemente un mito.
La sua irresistibile comicità sa trasformarsi come nulla in una delicatezza senza pari...un libro che dipnge con pochi tratti l'amore vero, dolce e passionale,sfumato di parole in punta di piedi, sussurrate con l'irresistibile calore di Napoli.
Una Napoli così magica e lontana da quella che purtroppo vediamo oggigiorno in tv.
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Uno spettacolo per gli occhi, prima ancora che per la mente.continue)
I disegni sono quadri, tavole dense grondanti colore (con la predominanza, ovviamente, del rosso) ed emozioni.
Le inquadrature sono quasi filmiche, anche per questo si sono adattate perfettamente alla trasposizione cinematografic ... (
Uno spettacolo per gli occhi, prima ancora che per la mente.
I disegni sono quadri, tavole dense grondanti colore (con la predominanza, ovviamente, del rosso) ed emozioni.
Le inquadrature sono quasi filmiche, anche per questo si sono adattate perfettamente alla trasposizione cinematografica.
Pochi hanno saputo cogliere il legame tra l'impostazione fumettistica riportata nell'omonimo film (a mio avviso spettacolare tanto quanto il fumetto, e questa è cosa rara),travisandone l'effetto e di conseguenza non comprendendolo a fondo.
Per quanto riguarda le tematiche, un tripudio di gloria e un inno allo splendore di un tempo andato ormai perduto, nel quale onore, valore e coraggio erano ancora i pilastri fondamentali su cui reggeva l'umanità.
Eroico e passionale, bello come solo le cose antiche e per questo "esotiche" sanno esserlo ormai.
Aracoeli
Elsa Morante è una meravigliosa scrittrice che, come Calvino, riesce ad equilibrare uno stile semplice ed evocativo allo stesso tempo, in alcune parti estremamente lirico e commovente.continue)
Forse qui a pagare pegno è la storia eccessivamente triste e pesante, intrisa di pessimismo e dove su ogni pa ... (
Elsa Morante è una meravigliosa scrittrice che, come Calvino, riesce ad equilibrare uno stile semplice ed evocativo allo stesso tempo, in alcune parti estremamente lirico e commovente.
Forse qui a pagare pegno è la storia eccessivamente triste e pesante, intrisa di pessimismo e dove su ogni pagina aleggia una macabra sensazione di sfacelo e morte.
Più che nella commozione delicata (tipica della scrittrice), spesso si scade nella pura pietà (nei confronti di un protagonista che ispira una profonda sofferenza nel lettore, forse a volte addirittura eccessiva).
Bisogna però tener sempre presente il contesto e l'epoca nel quale ogni opera viene sviluppata, e se ci soffermiamo a pensare che in fondo questo misterioso e cupo romanzo è l'ultimo respiro, labile soffio di vita dell'autrice, costretta gli ultimi anni all'immobilità da un'opprimente malattia....ci rendiamo conto di quanto questa favola "nera" sia comunque evocativa metafora di un reale malessere.
In breve, è il racconto di un quarantenne omnosessuale, frustrato e ossessionato dal ricordo della mamma(suo unico grande amore) morta quand'egli era bambino in circostanze misteriose e ambigue.
Ma è soprattutto la straziante storia di una vita privata del suo senso più grande ed essenziale : l'amore, in ogni sua sfumatura.
Una sorta di "Isola di Arturo" dai toni cupi e dove l'idilliaca realtà appare confusa e distorta.
Un viaggio all'indietro in un passato che non è più raggiungibile...una vana ed estenuante "ricerca del tempo perduto", dove il tempo perduto si diverte a nascondersi e confondersi,fino a non farsi più trovare.
Forse in fin dei conti l'opera ha le sue ragioni di essere, seppure ho faticato un pochino a starle dietro in un momento in cui avrei preferito leggere qualcosa di più positivo.
Grande stile comunque.
Aspettando Godot
Beckett è una delle figure più affascinanti tra i drammaturghi contemporanei.continue)
Un mito per me, che gli ho addirittura dedicato la mia tesi universitaria.
Nessuno come lui ha saputo descrivere la tragica vicenda esistenziale del nulla, di un mondo (quello dell'imminente dopoguerra e del disa ... (
Beckett è una delle figure più affascinanti tra i drammaturghi contemporanei.
Un mito per me, che gli ho addirittura dedicato la mia tesi universitaria.
Nessuno come lui ha saputo descrivere la tragica vicenda esistenziale del nulla, di un mondo (quello dell'imminente dopoguerra e del disastro post nucleare) talmente devastato dai suoi stessi orrori da essere ridotto al nulla.
Un mondo che sconta i suoi errori con la più atroce delle pene...essere costretto a ripetersi senza fine, circondato dal silenzioso deserto di ciò che rimane.
La storia è tragica nella sua semplicità: due barboni (ciò che rimane dell'uomo), persi negli abiti troppo grandi di un lontano e malinconico Charlot, passano l'intero dramma seduti all'ombra di un albero spoglio domandandosi se e quando Godot arriverà.
Chi sia Godot non lo sanno con certezza ne loro ne l'autore stesso (come ha sempre sottolineato).
L'unica cosa che si sa, è che egli non arriverà.
Nel primo atto come nel secondo, che si ripete identico al primo salvo qualche nuovo personaggio "di passaggio".
Godot non verrà insomma, ne oggi ne domani.
Ma questo non ha molta importanza, il senso della vita è solo nell'attesa.
La speranza continua, seppure noi spettatori, consapevoli ella farsa, ne ridiamo sotto i baffi....ma è un sorriso amaro,grottesco...il sorriso di chi ha la vaga sensazione di riconoscersi in uno specchio.
Semplicemente geniale.
Coraline
Inquietante quanto affascinante, già il film mi lasciò questa impressione...ma devo ammettere che, come sempre accade, il libro la supera di gran lunga.continue)
Una favola dark, a tratti realmente orrorifica, che mi ha spesso lasciata interdetta sull'età più adatta a leggerla.
Il dissidio è, lascia addosso ... (
Inquietante quanto affascinante, già il film mi lasciò questa impressione...ma devo ammettere che, come sempre accade, il libro la supera di gran lunga.
Una favola dark, a tratti realmente orrorifica, che mi ha spesso lasciata interdetta sull'età più adatta a leggerla.
Il dissidio è, lascia addosso un' inquietudine non indifferente per me adulta, figuriamoci per un ragazzino...ma allo stesso tempo ci insegna, seppur con un sadico sorrisetto velato, a superare le nostre paure proprio affrontandole a muso duro, con il coraggio e spesso l'ingenuità e l'incoscienza che forse i bambini possiedono di più rispetto a noi adulti, alle volte.
Paradossale ma vero...
La protagonista lo afferma chiaramente, ad un certo punto della storia : lei (l'essenza malvagia dell'altra madre orrenda copia dell'originale) non può nulla di reale contro di me, non può creare...può solo "distorcere" e "modificare".
Già, proprio quello che le paure fanno con noi, adulti o bambini.
Quello che più mi ha colpito di questo romanzo, è infatti la citazione iniziale,che anche se di un altro autore è comunque la chiara metafora di tutto il libro:
" Le fiabe dicono più che la verità.
E non solo perchè raccontano che i draghi esistono,
ma perchè affermano che si possono sconfiggere."