-
All books
-
-
-
- Gianni Celati (34)
- Riga 28
-
Reading
-
-
-
-
- Catrame (579)
- By Giuseppe Genna
-
Reading
-
-
-
-
- Diario del seduttore (2303)
- By Søren Kierkegaard
-
Reading
-
-
-
-
- Narratori delle pianure (360)
- By Gianni Celati
-
Reading
-
-
-
-
- A.A.A. cercasi (3)
- Parole offresi a poco prezzo per affamati di storie
- By Gerry Turano, Davide Bacchilega, Francesca Bertoldi, …
-
Finished





-
-
-
-
- Le storie di Alioscia K. (7)
- By Raffaele G. Zagaria
-
Finished
-
-
-
-
- Trilogia della città di K. (9307)
- Il grande quaderno - La prova - La terza menzogna
- By Agota Kristof
-
Finished





-
-
-
-
- Gang bang (3339)
- By Chuck Palahniuk
-
Finished





-
-
-
-
- Arriva Charlie Brown! (541)
- By Charles M. Schulz
-
Finished





-
-
-
-
- Povero Charlie Brown! (569)
- By Charles M. Schulz
-
Finished





-
-
-
-
- Il terzo libro di Charlie Brown! (462)
- By Charles M. Schulz
-
Finished





-
-
-
-
- Chiedi alla polvere (11252)
- By John Fante
-
Finished





-
-
-
-
- Trauma (1004)
- By Patrick McGrath
-
Finished





-
-
-
-
- Perturbamento (865)
- By Thomas Bernhard
-
Finished





-
-
-
-
- Malinverno (73)
- By Fabio Lubrano
-
Finished





-
RSS feeds: subscribe to Alioscia K.'s shelf
Le storie di Alioscia K.
1 person find this helpful
Scheda integrale del Comitato di Lettura del Premio CalvinoDalle gesta del musicista Zolfaren alla cupa parabola del bidello Rotunno, ai brevi flash sulla vita di condominio e sul bestiario umano che affolla il metrò, Le storie di Alioscia K. toccano con grazia divertita e tacitamente accorata gli anfratti meno “socializzabili” della vita quotidiana. Un'acc ... (continue)
Dalle gesta del musicista Zolfaren alla cupa parabola del bidello Rotunno, ai brevi flash sulla vita di condominio e sul bestiario umano che affolla il metrò, Le storie di Alioscia K. toccano con grazia divertita e tacitamente accorata gli anfratti meno “socializzabili” della vita quotidiana. Un'accurata analisi di come ci si fa la cacca addosso; la collega che disquisisce su Jung e Yang; le cene con l’amica pittrice in cui i flashback di una lontana gita a Venezia si sovrappongono al disorientante profumo del tartufo.
Al lettore viene offerta una visione costantemente “dietro le quinte” rispetto al nucleo principale delle vicende. La trama di ogni episodio sembra sempre in procinto di configurarsi e prendere il via, ma di fatto tende a restare perennemente accennata, sospesa, quasi incapace di assumere una forma compiuta. Il gioco è proprio quello di deviare e creare uno scarto rispetto ad un ipotetico filone principale, seguendo invece – con sguardo a volte impietoso, altre volte empatico e quasi apprensivo - i percorsi mentali paralleli, le parole segrete, i pensieri non detti dei protagonisti.
Continue le digressioni, attraverso cui emerge la realtà sommersa, minima e minimalista dei gesti quotidiani, dei ricordi d’infanzia: veri o artificiali? Impossibile distinguere dove la finzione ceda il
posto agli elementi autobiografici. E anche su questa incertezza è costruito il fascino di una narrazione che varia continuamente ed è condotta con un abile uso del linguaggio, del paradosso, dell’ironia. Una scrittura metropolitana e contemporanea, che fa del disincanto il suo elemento distintivo ed elegge a suoi protagonisti i jingle delle pubblicità, Corrado Augias, le atmosfere anni ’80 e i bicchieri Duralex. Con gusto compiaciuto per i dettagli meno edificanti e per la pochezza etica e umana delle situazioni selezionate, l’autore ne affida il riscatto unicamente alla propria capacità di reinventarle e riscriverle. Ritmo, piccole sorprese, humour (spesso nero), fulminei affreschi – anzi, graffiti – di una città e di un Paese ormai da tempo in via di disfacimento.
Pesa forse la scelta (piuttosto frequente) di fatti e personaggi così “minimi” da sconfinare nell’insignificanza, laddove la qualità della scrittura perde di mordente ed il registro tende ad abbassarsi. Emblematica la diffusa assenza, nei diversi racconti, di veri e propri finali, segno forse della mancanza di strutture narrative più complesse ed organiche. Il rischio è quello di sconfinare in una sorta di esercizio letterario patinato e fine a se stesso e, di conseguenza, in un esito complessivo sostanzialmente un po’ superficiale.
Il quotidiano di oggi, protagonisti sono giovani, uomini e donne, è colto dal protagonista narratore, ma anche demiurgo scrittore, con uno sguardo lucido e attento, sottolineando i fatti minimi, i gesti,
l’assurdo e la violenza senza senso. Tutto questo con leggerezza e ironia, non rivolta solo agli altri ma anche a se stesso. L’autore, che si nasconde dietro il nome di Alioscia K. in omaggio a Dostoevskij, mi pare affascinato dall’ironia di Kafka, ma il suo stile e l’andamento della narrazione mi paiono più vicini, negli esiti più riusciti, allo stralunato e corrosivo cabaret di Valentin.
La sua è una comicità sorridente e dissacrante sulla società di oggi, sulla vita di un uomo qualunque nella città, a Milano, o sulla vita minima di un condominio.
Sono questi una serie di testi tra loro slegati, i primi iniziano sottotono, prima con episodi di vita quotidiana, sia dell’infanzia che dell’adolescenza in cui già affiorano la crudeltà involontaria, tra gesti e oggetti del quotidiano segnati dalla pubblicità e dall’immaginario giovanile e televisivo. Il testo più risolto di questa prima parte è Telonio, il bidello nano, qui l’inconsapevole crudeltà degli adolescenti deve per la prima vota confrontarsi con il dolore, il suicidio, ma lo fa senza parole.
Seguono testi meno riusciti, Chissà chi è? e Il lato B. I testi successivi, sia quelli scritti in prima persona dall’io narrante, sia quelli in terza persona, acquistano progressivamente una scrittura più libera, la divagazione ora si fa ironica sulla scrittura orale e sul flusso di coscienza, e sul ruolo della cultura oggi, oppure coglie l’ irrazionalità e la crudeltà nella vita quotidiana.
Is this helpful?