Il capitolo XVI della Prima Parte di Racconto di primavera, secondo atteso appuntamento con Leonardo Bonetti, scrittore e musicista (leader del gruppo degli ARPIA), non poteva non essere citato come titolo emblematico di meravigliosi pianeti che il lettore, stupito talvolta, talora reso inqui
... (continue)
Il capitolo XVI della Prima Parte di Racconto di primavera, secondo atteso appuntamento con Leonardo Bonetti, scrittore e musicista (leader del gruppo degli ARPIA), non poteva non essere citato come titolo emblematico di meravigliosi pianeti che il lettore, stupito talvolta, talora reso inquieto e perplesso, in altri casi turbato e confuso, può visitare nelle “Costellazioni” di questo meraviglioso affresco dipinto dall’autore.
Ma il viaggio è infinito e imperdibile, tra storia e luoghi
(Pasqua bassa del 1989 – dalla “Domenica delle Palme” –, la situazione politica del periodo - le vicende ,con frequenti flashback, di uno studente di giurisprudenza senza nome e della sua relazione del tutto particolare con la fidanzata Gaia, la loro storia e quella della famiglia di Gaia e dei tanti personaggi che ruotano intorno, tra Arcevia - paese di origine dei Bonetti - e Urbino),
razionalità, amore, sesso e gelosia
(Il cielo stretto di Igor, Io Gaia e il sesso, Gelosia e prudenza
incanto e mito
(i Tre Cori che precedono ogni capitolo delle Tre Parti in cui si snoda la storia, cori autonomi e nel contempo capaci di dare, alla fine del viaggio, alla storia un ulteriore significato, inquietante, sfuggente, impossibile da possedere, come tutte le opere di Leonardo Bonetti; La scomparsa, Ricerca, Ritrovamento, Titti descrive la fuga; Olga e il capro),
la natura, le stelle
(Gli alberi!, Le cicogne!, Marine astri e dinosauri),
la poesia e l’inquietudine dell’altro
(Dentro il forno del pittore, Guerrino, Titti e il pattinaggio, Un uomo sconosciuto).
Con Racconto d’inverno lo sbandato fa emergere, venendo a contatto con la profondità dell’animo umano (resa mirabilmente da Leonardo Bonetti), il nostro io più intimo, in modo anche “crudo” e inquietante, il nostro essere, “dall’interno”.
Con Racconto di primavera il risultato viene raggiunto ugualmente in senso contrario – direi - vale a dire “dall’esterno”.
Il discorso che svolge Bonetti infatti continua “dalla superficie”
e ci immedesimiamo nel e nei personaggi con i loro nomi, con i luoghi, con il periodo vicino ai nostri giorni. Ma poi, inevitabilmente, ci ritroviamo nuovamente – presi da una vertigine - catapultati nel profondo, nel dramma dell’esistenza, delle domande irrisolte: e sono i “cori”, sono alcuni capitoli in particolare, sono molte frasi e periodi disseminate ovunque:
“Ma qual era il suo messaggio, dunque? Forse che quando le storie finiscono ognuno rimane solo con la propria verità e può uscire pazzo come sentirsi felice?”.
Non c’è dubbio: un altro denso e profondo romanzo, il secondo del “ciclo del tempo” o della “tetralogia delle stagioni”, che stiamo leggendo insieme.
Al termine del percorso seguirà un’altra splendida intervista con l’autore, in corso di predisposizione: sono graditissime domande, spunti, riflessioni, critiche, che potremo rivolgere allo scrittore, Leonardo Bonetti.
Un’altra intensa e meravigliosa avventura dopo quella sul romanzo d’esordio Racconto d’inverno
[Interviste] “La comunità dei lettori di aNobii incontra Leonardo Bonetti, l’autore di Racconto d’inverno
La morte fa parte della vita come la vita della morte
C’è una sola morte o vi sono più morti ed è la morte a dare senso, a far parte, della vita?
La morte poi può sospendere sé stessa, sottrarsi ai suoi compiti, assumendo vesti ben diverse da quella “di una donna grassa vestita di nero” che sarebbe apparsa a Proust? O ancora, si può resistere alla
... (continue)
C’è una sola morte o vi sono più morti ed è la morte a dare senso, a far parte, della vita?
La morte poi può sospendere sé stessa, sottrarsi ai suoi compiti, assumendo vesti ben diverse da quella “di una donna grassa vestita di nero” che sarebbe apparsa a Proust? O ancora, si può resistere alla morte, rinviando al mittente il suo ineluttabile invito?
Ed è tanto lontana la società, il paese descritto dal visionario Saramago,
colle sue chiese, ospedali, “dolci occaso”, onoranze funebri, assicurazioni, governi, forze di polizia e militari, chiese e filosofi, e, infine, con la sua … maphia (per distinguerla dall’altra, quella “classica”)
dal nostro mondo, ove si perpetra quotidianamente un continuo e incessante esorcismo nei confronti della morte
come dell’invecchiamento del resto: il pensiero va al bel libro di Loredana Lipperini Non è un paese per vecchie - 2010, Feltrinelli)?
Toni disincantati, fino a divenire quasi dissacratori: nei confronti dei media, nei confronti dei governi e dei loro rapporti con la criminalità organizzata (affari tra “gentiluomini”!), della gerarchia ecclesiastica oltreché dei filosofi; come pure rispetto alle Sacre Scritture: “lo spirito che aleggiava sopra l’acqua dell’acquario” rimanda infatti, inevitabilmente, al primordiale riferimento biblico, quello dello "spirito di Dio [che] aleggiava sulle acque"
(Genesi 1,1).
Un affresco paradossale di questa morte “intermittente (con uno stile del tutto speciale – sia per l’utilizzo della punteggiatura, della prevalenza dell’iniziale minuscola e del discorso diretto indiretto - che obbliga il lettore ad un percorso necessariamente più lento), un mondo capovolto, che ci rimanda l’immagine di una società con problemi attualissimi e irrisolti nei quali viviamo ogni giorno, ove l’eccezione supera costantemente la regola, a partire dall’inquietante incipit che si ripete, a moto circolare, nell’excipit
“Il giorno seguente non morì nessuno”).
Una visione allo specchio, ove emerge a contrario una realtà estremamente concreta e attuale, una dimensione collettiva, cui poi subentra, nella seconda parte (nei capitoli X – XV), con tangibile discontinuità, una dimensione più intima e individuale con momenti di grande poesia, lirismo e musicalità, consentendoci di gustare, insieme al violoncellista, la suite numero sei opera mille e dodici in re maggiore di Johann Sebastian Bach:
“Già troppe volte avevo sfiorato la morte, ma non poteva diventare un’abitudine.
Eppure, affrontarla di nuovo sembrava stranamente inevitabile. Come fossi davvero destinata alla catastrofe. Le sfuggivo ogni volta, ma tornava sempre a cercarmi.
Questa volta, però, era una circostanza molto diversa
... (continue)
“Già troppe volte avevo sfiorato la morte, ma non poteva diventare un’abitudine.
Eppure, affrontarla di nuovo sembrava stranamente inevitabile. Come fossi davvero destinata alla catastrofe. Le sfuggivo ogni volta, ma tornava sempre a cercarmi.
Questa volta, però, era una circostanza molto diversa dalle altre. È facile scappare da qualcuno di cui hai paura, o tentare di combattere qualcuno che odi. Sapevo reagire nel modo giusto a un genere preciso di assassini: i mostri, i nemici.
Ma se ami chi ti sta uccidendo, non hai alternative. Come puoi scappare, come puoi combattere se così feriresti il tuo adorato? Se la vita è tutto ciò che hai da offrirgli, come fai a negargliela?
Se è qualcuno che ami davvero …”
(Breaking dawn, Prefazione – Libro I - Bella, pag. 13).
Trasformazioni, metamorfosi (nuovi poteri?), un tema ricorrente nell’epilogo delle avventure di Bella Swan: dunque l’impacciato bruco diverrà la farfalla tanto ricercata?
E se nuovi pericoli si dischiudessero dopo ogni cambiamento?
L’ultimo corposo episodio della quadrilogia
(ripartito in due parti nella versione cinematografica, la seconda resa in un finale più immaginifico e “cruento”, che poi si ricompone comunque ritornando nell’alveo del testo)
ove Stephenie Meyer
(che compare anche - dopo la tappa iniziale - anche nella prima parte della versione cinematografica dell’ultima opera della saga di Twilight),
con una nuova scelta stilistica decide di suddividere in tre libri la narrazione, affidando le voci non solo alla protagonista Bella (il primo e il terzo capitolo), ma anche al suo amico e appassionatamente innamorato “licantropo” (in realtà un “mutamorfa” come giustamente lo definisce Aro, capo dei Volturi), Jacob, dal cui sguardo seguiamo, con grande apprensione, la drammatica gravidanza di Bella.
“Non era più solo un incubo: la fila di sagome nere avanzava verso di noi in una coltre di nebbia ghiacciata, sollevata dai loro piedi.
Moriremo, pensai nel panico. Ero disperata per la preziosa creatura che proteggevo, ma pensarci era una distrazione che non potevo permettermi.
Le sagome incombevano sempre più vicine, i neri mantelli si agitavano appena. Vidi quelle mani bianche e ossute stringersi come artigli. Iniziarono a sparpagliarsi per assalirci da ogni direzione. Erano più di noi. Era la fine.
E poi, come il lampo di luce di un flash, la scena cambiò. O meglio, tutto era uguale – i Volturi ci venivano incontro, pronti a uccidere – ma il mio atteggiamento era diverso. D’un tratto ero impaziente. Volevo che attaccassero. Il panico si trasformò in sete di sangue, mentre mi rannicchiavo in avanti, il sorriso sulle labbra e un ruggito fra i denti scoperti.”
(Breaking dawn, Prefazione – Libro III - Bella, pag. 333).
A partire dai profetici sogni di Bella Swan, incombe su tutto, ineludibile, la minaccia dei Volturi: è l’ultimo appuntamento, quello decisivo.
Vi sarà un futuro – immortale – per Bella, Renesmee ed Eward Cullen, con la sua famiglia?
Non esistono innocenti. Esistono solo gradi diversi di responsabilità.
“Rimase seduta immobile, lo sguardo fisso davanti a sé. Non esistono innocenti. Esistono solo gradi diversi di responsabilità. E qualcuno aveva delle responsabilità nei confronti di Lisbeth Salander.”
(pag. 610),
“«Estremamente in difficoltà nelle relazioni con gli altri. Io avrei detto sindrome d
... (continue)
“Rimase seduta immobile, lo sguardo fisso davanti a sé. Non esistono innocenti. Esistono solo gradi diversi di responsabilità. E qualcuno aveva delle responsabilità nei confronti di Lisbeth Salander.”
(pag. 610),
“«Estremamente in difficoltà nelle relazioni con gli altri. Io avrei detto sindrome di Asperger» [disse Holger Palmgren rivolto a Mikael Blomkvist]”
(pag. 667),
“Il suo sguardo era sfuocato. La sentì mormorare qualcosa così sottovoce che riuscì a malapena a distinguere le parole. Kalle Dannatissimo Blomkvist.
(pag. 754).
Il secondo episodio da leggere tutto d’un fiato della serie cult “Millennium”
I tre films (registi Niels Arden Oplev del primo e Daniel Alfredson degli altri due) con Michael Nyqvist e Noomi Rapace (e anche la serie televisiva) e – mi dicono - anche Millennium - Uomini che odiano le donne del regista David Fincher con Daniel Craig sono affascinanti ma – come sempre – la scrittura nelle sue miriadi di sfaccettature, create anche dal lettore, è difficilmente resa nella sua interezza e complessità dall’immagine cinematografica.
"L'arcangelo Michele quando, in contesa con il diavolo, disputava per il corpo di Mosè, non osò accusarlo con parole offensive, ma disse: Ti condanni il Signore!"
"L'arcangelo Michele quando, in contesa con il diavolo, disputava per il corpo di Mosè, non osò accusarlo con parole offensive, ma disse: Ti condanni il Signore!"
Apocalisse 12,7
"Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli".
Gabriele è invece l'angelo che porta l'annuncio.
Nel N.T. appare a Zaccaria, padre di Giovanni Battista: Lc 1,19, e poi a Maria, madre di Gesù: Lc 1,19:
Luca 1,19
"L'angelo gli rispose [a Zaccaria]: «Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a portarti questo lieto annunzio."
Luca 1,26-27
"Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria."
Il nome Gabriele, con riferimento all'Arcangelo, ricorre nel V.T. nel libro di Daniele 8,16 e 9,21:
Daniele 8,16
"intesi la voce di un uomo, in mezzo all'Ulai, che gridava e diceva: «Gabriele, spiega a lui la visione».".
Daniele 9,21
"mentre dunque parlavo e pregavo, Gabriele, che io avevo visto prima in visione, volò veloce verso di me: era l'ora dell'offerta della sera."
Racconto di primavera
Il capitolo XVI della Prima Parte di Racconto di primavera, secondo atteso appuntamento con Leonardo Bonetti, scrittore e musicista (leader del gruppo degli ARPIA), non poteva non essere citato come titolo emblematico di meravigliosi pianeti che il lettore, stupito talvolta, talora reso inqui ... (continue)
Il capitolo XVI della Prima Parte di Racconto di primavera, secondo atteso appuntamento con Leonardo Bonetti, scrittore e musicista (leader del gruppo degli ARPIA), non poteva non essere citato come titolo emblematico di meravigliosi pianeti che il lettore, stupito talvolta, talora reso inquieto e perplesso, in altri casi turbato e confuso, può visitare nelle “Costellazioni” di questo meraviglioso affresco dipinto dall’autore.
Ma il viaggio è infinito e imperdibile, tra storia e luoghi
(Pasqua bassa del 1989 – dalla “Domenica delle Palme” –, la situazione politica del periodo - le vicende ,con frequenti flashback, di uno studente di giurisprudenza senza nome e della sua relazione del tutto particolare con la fidanzata Gaia, la loro storia e quella della famiglia di Gaia e dei tanti personaggi che ruotano intorno, tra Arcevia - paese di origine dei Bonetti - e Urbino),
razionalità, amore, sesso e gelosia
(Il cielo stretto di Igor, Io Gaia e il sesso, Gelosia e prudenza
incanto e mito
(i Tre Cori che precedono ogni capitolo delle Tre Parti in cui si snoda la storia, cori autonomi e nel contempo capaci di dare, alla fine del viaggio, alla storia un ulteriore significato, inquietante, sfuggente, impossibile da possedere, come tutte le opere di Leonardo Bonetti; La scomparsa, Ricerca, Ritrovamento, Titti descrive la fuga; Olga e il capro),
la natura, le stelle
(Gli alberi!, Le cicogne!, Marine astri e dinosauri),
la poesia e l’inquietudine dell’altro
(Dentro il forno del pittore, Guerrino, Titti e il pattinaggio, Un uomo sconosciuto).
Con Racconto d’inverno lo sbandato fa emergere, venendo a contatto con la profondità dell’animo umano (resa mirabilmente da Leonardo Bonetti), il nostro io più intimo, in modo anche “crudo” e inquietante, il nostro essere, “dall’interno”.
Con Racconto di primavera il risultato viene raggiunto ugualmente in senso contrario – direi - vale a dire “dall’esterno”.
Il discorso che svolge Bonetti infatti continua “dalla superficie”
come nel racconto breve Libero:
http://tinyurl.com/y5826y8 )
e ci immedesimiamo nel e nei personaggi con i loro nomi, con i luoghi, con il periodo vicino ai nostri giorni. Ma poi, inevitabilmente, ci ritroviamo nuovamente – presi da una vertigine - catapultati nel profondo, nel dramma dell’esistenza, delle domande irrisolte: e sono i “cori”, sono alcuni capitoli in particolare, sono molte frasi e periodi disseminate ovunque:
“Ma qual era il suo messaggio, dunque? Forse che quando le storie finiscono ognuno rimane solo con la propria verità e può uscire pazzo come sentirsi felice?”.
Non c’è dubbio: un altro denso e profondo romanzo, il secondo del “ciclo del tempo” o della “tetralogia delle stagioni”, che stiamo leggendo insieme.
Al termine del percorso seguirà un’altra splendida intervista con l’autore, in corso di predisposizione: sono graditissime domande, spunti, riflessioni, critiche, che potremo rivolgere allo scrittore, Leonardo Bonetti.
Un’altra intensa e meravigliosa avventura dopo quella sul romanzo d’esordio Racconto d’inverno
[Interviste] “La comunità dei lettori di aNobii incontra Leonardo Bonetti, l’autore di Racconto d’inverno
http://tinyurl.com/35cbt5r )
Vi aspettiamo per una visita nei nostri salotti:
- [Leonardo e...] "Racconto di primavera" - Prime impressioni:
http://tinyurl.com/3angrhp
- Gruppo "Racconto di primavera” di Leonardo Bonetti – Iscrizioni:
http://tinyurl.com/boaghuj
- “Gruppo ‘Racconto di primavera’ di Leonardo Bonetti” [Prima Parte]:
http://tinyurl.com/cmss4gh
- Gruppo 'Racconto di primavera' di Leonardo Bonetti – Seconda Parte:
http://tinyurl.com/bqndmvy
- Gruppo "Racconto di primavera" di Leonardo Bonetti - Terza Parte:
[ancora in corso]
http://tinyurl.com/cpjjnq3 )
Le intermittenze della morte
***This comment contains spoilers! ***
C’è una sola morte o vi sono più morti ed è la morte a dare senso, a far parte, della vita?
La morte poi può sospendere sé stessa, sottrarsi ai suoi compiti, assumendo vesti ben diverse da quella “di una donna grassa vestita di nero” che sarebbe apparsa a Proust?continue)
O ancora, si può resistere alla ... (
C’è una sola morte o vi sono più morti ed è la morte a dare senso, a far parte, della vita?
La morte poi può sospendere sé stessa, sottrarsi ai suoi compiti, assumendo vesti ben diverse da quella “di una donna grassa vestita di nero” che sarebbe apparsa a Proust?
O ancora, si può resistere alla morte, rinviando al mittente il suo ineluttabile invito?
Ed è tanto lontana la società, il paese descritto dal visionario Saramago,
colle sue chiese, ospedali, “dolci occaso”, onoranze funebri, assicurazioni, governi, forze di polizia e militari, chiese e filosofi, e, infine, con la sua … maphia (per distinguerla dall’altra, quella “classica”)
dal nostro mondo, ove si perpetra quotidianamente un continuo e incessante esorcismo nei confronti della morte
come dell’invecchiamento del resto: il pensiero va al bel libro di Loredana Lipperini Non è un paese per vecchie - 2010, Feltrinelli)?
Toni disincantati, fino a divenire quasi dissacratori: nei confronti dei media, nei confronti dei governi e dei loro rapporti con la criminalità organizzata (affari tra “gentiluomini”!), della gerarchia ecclesiastica oltreché dei filosofi; come pure rispetto alle Sacre Scritture: “lo spirito che aleggiava sopra l’acqua dell’acquario” rimanda infatti, inevitabilmente, al primordiale riferimento biblico, quello dello "spirito di Dio [che] aleggiava sulle acque"
(Genesi 1,1).
Un affresco paradossale di questa morte “intermittente (con uno stile del tutto speciale – sia per l’utilizzo della punteggiatura, della prevalenza dell’iniziale minuscola e del discorso diretto indiretto - che obbliga il lettore ad un percorso necessariamente più lento), un mondo capovolto, che ci rimanda l’immagine di una società con problemi attualissimi e irrisolti nei quali viviamo ogni giorno, ove l’eccezione supera costantemente la regola, a partire dall’inquietante incipit che si ripete, a moto circolare, nell’excipit
“Il giorno seguente non morì nessuno”).
Una visione allo specchio, ove emerge a contrario una realtà estremamente concreta e attuale, una dimensione collettiva, cui poi subentra, nella seconda parte (nei capitoli X – XV), con tangibile discontinuità, una dimensione più intima e individuale con momenti di grande poesia, lirismo e musicalità, consentendoci di gustare, insieme al violoncellista, la suite numero sei opera mille e dodici in re maggiore di Johann Sebastian Bach:
http://www.youtube.com/watch?v=Tqkc2IDU0ys
e lo studio di Frédéric François Chopin, opera venticinque, numero nove, in sol bemolle maggiore:
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=… ):
“in cinquantotto secondi chopin aveva detto tutto quanto si sarebbe potuto dire di una persona che non poteva aver conosciuto”
v. Cap. XIII).
Breaking dawn
***This comment contains spoilers! ***
“Già troppe volte avevo sfiorato la morte, ma non poteva diventare un’abitudine.
Eppure, affrontarla di nuovo sembrava stranamente inevitabile. Come fossi davvero destinata alla catastrofe. Le sfuggivo ogni volta, ma tornava sempre a cercarmi.
Questa volta, però, era una circostanza molto diversa ... (continue)
“Già troppe volte avevo sfiorato la morte, ma non poteva diventare un’abitudine.
Eppure, affrontarla di nuovo sembrava stranamente inevitabile. Come fossi davvero destinata alla catastrofe. Le sfuggivo ogni volta, ma tornava sempre a cercarmi.
Questa volta, però, era una circostanza molto diversa dalle altre.
È facile scappare da qualcuno di cui hai paura, o tentare di combattere qualcuno che odi. Sapevo reagire nel modo giusto a un genere preciso di assassini: i mostri, i nemici.
Ma se ami chi ti sta uccidendo, non hai alternative. Come puoi scappare, come puoi combattere se così feriresti il tuo adorato? Se la vita è tutto ciò che hai da offrirgli, come fai a negargliela?
Se è qualcuno che ami davvero …”
(Breaking dawn, Prefazione – Libro I - Bella, pag. 13).
Trasformazioni, metamorfosi (nuovi poteri?), un tema ricorrente nell’epilogo delle avventure di Bella Swan: dunque l’impacciato bruco diverrà la farfalla tanto ricercata?
E se nuovi pericoli si dischiudessero dopo ogni cambiamento?
L’ultimo corposo episodio della quadrilogia
(ripartito in due parti nella versione cinematografica, la seconda resa in un finale più immaginifico e “cruento”, che poi si ricompone comunque ritornando nell’alveo del testo)
ove Stephenie Meyer
(che compare anche - dopo la tappa iniziale - anche nella prima parte della versione cinematografica dell’ultima opera della saga di Twilight),
con una nuova scelta stilistica decide di suddividere in tre libri la narrazione, affidando le voci non solo alla protagonista Bella (il primo e il terzo capitolo), ma anche al suo amico e appassionatamente innamorato “licantropo” (in realtà un “mutamorfa” come giustamente lo definisce Aro, capo dei Volturi), Jacob, dal cui sguardo seguiamo, con grande apprensione, la drammatica gravidanza di Bella.
“Non era più solo un incubo: la fila di sagome nere avanzava verso di noi in una coltre di nebbia ghiacciata, sollevata dai loro piedi.
Moriremo, pensai nel panico. Ero disperata per la preziosa creatura che proteggevo, ma pensarci era una distrazione che non potevo permettermi.
Le sagome incombevano sempre più vicine, i neri mantelli si agitavano appena. Vidi quelle mani bianche e ossute stringersi come artigli. Iniziarono a sparpagliarsi per assalirci da ogni direzione. Erano più di noi. Era la fine.
E poi, come il lampo di luce di un flash, la scena cambiò. O meglio, tutto era uguale – i Volturi ci venivano incontro, pronti a uccidere – ma il mio atteggiamento era diverso. D’un tratto ero impaziente. Volevo che attaccassero. Il panico si trasformò in sete di sangue, mentre mi rannicchiavo in avanti, il sorriso sulle labbra e un ruggito fra i denti scoperti.”
(Breaking dawn, Prefazione – Libro III - Bella, pag. 333).
A partire dai profetici sogni di Bella Swan, incombe su tutto, ineludibile, la minaccia dei Volturi: è l’ultimo appuntamento, quello decisivo.
Vi sarà un futuro – immortale – per Bella, Renesmee ed Eward Cullen, con la sua famiglia?
La ragazza che giocava con il fuoco
***This comment contains spoilers! ***
“Rimase seduta immobile, lo sguardo fisso davanti a sé. Non esistono innocenti. Esistono solo gradi diversi di responsabilità. E qualcuno aveva delle responsabilità nei confronti di Lisbeth Salander.”
(pag. 610),
“«Estremamente in difficoltà nelle relazioni con gli altri. Io avrei detto sindrome d ... (continue)
“Rimase seduta immobile, lo sguardo fisso davanti a sé. Non esistono innocenti. Esistono solo gradi diversi di responsabilità. E qualcuno aveva delle responsabilità nei confronti di Lisbeth Salander.”
(pag. 610),
“«Estremamente in difficoltà nelle relazioni con gli altri. Io avrei detto sindrome di Asperger» [disse Holger Palmgren rivolto a Mikael Blomkvist]”
(pag. 667),
“Il suo sguardo era sfuocato. La sentì mormorare qualcosa così sottovoce che riuscì a malapena a distinguere le parole.
Kalle Dannatissimo Blomkvist.
(pag. 754).
Il secondo episodio da leggere tutto d’un fiato della serie cult “Millennium”
I tre films (registi Niels Arden Oplev del primo e Daniel Alfredson degli altri due) con Michael Nyqvist e Noomi Rapace (e anche la serie televisiva) e – mi dicono - anche Millennium - Uomini che odiano le donne del regista David Fincher con Daniel Craig sono affascinanti ma – come sempre – la scrittura nelle sue miriadi di sfaccettature, create anche dal lettore, è difficilmente resa nella sua interezza e complessità dall’immagine cinematografica.
Rebel
Ma non era Michele l'arcangelo guerriero?
Giuda 9
"L'arcangelo Michele quando, in contesa con il diavolo, disputava per il corpo di Mosè, non osò accusarlo con parole offensive, ma disse: Ti condanni il Signore!"
Apocalisse 12,7
"Scoppiò quindi una guer ... (continue)
Ma non era Michele l'arcangelo guerriero?
Giuda 9
"L'arcangelo Michele quando, in contesa con il diavolo, disputava per il corpo di Mosè, non osò accusarlo con parole offensive, ma disse: Ti condanni il Signore!"
Apocalisse 12,7
"Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli".
Gabriele è invece l'angelo che porta l'annuncio.
Nel N.T. appare a Zaccaria, padre di Giovanni Battista: Lc 1,19, e poi a Maria, madre di Gesù: Lc 1,19:
Luca 1,19
"L'angelo gli rispose [a Zaccaria]: «Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a portarti questo lieto annunzio."
Luca 1,26-27
"Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria."
Il nome Gabriele, con riferimento all'Arcangelo, ricorre nel V.T. nel libro di Daniele 8,16 e 9,21:
Daniele 8,16
"intesi la voce di un uomo, in mezzo all'Ulai, che gridava e diceva: «Gabriele, spiega a lui la visione».".
Daniele 9,21
"mentre dunque parlavo e pregavo, Gabriele, che io avevo visto prima in visione, volò veloce verso di me: era l'ora dell'offerta della sera."