Un romanzo tutto sommato deludente! Una trama scarsa per riflettere sulla natura umana che a lungo andare tende ad annoiare il lettore. Nulla da eccepire per quanto riguarda lo straordinario stile con cui Saramago mi ha catturato.
Leggendo Faletti non ci si aspetta sicuramente un premio Nobel per la letteratura ma nemmeno (viste le ovazioni) un propinatore di ciarpame a buon mercato. Lo stile è sempre una ciofeca: e(o)rrori sintattici e grammaticali, frasi costruite male e peggio, incongruenze ed incoerenze da rendere opere d
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Leggendo Faletti non ci si aspetta sicuramente un premio Nobel per la letteratura ma nemmeno (viste le ovazioni) un propinatore di ciarpame a buon mercato. Lo stile è sempre una ciofeca: e(o)rrori sintattici e grammaticali, frasi costruite male e peggio, incongruenze ed incoerenze da rendere opere d'arte, i pensierini dei bambini delle elementari. Metafore e similitudini che rasentano il ridicolo, inserite più per fare brodo che per un vero intento letterario. Stendiamo un piumone pietoso sulle trame dei 7 racconti di cui si compone il libro. Prevedibili, noiosi, scialbi e per nulla originali. Forse è arrivato il tempo di ricambiare carriera. Sconsigliato a chi abbia un minimo di amor prorpio. Consigliato al mio peggior nemico.
Lo sviluppo economico e sociale ha da sempre spinto l’umanità ad espandere il proprio dominio sul territorio. Attraverso estensioni del proprio habitat in cerchi periferici sempre più lontani dal centro originario, l’uomo ha costruito spazi che potessero rispondere alle proprie necessità. Ma nello s
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Lo sviluppo economico e sociale ha da sempre spinto l’umanità ad espandere il proprio dominio sul territorio. Attraverso estensioni del proprio habitat in cerchi periferici sempre più lontani dal centro originario, l’uomo ha costruito spazi che potessero rispondere alle proprie necessità. Ma nello stesso tempo, questo ha portato all’abbandono di luoghi non più conformi alle esigenze del momento, che presto diventano nuovi non-luoghi che, privati di una propria memoria storica, perdono visibilità e in questo modo vengono dimenticati. Spazi abbandonati che diventano rifugi per relitti non solo meccanici ma anche umani. Uomini degradati, non consoni ai dettami della civiltà, costretti a nascodersi ma capaci di primordiali forme di calore umano. Ed è in uno di questi luoghi che l’architetto Maitland naufraga: una degradata isola di cemento lambita dai mari della cività, che a suo tempo ha accolto e subito l’azione civilizzatrice dell’uomo ma che ora funge da invisibile discarica abbandonata. È in questo degrado che l’architetto, marito, padre e amante Maitland è costretto a fronteggiare la propria natura in una lotta per la sopravvivenza nel tentativo di poterne fuggire. In “Isola di cemento” Ballard racconta di umanità, architettura, società ed economia. Un romanzo che si presta a numerose chiavi di lettura che non sono in antitesi tra loro, ma che arricchiscono la compresione di una critica nei confronti dell’umanità, troppo presa a inseguire chimere moderne e dimentica della propria natura. Una lettura interessante nonostante le forzature della trama e la lentezza con cui procede la narrazione.
La Musa ispiratrice fuggì nel deserto e lo scrittore la seguì. Peccato che si siano persi strada facendo.
La monumentale opera partorita dalla superbia di uno (ai tempi) scrittorucolo di 19 anni, che sognava di creare qualcosa che eguagliasse l’immensa fantasia di Tolkien, è arrivata alla fine e noi lettori possiamo finalmente concentrarci su quel fastidioso retrogostugo che assaporiamo ormai da un po’
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La monumentale opera partorita dalla superbia di uno (ai tempi) scrittorucolo di 19 anni, che sognava di creare qualcosa che eguagliasse l’immensa fantasia di Tolkien, è arrivata alla fine e noi lettori possiamo finalmente concentrarci su quel fastidioso retrogostugo che assaporiamo ormai da un po’. Il gusto di cibi complessi che mancano di quel qualcosa che fa la differenza tra un piatto indimenticabile e uno nella media: l’ispirazione. Sì perché il mondo di King è andato avanti ma nel frattempo Roland di Gilead moriva nella fantasia del suo creatore e quello che seguiamo dal secondo volume in poi è solo un surrogato del Cavaliere che fu, mantenuto in vita artificialmente solo per far contenti i lettori più che per gusto di scrivere e sviluppare una storia, che sarebbe potuta diventare un capolavoro. Grazie-sai! Ma non siamo soddisfatti in pieno! Commala-come-come Calliope! Sembra dire King. Ma la Musa, sorda ai richiami dello scrittore, si è volta verso altri lidi lasciandolo solo, con un progetto che non sa più come portare avanti. Il tutto si tramuta in una specie di opera omnia (forse sarebbe giusto dire una bibliografia ragionata) in cui far confluire altre storie di maggior ispirazione nel tentativo di raggirare la Musa e i lettori. Sarebbe falso da parte mia catalogare su due piedi tutta la saga come un mero fallimento. La storia prende e incuriosisce e nonostante le cadute di stile si continua a leggere, magari storcendo il naso, fino alla fine. Consigliato a chi non ha mai letto King. Un po’ meno ai veterani.
Il viaggio dell'elefante
Un romanzo tutto sommato deludente! Una trama scarsa per riflettere sulla natura umana che a lungo andare tende ad annoiare il lettore. Nulla da eccepire per quanto riguarda lo straordinario stile con cui Saramago mi ha catturato.
Pochi inutili nascondigli
Leggendo Faletti non ci si aspetta sicuramente un premio Nobel per la letteratura ma nemmeno (viste le ovazioni) un propinatore di ciarpame a buon mercato.continue)
Lo stile è sempre una ciofeca: e(o)rrori sintattici e grammaticali, frasi costruite male e peggio, incongruenze ed incoerenze da rendere opere d ... (
Leggendo Faletti non ci si aspetta sicuramente un premio Nobel per la letteratura ma nemmeno (viste le ovazioni) un propinatore di ciarpame a buon mercato.
Lo stile è sempre una ciofeca: e(o)rrori sintattici e grammaticali, frasi costruite male e peggio, incongruenze ed incoerenze da rendere opere d'arte, i pensierini dei bambini delle elementari. Metafore e similitudini che rasentano il ridicolo, inserite più per fare brodo che per un vero intento letterario.
Stendiamo un piumone pietoso sulle trame dei 7 racconti di cui si compone il libro. Prevedibili, noiosi, scialbi e per nulla originali.
Forse è arrivato il tempo di ricambiare carriera.
Sconsigliato a chi abbia un minimo di amor prorpio.
Consigliato al mio peggior nemico.
L'isola di cemento
Lo sviluppo economico e sociale ha da sempre spinto l’umanità ad espandere il proprio dominio sul territorio. Attraverso estensioni del proprio habitat in cerchi periferici sempre più lontani dal centro originario, l’uomo ha costruito spazi che potessero rispondere alle proprie necessità. Ma nello s ... (continue)
Lo sviluppo economico e sociale ha da sempre spinto l’umanità ad espandere il proprio dominio sul territorio. Attraverso estensioni del proprio habitat in cerchi periferici sempre più lontani dal centro originario, l’uomo ha costruito spazi che potessero rispondere alle proprie necessità. Ma nello stesso tempo, questo ha portato all’abbandono di luoghi non più conformi alle esigenze del momento, che presto diventano nuovi non-luoghi che, privati di una propria memoria storica, perdono visibilità e in questo modo vengono dimenticati. Spazi abbandonati che diventano rifugi per relitti non solo meccanici ma anche umani. Uomini degradati, non consoni ai dettami della civiltà, costretti a nascodersi ma capaci di primordiali forme di calore umano. Ed è in uno di questi luoghi che l’architetto Maitland naufraga: una degradata isola di cemento lambita dai mari della cività, che a suo tempo ha accolto e subito l’azione civilizzatrice dell’uomo ma che ora funge da invisibile discarica abbandonata. È in questo degrado che l’architetto, marito, padre e amante Maitland è costretto a fronteggiare la propria natura in una lotta per la sopravvivenza nel tentativo di poterne fuggire.
In “Isola di cemento” Ballard racconta di umanità, architettura, società ed economia. Un romanzo che si presta a numerose chiavi di lettura che non sono in antitesi tra loro, ma che arricchiscono la compresione di una critica nei confronti dell’umanità, troppo presa a inseguire chimere moderne e dimentica della propria natura. Una lettura interessante nonostante le forzature della trama e la lentezza con cui procede la narrazione.
Fuori da un evidente destino !! SCHEDA INCOMPLETA !!
Scialbo, noioso, inconcludente...
Non ho ancora capito dove volesse andare a parare!
La Torre Nera
La monumentale opera partorita dalla superbia di uno (ai tempi) scrittorucolo di 19 anni, che sognava di creare qualcosa che eguagliasse l’immensa fantasia di Tolkien, è arrivata alla fine e noi lettori possiamo finalmente concentrarci su quel fastidioso retrogostugo che assaporiamo ormai da un po’ ... (continue)
La monumentale opera partorita dalla superbia di uno (ai tempi) scrittorucolo di 19 anni, che sognava di creare qualcosa che eguagliasse l’immensa fantasia di Tolkien, è arrivata alla fine e noi lettori possiamo finalmente concentrarci su quel fastidioso retrogostugo che assaporiamo ormai da un po’.
Il gusto di cibi complessi che mancano di quel qualcosa che fa la differenza tra un piatto indimenticabile e uno nella media: l’ispirazione. Sì perché il mondo di King è andato avanti ma nel frattempo Roland di Gilead moriva nella fantasia del suo creatore e quello che seguiamo dal secondo volume in poi è solo un surrogato del Cavaliere che fu, mantenuto in vita artificialmente solo per far contenti i lettori più che per gusto di scrivere e sviluppare una storia, che sarebbe potuta diventare un capolavoro. Grazie-sai! Ma non siamo soddisfatti in pieno!
Commala-come-come Calliope! Sembra dire King. Ma la Musa, sorda ai richiami dello scrittore, si è volta verso altri lidi lasciandolo solo, con un progetto che non sa più come portare avanti. Il tutto si tramuta in una specie di opera omnia (forse sarebbe giusto dire una bibliografia ragionata) in cui far confluire altre storie di maggior ispirazione nel tentativo di raggirare la Musa e i lettori.
Sarebbe falso da parte mia catalogare su due piedi tutta la saga come un mero fallimento. La storia prende e incuriosisce e nonostante le cadute di stile si continua a leggere, magari storcendo il naso, fino alla fine.
Consigliato a chi non ha mai letto King. Un po’ meno ai veterani.
Voto finale: Bello ma si poteva fare di più...