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Diari 1976-1979
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Questi diari comprendono l’arco temporale del ’76 - ’79, un periodo che, curiosamente, presenta una similitudine, almeno nell’ambito politico-economico, con i tempi attuali.
In un momento di crisi internazionale causata dal rialzo del prezzo del greggio da parte dell’OPEC, con l’Europa e gli USA che ... (continue)
Questi diari comprendono l’arco temporale del ’76 - ’79, un periodo che, curiosamente, presenta una similitudine, almeno nell’ambito politico-economico, con i tempi attuali.
In un momento di crisi internazionale causata dal rialzo del prezzo del greggio da parte dell’OPEC, con l’Europa e gli USA che lavorano per ridurne le importazioni (Carter sogna addirittura il 20 % di energia solare entro il 2000!), l’Italia continua la produzione in serie di governi di breve durata: Andreotti III (29 luglio 1976 - 11 marzo 1978, detto anche “governo della non sfiducia” poiché votato con almeno 300 astensioni tra comunisti e socialisti) e il successivo Andreotti IV (11 marzo 1978 - 20 marzo 1979), con in mezzo l’”Accordo programmatico a 6 (DC-PCI-PSI-PRI-PSDI-PLI)". La classe politica è alle prese con problemi economici di non poco conto, tanto che si spera in un prestito dal Fondo Monetario e si lavora all’adesione allo SME nel ‘79 (il Sistema Monetario Europeo in cui almeno otto nazioni europee vincolavano le proprie monete per prevenire esagerate fluttuazioni reciproche; infatti dopo il collasso del Sistema di Bretton Woods nel 1971, i paesi della CEE si accordarono nel 1972 per mantenere stabili i tassi di cambio, dando vita al cosiddetto “serpente monetario”).
Nella politica interna succede di tutto. Cito: il sequestro e la morte di Aldo Moro (16 marzo - 9 maggio 1978); la morte di due Papi tra agosto e settembre 1978 (Paolo VI/Montini e Giovanni Paolo/Luciani); la fuga incredibile del Generale Kappler dall’ospedale militare di Regina Coeli (fuga sicuramente favorita per migliorare i rapporti con la Germania Federale, che da anni reclamava il ritorno in patria, per motivi di salute, del gerarca nazista: in cambio avremmo avuto il nullaosta per la concessione di un prestito); le dimissioni (uniche nella nostra storia) del Presidente della Repubblica Giovanni Leone (per le false accuse mossegli contro dalla giornalista Cederna dell’Espresso riguardo allo scandalo Lockheed e alla figura misteriosa sotto il nome in codice di Antilope) e la conseguente elezione del socialista Pertini; l’allenza instabile tra la DC e la Sinistra comunista, che appoggia dall'esterno i sopraccitati governi Andreotti, destinata a sfaldarsi per le palesi incongruenze ideologiche (forte è l’opposizione della corrente maggioritaria dei Dorotei all’interno della DC a un'eventuale partecipazione diretta del PCI), tanto che nel ’79 Andreotti, in seguito al ritiro del PCI nella propria roccaforte (quest'ultimo per non perdere ulteriori consensi dalla base) si vedrà costretto a rassegnare le nuove dimissioni, spingendo a favore dell'amico Ugo la Malfa, storico leader repubblicano, che però improvvisamente muore per un’emorragia cerebrale...
Questi diari non sono intimi, colloquiali, ma prevalentemente sono i resoconti, in forma di cronistoria, degli eventi pubblici, della quotidianità del dirigente politico alle prese con i colleghi, con le delegazioni di governo, con le contrattazioni insieme a imprenditori e a sindacati. Ad Andreotti non manca mai la disponibilità a incontrare le parti sociali, a ricevere e ad ascoltare ospiti diversi su temi altrettanto diversi. Ci sono molti retroscena internazionali sui summit europei relativi alla formazione dello SME, alle visite di Andreotti negli USA, sempre accolto con grande cordialità e riverenza, ai colloqui con gli ambasciatori delle maggiori potenze e non solo. La consulenza di Andreotti è sovente richiesta da politici internazionali come Breznev/Rijov, Ford/Kissinger, Carter/Brzezinsky, Schmidt, Giscard.
Dunque emerge sempre una figura rispettabilissima come uomo di Stato, con forte senso del decoro e della rappresentanza, leale nei confronti delle alleanze di governo e di quelle internazionali (CEE e Nato), riverente e con un amore incondizionato per la religione. Non mancano interessi nel campo delle arti, del sociale come la partecipazione a circoli culturali e associazioni di vario stampo (come quella che si occupa dei sordi).
L'Andreotti pubblico (ripeto: l'Andreotti pubblico) è un individuo razionale, freddo, forse a volte è stato dipinto esageratamente come un cinico affarista. Secondo me è un conservatore-reazionario di vecchio stampo che ha sempre anteposto gli interessi del Partito-Stato della Democrazia Cristiana, ma ciò non toglie che sia un profondo idealista. Infatti il suo modello è e sempre sarà De Gasperi, colui che ha traghettato l’Italia del Dopoguerra verso una certa stabilità economica e politica all’interno dell’ideologia occidentale. Certamente spaventa quella linea di fermezza e di non trattativa con le BR durante il Sequestro Moro (ma anche Berlinguer, La Malfa, Zaccagnini, Cossiga...)
Cito una lettera/riflessione di Moro dalla prigionia (non è facile da reperire) che delinea bene il profilo psicologico di Andreotti:
“Andreotti è restato indifferente, livido, assente, chiuso nel suo cupo sogno di gloria. Se quella era la legge, anche se l’umanità poteva giocare a mio favore, anche se qualche vecchio detenuto provato dal carcere sarebbe potuto andare all’estero, rendendosi inoffensivo, doveva mandare avanti il suo disegno reazionario, non deludere i comunisti, non deludere i tedeschi e chi sa quant’altro ancora…
Non è questa una colpa. Si può essere grigi, ma onesti; grigi, ma buoni; grigi, ma pieni di fervore. Ebbene, on. Andreotti, è proprio questo che Le manca. Lei ha potuto disinvoltamente navigare tra Zaccagnini e Fanfani, imitando un De Gasperi inimitabile che è a milioni di anni luce lontano da Lei. Ma Le manca proprio il fervore umano. Le manca quell’insieme di bontà, saggezza, flessibilità, limpidità che fanno, senza riserve, i pochi democratici cristiani che ci sono al mondo...”
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