"I morti devono seppellire i morti, perchè i vivi possano vivere". A volte una sola frase vale la lettura di un libro (l'originale è nel Vangelo, ma lo prendiamo volentieri in prestito per l'occasione); altre ancora tutto il libro (voluminoso) non serve per comprenderla appieno, e forse non bastereb
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"I morti devono seppellire i morti, perchè i vivi possano vivere". A volte una sola frase vale la lettura di un libro (l'originale è nel Vangelo, ma lo prendiamo volentieri in prestito per l'occasione); altre ancora tutto il libro (voluminoso) non serve per comprenderla appieno, e forse non basterebbe una vita intera. Ecco perchè il Rivoluzionario - chè un nome non lo ha, e ognuno può scegliere quello che più gli piace - cerca la morte in ogni luogo. La corteggia, la sfiora, la infligge e la subisce. Cento nomi, mille battaglie, diecimila volti non appagano la sete che, ad ogni rinascita, implacabile lo consuma. E ancora cento morti e cento vite spese ad inseguire l'Apocalisse terrena: il braccio, marchiato dall'infamia della violenza e dall'innocenza degli Eletti, fabbrica bambole di legno per bambini con la stessa perizia con cui trafigge soldati e potenti. Straccione santificato, studente ribelle, mercante truffatore e Capitano puttaniere: il Cavaliere dell'Inquietudine sceglie e innalza profeti oratori e re folli, costruisce città celesti e una Gerusalemme carnascialesca a immagine e somiglianza di un Dio/Uomo che si sustanzia di volta in volta in figure eroiche, tragiche, ridicole. La fine, però, lo vede sempre spettatore; il Martirio non gli compete perchè la Santità è per profeti e poveracci. Le ripetute morti sono, e non potrebbe essere altrimenti, indirette ma per questo ancor più definitive: nessuno lo ricorda, il suo fantasma scompare di soppiatto, svanisce con l'anima di chi lo aveva evocato.
L'illusione di avere tra le mani il primo immortale romanzo italiano contemporaneo (NON romanzo storico, ma genuina opera letteraria) scompare col fluire delle pagine oltre la quattrocentesima. L'ardore, la genialità, la carica tragica sono diluite in un miscuglio di buoni spunti non sviluppati adeguatamente e, a tratti, banalità da giallo di seconda categoria. Il finale è sinceramente illeggibile.
Le "cronache del ghiaccio e del fuoco" è, ma questo è un giudizio tutto mio, l'opera fantasy finale. E' Tolkien senza il mondo della magia a cambiare continuamente le carte in tavola, è Jordan senza la dicotomia perfetta (che un pò ci ha scassato) buono/cattivo, bello/brutto, simpatico/antipatico ec
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Le "cronache del ghiaccio e del fuoco" è, ma questo è un giudizio tutto mio, l'opera fantasy finale. E' Tolkien senza il mondo della magia a cambiare continuamente le carte in tavola, è Jordan senza la dicotomia perfetta (che un pò ci ha scassato) buono/cattivo, bello/brutto, simpatico/antipatico ecc.. E' ottima sintesi delle precedenti opere fantasy in un'opera totale. Avvertenza: quel &$£#@! di Martin NON ha ancora completato la saga: siamo in attesa del decimo libro in Italia (settimo in inglese se non sbaglio) e ne mancano ancora un paio. Chi inizia è avvertito
Q
"I morti devono seppellire i morti, perchè i vivi possano vivere". A volte una sola frase vale la lettura di un libro (l'originale è nel Vangelo, ma lo prendiamo volentieri in prestito per l'occasione); altre ancora tutto il libro (voluminoso) non serve per comprenderla appieno, e forse non bastereb ... (continue)
"I morti devono seppellire i morti, perchè i vivi possano vivere". A volte una sola frase vale la lettura di un libro (l'originale è nel Vangelo, ma lo prendiamo volentieri in prestito per l'occasione); altre ancora tutto il libro (voluminoso) non serve per comprenderla appieno, e forse non basterebbe una vita intera.
Ecco perchè il Rivoluzionario - chè un nome non lo ha, e ognuno può scegliere quello che più gli piace - cerca la morte in ogni luogo. La corteggia, la sfiora, la infligge e la subisce. Cento nomi, mille battaglie, diecimila volti non appagano la sete che, ad ogni rinascita, implacabile lo consuma. E ancora cento morti e cento vite spese ad inseguire l'Apocalisse terrena: il braccio, marchiato dall'infamia della violenza e dall'innocenza degli Eletti, fabbrica bambole di legno per bambini con la stessa perizia con cui trafigge soldati e potenti.
Straccione santificato, studente ribelle, mercante truffatore e Capitano puttaniere: il Cavaliere dell'Inquietudine sceglie e innalza profeti oratori e re folli, costruisce città celesti e una Gerusalemme carnascialesca a immagine e somiglianza di un Dio/Uomo che si sustanzia di volta in volta in figure eroiche, tragiche, ridicole.
La fine, però, lo vede sempre spettatore; il Martirio non gli compete perchè la Santità è per profeti e poveracci. Le ripetute morti sono, e non potrebbe essere altrimenti, indirette ma per questo ancor più definitive: nessuno lo ricorda, il suo fantasma scompare di soppiatto, svanisce con l'anima di chi lo aveva evocato.
L'illusione di avere tra le mani il primo immortale romanzo italiano contemporaneo (NON romanzo storico, ma genuina opera letteraria) scompare col fluire delle pagine oltre la quattrocentesima. L'ardore, la genialità, la carica tragica sono diluite in un miscuglio di buoni spunti non sviluppati adeguatamente e, a tratti, banalità da giallo di seconda categoria. Il finale è sinceramente illeggibile.
PECCATO
Il trono di spade
Le "cronache del ghiaccio e del fuoco" è, ma questo è un giudizio tutto mio, l'opera fantasy finale. E' Tolkien senza il mondo della magia a cambiare continuamente le carte in tavola, è Jordan senza la dicotomia perfetta (che un pò ci ha scassato) buono/cattivo, bello/brutto, simpatico/antipatico ec ... (continue)
Le "cronache del ghiaccio e del fuoco" è, ma questo è un giudizio tutto mio, l'opera fantasy finale. E' Tolkien senza il mondo della magia a cambiare continuamente le carte in tavola, è Jordan senza la dicotomia perfetta (che un pò ci ha scassato) buono/cattivo, bello/brutto, simpatico/antipatico ecc.. E' ottima sintesi delle precedenti opere fantasy in un'opera totale.
Avvertenza: quel &$£#@! di Martin NON ha ancora completato la saga: siamo in attesa del decimo libro in Italia (settimo in inglese se non sbaglio) e ne mancano ancora un paio. Chi inizia è avvertito