Enrico Piceni “Zandomeneghi. L’uomo e l’opera” Bramante Editrice, 1979 Tiratura di 900 esemplari numerati: mio n° 393 Pagg. 114; cm. 31 x 23; copertina in similpelle con titolo in oro; sovracoperta; 70 foto a colori.
Vero "monumento" al primo liceo classico dell'Italia unita, voluto da Francesco De Sanctis il 30 ottobre 1860 e inaugurato il 10 marzo 1861, cioè sette giorni prima della nascita del regno. Attraverso gli studi ponderosi del preside Francesco Di Vaio, di Giovanni Aricò, Francesco Innangi, Sonia Seve
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Vero "monumento" al primo liceo classico dell'Italia unita, voluto da Francesco De Sanctis il 30 ottobre 1860 e inaugurato il 10 marzo 1861, cioè sette giorni prima della nascita del regno. Attraverso gli studi ponderosi del preside Francesco Di Vaio, di Giovanni Aricò, Francesco Innangi, Sonia Severino e Raffaele Ruggiero, vengono percorsi ben quindici secoli di storia del monastero di San Sebastiano in Napoli, sede del Liceo Vittorio Emanuele II, attraverso testimonianze archeologiche, topografiche, archivistiche, edilizie, religiose, storiche, artistiche, didattiche... Grazie ad esse rivivono figure come Maria Carafa, Giulia Gonzaga, Vittoria Colonna, Isabella Villamarino, protagoniste delle vicende religiose del secolo XVI; oppure la tragica fine di Maria d'Avalos, moglie fedifraga del grande madrigalista Carlo Gesualdo principe di Venosa, la quale nel 1584 - prima dell'infausto matrimonio - si aggira proprio negli ambienti di questo monastero, gli stessi adibiti oggi alle attività didattiche del prestigioso liceo. Così come sono descritte, con dovizia documentaria nonché ricchezza di planimetrie, spaccati, mappe, foto, ecc. le trasformazioni del complesso edilizio (privato, ahimé, dal 1941 della chiesa a seguito del crollo della cupola) le cui opere d'arte pittoriche, scultoree, di marmi commessi... sono individuate in musei ed altri edifici sacri della città. Non può mancare in un così ricco percorso di storia e di personaggi la fase in cui il soppresso monastero viene adibito nel 1808 a Real Collegio di Musica, testimone tra le sue pareti degli studi di un illustre allievo, Vincenzo Bellini. È il caso di dire che nessun altro istituto scolastico italiano possa vantare, al pari del Liceo Vittorio Emanuele II di Napoli, grazie a questo studio "aere perennius", la ricostruzione di vicende storico-edilizie e didattiche lunghe quindici secoli e fatte da così illustri protagonisti.
Il libro contiene alcuni interessanti saggi su Napoli e il Meridione, alcuni dei quali già pubblicati su quotidiani. Ricordo Gli schiavi di Caserta, I Borboni e i Savoia, L'assistenzialismo al Nord e al Sud, Alcuni aspetti sulla camorra, Com'era Calabritto, Il gioco a Napoli, ecc.
Che Napoli sia città musicale, è noto a tutti. Solo ora però è possibile percorrerla e individuarne i luoghi, riconducibili in vario modo a questa prerogativa. Perché anche la musica ha una sua ‘materialità’, fatta di teatri, conservatori, chiese, abitazioni… ma a
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Presentazione dell'autore:
Che Napoli sia città musicale, è noto a tutti. Solo ora però è possibile percorrerla e individuarne i luoghi, riconducibili in vario modo a questa prerogativa. Perché anche la musica ha una sua ‘materialità’, fatta di teatri, conservatori, chiese, abitazioni… ma anche di mare, sole, cielo, verde… spesso ispiratori di impressioni e melodie. Questa Guida musicale di Napoli, in trentaquattro itinerari e alcune centinaia di tappe, intende perciò accompagnare il visitatore alla scoperta di una città, dove – riferisce a fine ’500 Giambattista Del Tufo – “ogni fanciul pria che s’avvolge in fasce / quasi cantando nasce”. Non senza stupefacenti sorprese. Da Chateaubriand, che in viaggio oltre New York nel 1791, ascolta nelle case dei coloni americani ai limiti della boscaglia, tra il cinguettìo degli uccelli e lo scroscio di una cascata, le arie di Cimarosa e Paisiello; ai fratelli Goncourt, ricevuti nel porto da un concertino di suonatori in barca. Da Henrik Ibsen, che in Casa di bambola rievoca le tarantelle di Capri; fino a Marcel Proust, estasiato dal motivo di ’O sole mio sul terrazzo di un albergo veneziano. E poi, Cimarosa, Bellini, Verdi. Tre nomi accomunati dal riferimento alla scuola musicale napoletana: il primo, perché tra i suoi massimi esponenti; Bellini, commosso fino alle lacrime dallo Stabat Mater di Pergolesi; Verdi, allievo del pugliese Vincenzo Lavigna, il quale “non vedeva altra musica, che quella di Paisiello”. Non mancano nuove autorevoli presenze. Da Wagner, ammaliato dal Miserere di Leonardo Leo; a Igor Stravinsky, che tributerà con Pulcinella il più alto omaggio alla tradizione settecentesca. E ancora: nonno e padre di Giacomo Puccini erano stati allievi a Napoli rispettivamente di Paisiello il primo, di Donizetti e Mercadante il secondo. Napoli dunque, memoria non eludibile anche da parte di chi avrebbe superato quella scuola! Il tutto, quando la città stava facendo dell’esperienza musicale occasione di identità culturale. Mentre Alessandro Scarlatti lamenta che “Roma non ha tetto per accoglier la Musica, che vive mendica” a Napoli nasce infatti l’opera buffa, destinata ad appropriarsi dello storico teatro dei Fiorentini e a far sorgere quello della Pace e il Nuovo. Non meraviglia quindi che essa prenda in prestito a mo’ di scenario vicoli, piazzette, osterie, riviere, borghi e che i personaggi cantino nella lingua locale. “Naples est la capitale du monde musicien” scrive entusiasta nel 1739 il presidente Charles de Brosses. E tutto sembra infatti ruotare intorno a questo tema: dal presepe, le cui figure si affollano nella taverna, quasi dialogando in un recitativo; all’architettura di Domenico Antonio Vaccaro o di Ferdinando Sanfelice, che della teatralità fanno la più immediata e coinvolgente forma comunicativa. Così, centinaia di musicisti sono presenti in questa guida, tra riverberi dorati di saloni, umide penombre di navate, pleniluni su Chiaia e lo sciacquìo di Santa Lucia e Mergellina. Al punto che lo stesso paesaggio napoletano viene percepito in chiave armonica e, scrive di Nisida nel 1831 Hector Berlioz “il mare canta allegramente in modo maggiore mille accordi scintillanti” mentre Charles Gounod, dalle rocce a strapiombo nelle notti capresi, trae ispirazione per una scena del Faust.
Gentile Dottor Raso, La ringrazio per la Sua splendida "Guida musicale di Napoli", che ho molto gradito. Le invio, ricambiando, gli auguri più sentiti per un felice e sereno 2005. Riccardo Muti
Recensione di Monica Mattioli sul Corriere del Mezzogiorno del 2 gennaio 2005:
Nella "Guida" di Carlo Raso itinerari musicali napoletani attraverso aneddoti e curiosità
Sconcezze in Galleria Umberto, e Stravinsky finì in cella
NAPOLI - Trentaquattro percorsi per illustrare una Napoli musicale, dalla quale nasce un'aneddotica ricca di sorprese: dentro ci finiscono Dumas padre e Mozart, Stravinsky e Farinelli, per arrivare agli attuali Abbado e De Simone. La particolare topografia musicale è di Carlo Raso che per i tipi di Franco Di Mauro ha pubblicato Napoli. Guida musicale. Trentaquattro racconti curiosi, appunto, i cui protagonisti sono compositori, cantanti ed impresari. Ecco allora il lettore imbattersi in Stravinsky, sorpreso ad orinare su una parete della Galleria Umberto I con Picasso e arrestato; magari nel veneziano Casanova, spettatore distratto, che parla "tutto il tempo d'amore"; oppure, nella Malibran, che alla tenera età di sei anni sostituisce la protagonista colta da amnesia.
Zandomeneghi
Di quest'opera posseggo la seguente edizione:
Enrico Piceni
“Zandomeneghi. L’uomo e l’opera”
Bramante Editrice, 1979
Tiratura di 900 esemplari numerati: mio n° 393
Pagg. 114; cm. 31 x 23; copertina in similpelle con titolo in oro; sovracoperta; 70 foto a colori.
Dal monastero di S. Sebastiano al Liceo Vittorio Emanuele II di Napoli
Vero "monumento" al primo liceo classico dell'Italia unita, voluto da Francesco De Sanctis il 30 ottobre 1860 e inaugurato il 10 marzo 1861, cioè sette giorni prima della nascita del regno.continue)
Attraverso gli studi ponderosi del preside Francesco Di Vaio, di Giovanni Aricò, Francesco Innangi, Sonia Seve ... (
Vero "monumento" al primo liceo classico dell'Italia unita, voluto da Francesco De Sanctis il 30 ottobre 1860 e inaugurato il 10 marzo 1861, cioè sette giorni prima della nascita del regno.
Attraverso gli studi ponderosi del preside Francesco Di Vaio, di Giovanni Aricò, Francesco Innangi, Sonia Severino e Raffaele Ruggiero, vengono percorsi ben quindici secoli di storia del monastero di San Sebastiano in Napoli, sede del Liceo Vittorio Emanuele II, attraverso testimonianze archeologiche, topografiche, archivistiche, edilizie, religiose, storiche, artistiche, didattiche...
Grazie ad esse rivivono figure come Maria Carafa, Giulia Gonzaga, Vittoria Colonna, Isabella Villamarino, protagoniste delle vicende religiose del secolo XVI; oppure la tragica fine di Maria d'Avalos, moglie fedifraga del grande madrigalista Carlo Gesualdo principe di Venosa, la quale nel 1584 - prima dell'infausto matrimonio - si aggira proprio negli ambienti di questo monastero, gli stessi adibiti oggi alle attività didattiche del prestigioso liceo. Così come sono descritte, con dovizia documentaria nonché ricchezza di planimetrie, spaccati, mappe, foto, ecc. le trasformazioni del complesso edilizio (privato, ahimé, dal 1941 della chiesa a seguito del crollo della cupola) le cui opere d'arte pittoriche, scultoree, di marmi commessi... sono individuate in musei ed altri edifici sacri della città.
Non può mancare in un così ricco percorso di storia e di personaggi la fase in cui il soppresso monastero viene adibito nel 1808 a Real Collegio di Musica, testimone tra le sue pareti degli studi di un illustre allievo, Vincenzo Bellini.
È il caso di dire che nessun altro istituto scolastico italiano possa vantare, al pari del Liceo Vittorio Emanuele II di Napoli, grazie a questo studio "aere perennius", la ricostruzione di vicende storico-edilizie e didattiche lunghe quindici secoli e fatte da così illustri protagonisti.
L'Europeismo dei poveri
Il libro contiene alcuni interessanti saggi su Napoli e il Meridione, alcuni dei quali già pubblicati su quotidiani.
Ricordo Gli schiavi di Caserta, I Borboni e i Savoia, L'assistenzialismo al Nord e al Sud, Alcuni aspetti sulla camorra, Com'era Calabritto, Il gioco a Napoli, ecc.
Ariel
La copertina di questo libro è di Savinio:
http://s1228.photobucket.com/albums/ee442/vipsanio/?act…
http://s1228.photobucket.com/albums/ee442/vipsanio/?act…
http://s1228.photobucket.com/albums/ee442/vipsanio/?act…
Napoli. Guida Musicale
Presentazione dell'autore:
Che Napoli sia città musicale, è noto a tutti. Solo ora però è possibile percorrerla e individuarne i luoghi, riconducibili in vario modo a questa prerogativa. Perché anche la musica ha una sua ‘materialità’, fatta di teatri, conservatori, chiese, abitazioni… ma a ... (continue)
Presentazione dell'autore:
Che Napoli sia città musicale, è noto a tutti. Solo ora però è possibile percorrerla e individuarne i luoghi, riconducibili in vario modo a questa prerogativa. Perché anche la musica ha una sua ‘materialità’, fatta di teatri, conservatori, chiese, abitazioni… ma anche di mare, sole, cielo, verde… spesso ispiratori di impressioni e melodie.
Questa Guida musicale di Napoli, in trentaquattro itinerari e alcune centinaia di tappe, intende perciò accompagnare il visitatore alla scoperta di una città, dove – riferisce a fine ’500 Giambattista Del Tufo – “ogni fanciul pria che s’avvolge in fasce / quasi cantando nasce”. Non senza stupefacenti sorprese. Da Chateaubriand, che in viaggio oltre New York nel 1791, ascolta nelle case dei coloni americani ai limiti della boscaglia, tra il cinguettìo degli uccelli e lo scroscio di una cascata, le arie di Cimarosa e Paisiello; ai fratelli Goncourt, ricevuti nel porto da un concertino di suonatori in barca. Da Henrik Ibsen, che in Casa di bambola rievoca le tarantelle di Capri; fino a Marcel Proust, estasiato dal motivo di ’O sole mio sul terrazzo di un albergo veneziano.
E poi, Cimarosa, Bellini, Verdi. Tre nomi accomunati dal riferimento alla scuola musicale napoletana: il primo, perché tra i suoi massimi esponenti; Bellini, commosso fino alle lacrime dallo Stabat Mater di Pergolesi; Verdi, allievo del pugliese Vincenzo Lavigna, il quale “non vedeva altra musica, che quella di Paisiello”.
Non mancano nuove autorevoli presenze. Da Wagner, ammaliato dal Miserere di Leonardo Leo; a Igor Stravinsky, che tributerà con Pulcinella il più alto omaggio alla tradizione settecentesca. E ancora: nonno e padre di Giacomo Puccini erano stati allievi a Napoli rispettivamente di Paisiello il primo, di Donizetti e Mercadante il secondo.
Napoli dunque, memoria non eludibile anche da parte di chi avrebbe superato quella scuola!
Il tutto, quando la città stava facendo dell’esperienza musicale occasione di identità culturale. Mentre Alessandro Scarlatti lamenta che “Roma non ha tetto per accoglier la Musica, che vive mendica” a Napoli nasce infatti l’opera buffa, destinata ad appropriarsi dello storico teatro dei Fiorentini e a far sorgere quello della Pace e il Nuovo. Non meraviglia quindi che essa prenda in prestito a mo’ di scenario vicoli, piazzette, osterie, riviere, borghi e che i personaggi cantino nella lingua locale.
“Naples est la capitale du monde musicien” scrive entusiasta nel 1739 il presidente Charles de Brosses. E tutto sembra infatti ruotare intorno a questo tema: dal presepe, le cui figure si affollano nella taverna, quasi dialogando in un recitativo; all’architettura di Domenico Antonio Vaccaro o di Ferdinando Sanfelice, che della teatralità fanno la più immediata e coinvolgente forma comunicativa.
Così, centinaia di musicisti sono presenti in questa guida, tra riverberi dorati di saloni, umide penombre di navate, pleniluni su Chiaia e lo sciacquìo di Santa Lucia e Mergellina. Al punto che lo stesso paesaggio napoletano viene percepito in chiave armonica e, scrive di Nisida nel 1831 Hector Berlioz “il mare canta allegramente in modo maggiore mille accordi scintillanti” mentre Charles Gounod, dalle rocce a strapiombo nelle notti capresi, trae ispirazione per una scena del Faust.
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Lettera di Riccardo Muti all'autore:
Teatro alla Scala
Il Direttore Musicale 11/1/05
Gentile Dottor Raso,
La ringrazio per la Sua splendida
"Guida musicale di Napoli", che ho
molto gradito.
Le invio, ricambiando, gli auguri
più sentiti per un felice e sereno
2005.
Riccardo Muti
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Recensione di Monica Mattioli sul Corriere del Mezzogiorno del 2 gennaio 2005:
Nella "Guida" di Carlo Raso itinerari musicali napoletani attraverso aneddoti e curiosità
Sconcezze in Galleria Umberto, e Stravinsky finì in cella
NAPOLI - Trentaquattro percorsi per illustrare una Napoli musicale, dalla quale nasce un'aneddotica ricca di sorprese: dentro ci finiscono Dumas padre e Mozart, Stravinsky e Farinelli, per arrivare agli attuali Abbado e De Simone.
La particolare topografia musicale è di Carlo Raso che per i tipi di Franco Di Mauro ha pubblicato Napoli. Guida musicale. Trentaquattro racconti curiosi, appunto, i cui protagonisti sono compositori, cantanti ed impresari. Ecco allora il lettore imbattersi in Stravinsky, sorpreso ad orinare su una parete della Galleria Umberto I con Picasso e arrestato; magari nel veneziano Casanova, spettatore distratto, che parla "tutto il tempo d'amore"; oppure, nella Malibran, che alla tenera età di sei anni sostituisce la protagonista colta da amnesia.
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Questo libro è uscito, notevolmente ampliato negli argomenti nei luoghi e negli itinerari, a cinque anni di distanza da:
http://www.anobii.com/books/Guida_musicale_del_centro_a…
cui si rimanda per altre recensioni.