Enrico Piceni “Zandomeneghi. L’uomo e l’opera” Bramante Editrice, 1979 Tiratura di 900 esemplari numerati: mio n° 393 Pagg. 114; cm. 31 x 23; copertina in similpelle con titolo in oro; sovracoperta; 70 foto a colori.
"Gli itinerari della presente Guida musicale di Venezia ruotano, a mo’ di ellissi, intorno a due fuochi: la cappella Ducale di San Marco e il teatro La Fenice, ovvero le istituzioni in questo campo più rappresentative della città. La prima raggiunge l’acme ne
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Introduzione dell'autore:
"Gli itinerari della presente Guida musicale di Venezia ruotano, a mo’ di ellissi, intorno a due fuochi: la cappella Ducale di San Marco e il teatro La Fenice, ovvero le istituzioni in questo campo più rappresentative della città. La prima raggiunge l’acme nel trentennio direttoriale di Monteverdi ed è per alcuni secoli in costante osmosi con i quattro Spedali, veri e propri centri di formazione didattica; la seconda vivifica in età romantica la languente vita lagunare. Di mezzo c’è la frenetica attività dei numerosi teatri, dei quali il San Cassiano anticipa in assoluto l’apertura al pubblico pagante, facendo così uscire il recitar cantando dalla ristretta fruizione nobiliare. Contemporaneamente, Francesco Cavalli fa del suo palazzo su Canal Grande la fucina dell’opera barocca che, dilagando in Italia e in Europa, consoliderà il nuovo genere in sempre più ampi strati sociali. Vivace è il panorama musicale autoctono: da Tomaso Albinoni a Benedetto Marcello, che nella dimora avita scrive quel delizioso libretto che è Il teatro alla moda; da Antonio Vivaldi, ‘maestro de’ concerti’ per quasi quarant’anni alla Pietà, al buranese Baldassarre Galuppi, protagonista per buona parte del XVIII secolo. Nel frattempo Händel dà alle scene al San Giovanni Grisostomo la sua Agrippina e Hasse mette su famiglia proprio nella Serenissima. Qui d’altronde sono di casa i maggiori esponenti della scuola napoletana: da Tommaso Traetta, maestro di cappella all’Ospedaletto, a Pasquale Anfossi, che la stessa istituzione fa ritrarre in un affresco mentre dirige le putte; da Domenico Cimarosa, che consolida la fama al San Samuele, apre il teatro Eretenio a Vicenza e dà alle scene alla Fenice la sua ultima opera, prima di spegnersi nel compianto generale proprio a Venezia, fino a Giovanni Paisiello, cui viene conferito l’onore di inaugurare con I giuochi di Agrigento il massimo teatro cittadino. Il soggiorno di Mozart nel 1771 tocca diversi luoghi della città: la casa dei conoscenti Wider, il Ridotto, l’Arsenale, il teatro San Benedetto, i palazzi Patriarcale e Giovanelli, per concludersi con la gita a Padova, quando si esibisce davanti a Giovanni Ferrandini e suona l’organo della chiesa di Santa Giustina. In tale occasione Giuseppe Ximenes gli commissiona quella Betulia liberata che Paolo Cattelan non esita a definire “capolavoro del giovane Mozart italiano”. Pochi anni dopo le calli, i campielli e in particolare la chiesa di San Luca saranno testimoni del morboso erotismo di Lorenzo Da Ponte, destinato a diventare il miglior librettista proprio del salisburghese; mentre ha la suspense di un giallo la misteriosa vicenda, incentrata sulla parrocchia di San Canciano, di tale Penelope Mozart. Il secolo successivo vede apparire al San Moisè il diciottenne Rossini – che di lì a poco darà al San Benedetto L’italiana in Algeri – o al San Luca il ventunenne Donizetti, entrambi dominatori, insieme a Bellini, delle scene della Fenice, prima che vi esordissero i capolavori di Verdi: Ernani, Attila, Rigoletto, Traviata, Boccanegra. E, circa un anno e mezzo dopo la nascita di quest’ultima opera, Wagner occupa i freddi e ampi saloni di Ca’ Giustinian per comporvi il secondo atto di Tristano e Isotta, non presago che il destino avrebbe posto fine ai suoi giorni proprio sul Canal Grande, a palazzo Vendramin. Il Novecento vede l’esecuzione al Grand Hotel de l’Europe, alla presenza di Djagilev, di Le sacre du printemps da parte di Stravinsky, il quale darà poi una sua Sonata per pianoforte a palazzo Contarini Dal Zaffo, comporrà il balletto Agon all’albergo Bauer Grünewald e negli anni Cinquanta onorerà Venezia di prestigiose prime: The Rake’s Progress alla Fenice, il Canticum Sacrum a San Marco, Threni alla Scuola Grande di San Rocco, il Monumentum pro Gesualdo a palazzo Ducale. Contemporaneamente Britten fa esordire The Turn of the Screw alla Fenice e compone Curlew River a palazzo Mocenigo, prima di dedicare alla città quel Death in Venice, ispirato dall’omonimo racconto di Thomas Mann. Il panorama musicale lagunare non può che concludersi con Luigi Nono, nato e morto nella stessa casa alle Zattere, a sottolineare come la stringente modernità non escluda mai il forte radicamento identitario".
Questo libro esce, notevolmente ampliato negli argomenti nei luoghi e negli itinerari, a dieci anni di distanza da:
Recensione da: Messaggero Veneto del 30 luglio 2002, a sigla Gpc: "A Venezia sulle orme degli scrittori Da Petrarca a Mann: 35 itinerari con una guida letteraria ricca di sorprese
"Di guide dedicate a Venezia le librerie sono piene, dalle più classiche, a quelle tematiche, dalle gastr
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Recensione da: Messaggero Veneto del 30 luglio 2002, a sigla Gpc: "A Venezia sulle orme degli scrittori Da Petrarca a Mann: 35 itinerari con una guida letteraria ricca di sorprese
"Di guide dedicate a Venezia le librerie sono piene, dalle più classiche, a quelle tematiche, dalle gastronomiche a quelle più inconsuete, come Corto Sconto, della Lizard edizioni. Eppure Carlo Raso e Franco Di Mauro editore, con la loro Guida letteraria di Venezia, sono riusciti a stupirci ancora e, soprattutto, a farci venire la voglia di tornare a Venezia per percorrere calli, campi e ponti seguendo itinerari del tutto inconsueti che si snodano seguendo le tracce lasciate dalle centinaia di letterati che hanno vissuto nella città lagunare, o che si sono specchiati soltanto per brevi periodi nelle acque dei suoi canali. Carlo Raso, infatti, ha individuato trentacinque itinerari, di varia lunghezza, all'interno dei quali avere contatti con i luoghi che per vari motivi sono riconducibili alla letteratura. "Se spesso si è portati a pensare alla letteratura come a qualcosa di statico e astratto, legato quasi a un'estraniazione dal resto del mondo da parte di chi è dietro la scrivania a scrivere, o su una poltrona, sedia o sdraio a leggere, con questa guida il momento letterario diventa una preziosa occasione di ulteriore conoscenza di Venezia, attraverso abitazioni, teatri, alberghi, ristoranti, caffè, chiese, palazzi, rii, calli, campi e campielli che costituiscono le tappe del variegato scenario umano all'interno del quale si muovono i circa trecento scrittori che vi sono nati, vissuti o che, provenienti da diverse latitudini, vi hanno soggiornato per brevi o lunghi periodi e che sono ricordati da Raso. Rivivono così sotto gli stucchi dorati di palazzo Mocenigo la passione amorosa tra Byron e Margherita Cogni, nelle camere dell'albergo Danieli quella di George Sand per Alfred de Musset o di D'Annunzio e della Duse, e a palazzo Albrizzi gli incontri tra Foscolo e Isabella Teotochi. Torna d'attualità, in una disordinata stanza dell'albergo Gritti, l'intervista di Eugenio Montale a Hemingway, l'angolo dell'Harry's Bar dove lo scrittore americano passava molto del suo tempo. E sembra di risentire anche gli struggenti e malinconici addii alla città di Hermann Hesse e Thomas Mann. "Merita, tra i tanti, ricordare soltanto alcuni dei nomi che compaiono in questa guida che è nata per essere tenuta in mano mentre si passeggia a Venezia, ma che può vivere anche di vita propria fungendo da stimolatrice della propria fantasia: Vittorio Alfieri, Dante Alighieri, Hans Christian Andersen, Guillaume Apollinaire, Pietro Aretino, Honoré de Balzac, Giovanni Boccaccio, Giordano Bruno, Michelangelo Buonarroti, Giacomo Casanova, Anton Cecov, René de Chateaubriand, Charles Dickens, Erasmo da Rotterdam, Ugo Foscolo, Théophile Gautier, Wolfgang Goethe, Carlo Goldoni, Henry James, Giacomo Leopardi, Nicolò Machiavelli, Friedrich Nietzsche, Boris Pasternak, Francesco Petrarca, Marcel Proust, Jean-Jacques Rousseau, Friedrich Schiller, Torquato Tasso, Mark Twain, Jules Verne e Voltaire. E, come si diceva, tantissimi altri, una serie lunghissima di nomi, luoghi, riferimenti, citazioni sui quali continua a dominare l'incomparabile e misterioso fascino di Venezia che la parola letteraria riesce a esprimere ancor meglio del pennello di un artista".
Recensione da Il Gazzettino di Venezia del 23 luglio 2002:
VENEZIA
GUIDA
LETTERARIA
Carlo Raso
..."In calle delle Rasse operò tra il 1585 e il 1599 la libreria di Giovanni Antonio Rampazetto"... "Tutte le città del mondo si somigliano, più o meno, ma questa non somiglia a nessuna" (Carlo Goldoni). Sono trentacinque itinerari letterari che si dipanano da Piazza San Marco alla Giudecca, dall'Arsenale al Lido, per chiese, palazzi, monumenti, teatri, osterie, attraverso le parole di grandi scrittori quali Carlo Goldoni, Gaspare Gozzi, Giacomo Casanova, Wolfgang Goethe, George Byron, George Sand, Marcel Proust, Théophile Gautier, Diego Valeri. (Franco Di Mauro Edi tore Napoli 2002 pp.365 euro 15)
Citazione dall'articolo di Daniele Del Giudice, Venezia. Le "sconte", strade dialettali che svelano una città parallela, in la Repubblica del 10 febbraio 2010:
"IN TOUR CON GLI SCRITTORI. Nessuna città come Venezia è stata raccontata dagli scrittori. Ecco alcuni brani (da: Ore italiane di Henry James, Venezia Immaginifica di Filippo Caburlotto, Guida letteraria di Venezia di Carlo Raso)". [Seguono varie citazioni]
Posseggo la prima edizione di questo libro, edita nel 1967, con scritti di Teresa Foscari Foscolo (L'alluvione permanente), di Giulio Obici (Venezia, fino a quando?), di Cesare De Michelis (Cronache dell'acqua alta). Molto interessante la cronologia delle acque alte, a pa
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Posseggo la prima edizione di questo libro, edita nel 1967, con scritti di Teresa Foscari Foscolo (L'alluvione permanente), di Giulio Obici (Venezia, fino a quando?), di Cesare De Michelis (Cronache dell'acqua alta). Molto interessante la cronologia delle acque alte, a partire dal 1240.
Ristampa dello splendido libro del 1828 di Antonio Quadri, arricchito da 60 tavole "rilevate e incise" da Dionisio Moretti. Sono queste ultime a stupire chi lo sfoglia: come in un film, si susseguono nitidissime incisioni che cominciano dal "lato sinistro", ovvero dalla Punta della Salute. Si ergono
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Ristampa dello splendido libro del 1828 di Antonio Quadri, arricchito da 60 tavole "rilevate e incise" da Dionisio Moretti. Sono queste ultime a stupire chi lo sfoglia: come in un film, si susseguono nitidissime incisioni che cominciano dal "lato sinistro", ovvero dalla Punta della Salute. Si ergono dalle onde della laguna, come apparizioni solenni, chiese e palazzi, ma anche giardini, ciminiere fumanti... fino all' "Isola di S. Chiara ora Ospitale Militare". Il lato destro ha inizio dal convento del Corpus Domini e prosegue con la chiesa di S. Chiara (demolita in seguito per realizzare la stazione ferroviaria), gli Scalzi... fino a Piazza S. Marco, Riva degli Schiavoni, la chiesa della Pietà (non ancora completata nella facciata), il ponte dell'Arsenale, i cantieri e gli "squeri" che precedevano i Giardini di S. Elena. 16 tavole illustrano poi Piazza S. Marco, mettendo a confronto la "Nuova Fabbrica del Palazzo Reale" (ovvero l'Ala Napoleonica) con il "Lato di S. Giminiano qual'era nel passato Secolo". Splendido libro per sognare!
Zandomeneghi
Di quest'opera posseggo la seguente edizione:
Enrico Piceni
“Zandomeneghi. L’uomo e l’opera”
Bramante Editrice, 1979
Tiratura di 900 esemplari numerati: mio n° 393
Pagg. 114; cm. 31 x 23; copertina in similpelle con titolo in oro; sovracoperta; 70 foto a colori.
Venezia. Guida Musicale
Introduzione dell'autore:
"Gli itinerari della presente Guida musicale di Venezia ruotano, a mo’ di ellissi, intorno a due fuochi: la cappella Ducale di San Marco e il teatro La Fenice, ovvero le istituzioni in questo campo più rappresentative della città.continue)
La prima raggiunge l’acme ne ... (
Introduzione dell'autore:
"Gli itinerari della presente Guida musicale di Venezia ruotano, a mo’ di ellissi, intorno a due fuochi: la cappella Ducale di San Marco e il teatro La Fenice, ovvero le istituzioni in questo campo più rappresentative della città.
La prima raggiunge l’acme nel trentennio direttoriale di Monteverdi ed è per alcuni secoli in costante osmosi con i quattro Spedali, veri e propri centri di formazione didattica; la seconda vivifica in età romantica la languente vita lagunare.
Di mezzo c’è la frenetica attività dei numerosi teatri, dei quali il San Cassiano anticipa in assoluto l’apertura al pubblico pagante, facendo così uscire il recitar cantando dalla ristretta fruizione nobiliare. Contemporaneamente, Francesco Cavalli fa del suo palazzo su Canal Grande la fucina dell’opera barocca che, dilagando in Italia e in Europa, consoliderà il nuovo genere in sempre più ampi strati sociali.
Vivace è il panorama musicale autoctono: da Tomaso Albinoni a Benedetto Marcello, che nella dimora avita scrive quel delizioso libretto che è Il teatro alla moda; da Antonio Vivaldi, ‘maestro de’ concerti’ per quasi quarant’anni alla Pietà, al buranese Baldassarre Galuppi, protagonista per buona parte del XVIII secolo.
Nel frattempo Händel dà alle scene al San Giovanni Grisostomo la sua Agrippina e Hasse mette su famiglia proprio nella Serenissima.
Qui d’altronde sono di casa i maggiori esponenti della scuola napoletana: da Tommaso Traetta, maestro di cappella all’Ospedaletto, a Pasquale Anfossi, che la stessa istituzione fa ritrarre in un affresco mentre dirige le putte; da Domenico Cimarosa, che consolida la fama al San Samuele, apre il teatro Eretenio a Vicenza e dà alle scene alla Fenice la sua ultima opera, prima di spegnersi nel compianto generale proprio a Venezia, fino a Giovanni Paisiello, cui viene conferito l’onore di inaugurare con I giuochi di Agrigento il massimo teatro cittadino.
Il soggiorno di Mozart nel 1771 tocca diversi luoghi della città: la casa dei conoscenti Wider, il Ridotto, l’Arsenale, il teatro San Benedetto, i palazzi Patriarcale e Giovanelli, per concludersi con la gita a Padova, quando si esibisce davanti a Giovanni Ferrandini e suona l’organo della chiesa di Santa Giustina. In tale occasione Giuseppe Ximenes gli commissiona quella Betulia liberata che Paolo Cattelan non esita a definire “capolavoro del giovane Mozart italiano”.
Pochi anni dopo le calli, i campielli e in particolare la chiesa di San Luca saranno testimoni del morboso erotismo di Lorenzo Da Ponte, destinato a diventare il miglior librettista proprio del salisburghese; mentre ha la suspense di un giallo la misteriosa vicenda, incentrata sulla parrocchia di San Canciano, di tale Penelope Mozart.
Il secolo successivo vede apparire al San Moisè il diciottenne Rossini – che di lì a poco darà al San Benedetto L’italiana in Algeri – o al San Luca il ventunenne Donizetti, entrambi dominatori, insieme a Bellini, delle scene della Fenice, prima che vi esordissero i capolavori di Verdi: Ernani, Attila, Rigoletto, Traviata, Boccanegra.
E, circa un anno e mezzo dopo la nascita di quest’ultima opera, Wagner occupa i freddi e ampi saloni di Ca’ Giustinian per comporvi il secondo atto di Tristano e Isotta, non presago che il destino avrebbe posto fine ai suoi giorni proprio sul Canal Grande, a palazzo Vendramin.
Il Novecento vede l’esecuzione al Grand Hotel de l’Europe, alla presenza di Djagilev, di Le sacre du printemps da parte di Stravinsky, il quale darà poi una sua Sonata per pianoforte a palazzo Contarini Dal Zaffo, comporrà il balletto Agon all’albergo Bauer Grünewald e negli anni Cinquanta onorerà Venezia di prestigiose prime: The Rake’s Progress alla Fenice, il Canticum Sacrum a San Marco, Threni alla Scuola Grande di San Rocco, il Monumentum pro Gesualdo a palazzo Ducale.
Contemporaneamente Britten fa esordire The Turn of the Screw alla Fenice e compone Curlew River a palazzo Mocenigo, prima di dedicare alla città quel Death in Venice, ispirato dall’omonimo racconto di Thomas Mann.
Il panorama musicale lagunare non può che concludersi con Luigi Nono, nato e morto nella stessa casa alle Zattere, a sottolineare come la stringente modernità non escluda mai il forte radicamento identitario".
Questo libro esce, notevolmente ampliato negli argomenti nei luoghi e negli itinerari, a dieci anni di distanza da:
http://www.anobii.com/books/Guida_musicale_della_citt%C…
cui si rimanda per le recensioni.
Venezia. Guida Letteraria
Recensione da: Messaggero Veneto del 30 luglio 2002, a sigla Gpc:
"A Venezia sulle orme degli scrittori Da Petrarca a Mann: 35 itinerari con una guida letteraria ricca di sorprese
"Di guide dedicate a Venezia le librerie sono piene, dalle più classiche, a quelle tematiche, dalle gastr ... (continue)
Recensione da: Messaggero Veneto del 30 luglio 2002, a sigla Gpc:
"A Venezia sulle orme degli scrittori Da Petrarca a Mann: 35 itinerari con una guida letteraria ricca di sorprese
"Di guide dedicate a Venezia le librerie sono piene, dalle più classiche, a quelle tematiche, dalle gastronomiche a quelle più inconsuete, come Corto Sconto, della Lizard edizioni. Eppure Carlo Raso e Franco Di Mauro editore, con la loro Guida letteraria di Venezia, sono riusciti a stupirci ancora e, soprattutto, a farci venire la voglia di tornare a Venezia per percorrere calli, campi e ponti seguendo itinerari del tutto inconsueti che si snodano seguendo le tracce lasciate dalle centinaia di letterati che hanno vissuto nella città lagunare, o che si sono specchiati soltanto per brevi periodi nelle acque dei suoi canali. Carlo Raso, infatti, ha individuato trentacinque itinerari, di varia lunghezza, all'interno dei quali avere contatti con i luoghi che per vari motivi sono riconducibili alla letteratura.
"Se spesso si è portati a pensare alla letteratura come a qualcosa di statico e astratto, legato quasi a un'estraniazione dal resto del mondo da parte di chi è dietro la scrivania a scrivere, o su una poltrona, sedia o sdraio a leggere, con questa guida il momento letterario diventa una preziosa occasione di ulteriore conoscenza di Venezia, attraverso abitazioni, teatri, alberghi, ristoranti, caffè, chiese, palazzi, rii, calli, campi e campielli che costituiscono le tappe del variegato scenario umano all'interno del quale si muovono i circa trecento scrittori che vi sono nati, vissuti o che, provenienti da diverse latitudini, vi hanno soggiornato per brevi o lunghi periodi e che sono ricordati da Raso. Rivivono così sotto gli stucchi dorati di palazzo Mocenigo la passione amorosa tra Byron e Margherita Cogni, nelle camere dell'albergo Danieli quella di George Sand per Alfred de Musset o di D'Annunzio e della Duse, e a palazzo Albrizzi gli incontri tra Foscolo e Isabella Teotochi. Torna d'attualità, in una disordinata stanza dell'albergo Gritti, l'intervista di Eugenio Montale a Hemingway, l'angolo dell'Harry's Bar dove lo scrittore americano passava molto del suo tempo. E sembra di risentire anche gli struggenti e malinconici addii alla città di Hermann Hesse e Thomas Mann.
"Merita, tra i tanti, ricordare soltanto alcuni dei nomi che compaiono in questa guida che è nata per essere tenuta in mano mentre si passeggia a Venezia, ma che può vivere anche di vita propria fungendo da stimolatrice della propria fantasia: Vittorio Alfieri, Dante Alighieri, Hans Christian Andersen, Guillaume Apollinaire, Pietro Aretino, Honoré de Balzac, Giovanni Boccaccio, Giordano Bruno, Michelangelo Buonarroti, Giacomo Casanova, Anton Cecov, René de Chateaubriand, Charles Dickens, Erasmo da Rotterdam, Ugo Foscolo, Théophile Gautier, Wolfgang Goethe, Carlo Goldoni, Henry James, Giacomo Leopardi, Nicolò Machiavelli, Friedrich Nietzsche, Boris Pasternak, Francesco Petrarca, Marcel Proust, Jean-Jacques Rousseau, Friedrich Schiller, Torquato Tasso, Mark Twain, Jules Verne e Voltaire. E, come si diceva, tantissimi altri, una serie lunghissima di nomi, luoghi, riferimenti, citazioni sui quali continua a dominare l'incomparabile e misterioso fascino di Venezia che la parola letteraria riesce a esprimere ancor meglio del pennello di un artista".
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Recensione da Il Gazzettino di Venezia del 23 luglio 2002:
VENEZIA
GUIDA
LETTERARIA
Carlo Raso
..."In calle delle Rasse operò tra il 1585 e il 1599 la libreria di Giovanni Antonio Rampazetto"... "Tutte le città del mondo si somigliano, più o meno, ma questa non somiglia a nessuna" (Carlo Goldoni). Sono trentacinque itinerari letterari che si dipanano da Piazza San Marco alla Giudecca, dall'Arsenale al Lido, per chiese, palazzi, monumenti, teatri, osterie, attraverso le parole di grandi scrittori quali Carlo Goldoni, Gaspare Gozzi, Giacomo Casanova, Wolfgang Goethe, George Byron, George Sand, Marcel Proust, Théophile Gautier, Diego Valeri. (Franco Di Mauro Edi tore Napoli 2002 pp.365 euro 15)
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Citazione dall'articolo di Daniele Del Giudice, Venezia. Le "sconte", strade dialettali che svelano una città parallela, in la Repubblica del 10 febbraio 2010:
"IN TOUR CON GLI SCRITTORI. Nessuna città come Venezia è stata raccontata dagli scrittori. Ecco alcuni brani (da: Ore italiane di Henry James, Venezia Immaginifica di Filippo Caburlotto, Guida letteraria di Venezia di Carlo Raso)". [Seguono varie citazioni]
Venezia fino a quando?
Posseggo la prima edizione di questo libro, edita nel 1967, con scritti di Teresa Foscari Foscolo (L'alluvione permanente), di Giulio Obici (Venezia, fino a quando?), di Cesare De Michelis (Cronache dell'acqua alta).continue)
Molto interessante la cronologia delle acque alte, a pa ... (
Posseggo la prima edizione di questo libro, edita nel 1967, con scritti di Teresa Foscari Foscolo (L'alluvione permanente), di Giulio Obici (Venezia, fino a quando?), di Cesare De Michelis (Cronache dell'acqua alta).
Molto interessante la cronologia delle acque alte, a partire dal 1240.
Venezia
Ristampa dello splendido libro del 1828 di Antonio Quadri, arricchito da 60 tavole "rilevate e incise" da Dionisio Moretti. Sono queste ultime a stupire chi lo sfoglia: come in un film, si susseguono nitidissime incisioni che cominciano dal "lato sinistro", ovvero dalla Punta della Salute. Si ergono ... (continue)
Ristampa dello splendido libro del 1828 di Antonio Quadri, arricchito da 60 tavole "rilevate e incise" da Dionisio Moretti. Sono queste ultime a stupire chi lo sfoglia: come in un film, si susseguono nitidissime incisioni che cominciano dal "lato sinistro", ovvero dalla Punta della Salute. Si ergono dalle onde della laguna, come apparizioni solenni, chiese e palazzi, ma anche giardini, ciminiere fumanti... fino all' "Isola di S. Chiara ora Ospitale Militare".
Il lato destro ha inizio dal convento del Corpus Domini e prosegue con la chiesa di S. Chiara (demolita in seguito per realizzare la stazione ferroviaria), gli Scalzi... fino a Piazza S. Marco, Riva degli Schiavoni, la chiesa della Pietà (non ancora completata nella facciata), il ponte dell'Arsenale, i cantieri e gli "squeri" che precedevano i Giardini di S. Elena.
16 tavole illustrano poi Piazza S. Marco, mettendo a confronto la "Nuova Fabbrica del Palazzo Reale" (ovvero l'Ala Napoleonica) con il "Lato di S. Giminiano qual'era nel passato Secolo".
Splendido libro per sognare!