Ehm... Io ODIO rovinare la festicciola a tutti ma... Laurell, mi dispiace dirtelo, mi dispiace tanto. Ma in questo libro ti sei dimenticata un dettaglio... LA TRAMA!
E' vero, è un'insufficienza. Perché? Perché nonostante Estbat sia un bel libro, le idee non sono tutte farina dell'autrice. Il tutto era una fan fiction ispirata ad un manga, e si VEDE. Ma tanto. Sarà che io seguivo la serie da cui si è ispirata, ma l'importanza di personaggi e situazioni non suoi c
... (continue)
E' vero, è un'insufficienza. Perché? Perché nonostante Estbat sia un bel libro, le idee non sono tutte farina dell'autrice. Il tutto era una fan fiction ispirata ad un manga, e si VEDE. Ma tanto. Sarà che io seguivo la serie da cui si è ispirata, ma l'importanza di personaggi e situazioni non suoi c'era e si notava parecchio. Per il resto buone idee, una caratterizzazione pienamente sufficiente ed una trama che si regge in piedi sulle sue gambe, anche se in modo zoppicante, in alcuni punti. L'autrice non pare consapevole di come si svolge un'indagine di polizia, il che è una pecca in un romanzo in cui si contano tanti omicidi. Il passaggio Giappone/Italia è forzato, da fan fiction. Se avesse ambientato il tutto in Giappone sarebbe stato meglio, ma mi rendo conto che un'italiana possa far fatica a gestire un intero mondo giapponese che risulti odierno e credibile. Il difetto comunque rimane. Davvero troppe le citazioni. Infinite e da qualunque cosa. Si passa dai giochi per computer alla musica, a personaggi che parlano ed esprimono concetti di filosofi e simili. Fastidioso e poco credibile. Meglio evitare, per il prossimo scritto. Mettere duemila citazioni in un romanzo infastidisce il lettore, molto spesso. Poi, la questione del POV. L'autrice ne usa una miriade! Praticamente ogni personaggio citato diventa un pov. Stancante. Ed impedisce al lettore di affezionarsi davvero a qualcuno. Il POV del gatto è stato particolarmente stupido, e non capisco come mai gli editor non l'abbiano tranciato via. Mah. Il nome di una delle protagoniste poi... Ivy. Ed è italiana. Non che questo non capiti, ci sono spesso, oggigiorno, persone italiane con nomi stranieri, ma... in un romanzo le cose devono essere credibili o spiegate. Questo nome non è ne l'uno ne l'altro. Ci sono anche decine di dettagli che fanno porre domande al lettore, distraendolo dalla lettura, che non calamita mai l'attenzione totale. Oltre a questi difetti di media entità, c'è una considerazione personale. Nonostante il romanzo sia corto, si tira per le lunghe molto spesso. Probabilmente perché la storia in se non è né complessa né sviluppata. Questo influisce negativamente sulla MIA voglia di leggere, e mi fa venir voglia di saltare i numerosi paragrafi quasi inutili o poco interessanti. Per dire, già a pagina centodieci non vedevo l'ora di finire questo romanzetto per passare ad altro. I libri che aspirino alla sufficienza, o addirittura ad essere definiti dei romanzi molto buoni devono interessare e far rimpiangere al lettore la fine dell'esperienza, non fargliela sperare. Una prova comunque discreta, ma che nonostante la collaborazione di Gamberetta e di editor professionisti andrebbe sgrezzata, sopratutto considerando che l'autrice non è una New Entry di quindici anni, ma ne ha più di venti.
BASTA! Non ce la faccio più! Si può abusare della buona volontà del lettore fino ad un certo punto, oltre è presa in giro. Beh, Isabella Santacroce questa volta prende in giro in modo eclatante. Un libro banale, noioso, infarcito di buoni sentimenti, in cui i buoni sono santi ed i cattivi sono str**
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BASTA! Non ce la faccio più! Si può abusare della buona volontà del lettore fino ad un certo punto, oltre è presa in giro. Beh, Isabella Santacroce questa volta prende in giro in modo eclatante. Un libro banale, noioso, infarcito di buoni sentimenti, in cui i buoni sono santi ed i cattivi sono str****. Raccontà banalità e le racconta MALE! Il solito stile della Santacroce, che può piacere o non piacere, a me personalmente fa schifo da matti. Avevo precedentemente letto V.M 18, arrancando fino alla fine semplicemente perchè volevo vedere dove andava a parare e non mi pareva bello leggere le ultime tre pagine dopo aver speso venti euro. Con questo, preso alla Biblioteca, non mi pongo manco il problema. Cercherò di finirlo, ma sarà una tortura. La protagonista che parla con l'utilizzo del solo congiuntivo perfetto è odiosa, noiosa e fa arricciare i capelli dal fastidio col suo modo di parlare. Non posso fare altro che sconsigliare di leggerlo. Gli elementi fantasiosi o bizzarri dell'opera si perdono dietro all'ampollosità del linguaggio scelto. In una famosa citazione si dice che chi ha qualcosa di importante da dire, lo dice in modo semplice. Niente di più vero. La Santacroce non ha nulla da comunicare, il libro poteva essere una storia breve senza perdere nulla. Anzi, ci avrebbe guadagnato.
Per leggere un libro ci possono essere tanti motivi. Può essere bello, può essere brutto ma interessante, brutto ma divertente -per la serie Rido per non Piangere-, può essere qualcosa di nuovo... o può essere stato pubblicizzato in modo falso, come questo. Libro scandalo? Perché? Dopo DeSade davver
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Per leggere un libro ci possono essere tanti motivi. Può essere bello, può essere brutto ma interessante, brutto ma divertente -per la serie Rido per non Piangere-, può essere qualcosa di nuovo... o può essere stato pubblicizzato in modo falso, come questo. Libro scandalo? Perché? Dopo DeSade davvero questo mucchietto di carta straccia, buono solo per il camino, dovrebbe far scandalo? Sono le storie di una ragazzina scema. Punto. No di più, no di meno. Credo proprio che questo possa davvero essere il diario dell'autrice, perché solo la mancanza di senno che porta a comportarsi in certi modi può portare a metterli in piazza, passando non solo per ragazza facile - niente parolacce, almeno nelle recensioni- ma anche per semi analfabeta, visto il bello stile usato nel libro. Il libro non offre NIENTE. Si dimentica dopo tre minuti dopo aver chiuso l'ultima, sofferta paginetta. Il nulla, appunto. Non bello, non interessante, non scandaloso... non...
Il bacio della tempesta
Ehm... Io ODIO rovinare la festicciola a tutti ma...
Laurell, mi dispiace dirtelo, mi dispiace tanto. Ma in questo libro ti sei dimenticata un dettaglio...
LA TRAMA!
Il libro dei coniglietti suicidi
Beh,ci sono dei coniglietti.
Che si suicidano.
Che figata!
Esbat
***This comment contains spoilers! ***
E' vero, è un'insufficienza.continue)
Perché? Perché nonostante Estbat sia un bel libro, le idee non sono tutte farina dell'autrice.
Il tutto era una fan fiction ispirata ad un manga, e si VEDE. Ma tanto.
Sarà che io seguivo la serie da cui si è ispirata, ma l'importanza di personaggi e situazioni non suoi c ... (
E' vero, è un'insufficienza.
Perché? Perché nonostante Estbat sia un bel libro, le idee non sono tutte farina dell'autrice.
Il tutto era una fan fiction ispirata ad un manga, e si VEDE. Ma tanto.
Sarà che io seguivo la serie da cui si è ispirata, ma l'importanza di personaggi e situazioni non suoi c'era e si notava parecchio.
Per il resto buone idee, una caratterizzazione pienamente sufficiente ed una trama che si regge in piedi sulle sue gambe, anche se in modo zoppicante, in alcuni punti.
L'autrice non pare consapevole di come si svolge un'indagine di polizia, il che è una pecca in un romanzo in cui si contano tanti omicidi.
Il passaggio Giappone/Italia è forzato, da fan fiction. Se avesse ambientato il tutto in Giappone sarebbe stato meglio, ma mi rendo conto che un'italiana possa far fatica a gestire un intero mondo giapponese che risulti odierno e credibile. Il difetto comunque rimane.
Davvero troppe le citazioni. Infinite e da qualunque cosa. Si passa dai giochi per computer alla musica, a personaggi che parlano ed esprimono concetti di filosofi e simili. Fastidioso e poco credibile. Meglio evitare, per il prossimo scritto. Mettere duemila citazioni in un romanzo infastidisce il lettore, molto spesso.
Poi, la questione del POV. L'autrice ne usa una miriade! Praticamente ogni personaggio citato diventa un pov. Stancante. Ed impedisce al lettore di affezionarsi davvero a qualcuno.
Il POV del gatto è stato particolarmente stupido, e non capisco come mai gli editor non l'abbiano tranciato via. Mah.
Il nome di una delle protagoniste poi... Ivy. Ed è italiana. Non che questo non capiti, ci sono spesso, oggigiorno, persone italiane con nomi stranieri, ma... in un romanzo le cose devono essere credibili o spiegate. Questo nome non è ne l'uno ne l'altro.
Ci sono anche decine di dettagli che fanno porre domande al lettore, distraendolo dalla lettura, che non calamita mai l'attenzione totale.
Oltre a questi difetti di media entità, c'è una considerazione personale.
Nonostante il romanzo sia corto, si tira per le lunghe molto spesso. Probabilmente perché la storia in se non è né complessa né sviluppata. Questo influisce negativamente sulla MIA voglia di leggere, e mi fa venir voglia di saltare i numerosi paragrafi quasi inutili o poco interessanti.
Per dire, già a pagina centodieci non vedevo l'ora di finire questo romanzetto per passare ad altro. I libri che aspirino alla sufficienza, o addirittura ad essere definiti dei romanzi molto buoni devono interessare e far rimpiangere al lettore la fine dell'esperienza, non fargliela sperare.
Una prova comunque discreta, ma che nonostante la collaborazione di Gamberetta e di editor professionisti andrebbe sgrezzata, sopratutto considerando che l'autrice non è una New Entry di quindici anni, ma ne ha più di venti.
Lulù Delacroix
BASTA! Non ce la faccio più!continue)
Si può abusare della buona volontà del lettore fino ad un certo punto, oltre è presa in giro.
Beh, Isabella Santacroce questa volta prende in giro in modo eclatante.
Un libro banale, noioso, infarcito di buoni sentimenti, in cui i buoni sono santi ed i cattivi sono str** ... (
BASTA! Non ce la faccio più!
Si può abusare della buona volontà del lettore fino ad un certo punto, oltre è presa in giro.
Beh, Isabella Santacroce questa volta prende in giro in modo eclatante.
Un libro banale, noioso, infarcito di buoni sentimenti, in cui i buoni sono santi ed i cattivi sono str****.
Raccontà banalità e le racconta MALE!
Il solito stile della Santacroce, che può piacere o non piacere, a me personalmente fa schifo da matti.
Avevo precedentemente letto V.M 18, arrancando fino alla fine semplicemente perchè volevo vedere dove andava a parare e non mi pareva bello leggere le ultime tre pagine dopo aver speso venti euro.
Con questo, preso alla Biblioteca, non mi pongo manco il problema. Cercherò di finirlo, ma sarà una tortura.
La protagonista che parla con l'utilizzo del solo congiuntivo perfetto è odiosa, noiosa e fa arricciare i capelli dal fastidio col suo modo di parlare.
Non posso fare altro che sconsigliare di leggerlo.
Gli elementi fantasiosi o bizzarri dell'opera si perdono dietro all'ampollosità del linguaggio scelto.
In una famosa citazione si dice che chi ha qualcosa di importante da dire, lo dice in modo semplice.
Niente di più vero.
La Santacroce non ha nulla da comunicare, il libro poteva essere una storia breve senza perdere nulla. Anzi, ci avrebbe guadagnato.
Non buttate via venti euro, NON li vale.
100 colpi di spazzola prima di andare a dormire
Per leggere un libro ci possono essere tanti motivi. Può essere bello, può essere brutto ma interessante, brutto ma divertente -per la serie Rido per non Piangere-, può essere qualcosa di nuovo... o può essere stato pubblicizzato in modo falso, come questo.continue)
Libro scandalo? Perché? Dopo DeSade davver ... (
Per leggere un libro ci possono essere tanti motivi. Può essere bello, può essere brutto ma interessante, brutto ma divertente -per la serie Rido per non Piangere-, può essere qualcosa di nuovo... o può essere stato pubblicizzato in modo falso, come questo.
Libro scandalo? Perché? Dopo DeSade davvero questo mucchietto di carta straccia, buono solo per il camino, dovrebbe far scandalo? Sono le storie di una ragazzina scema. Punto. No di più, no di meno. Credo proprio che questo possa davvero essere il diario dell'autrice, perché solo la mancanza di senno che porta a comportarsi in certi modi può portare a metterli in piazza, passando non solo per ragazza facile - niente parolacce, almeno nelle recensioni- ma anche per semi analfabeta, visto il bello stile usato nel libro. Il libro non offre NIENTE. Si dimentica dopo tre minuti dopo aver chiuso l'ultima, sofferta paginetta.
Il nulla, appunto. Non bello, non interessante, non scandaloso... non...