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  • Cover of Accabadora

    Accabadora

    1 person find this helpful

    E' un libro piccolo e perfetto, dalla scrittura pulita e preziosa. Le prime cinque pagine corripondono a un breve racconto che era stato scritto dall'autrice de "Il mondo deve sapere" per un'iniziativa promossa dalla Scuola Holden.
    Quelle cinque pagine illuminavano solo una piccola porzione di ... (continue)

    E' un libro piccolo e perfetto, dalla scrittura pulita e preziosa. Le prime cinque pagine corripondono a un breve racconto che era stato scritto dall'autrice de "Il mondo deve sapere" per un'iniziativa promossa dalla Scuola Holden.
    Quelle cinque pagine illuminavano solo una piccola porzione di un materiale narrativo in realtà caldissimo, che in una paziente forgiatura di tre anni è divenuto "Accabadora".

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    — Sep 3, 2009 | Add your feedback
  • Cover of Appuntamento a Samarra

    Appuntamento a Samarra

    Quando ho iniziato a leggere questo romanzo avevo da subito molte aspettative. "Se volete leggere un libro scritto da un autore che sa esattamente di cosa sta parlando e ne parla meravigliosamente bene, leggete Appuntamento a Samarra di John O'Hara": questo era il promettente commento scritto da Ern ... (continue)

    Quando ho iniziato a leggere questo romanzo avevo da subito molte aspettative. "Se volete leggere un libro scritto da un autore che sa esattamente di cosa sta parlando e ne parla meravigliosamente bene, leggete Appuntamento a Samarra di John O'Hara": questo era il promettente commento scritto da Ernest Hemingway nel 1934 e riportato in quarta nell'edizione di Minimun Fax. Devo dire che dalle prime pagine sino a quasi una metà del romanzo ho trascinato una lettura offuscata da un senso di delusione. Mi sembrava di leggere una semplice descrizione della società americana all'epoca del proibizionismo, una descrizione brillante ma algida, dove avvenimenti e personaggi si sarebbero potuti aggiungere o levare senza creare cambiamenti sostanziali alla storia. Da un certo punto in avanti, però, ho capito che mi stavo sbagliando di grosso e che tutta la narrazione era concepita come un'impalcatura perfettamente simmetrica e meditata: un'impalcatura che non lasciava nulla al caso, proprio come la storia dell'appuntamento a Samarra della morte con il servo di Baghdad. La costruzione che O'Hara mette in piedi non è tanto a livello di plot (vengono descritti gli ultimi tre giorni di vita di Julian English: che il protagonista vada incontro alla morte lo si capisce sin da subito, sin dal titolo, e J.E. compie una marcia del tutto lineare verso il suo destino) quanto piuttosto nella costruzione dei personaggi: è come se essi costituissero tante cornici concentriche che si chiudono attorno a J.E. Non è il suo personaggio, infatti, ad aprire o a chiudere il romanzo, e non è nemmeno quello della moglie Caroline: è come se il narratore avesse voluto che il lettore si abituasse da subito a vedere J.E. e le sue vicende con gli occhi degli "altri" e, sempre con gli occhi degli altri, guardasse senza capire l'assurdo compimento del suo destino. Più ci si avvicina al "nucleo" della storia, costituito dal personaggio Julian English, e più la materia si fa fredda e scostante. Infatti, mentre i personaggi che appartengono alle cornici più esterne, come Lute Flieger, sono dotati di maggiore umanità e di una logica nei comportamenti, non si trova una sola motivazione valida nelle azioni di English, il quale appare un semplice ingranaggio nel meccanismo a orologeria della propria esistenza. Forse la differenza tra J.E. e gli altri non sta tanto nelle qualità del carattere, ma proprio nella particolare prospettiva da cui il narratore lo osserva. E' come se O'Hara dicesse: se ci guardiamo dall'interno sembriamo tutti umani e padroni del destino, ma se il nostro sguardo diviene esterno e oggettivo - come quello su J.E. - allora vien fuori che tutti ci muoviamo inconsapevoli sulla scacchiera della nostra vita verso la Regina che ci mangerà.

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    — Sep 7, 2009 | Add your feedback
  • Cover of Cuore di tenebra

    Cuore di tenebra

    sconvolgente

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    — Jun 18, 2009 | Add your feedback

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