Un thriller claustrofobico e ipnotico che si occupa del perverso rapporto tra l’ammiratrice numero uno Annie e lo scrittore Paul: lui ha un incidente stradale, lei lo salva e lo porta a casa sua ma quando scopre che lui ha fatto uccidere Misery, la protagonista di una serie di best-seller, lo costri
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Un thriller claustrofobico e ipnotico che si occupa del perverso rapporto tra l’ammiratrice numero uno Annie e lo scrittore Paul: lui ha un incidente stradale, lei lo salva e lo porta a casa sua ma quando scopre che lui ha fatto uccidere Misery, la protagonista di una serie di best-seller, lo costringe a scrivere un nuovo libro dove la sua eroina ritorna. Forse un po’ troppo lungo, ma sicuramente coinvolgente e King evidenzia alcuni spunti interessanti come il rapporto tra un autore e lo scrivere (e i trucchi che gli autori usano quando scrivono); il legame di amore e odio tra un autore e una serie di romanzi che gli hanno dato un successo travolgente ma che lui stesso considera paccottaglia mentre vorrebbe scrivere libri importanti; la pazzia che travolge tutto e trasforma una persona nel male assoluto; il dolore fisico che annulla la personalità e ti rende succube anche a livello psicologico del tuo aguzzino; i sensi di colpa che il carnefice riesce a farti venire. Divertente anche se inquietante il linguaggio di Annie che dietro a parole apparentemente buffe come “burba” nasconde una spietata violenza.
Sono rimasta un po’ delusa: forse perché “abbagliata” dal gran parlare e dal premio Strega mi aspettavo molto di più. I temi trattati sono molto interessanti, ma il romanzo mi sembra inconcludente: questo continuo saltare in avanti nel tempo spezza il ritmo e ti sembra che non si sia detto quello ch
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Sono rimasta un po’ delusa: forse perché “abbagliata” dal gran parlare e dal premio Strega mi aspettavo molto di più. I temi trattati sono molto interessanti, ma il romanzo mi sembra inconcludente: questo continuo saltare in avanti nel tempo spezza il ritmo e ti sembra che non si sia detto quello che si doveva dire e i personaggi sono come “congelati”. I primi due capitoli con il racconto delle due tragedie che segnano la vita dei protagonisti sono i più belli, poi mi è sembrato che l’autore si sia smarrito per strada (ll capitolo in cui si racconta l’incontro di Alice con Viola da adulte è proprio da dimenticare). Avrei voluto sapere di più su Mattia e Alice bambini che affrontano i loro drammi e da adolescenti quando si incontrano, ma poi si viene sballottati in avanti improvvisamente senza poter capire meglio i personaggi. I due protagonisti sono poi antipatici e non suscitano alcuna empatia, anzi ti verrebbe voglia di scrollarli a forza dalla loro autocommiserazione. I personaggi più riusciti, secondo me, sono i genitori di Mattia, in particolare la madre stritolata dalla tragedia. Comunque è sicuramente un buon esordio e l’autore scrive bene, ma mi aspettavo forse qualcosa di diverso. In compenso il titolo è bellissimo.
Un bellissimo romanzo che attraverso l’ironia e il divertimento lancia un durissimo capo d’accusa contro la guerra e la stupidità della burocrazia. Il protagonista è Yossarian, un pilota bombardiere che non vuole più fare missioni di guerra: ha paura di essere ucciso e non si capacità del perché deg
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Un bellissimo romanzo che attraverso l’ironia e il divertimento lancia un durissimo capo d’accusa contro la guerra e la stupidità della burocrazia. Il protagonista è Yossarian, un pilota bombardiere che non vuole più fare missioni di guerra: ha paura di essere ucciso e non si capacità del perché degli sconosciuti lo vogliano uccidere (e a nulla valgono le spiegazioni che è in guerra!). Cerca di farsi passare per malato e ogni volta che raggiunge il numero minimo di missioni richieste per andare in licenza il suo capitano le aumenta. E’ circondato da una serie di personaggi incredibili: il cappellano che ha paura della sua ombra, il compagno che vuole disperatamente andarsene ma che si tranquillizza soltanto durante le missioni, il capitano psicopatico succube del suo sottoposto sempre alla ricerca di un’idea per finire sui giornali e diventare popolare, il medico con l’incubo di essere trasferito nel Pacifico e che si fa continuamente misurare la febbre, l’ufficiale di mensa che ha trasformato la guerra in business al punto da accordarsi con il nemico per far bombardare il proprio campo base etc. Tantissimi i personaggi e tantissime le situazioni paradossali che scatenano l’ilarità: ma tra le righe emerge una profonda amarezza per questi giovani mandati al massacro e per questa burocrazia surreale che non vede al di là del proprio naso. Proprio grazie all’umorismo, la condanna della guerra diventa ancora più spietata, come quando si decide di bombardare un paese per bloccare una strada condannando vittime civili innocenti invece di scegliere altre strategie. L’emblema dell’assurdità della guerra e della burocrazia è proprio il comma 22: “L'unico motivo valido per chiedere il congedo dal fronte è la pazzia. Chiunque chieda il congedo dal fronte non è pazzo. ” E’ inoltre un romanzo molto attuale perché i dialoghi surreali sono comunque adattabili anche nella nostra vita di ogni giorno, quando ci scontriamo con l’ottusità e l’incomprensibilità degli apparati burocratici.
Come sempre, F&L non deludono il loro lettore! Un bellissimo libro che per me definire giallo è riduttivo: il mistero compare solo a metà libro e sembra quasi un pretesto per permettere la descrizione di personaggi bizzarri ma non stereotipati e la vita in un'esclusiva pineta dove, nonostante la ric
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Come sempre, F&L non deludono il loro lettore! Un bellissimo libro che per me definire giallo è riduttivo: il mistero compare solo a metà libro e sembra quasi un pretesto per permettere la descrizione di personaggi bizzarri ma non stereotipati e la vita in un'esclusiva pineta dove, nonostante la ricchezza, non mancano la solitudine, la depressione e l'insoddisfazione.
Cinque racconti più o meno riusciti (mi è piaciuto molto “Paeso de gracia, angolo diputacion” mentre “fantasmi ad Arles” meno) che hanno in comune il fatto di essere scritti come una lunga lettera verso qualcuno che si sa non può rispondere. Il protagonista, raccontando la sua storia, è come se vole
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Cinque racconti più o meno riusciti (mi è piaciuto molto “Paeso de gracia, angolo diputacion” mentre “fantasmi ad Arles” meno) che hanno in comune il fatto di essere scritti come una lunga lettera verso qualcuno che si sa non può rispondere. Il protagonista, raccontando la sua storia, è come se volesse inquadrare un dramma e la propria tragedia personale non tanto per avere una risposta ma per riflettere sul passato, sulle proprie speranze e delusioni. Belli!
Misery
Un thriller claustrofobico e ipnotico che si occupa del perverso rapporto tra l’ammiratrice numero uno Annie e lo scrittore Paul: lui ha un incidente stradale, lei lo salva e lo porta a casa sua ma quando scopre che lui ha fatto uccidere Misery, la protagonista di una serie di best-seller, lo costri ... (continue)
Un thriller claustrofobico e ipnotico che si occupa del perverso rapporto tra l’ammiratrice numero uno Annie e lo scrittore Paul: lui ha un incidente stradale, lei lo salva e lo porta a casa sua ma quando scopre che lui ha fatto uccidere Misery, la protagonista di una serie di best-seller, lo costringe a scrivere un nuovo libro dove la sua eroina ritorna.
Forse un po’ troppo lungo, ma sicuramente coinvolgente e King evidenzia alcuni spunti interessanti come il rapporto tra un autore e lo scrivere (e i trucchi che gli autori usano quando scrivono); il legame di amore e odio tra un autore e una serie di romanzi che gli hanno dato un successo travolgente ma che lui stesso considera paccottaglia mentre vorrebbe scrivere libri importanti; la pazzia che travolge tutto e trasforma una persona nel male assoluto; il dolore fisico che annulla la personalità e ti rende succube anche a livello psicologico del tuo aguzzino; i sensi di colpa che il carnefice riesce a farti venire.
Divertente anche se inquietante il linguaggio di Annie che dietro a parole apparentemente buffe come “burba” nasconde una spietata violenza.
La solitudine dei numeri primi
Sono rimasta un po’ delusa: forse perché “abbagliata” dal gran parlare e dal premio Strega mi aspettavo molto di più. I temi trattati sono molto interessanti, ma il romanzo mi sembra inconcludente: questo continuo saltare in avanti nel tempo spezza il ritmo e ti sembra che non si sia detto quello ch ... (continue)
Sono rimasta un po’ delusa: forse perché “abbagliata” dal gran parlare e dal premio Strega mi aspettavo molto di più. I temi trattati sono molto interessanti, ma il romanzo mi sembra inconcludente: questo continuo saltare in avanti nel tempo spezza il ritmo e ti sembra che non si sia detto quello che si doveva dire e i personaggi sono come “congelati”. I primi due capitoli con il racconto delle due tragedie che segnano la vita dei protagonisti sono i più belli, poi mi è sembrato che l’autore si sia smarrito per strada (ll capitolo in cui si racconta l’incontro di Alice con Viola da adulte è proprio da dimenticare).
Avrei voluto sapere di più su Mattia e Alice bambini che affrontano i loro drammi e da adolescenti quando si incontrano, ma poi si viene sballottati in avanti improvvisamente senza poter capire meglio i personaggi.
I due protagonisti sono poi antipatici e non suscitano alcuna empatia, anzi ti verrebbe voglia di scrollarli a forza dalla loro autocommiserazione. I personaggi più riusciti, secondo me, sono i genitori di Mattia, in particolare la madre stritolata dalla tragedia.
Comunque è sicuramente un buon esordio e l’autore scrive bene, ma mi aspettavo forse qualcosa di diverso.
In compenso il titolo è bellissimo.
Comma 22
Un bellissimo romanzo che attraverso l’ironia e il divertimento lancia un durissimo capo d’accusa contro la guerra e la stupidità della burocrazia. Il protagonista è Yossarian, un pilota bombardiere che non vuole più fare missioni di guerra: ha paura di essere ucciso e non si capacità del perché deg ... (continue)
Un bellissimo romanzo che attraverso l’ironia e il divertimento lancia un durissimo capo d’accusa contro la guerra e la stupidità della burocrazia. Il protagonista è Yossarian, un pilota bombardiere che non vuole più fare missioni di guerra: ha paura di essere ucciso e non si capacità del perché degli sconosciuti lo vogliano uccidere (e a nulla valgono le spiegazioni che è in guerra!). Cerca di farsi passare per malato e ogni volta che raggiunge il numero minimo di missioni richieste per andare in licenza il suo capitano le aumenta.
E’ circondato da una serie di personaggi incredibili: il cappellano che ha paura della sua ombra, il compagno che vuole disperatamente andarsene ma che si tranquillizza soltanto durante le missioni, il capitano psicopatico succube del suo sottoposto sempre alla ricerca di un’idea per finire sui giornali e diventare popolare, il medico con l’incubo di essere trasferito nel Pacifico e che si fa continuamente misurare la febbre, l’ufficiale di mensa che ha trasformato la guerra in business al punto da accordarsi con il nemico per far bombardare il proprio campo base etc.
Tantissimi i personaggi e tantissime le situazioni paradossali che scatenano l’ilarità: ma tra le righe emerge una profonda amarezza per questi giovani mandati al massacro e per questa burocrazia surreale che non vede al di là del proprio naso.
Proprio grazie all’umorismo, la condanna della guerra diventa ancora più spietata, come quando si decide di bombardare un paese per bloccare una strada condannando vittime civili innocenti invece di scegliere altre strategie.
L’emblema dell’assurdità della guerra e della burocrazia è proprio il comma 22:
“L'unico motivo valido per chiedere il congedo dal fronte è la pazzia.
Chiunque chieda il congedo dal fronte non è pazzo. ”
E’ inoltre un romanzo molto attuale perché i dialoghi surreali sono comunque adattabili anche nella nostra vita di ogni giorno, quando ci scontriamo con l’ottusità e l’incomprensibilità degli apparati burocratici.
Enigma in luogo di mare
Come sempre, F&L non deludono il loro lettore! Un bellissimo libro che per me definire giallo è riduttivo: il mistero compare solo a metà libro e sembra quasi un pretesto per permettere la descrizione di personaggi bizzarri ma non stereotipati e la vita in un'esclusiva pineta dove, nonostante la ric ... (continue)
Come sempre, F&L non deludono il loro lettore! Un bellissimo libro che per me definire giallo è riduttivo: il mistero compare solo a metà libro e sembra quasi un pretesto per permettere la descrizione di personaggi bizzarri ma non stereotipati e la vita in un'esclusiva pineta dove, nonostante la ricchezza, non mancano la solitudine, la depressione e l'insoddisfazione.
Sono qui per dirti addio
Cinque racconti più o meno riusciti (mi è piaciuto molto “Paeso de gracia, angolo diputacion” mentre “fantasmi ad Arles” meno) che hanno in comune il fatto di essere scritti come una lunga lettera verso qualcuno che si sa non può rispondere. Il protagonista, raccontando la sua storia, è come se vole ... (continue)
Cinque racconti più o meno riusciti (mi è piaciuto molto “Paeso de gracia, angolo diputacion” mentre “fantasmi ad Arles” meno) che hanno in comune il fatto di essere scritti come una lunga lettera verso qualcuno che si sa non può rispondere. Il protagonista, raccontando la sua storia, è come se volesse inquadrare un dramma e la propria tragedia personale non tanto per avere una risposta ma per riflettere sul passato, sulle proprie speranze e delusioni.
Belli!