Sulla copertina di questo libretto quadrato dalla copertina gommosa c’è un bollino rosso promozionale che riporta un’unica parola: “Beautiful”. A pronunciarla, l’autorevole voce di Chris Anderson, la mente che ha prodotto TED Conference e che di cose beautiful ha imparato a intendersi. Uno di cui fi
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Sulla copertina di questo libretto quadrato dalla copertina gommosa c’è un bollino rosso promozionale che riporta un’unica parola: “Beautiful”. A pronunciarla, l’autorevole voce di Chris Anderson, la mente che ha prodotto TED Conference e che di cose beautiful ha imparato a intendersi. Uno di cui fidarsi, insomma. E in effetti Steal Like an Artist, sottotitolo “10 Things Nobody Told You about Being Creative” (10 cose che nessuno vi ha detto sull’essere creativi), è beautiful sul serio: partendo dal presupposto che niente è originale, e che quindi ogni atto creativo consiste in realtà in un ripensamento di cose già pensate, è costruito come una lista di, appunto, 10 elementi, con riflessioni e suggerimenti dell’autore su come si possa coltivare questa “qualità”, della quale tutti parlano ma che pochi si prendono la briga di analizzare a fondo (una splendida eccezione in questo senso è Annamaria Testa, della quale avevo brevemente parlato qui e qui, e che alla creatività ha dedicato lavoro, pensieri, conferenze, libri – La trama lucente, per dirne uno – e persino un sito, Nuovo e utile). I dieci comandamenti di Kleon sono piuttosto semplici, come 2. Non aspettare di sapere chi sei per partire, 4. Usa le mani, 6. Il segreto: fai un buon lavoro e condividilo con gli altri, 7. Sii gentile (il mondo è piccolo) oppure 8. Sii noioso (è l’unico modo per fare le cose), ma il bello sta nel vedere come vengono sviluppati. Se ci avessi pensato prima, sarebbe stato un ottimo regalo di Natale per parecchie persone. (Ecco, mi sono bruciata l’idea).
In un’ipotetica classifica delle mie case editrici preferite, Minimum Fax cadrebbe sicuramente fra le prime tre. E non solo per la sostanza dei libri che pubblica (anche se le ho giurato amore imperituro per aver ridato alle stampe il Diario di una scrittrice di Virginia Woolf – e ho pure com
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In un’ipotetica classifica delle mie case editrici preferite, Minimum Fax cadrebbe sicuramente fra le prime tre. E non solo per la sostanza dei libri che pubblica (anche se le ho giurato amore imperituro per aver ridato alle stampe il Diario di una scrittrice di Virginia Woolf – e ho pure comprato due edizioni su tre, per farvi capire come sono messa) ma per la cura che dedica a “vestirli”. In pochi casi come in quello di Minimum Fax, infatti, i progetti grafici dei libri, dalla copertina agli interni, somigliano tanto ad abitini devotamente cuciti su misura. E sfogliare questo libro bellissimo, un mèta-libro in verità, perché parla di grafica facendo grafica, è come mettere il naso dietro le quinte dell’atelier per scoprire i sarti al lavoro. Se tanto tanto l’argomento vi appassiona, o ci trafficate per mestiere, procuratevelo e studiatelo cover to cover.
Si chiamano Sprofondina, dormigliona appartenente alla famiglia dei re fannulloni; Radiolina, chiacchierona come una radio, “difficile da seguire nel suo ciangottare”; Capricciosa, che “non parla, parlotta; non tossisce, tossicchia”; Amnesia, che scorda tutto, e “si presenta agli spettacoli una sett
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Si chiamano Sprofondina, dormigliona appartenente alla famiglia dei re fannulloni; Radiolina, chiacchierona come una radio, “difficile da seguire nel suo ciangottare”; Capricciosa, che “non parla, parlotta; non tossisce, tossicchia”; Amnesia, che scorda tutto, e “si presenta agli spettacoli una settimana prima o tre giorni dopo”; e poi ancora Quarto di Luna, quarta figlia di Luna Piena e Orso Solitario; Rospetta, che nonostante il nome “non sbava, non gracida e non ha pustole”; Papagnassa del Peloponneso, Ermellina, Quattrocchi e Fasollà.
Sono le fanciulle uscite dai pennelli di Rebecca Dautremer, illustratrice francese che definire meravigliosa suona riduttivo. In questo suo abbecedario di principesse misconosciute o dimenticate ogni tavola è più ricca e stupefacente delle altre, e i testi, ironici e blasé quanto basta, passano dalla descrizione del carattere di ciascuna pulzella a note sulle loro abitudini di viaggio, sulle case che prediligono e su come fare per riconoscerle. Non manca poi un test per scoprire “che principessa sei”, e un pratico capitolo sul come cucinare la famosa “principessa coi piselli” secondo le ricette dell’orco Isidoro, tre volte vincitore della Padella d’Oro. Più adatto a principessine grandicelle e alle loro madri (o zie, come nel mio caso) che a bimbette in erba, è un capolavoro che non può mancare in ogni biblioteca del fantastico che si rispetti.
Recuperato solo di recente grazie al suggerimento dell’amica anobiana Duck, è un preziosissimo dittico di racconti lunghi, o novelle, vecchi ormai di vent’anni ma con immutato potere di calare nel meraviglioso brodo letterario di Antonia Byatt. In Morpho Eugenia ci sono, in embrione, molti de
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Recuperato solo di recente grazie al suggerimento dell’amica anobiana Duck, è un preziosissimo dittico di racconti lunghi, o novelle, vecchi ormai di vent’anni ma con immutato potere di calare nel meraviglioso brodo letterario di Antonia Byatt. In Morpho Eugenia ci sono, in embrione, molti dei temi che l’autrice riprenderà ne Il libro dei bambini (per me capolavoro assoluto), mentre in L’angelo coniugale ricompare la questione dello spiritismo, affrontata en passant l’anno prima da Byatt in Possessione. In entrambi una maestria eccezionale (onore al merito di Anna Nadotti e Fausto Galuzzi, valentissimi traduttori), ambientazioni puntuali e un trionfo di elenchi: di colori, abiti, pietre, cibi, oggetti, animali, forme… Un piacere di lettura quasi fisico.
Premettendo che io amo Alison Bechdel da quando l’amico Mouse mi fece conoscere Fun Home e che l’ho amata doppiamente per le sue Dykes (che rileggo periodicamente, e appassionatamente consiglio), non giunge strano che mi trovi a lodare anche questa sua ultima opera.
Premettendo che io amo Alison Bechdel da quando l’amico Mouse mi fece conoscere Fun Home e che l’ho amata doppiamente per le sue Dykes (che rileggo periodicamente, e appassionatamente consiglio), non giunge strano che mi trovi a lodare anche questa sua ultima opera.
Fumettista e scrittrice parimenti talentuosa, dopo aver sezionato la figura del padre, Bechdel si dedica stavolta a quella materna. Ne esce un mix fra ritratto della genitrice, autobiografia e trattato psicanalitico mica da ridere, impegnativo da leggere e meritevole di una, due, tre o venti riprese. Mi ci sono trovata riflessa, e ho ripescato cose che credevo di aver dimenticato. Se vi piacciono i viaggi interiori e pensare non vi spaventa, è il libro per voi.
Steal Like an Artist
Sulla copertina di questo libretto quadrato dalla copertina gommosa c’è un bollino rosso promozionale che riporta un’unica parola: “Beautiful”. A pronunciarla, l’autorevole voce di Chris Anderson, la mente che ha prodotto TED Conference e che di cose beautiful ha imparato a intendersi. Uno di cui fi ... (continue)
Sulla copertina di questo libretto quadrato dalla copertina gommosa c’è un bollino rosso promozionale che riporta un’unica parola: “Beautiful”. A pronunciarla, l’autorevole voce di Chris Anderson, la mente che ha prodotto TED Conference e che di cose beautiful ha imparato a intendersi. Uno di cui fidarsi, insomma.
E in effetti Steal Like an Artist, sottotitolo “10 Things Nobody Told You about Being Creative” (10 cose che nessuno vi ha detto sull’essere creativi), è beautiful sul serio: partendo dal presupposto che niente è originale, e che quindi ogni atto creativo consiste in realtà in un ripensamento di cose già pensate, è costruito come una lista di, appunto, 10 elementi, con riflessioni e suggerimenti dell’autore su come si possa coltivare questa “qualità”, della quale tutti parlano ma che pochi si prendono la briga di analizzare a fondo (una splendida eccezione in questo senso è Annamaria Testa, della quale avevo brevemente parlato qui e qui, e che alla creatività ha dedicato lavoro, pensieri, conferenze, libri – La trama lucente, per dirne uno – e persino un sito, Nuovo e utile).
I dieci comandamenti di Kleon sono piuttosto semplici, come 2. Non aspettare di sapere chi sei per partire, 4. Usa le mani, 6. Il segreto: fai un buon lavoro e condividilo con gli altri, 7. Sii gentile (il mondo è piccolo) oppure 8. Sii noioso (è l’unico modo per fare le cose), ma il bello sta nel vedere come vengono sviluppati. Se ci avessi pensato prima, sarebbe stato un ottimo regalo di Natale per parecchie persone.
(Ecco, mi sono bruciata l’idea).
Fare i libri
In un’ipotetica classifica delle mie case editrici preferite, Minimum Fax cadrebbe sicuramente fra le prime tre. E non solo per la sostanza dei libri che pubblica (anche se le ho giurato amore imperituro per aver ridato alle stampe il Diario di una scrittrice di Virginia Woolf – e ho pure com ... (continue)
In un’ipotetica classifica delle mie case editrici preferite, Minimum Fax cadrebbe sicuramente fra le prime tre. E non solo per la sostanza dei libri che pubblica (anche se le ho giurato amore imperituro per aver ridato alle stampe il Diario di una scrittrice di Virginia Woolf – e ho pure comprato due edizioni su tre, per farvi capire come sono messa) ma per la cura che dedica a “vestirli”. In pochi casi come in quello di Minimum Fax, infatti, i progetti grafici dei libri, dalla copertina agli interni, somigliano tanto ad abitini devotamente cuciti su misura. E sfogliare questo libro bellissimo, un mèta-libro in verità, perché parla di grafica facendo grafica, è come mettere il naso dietro le quinte dell’atelier per scoprire i sarti al lavoro. Se tanto tanto l’argomento vi appassiona, o ci trafficate per mestiere, procuratevelo e studiatelo cover to cover.
Principesse
Si chiamano Sprofondina, dormigliona appartenente alla famiglia dei re fannulloni; Radiolina, chiacchierona come una radio, “difficile da seguire nel suo ciangottare”; Capricciosa, che “non parla, parlotta; non tossisce, tossicchia”; Amnesia, che scorda tutto, e “si presenta agli spettacoli una sett ... (continue)
Si chiamano Sprofondina, dormigliona appartenente alla famiglia dei re fannulloni; Radiolina, chiacchierona come una radio, “difficile da seguire nel suo ciangottare”; Capricciosa, che “non parla, parlotta; non tossisce, tossicchia”; Amnesia, che scorda tutto, e “si presenta agli spettacoli una settimana prima o tre giorni dopo”; e poi ancora Quarto di Luna, quarta figlia di Luna Piena e Orso Solitario; Rospetta, che nonostante il nome “non sbava, non gracida e non ha pustole”; Papagnassa del Peloponneso, Ermellina, Quattrocchi e Fasollà.
Sono le fanciulle uscite dai pennelli di Rebecca Dautremer, illustratrice francese che definire meravigliosa suona riduttivo. In questo suo abbecedario di principesse misconosciute o dimenticate ogni tavola è più ricca e stupefacente delle altre, e i testi, ironici e blasé quanto basta, passano dalla descrizione del carattere di ciascuna pulzella a note sulle loro abitudini di viaggio, sulle case che prediligono e su come fare per riconoscerle. Non manca poi un test per scoprire “che principessa sei”, e un pratico capitolo sul come cucinare la famosa “principessa coi piselli” secondo le ricette dell’orco Isidoro, tre volte vincitore della Padella d’Oro.
Più adatto a principessine grandicelle e alle loro madri (o zie, come nel mio caso) che a bimbette in erba, è un capolavoro che non può mancare in ogni biblioteca del fantastico che si rispetti.
Angeli e insetti
Recuperato solo di recente grazie al suggerimento dell’amica anobiana Duck, è un preziosissimo dittico di racconti lunghi, o novelle, vecchi ormai di vent’anni ma con immutato potere di calare nel meraviglioso brodo letterario di Antonia Byatt. In Morpho Eugenia ci sono, in embrione, molti de ... (continue)
Recuperato solo di recente grazie al suggerimento dell’amica anobiana Duck, è un preziosissimo dittico di racconti lunghi, o novelle, vecchi ormai di vent’anni ma con immutato potere di calare nel meraviglioso brodo letterario di Antonia Byatt. In Morpho Eugenia ci sono, in embrione, molti dei temi che l’autrice riprenderà ne Il libro dei bambini (per me capolavoro assoluto), mentre in L’angelo coniugale ricompare la questione dello spiritismo, affrontata en passant l’anno prima da Byatt in Possessione.
In entrambi una maestria eccezionale (onore al merito di Anna Nadotti e Fausto Galuzzi, valentissimi traduttori), ambientazioni puntuali e un trionfo di elenchi: di colori, abiti, pietre, cibi, oggetti, animali, forme… Un piacere di lettura quasi fisico.
Sei tu mia madre?
Premettendo che io amo Alison Bechdel da quando l’amico Mouse mi fece conoscere Fun Home e che l’ho amata doppiamente per le sue Dykes (che rileggo periodicamente, e appassionatamente consiglio), non giunge strano che mi trovi a lodare anche questa sua ultima opera.
Fumettista e scrit ... (continue)
Premettendo che io amo Alison Bechdel da quando l’amico Mouse mi fece conoscere Fun Home e che l’ho amata doppiamente per le sue Dykes (che rileggo periodicamente, e appassionatamente consiglio), non giunge strano che mi trovi a lodare anche questa sua ultima opera.
Fumettista e scrittrice parimenti talentuosa, dopo aver sezionato la figura del padre, Bechdel si dedica stavolta a quella materna. Ne esce un mix fra ritratto della genitrice, autobiografia e trattato psicanalitico mica da ridere, impegnativo da leggere e meritevole di una, due, tre o venti riprese.
Mi ci sono trovata riflessa, e ho ripescato cose che credevo di aver dimenticato. Se vi piacciono i viaggi interiori e pensare non vi spaventa, è il libro per voi.