Devo essere molto, molto e poi ancora molto grata al vicino Sidner, nella cui sterminata libreria ho incontrato questo titolo. Da sola non l'avrei mai nemmeno considerato, persa nei fumi della mia stupida allergia allo scaffale "attualità" (ma mi sto rieducando). E invece il suo commento mi ha spint
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Devo essere molto, molto e poi ancora molto grata al vicino Sidner, nella cui sterminata libreria ho incontrato questo titolo. Da sola non l'avrei mai nemmeno considerato, persa nei fumi della mia stupida allergia allo scaffale "attualità" (ma mi sto rieducando). E invece il suo commento mi ha spinta non solo a prenderlo, ma a leggerlo, anzi, diciamo pure a inghiottirlo tutto d'uno fiato, e a parlarne poi con entusiasmo. Le piccole, piccolissime, umili, testarde storie di questi uomini e donne coraggiosi, eroici proprio per la mancanza di qualsiasi pretesa di eroismo, sono come acqua nel deserto, il deserto essendo la nostra condizione quotidiana di superficialità. Si impara tanto dalle vicende della famiglia di pastori che vive ai confini di Genova, del prete che tiene in vita un paese e una comunità, del maestro d'ascia siciliano che costruisce una casa coi rifiuti e la abita pure. Si impara un modo nuovo di sperare, di scegliere e poi covare i sogni, e si impara che la dignità e il senso possono stare dovunque, "ma forse siamo solo noi che non sappiamo guardare".
È bello imbattersi in storie come queste e in libri come questo, che le sanno raccontare: realtà che ti fanno vergognare un po' meno del tuo paese, dei tuoi vicini, dei tuoi stessi pensieri che ogni tanto ti scopri addosso senza nemmeno sapere da dove siano arrivati. È bello, fa bene e soprattutto f
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È bello imbattersi in storie come queste e in libri come questo, che le sanno raccontare: realtà che ti fanno vergognare un po' meno del tuo paese, dei tuoi vicini, dei tuoi stessi pensieri che ogni tanto ti scopri addosso senza nemmeno sapere da dove siano arrivati. È bello, fa bene e soprattutto fa sperare, non tanto in qualche consolante buonismo, ma nel valore immarcescibile (e di motivi per marcire ne avrebbe) dell'impegno serio, continuativo, sfiancante, dove ci si sporca le mani ma non lo si va a sbandierare a nessuno. Il Cuamm non lo conoscevo, Paolo Rumiz di nome. Ora ho due mattoni in più per costruire la mia casa.
Ultimamente mi è capitato spesso di leggere su blog e giornali Cavina qui e Cavina là. Così quando me lo sono trovato davanti, non lui (anche se penso potrebbe essere interessante) ma il suo nome sullo scaffale della biblioteca, ho pensato che era giunto il momento di colmare una lacuna. Ho scopert
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Ultimamente mi è capitato spesso di leggere su blog e giornali Cavina qui e Cavina là. Così quando me lo sono trovato davanti, non lui (anche se penso potrebbe essere interessante) ma il suo nome sullo scaffale della biblioteca, ho pensato che era giunto il momento di colmare una lacuna. Ho scoperto così una penna facile e felice: facile per come sa essere scorrevole, trascinando nella storia senza che nemmeno ce ne si accorga; felice perché la storia è di quelle minime e colossali, la storia di una vita dalla quale ne germogliano altre destinate altrimenti a scomparire, e invece così non solo si conservano, ma si tramandano ad altri, ai figli di carne e a quelli di spirito come noi, che le leggiamo. Proprio come i frutti dimenticati dell'orto di Suor Luca Maria.
Quanto mi piace Valeria Parrella l'ho già scritto. Di suo non ho ancora letto tutto, ma è sempre un piacere ritrovare a ogni libro la familiarità con quello stile "a mezzo", come direbbe lei, tra sacro e profano, alto e basso, colto e di strada. Questi racconti hanno qualche anno, e si sente (in alc
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Quanto mi piace Valeria Parrella l'ho già scritto. Di suo non ho ancora letto tutto, ma è sempre un piacere ritrovare a ogni libro la familiarità con quello stile "a mezzo", come direbbe lei, tra sacro e profano, alto e basso, colto e di strada. Questi racconti hanno qualche anno, e si sente (in alcune piccole legnosità, in qualche descrizione di maniera), ma il talento della scrittrice c'è tutto intero. In bilico tra le tre e le quattro stelle, scelgo le seconde per affetto e per la prima parte de L'amico immaginato.
Stirpe
Magnifico e straziato Cent'anni di solitudine sardo - anzi, nuorese - intriso d'amore, di dolore e di poesia cristallina.
Gli ultimi
Devo essere molto, molto e poi ancora molto grata al vicino Sidner, nella cui sterminata libreria ho incontrato questo titolo. Da sola non l'avrei mai nemmeno considerato, persa nei fumi della mia stupida allergia allo scaffale "attualità" (ma mi sto rieducando). E invece il suo commento mi ha spint ... (continue)
Devo essere molto, molto e poi ancora molto grata al vicino Sidner, nella cui sterminata libreria ho incontrato questo titolo. Da sola non l'avrei mai nemmeno considerato, persa nei fumi della mia stupida allergia allo scaffale "attualità" (ma mi sto rieducando). E invece il suo commento mi ha spinta non solo a prenderlo, ma a leggerlo, anzi, diciamo pure a inghiottirlo tutto d'uno fiato, e a parlarne poi con entusiasmo. Le piccole, piccolissime, umili, testarde storie di questi uomini e donne coraggiosi, eroici proprio per la mancanza di qualsiasi pretesa di eroismo, sono come acqua nel deserto, il deserto essendo la nostra condizione quotidiana di superficialità. Si impara tanto dalle vicende della famiglia di pastori che vive ai confini di Genova, del prete che tiene in vita un paese e una comunità, del maestro d'ascia siciliano che costruisce una casa coi rifiuti e la abita pure. Si impara un modo nuovo di sperare, di scegliere e poi covare i sogni, e si impara che la dignità e il senso possono stare dovunque, "ma forse siamo solo noi che non sappiamo guardare".
Il bene ostinato
È bello imbattersi in storie come queste e in libri come questo, che le sanno raccontare: realtà che ti fanno vergognare un po' meno del tuo paese, dei tuoi vicini, dei tuoi stessi pensieri che ogni tanto ti scopri addosso senza nemmeno sapere da dove siano arrivati. È bello, fa bene e soprattutto f ... (continue)
È bello imbattersi in storie come queste e in libri come questo, che le sanno raccontare: realtà che ti fanno vergognare un po' meno del tuo paese, dei tuoi vicini, dei tuoi stessi pensieri che ogni tanto ti scopri addosso senza nemmeno sapere da dove siano arrivati. È bello, fa bene e soprattutto fa sperare, non tanto in qualche consolante buonismo, ma nel valore immarcescibile (e di motivi per marcire ne avrebbe) dell'impegno serio, continuativo, sfiancante, dove ci si sporca le mani ma non lo si va a sbandierare a nessuno. Il Cuamm non lo conoscevo, Paolo Rumiz di nome. Ora ho due mattoni in più per costruire la mia casa.
I frutti dimenticati
Ultimamente mi è capitato spesso di leggere su blog e giornali Cavina qui e Cavina là. Così quando me lo sono trovato davanti, non lui (anche se penso potrebbe essere interessante) ma il suo nome sullo scaffale della biblioteca, ho pensato che era giunto il momento di colmare una lacuna.continue)
Ho scopert ... (
Ultimamente mi è capitato spesso di leggere su blog e giornali Cavina qui e Cavina là. Così quando me lo sono trovato davanti, non lui (anche se penso potrebbe essere interessante) ma il suo nome sullo scaffale della biblioteca, ho pensato che era giunto il momento di colmare una lacuna.
Ho scoperto così una penna facile e felice: facile per come sa essere scorrevole, trascinando nella storia senza che nemmeno ce ne si accorga; felice perché la storia è di quelle minime e colossali, la storia di una vita dalla quale ne germogliano altre destinate altrimenti a scomparire, e invece così non solo si conservano, ma si tramandano ad altri, ai figli di carne e a quelli di spirito come noi, che le leggiamo. Proprio come i frutti dimenticati dell'orto di Suor Luca Maria.
Per grazia ricevuta
Quanto mi piace Valeria Parrella l'ho già scritto. Di suo non ho ancora letto tutto, ma è sempre un piacere ritrovare a ogni libro la familiarità con quello stile "a mezzo", come direbbe lei, tra sacro e profano, alto e basso, colto e di strada. Questi racconti hanno qualche anno, e si sente (in alc ... (continue)
Quanto mi piace Valeria Parrella l'ho già scritto. Di suo non ho ancora letto tutto, ma è sempre un piacere ritrovare a ogni libro la familiarità con quello stile "a mezzo", come direbbe lei, tra sacro e profano, alto e basso, colto e di strada. Questi racconti hanno qualche anno, e si sente (in alcune piccole legnosità, in qualche descrizione di maniera), ma il talento della scrittrice c'è tutto intero. In bilico tra le tre e le quattro stelle, scelgo le seconde per affetto e per la prima parte de L'amico immaginato.