Così come chi vive nei dintorni di Cles avrà tirato un gran sospiro di sollievo nello scoprire di non essere tra gli obiettivi di Al Qaeda e di Giovanni Toti, direttore di Studio Aperto; allo stesso modo, noi ci siamo empiti i polmoni di quell'aria che spira dalle ultime parole del testo di concento
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Così come chi vive nei dintorni di Cles avrà tirato un gran sospiro di sollievo nello scoprire di non essere tra gli obiettivi di Al Qaeda e di Giovanni Toti, direttore di Studio Aperto; allo stesso modo, noi ci siamo empiti i polmoni di quell'aria che spira dalle ultime parole del testo di concento con l'autore, quando finalmente, con una manovra di Heimlich riuscita per sbaglio (be', ho appena concluso Soffocare di Palahniuk, che cosa pretendete?), il pur bravo Veronesi riconquista la pervietà alla trachea del romanzo, occlusa fin dal principio dall'Evento Inesplicabile (vedi: Squalo delle nevi) che gli dovrebbe acquistare un Senso Altissimo e magari Ineffabile - ma se non esistono le parole per dirlo, allora bla bla bla? - e che, come moneta di scambio, vale meno di un soldo di cacio. Detto per amore di compendio: XY è talmente fragile e sconclusionato che il fatto che non mi sia dispiaciuto diviene, al pari dell'Evento Inesplicabile per la storia che narra, del tutto ininfluente.
L'unico racconto di questa raccolta che meritava di salvarsi dall'oblio (magari come bonus track di Oblio) è Ordine e fluttuazione a Northampton. Qualche sprazzo di luce (l'alba cimiteriale del tossicomane Troppo Carino) rischiara Solomon Silverfish, ma il materiale è davvero troppo scarso per non i
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L'unico racconto di questa raccolta che meritava di salvarsi dall'oblio (magari come bonus track di Oblio) è Ordine e fluttuazione a Northampton. Qualche sprazzo di luce (l'alba cimiteriale del tossicomane Troppo Carino) rischiara Solomon Silverfish, ma il materiale è davvero troppo scarso per non innescare il sospetto che pubblicarne gli esordi puberi o propalarne gli aborti per fare cassa sia un modo irriverente di commemorare l'autore di Infinite Jest.
è troppo presto per parlarne, visto che l'ho finito ieri sera. Qualche nota a piè di pagina: 1) mi sono piaciute le note a piè di pagina, non solo per il loro contenuto, ma perché ricordano l'amico DFW e perché sono un condensato efficacissimo del sarcasmo macabro del medico-scrittore; 2)
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è troppo presto per parlarne, visto che l'ho finito ieri sera. Qualche nota a piè di pagina: 1) mi sono piaciute le note a piè di pagina, non solo per il loro contenuto, ma perché ricordano l'amico DFW e perché sono un condensato efficacissimo del sarcasmo macabro del medico-scrittore; 2) il testo non si esaurisce completamente nell' intrattenimento da consumare voracemente, digerire, espellere quasi intatto per conservare unicamente una vaga sensazione di piacere orale e anale che, con l'irrancidirsi dello stimolo, rattrapisca fino alla paralisi della dimenticanza; 3) Magdalena è più di un alibi che un'accusa agguerrita smonterebbe facilmente per sostenere la tesi che al successo siano necessarie torride quanto gratuite scene di sesso. Da Magdalena origina una parossistica, paradossale ma dignitosa (sul piano letterario) storia d'amore; 4) la visita ad Aushwitz di Peter Brnwa è una denuncia formidabile contro l'odierno antisemitismo e riuscire a farcela stare in un testo spericolato, vorticoso, scapicollato, arrapato come questo senza che si percepiscano forzature è sicuramente un piccolo miracolo; 5) la denuncia parcellizzata ma sempre presente contro il sistema sanitario statunitense è tanto più forte in quanto presentata nella forma di barzelletta o aneddoto assurdo che assurdo non è; 6) non è stupido accostare, come viene fatto, Bazell a Tarantino. Peccato che sia il Tarantino di Kill Bill, quello che mi piace meno. Manca insomma la genialità di Pulp Fiction, quello stato di grazia che giustificherebbe ogni iperbole. Qui quando si esagera (staccarsi il perone per brandirlo come un'arma), si esagera e basta e il patto col lettore (io ti credo, qualsiasi cosa tu mi dica, basta che tu sia bravo abbastanza da darmela a bere), va quasi a farsi fottere. Ok, perdonato.
Trascurabilissima opera prima del profetico (detto senza ironia) DeLillo. C'è qualcosa di buono. La scrittura, tanto per dirne una, quando non si arena nelle secche di virtuosismi manierati che rasentano il vaniloquio, e proprio in quei momenti epifanici (per voi che avete già letto: la parabola di
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Trascurabilissima opera prima del profetico (detto senza ironia) DeLillo. C'è qualcosa di buono. La scrittura, tanto per dirne una, quando non si arena nelle secche di virtuosismi manierati che rasentano il vaniloquio, e proprio in quei momenti epifanici (per voi che avete già letto: la parabola di Sullivan in barca a vela con lo zio orangista) che dovrebbero illuminare un simulacro di verità da conquistarsi rantolando nel fango e invece annottano su garbugli schizofrenici; la scrittura possiede un concentrato dinamismo e un ascendente icastico che preconizzano il DeLillo della maturità. Ma se l'elocuzione non è male, il romanzo è giovanilisticamente pretenzioso e gerontocraticamente noioso; le invenzioni latitano; la storia è disomogenea, acciabattata, priva di unitarietà nelle parti che la compongono. Mancano inoltre gli indiani Navajo e quel cazzo di film che impegna David per tutta la seconda parte è un abominio (benché, come c'era da aspettarsi dal grande scrittore di Underworld, l'indagine sociologica del fenomeno YouTube e succedanei anticipi di circa trent'anni il fenomeno youTube e succedanei).
XY
Così come chi vive nei dintorni di Cles avrà tirato un gran sospiro di sollievo nello scoprire di non essere tra gli obiettivi di Al Qaeda e di Giovanni Toti, direttore di Studio Aperto; allo stesso modo, noi ci siamo empiti i polmoni di quell'aria che spira dalle ultime parole del testo di concento ... (continue)
Così come chi vive nei dintorni di Cles avrà tirato un gran sospiro di sollievo nello scoprire di non essere tra gli obiettivi di Al Qaeda e di Giovanni Toti, direttore di Studio Aperto; allo stesso modo, noi ci siamo empiti i polmoni di quell'aria che spira dalle ultime parole del testo di concento con l'autore, quando finalmente, con una manovra di Heimlich riuscita per sbaglio (be', ho appena concluso Soffocare di Palahniuk, che cosa pretendete?), il pur bravo Veronesi riconquista la pervietà alla trachea del romanzo, occlusa fin dal principio dall'Evento Inesplicabile (vedi: Squalo delle nevi) che gli dovrebbe acquistare un Senso Altissimo e magari Ineffabile - ma se non esistono le parole per dirlo, allora bla bla bla? - e che, come moneta di scambio, vale meno di un soldo di cacio.
Detto per amore di compendio: XY è talmente fragile e sconclusionato che il fatto che non mi sia dispiaciuto diviene, al pari dell'Evento Inesplicabile per la storia che narra, del tutto ininfluente.
Questa è l'acqua
L'unico racconto di questa raccolta che meritava di salvarsi dall'oblio (magari come bonus track di Oblio) è Ordine e fluttuazione a Northampton. Qualche sprazzo di luce (l'alba cimiteriale del tossicomane Troppo Carino) rischiara Solomon Silverfish, ma il materiale è davvero troppo scarso per non i ... (continue)
L'unico racconto di questa raccolta che meritava di salvarsi dall'oblio (magari come bonus track di Oblio) è Ordine e fluttuazione a Northampton. Qualche sprazzo di luce (l'alba cimiteriale del tossicomane Troppo Carino) rischiara Solomon Silverfish, ma il materiale è davvero troppo scarso per non innescare il sospetto che pubblicarne gli esordi puberi o propalarne gli aborti per fare cassa sia un modo irriverente di commemorare l'autore di Infinite Jest.
Vedi di non morire
***This comment contains spoilers! ***
è troppo presto per parlarne, visto che l'ho finito ieri sera. Qualche nota a piè di pagina:continue)
1) mi sono piaciute le note a piè di pagina, non solo per il loro contenuto, ma perché ricordano l'amico DFW e perché sono un condensato efficacissimo del sarcasmo macabro del medico-scrittore;
2) ... (
è troppo presto per parlarne, visto che l'ho finito ieri sera. Qualche nota a piè di pagina:
1) mi sono piaciute le note a piè di pagina, non solo per il loro contenuto, ma perché ricordano l'amico DFW e perché sono un condensato efficacissimo del sarcasmo macabro del medico-scrittore;
2) il testo non si esaurisce completamente nell' intrattenimento da consumare voracemente, digerire, espellere quasi intatto per conservare unicamente una vaga sensazione di piacere orale e anale che, con l'irrancidirsi dello stimolo, rattrapisca fino alla paralisi della dimenticanza;
3) Magdalena è più di un alibi che un'accusa agguerrita smonterebbe facilmente per sostenere la tesi che al successo siano necessarie torride quanto gratuite scene di sesso. Da Magdalena origina una parossistica, paradossale ma dignitosa (sul piano letterario) storia d'amore;
4) la visita ad Aushwitz di Peter Brnwa è una denuncia formidabile contro l'odierno antisemitismo e riuscire a farcela stare in un testo spericolato, vorticoso, scapicollato, arrapato come questo senza che si percepiscano forzature è sicuramente un piccolo miracolo;
5) la denuncia parcellizzata ma sempre presente contro il sistema sanitario statunitense è tanto più forte in quanto presentata nella forma di barzelletta o aneddoto assurdo che assurdo non è;
6) non è stupido accostare, come viene fatto, Bazell a Tarantino. Peccato che sia il Tarantino di Kill Bill, quello che mi piace meno. Manca insomma la genialità di Pulp Fiction, quello stato di grazia che giustificherebbe ogni iperbole. Qui quando si esagera (staccarsi il perone per brandirlo come un'arma), si esagera e basta e il patto col lettore (io ti credo, qualsiasi cosa tu mi dica, basta che tu sia bravo abbastanza da darmela a bere), va quasi a farsi fottere. Ok, perdonato.
Sunset Limited
L'alfier nero di Boito senza scacchiera. Un testo satirico, suppongo.
Americana
Trascurabilissima opera prima del profetico (detto senza ironia) DeLillo. C'è qualcosa di buono. La scrittura, tanto per dirne una, quando non si arena nelle secche di virtuosismi manierati che rasentano il vaniloquio, e proprio in quei momenti epifanici (per voi che avete già letto: la parabola di ... (continue)
Trascurabilissima opera prima del profetico (detto senza ironia) DeLillo. C'è qualcosa di buono. La scrittura, tanto per dirne una, quando non si arena nelle secche di virtuosismi manierati che rasentano il vaniloquio, e proprio in quei momenti epifanici (per voi che avete già letto: la parabola di Sullivan in barca a vela con lo zio orangista) che dovrebbero illuminare un simulacro di verità da conquistarsi rantolando nel fango e invece annottano su garbugli schizofrenici; la scrittura possiede un concentrato dinamismo e un ascendente icastico che preconizzano il DeLillo della maturità. Ma se l'elocuzione non è male, il romanzo è giovanilisticamente pretenzioso e gerontocraticamente noioso; le invenzioni latitano; la storia è disomogenea, acciabattata, priva di unitarietà nelle parti che la compongono. Mancano inoltre gli indiani Navajo e quel cazzo di film che impegna David per tutta la seconda parte è un abominio (benché, come c'era da aspettarsi dal grande scrittore di Underworld, l'indagine sociologica del fenomeno YouTube e succedanei anticipi di circa trent'anni il fenomeno youTube e succedanei).