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Per una sinistra reazionaria
Bruno Arpaia è uno scrittore di romanzi e un traduttore, non un saggista, è ciò fa si che il testo in questione non sia un trattato di filosofia politica ma una sorta di riflessione che l'autore su idee, visioni e posizioni di un insieme di personaggi noti e meno noti appartenti alla nuova destra co ... (continue)
Bruno Arpaia è uno scrittore di romanzi e un traduttore, non un saggista, è ciò fa si che il testo in questione non sia un trattato di filosofia politica ma una sorta di riflessione che l'autore su idee, visioni e posizioni di un insieme di personaggi noti e meno noti appartenti alla nuova destra comunitarista e non solo. Il citazionismo rallenta il movimento del testo senza essere pedante, le riflessioni originali di Arpaia sono senza dubbio ben scritte, in uno stile giornalistico letterario e colto non troppo diffuso in italia. La sua critica all'universalismo non mi ha convinto, troppo superficiale. Devo ammettere però che spunti interessanti li offre, soprattutto sul senso del "dovere" e contro rivendicazione di pseudo-diritti che non tengono conto di questioni più complesse quali per esempio il consumismo ossessivo e l'individualismo sfrenato. Ma l'idea di "comunità" per quanto problematizzata dall'autore resta un'alternativa troppo debole e complessivamente insufficiente per reggere la sfida con l'individualismo liberale e libertario. La prosettiva di classe, una nuova prospettiva di classe non è minimamente menzionata, e da li invece che si dovrebbe ripartire.
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