Camilleri per fortuna ogni tanto lascia a riposo Montalbano, e fa lo scrittore come dico io: in una specie di romanzo epistolare, la permanenza per studi (vera) di un nipote del negus d'Etiopia Haile Selassie I in un liceo siciliano diventa il pretesto per mettere in scena l'italietta di ieri (e di
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Camilleri per fortuna ogni tanto lascia a riposo Montalbano, e fa lo scrittore come dico io: in una specie di romanzo epistolare, la permanenza per studi (vera) di un nipote del negus d'Etiopia Haile Selassie I in un liceo siciliano diventa il pretesto per mettere in scena l'italietta di ieri (e di oggi) con i suoi funzionari pubblici che tengono famiglia, i troppi lei-non-sa-chi-sono-io, i poliziotti equamente divisi tra invasati e fancazzisti, e la prosopopea del fascismo che, se lo proietta lontano da noi in una tragicomica caricatura, ne identifica però i troppi tratti così tanto simili all'itaglia di oggi e ai suoi tanti me-ne-frego. Eccezionale il personaggio principale, il principe negro nipote del negus d'Etiopia, che poi in realtà è il più italiano di tutti, capace di fregare tutti quelli che volevano fregarlo, sputtanare i tromboni del locale circolo dei nobili, far strage di donne, prendere per il culo i fascisti e portarci al finale col botto. In un altro paese, sarebbe questo il libro di Camilleri da cui tirare fuori film e telefilm.
Il nipote del Negus
Camilleri per fortuna ogni tanto lascia a riposo Montalbano, e fa lo scrittore come dico io: in una specie di romanzo epistolare, la permanenza per studi (vera) di un nipote del negus d'Etiopia Haile Selassie I in un liceo siciliano diventa il pretesto per mettere in scena l'italietta di ieri (e di ... (continue)
Camilleri per fortuna ogni tanto lascia a riposo Montalbano, e fa lo scrittore come dico io: in una specie di romanzo epistolare, la permanenza per studi (vera) di un nipote del negus d'Etiopia Haile Selassie I in un liceo siciliano diventa il pretesto per mettere in scena l'italietta di ieri (e di oggi) con i suoi funzionari pubblici che tengono famiglia, i troppi lei-non-sa-chi-sono-io, i poliziotti equamente divisi tra invasati e fancazzisti, e la prosopopea del fascismo che, se lo proietta lontano da noi in una tragicomica caricatura, ne identifica però i troppi tratti così tanto simili all'itaglia di oggi e ai suoi tanti me-ne-frego. Eccezionale il personaggio principale, il principe negro nipote del negus d'Etiopia, che poi in realtà è il più italiano di tutti, capace di fregare tutti quelli che volevano fregarlo, sputtanare i tromboni del locale circolo dei nobili, far strage di donne, prendere per il culo i fascisti e portarci al finale col botto.
In un altro paese, sarebbe questo il libro di Camilleri da cui tirare fuori film e telefilm.