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Est modus in rebus, signora mia. -
Arguto è arguto. Torrenziale pure. Talvolta persino piccante. E' la cronaca, in anticipo, della nascita di una 'certa' nazione, del boom degli anni '60, dell'economia che esplode nei nuovi consumi, di massa o di élite, è l'inizio del feticismo dello Shopping. E, certo, il polemista è sagace ma legge ... (continue)
- — Mar 17, 2009 | 3 feedbacks
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Costumi degli italiani 1
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Bisogna butti giù due righe a proposito di questa inconsueta scrittura. Intanto "Costumi degli Italiani" è una serie di mini-racconti che si svolge e dipana in una serie di mini-volumetti, dei quali questo è il primo, e il secondo sta qui accanto nello scaffale; le narrazioni sono legate da uno spaz ... (continue)
Bisogna butti giù due righe a proposito di questa inconsueta scrittura. Intanto "Costumi degli Italiani" è una serie di mini-racconti che si svolge e dipana in una serie di mini-volumetti, dei quali questo è il primo, e il secondo sta qui accanto nello scaffale; le narrazioni sono legate da uno spazio fisico e temporale da identificarsi nella provincia emiliana e nell'età della ricostruzione post-bellica; i personaggi che vi compaiono, significativamente battezzati collettivamente 'i pascolanti', si ritrovano da un racconto (ma sarebbe più corretto definirlo episodio) all'altro con una meccanica non dissimile a quella degli 'spoiler' dei telefilm, in genere americani. Ed inoltre, unico è il narratore, auto-ironico ed umorale, che, vivaddio, si chiama Gianni Celati. Non so quanto ci sia di autobiografico qua dentro, ma è gia un conforto non dover assecondare il gioco di specchi delle identità del personaggio che dice "io". Tanto, la scrittura è comunque costruzione, tanto vale... E tanto vale soprattutto per una scrittura così profondamente anti-realista come quella di Celati, che predilige il ritratto del tipo, più che dell'individuo, del percorso segnato più che della volontà. Nel 'pascolare' distratto di tutti i suoi personaggi per i vari contesti cittadini, dalla sala da biliardo, che evidentemente si chiama Accademia in tutte le città del mondo, alla scuola, alle ville-alto-borghesi, ai vicoli, emerge chiara una visione della società come una poco tragica, ma molto oscena, baracconata. Nonostante la leggerezza dell'insieme, sembra dirci Celati, li dentro, non ci si può che ammalare, inguaribilmente. Unica speranza, destinata comunque alla frustrazione pare essere l'eros, che non è il sesso realizzato, oggetto di consumo, ma una sorta di adolescenziale desiderio come fantasticheria. Un po' Leopardi e un po' Fellini. Nel bellissimo episodio che dà il titolo a questo volumetto, compare il personaggio che è forse la punta di massima consapevolezza di questa milizia di pascolanti: Zoffi è l'allievo prediletto del filosofo, l'uomo votato alle esperienze più elevate, che per predestinazione e censo, finisce a vendere i sigari ai pensionati, fra un commento calcistico e uno sguardo ammirato al culo delle passanti. Tutti i doni dello spirito e le aspirazioni finiscono in un inevitabile scacco. Un vero eroe moderno. Davvero leopardiano. E, forse, è proprio lì che l'individuo può, almeno parzialmente, emergere a se stesso. Sarà un individuo marginale, appartato, diverso, forse cadrà nella catatonia addirittura, come Pucci, un'altro degli eroi di questi racconti, che aggira l'orrore della personalità, del riconoscersi come agente di se stesso, della propria autodeterminazione, attraverso la pura contemplazione delle forme, le mosche sul vetro, il non-essere, il non-accadere. E vengono in mente lo scrivano Bartleby ("preferei di no"), o le Anime Morte di Gogol, che è uno di quei libri che ho costantemente voglia di riprendere in mano, e prima o poi lo farò. Spesso Celati ci apre anche dei sipari extra-temporali, ci racconta come i personaggi finiranno, al di fuori della contingenza del racconto. E ciò aumenta ulteriormente il senso di inesorabilità del loro, e, probabilmente, comune, destino.
Ci sarebbe poi da dire della enorme, invadente idea della donna (ancora Fellini), della madre come prima seduzione. E della ricerca del senso della forma, che è di grande nitore, in un modo che fa pensare a quello di un bravo artigiano che tiene ordine nel proprio laboratorio, tra i propri attrezzi. Ma per stasera è abbastanza, si va a nanna.
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